La privacy che cambia

FamilysestoGuardo questa bella foto di cui non ricordavo l’esistenza che mia nipote Giulia ha messo su Facebook (io sono quello con i boccoloni in braccio a mia madre) e faccio subito il collegamento con la discussione che abbiamo avuto oggi a Bruxelles a proposito dell’evoluzione della privacy.

Mentre ci si sforza, giustamente, di difenderla, c’è un intero mondo che ne sta mutando le fondamenta mettendo ampi stralci di quello che era il proprio privato a disposizione degli altri.

Io ho fatto il paragone (un pochino osè, lo ammetto) con la situazione in cui negli anni sessanta arrivavano le ragazze dal nord Europa e sfoggiavano bikini e un modo di intendere la vita in modo molto diverso dalla bigotta Italia di allora: questo non significava che fosse lecito saltare loro addosso e che la loro libera scelta fosse un’automatica autorizzazione ad abusare di loro.

Il Garante invita a usare dei nickname ma mi pare come l’invito dei parroci degli anni sessanta a tenere le gonne lunghe: bisogerebbe invece iniziare una riflessione su come camberà il significato della privatezza, dell’intimità, di come si sposta e non scompare il "comune senso del pudore", di come la presenza in rete non significhi autorizzazione all’abuso.

CI penserò su perchè mi pare un tema molto interessante

8 Replies to “La privacy che cambia”

  1. ciao splendido zio dai boccoli d’oro, questo di cui parli è un argomento davvero interessante… è incredibile vivere quotidianamente l’enorme successo di facebook in cui le persone condividono verità della propria vita con chiunque, nell’era in cui si spreca più carta per far firmare il “consenso all’uso dei dati” che per per stapare libri. Noi ed già altri prima lo stiamo facendo da tempo tramite i blog e tanti mi dicono che vorrebbero fare lo stesso…insomma, che generazione sta arrivando da questo punto di vista? cosa accadrà? si accettano scommesse…

  2. Bella foto!
    Personalmente Facebook mi preoccupa. Mi piacerebbe moltissimo sapere cosa ne pensi, data la tua autorevolezza, analizzando i rischi sulla privacy e le inquietanti dichiarazioni programmatiche di uno dei suoi proprietari, “Mr. PayPAl” Peter Thiel. Tra le opinioni interessanti ho trovato quelle recenti di Paolo Attivissimo (che -cito- preferirebbe fare un bidet a un rinoceronte piuttosto di iscriversi a Fb!) e la traduzione dell’articolo al vetriolo del Guardian che si trova sul blog di Luca Boschi.

  3. Beh, alla fine FB è un’ interfaccia per gestire in maniera semplificata la propria identità su internet… Grazie a Facebook ho riallacciato i contatti con i miei vecchi amici di Milano con i quali sono cresciuto. Era proprio indispensabile FB?
    Forse no, ma l’ impatto, la possibilità di avere un’ “anteprima” delle persone che andrai a ri-conoscere (dal vivo), ti permette di rendere l’ approccio meno traumatico. Questo è l’ utilizzo più comune, forse anche quello più sano. Quante volte ci capita di scrivere il nome di una persona conosciuta su Google, sperando di ritrovarne le tracce? A me tante, e FB semplifica il lavoro 🙂

  4. FFrancesco, ti ringrazio per avermi nominato Luca Boschi. E’ bello trovare un posto dove scrivono e leggono, persone che, come me, sono nate e cresciute fra le storie di Topolino..!

  5. cioè, uno si fa un mazzo così per costruirsi sta benedetta “on line reputescion”, e poi ti consigliano di nasconderti dietro un nick irrintracciabile?!? c’è qualcosa che tocca…

  6. Sarà banale ma da sempre utilizzo la Rete con la stessa accortezza (tanta/poca/boh) con la quale affronto la vita reale; prendo the Good, evito per quanto possibile he Bad e provo a gestire ciò che casualmente incidentalmente capita; finora mi è andata bene. Trovo che internet, sarà banale, migliori la vita in molti suoi aspetti,ma preso a larghe e massicce dosi possa anche ucciderti. Non sopporto i tecnologicamente avanzati “per forza e in toto” e non ritengo utile “fornire” tutto ciò che mi riguarda a un’applicazione online; dò il giusto e stop. Lei – l’applicazione – non chiede nulla di suo; sei tu che glielo dai: Tu, quindi, devi essere consapevole dov’è il limite oltre il quale è lei che si impadronisce di te. Questa è la vera privacy; porre il confine per evitare di essere travolti. Amen

  7. Proprio in vista dell’appuntamento di Cagliari (contavo di preparare un intervento) su un mio blocco degli appunti, ho fatto esattamente le stesse riflessioni che leggo in questo post. Quando stamane ne hai parlato, mi sono subito sentito in sintonia!
    Come coniugare l’esigenza di riservatezza con la presenza di innumerevoli canali che consentono a ciacuno di mettere in mostraliberamente se stessi?

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