Le nomine AGCOM

Ho seguito con attenzione la vicenda delle nomine all'Authority delle Comunicazioni e per quanto ho potuto ho sostenuto la candidatura di Stefano Quintarelli che, non avendo "santi in paradiso" non è stato eletto.

Il PD salva la faccia nominando il prof. Decina che almeno sa di cosa parla (se si parla di telecomunicazioni) ma nella sostanza avvalla una logica di suddivisione delle nomine molto "vecchio stile democristiano".

Tutti i partiti indistintimente credo pagheranno un conto salato in termini elettorali per questa vicenda, non sarà direttamente misurabile forse, potranno dire che i motivi sono "altri", ma quando una cattiva reputazione si alimenta in rete può fare danni di immagine (e cioè di voti) molto seri.

Le aziende lo hanno capito, i partiti non ancora, ma è solo questione di tempo.

Intanto il buon Quinta può essere felice di aver misurato l'affetto e la stima che lo circondano, la sua nomina ad un incarico di responsabilità che guidi le scelte tecnologiche del nostro paese è solo rimandata.

Al rientro

Il bilancio della due giorni romana è molto positivo, ho conosciuto il nuovo capo della polizia delle comunicazioni, la tavola rotonda che dovevo condurre è andata molto bene e ho tenuto i contatti con soci e ospiti.

A parte l'attesa del volo di rientro e la stanchezza che cade dopo una giornata intensa anche il viaggio non è stato pesante: mi premio ignorando i documenti da sistemare che ho sul tavolo. Ci penso domani.

Summit a Roma

SummitlogoA Roma per due giorni di incontri e strette di mano.

L'evento è importante e ogni anno cresce grazie al lavoro del Clusit e dell'editore e anche quest'anno il programma è molto fitto.

Per me è anche l'occasione, sta diventando una tradizione, per la cena con Enrico che da sola vale il viaggio.

 

Il tagliaerba mi ha cum-vinto

Il rumore ipnotico del tagliaerba lascia scorrere i pensieri e mi trovo a riflettere sul perché non riesco a convincere alcune persone a fare determinate cose e anche se mi dicono "si mi hai convinto", scopro poi che nella realtà non è così, l'hanno affermato senza esserne profondamente convinti.

La mente vaga e rifletto sulla parola "convincere" e la smonto come mi insegnava il prof. Marcolini : cum-vincere. Innanzitutto quel prefisso "cum" cioè "assieme" è l'elemento prioritario, convincere vuol dire vincere assieme ma spesso quando parliamo con gli altri per "convincerli", in realtà parliamo loro delle nostre idee e non di come far vincere le loro, come "vincere assieme".

Se non ho convinto qualcuno vuol dire che, in fondo non mi sono messo nella giusta condizione emotiva: non ho cercato il "cum", cioè "l'altro", non mi sono interrogato sui suoi desideri, sulle sue motivazioni e quindi non mi sono chiesto come farle vincere assieme alla mia idea e "l'altro" che se ne accorge, anche se spesso solo a livello inconscio, ovviamente non è con-vinto e non agisce di conseguenza.

Ma smontando la parola c'è quel "vincere" che non vuole dire solo "vittoria" ma anche "legare", (pensate a "vincolo") riferito probabilmente che il nemico veniva legato cioé "vincolato" e il vincitore era colui che legava il nemico che era stato sconfitto. Quindi con-vincere vuol dire anche "legare assieme".

Immaginate che la vostra idea sia un albero a cui siete legati e cercate qualcuno che sia disposto a farsi legare all'albero dell'idea assieme a voi.e il legame non è momentaneo, immaginate che si formi una connessione profonda perché quel "cum" intende un legame emotivo profondo tra me e l'altro e l'esplicito "vincere=legare" rafforza la visione quasi fisica della corda saldamente annodata tra me, l'altr e le idee di cui voglio convincerlo.

Il solo modo per legare così profondamente qualcuno a sé e alle proprie idee è di avere un reale interesse per "l'altro": cosa desidera? come vive? quali sogni ha nel cassetto? come potrei realmente aiutarlo a realizzare uno dei suoi sogni? Ancora una volta: cosa so dell'"altro", come posso davvero impegnarmi a far pre-valere i suoi desideri tanto da legarlo emotivamente alle mie idee?

Ecco la risposta che cercavo: se non ho convinto qualcuno è stato perchè gli parlavo di me e non di lui, gli dicevo che la mia idea era buona (per me, sicuro ma per lui?)  ma non avevo messo al centro il suo desiderio e non avevo ragionato sui vantaggi per lui nel fare quella determinata cosa.

Vuoi cum-vincere qualcuno ad acquistare tuo prodotto? Vuoi cum-vincere qualcuno a votarti? Vuoi cum-vincere qualcuno di famiglia venire al cinema, il tema è comunque il medesimo: devo concentrarmi sull'altro, e dargli ottimi motivi, vantaggi(concreti, meglio, o emotivi, ma vantaggi) per accettare di essere legato assieme a me all'albero dell'idea.

Anche il tagliaerba mi ha cum-vinto, mi ha legato a sé e mi ha offerto un vantaggio: ho rivisto i casi in cui non ho convinto qualcuno di qualcosa e ho capito. Non ero "cum" ero "ego".

Selezioni

IMG_2764Sono iniziate oggi e andranno avanti per tutta settimana le selezioni per i 14 posti a disposizione di giovani musicisti di talento che vogliono partecipare al workshop di Officina Sonora.

Abbiamo ascoltato alcuni ragazzi di grande potenziale e stiamo facendo davvero un bel lavoro sia artisticamente che dal punto di vista educativo in generale.

Paolo Tognola che guida il progetto Officina Sonora, non perde occasione per ricordare che fare musica è un enorme piacere ma che richiede grande dedizione, studio e continuità.

Il primo anno erano tanti gli interrogatvi, ora che abbiamo l'esperienza del primo gruppo di 13 partecipanti (li ascolterete a fine luglio in Castello a Desenzano) sappiamo che stiamo compiendo i giusti passi.

E' la nostra risposta a chi dice che "la musica è morta": oggi ho ascoltato la smentita in diretta.

La musica mi aiuta a riflettere

Non si tratta solo di ascoltare musica per rilassarsi, per farsi compagnia mentre si fa un lavoretto, si tratta di provare ad ascoltare quale messaggio possiamo ricavare, quale metafora, quale insegnament.

Riflettere sulla musica che ascolto, sul mondo della musica più in generale, sulle implicazioni economiche che porta con se, sul rapporto tra generazioni e musica, mi offre molti spunti che in genere prendono strade del tutto imprevedibili.

A volte mi forzo ad ascoltare musiche inusuali (in questo momento sto ascoltando musica malouf tunisina) per cercare punti di vista originali, come se i suoni mi aiutassero a dischiudere sinapsi che normalmente non utilizzo.

Belli e brutti

Il terremoto non scuote solo la terra, scuote gli uomini ed emergono, leggendo i post di questi giorni, due aspetti in antitesi.

Siemo belli dentro: ci preoccupiamo per gli altri, stiamo in contatto con i nostri amici e grazie alla rete e ai nuovi media sociali simo come pulcini che si abbracciano gli uni agli altri per arginare la paura e il dolore.

Non è solo un bicchiere mezzo pieno, è mezzo pieno di birra che con la schiuma riempie anche la parte che manca: la rete ci tiene vicini, allarga la nostra capacità di tenerci in "empatia" con le persone a cui teniamo.

Nelle ore più drammatiche leggevo i post degli amici, li seguivo su twitter, mi rincuorava saperli fuori pericolo, mi confortava sapere che provavano le stesse mie emozioni.Siamo animali sociali che grazie alla rete possono coltivare al meglio la nostra capacità di voler bene, il nostro desiderio di prenderci a cuore gli altri.

Nel contempo è aumentata la dimostrazione di un lato brutto: sono cresciute le banalità contro i politici, il qualunquismo, la divulgazione continua di notizie false o volutamente distorte. In fondo sta diventando una mania "fate girare", a me fa solo girare le scatole perchè la prima risposta è "decido io se far girare o meno un messaggio" e se qualcuno me lo chiede è già un buon motivo per non farlo.

Certo è facile fare i buoni con un click e parafrasando un post molto amplificato, "spalare, non sfilare" mi viene da dire "spalare non cliccare": se vuoi aiutare, prendi una pala e vai alla protezione civile e chiedi dove serve fisicamente un aiuto.

Detesto il qualunquismo e l'"altrismo" (c'è sempre un "la questione vera è un'atra") che si cela dietro il "non facciamo la festa della repubblica ….": ogni giorno ci sarebbe un buon motivo per non festeggiare, basti pensare ai tanti lavoratori che ogni giorno perdono la vita, alle donne violentate, ai giovani che non trovano lavoro o a quelli che lo perdono.

Perchè anche quella del 2 giugno è una facile occasione per fare bella figura con poco: parlo di qualcosa di cui so nulla, è di forte appeal, e con un'immagine jpg e un click faccio un figurone. Se poi danneggio quelli che ci lavorano, le aziende di catering, gli installatori, se non so effettivamente cosa risparmio annullandola ora, se non ho idea di cosa comporti non conta, conta l'effetto mediatico.

Mi era venuta voglia di lanciare campagne ben più incisive perchè avrebbero implicato un sacrificio diretto e personale: chi fa "mi piace" su questi banner automaticamente versa 5 euro ai terremotati e chi li condivide ne versa 20 e chi li manda a tutti gli amici ne versa 50: se sei davvero convinto non sarà un problema tirare fuori poche decine di euro.

Non parliamo poi dei finti raffronti per dimostrare che abbiamo una classe politica esosa, i post sulle tasse, quelli contro le banche e a favore dei cani: avvero lo specchio di quanto siamo brutti, ignoranti, gretti e disinformati. Fino a ieri a osannare un presdelcons, greve e immorale, scialacquatore e incapace di pensare al bene altrui e ora eccoci tutti a fare i moralisti, i legalisti (con le tasse altrui) a fare i conti nelle tasche degli altri.

Anche questo non costa: basta un click, e strappo l'applauso come un rutto durante la lezione di greco.

La rete amplifica il nostro peggio, e gli altri media si adeguano, a partire dai giornali.

Quanto ci vorrà a ritrovare il senno? A ritrovare la strada della convivenza, del rispetto, dell'etica, della  correttezza dei fatti e dei riscontri, del rispetto del sapere come virtù.

Nessuno dei due aspetti avrà il sopravvento, resteremo sempre un pochino "belli" e un pochino "brutti" perchè siamo fatti così e i nostri difetti servono a dare un senso ai nostri pregi. Certo è che quando i difetti si gonfiano e si amplificano come sta accadendo soprattutto su Facebook, viene voglia di staccare la spina e non vedere, non non sentire, non parlare.

Invece bisogna guardare, bisogna ascoltare e soprattutto non bisogna tacere.