E’ andata proprio bene

Sono contento. La serata sulla musica di Mahler è andata bene, c'era la sala piena, tutti hanno apprezzato e seguito il discorso e anche il "dopo", con l'assaggio del rosso Madér di Selva Capuzza, i biscotti (e lo speck di Villgrater…) è stato piacevolissimo.

Alla fine il tempo è rimasto di 2 ore e venti e come aveva detto Paolo Valdemarin alla prova: si vede che questa è una conferenza che deve durare due ore e venti minuti!

La musica ha comunque reso scorrevole e appassionante il tutto e nessuno si è accasciato sulla sedia o è fuggito, devo anche dire che nel pomeriggio avevo chiesto a Stefano Castagna di venire a valutare la qualità del suono dell'ascolto e i suoi suggerimenti sono stati preziosi: rifatte le connnessioni, lui ha riequalizzato il mixer e l'impianto Bose che ci ha regalato Damiano ha fatto il resto.

Adesso mi godo il completamento e poi con calma, smonto il tutto e lo riassemblo per la conferenza sulla motivazione e l'innovazione. E' un peccato perchè mi pare appassionante e interessante anche solo questa parte ma è come mangiare una delle casette di pan pepato di Marina: c'è tanto lavoro ma il fine è quello di "cibarsi" di quel lavoro.

Io sono felice dell'abbraccio di tanti amici che mi hanno ringraziato per averli aiutati a cogliere la straordinaria bellezza di questa musica e più di un applauso la loro soddisfazione mi appaga.

Adesso smaltisco un po' di adrenalina e poi credo proprio che dormirò come un sasso.

8 Replies to “E’ andata proprio bene”

  1. Detto fra noi, complimenti! Perchè oltre alle tue innate capacità discorsive e coinvolgenti, a catturare di più l’attenzione di tutti è stata la passione che emergeva da ogni tua parola. In fondo penso che la potenza della musica sia anche questo: aggregare persone apparentemente diverse attorno alla passione condivisa. In questi tempi avventurati non è poco. Grazie!

  2. “Vlademarin” mi piace, ha un che di Transilvanico.
    Dovresti mettere a catalogo anche la serata d’ascolto oltre alla presentazione breve da conferenza. Se organizzassi di nuovo una conferenza, ti farei fare il pezzo su motivazione e innovazione durante i lavori, e le due ore e venti in un workshop laterale, o magari la sera.

  3. Grazie Paolo, (ho corretto il tuo cognome transilvanico ed è tornato carsico…).
    Ho fatto tesoro dei tuoi suggerimenti, sul ritmo, i formati, la sequenza del racconto e il risultato è stato perfetto.
    Prendo per buono il tuo invito alla prossima conferenza e mi terrò da parte una copia della conferenza di ieri sera per riutilizzarla per te.
    Grazie ancora.

  4. Essere introdotti all’ascolto di Mahler partendo dai Moody Blues e dal tema di Guerre Stellari per me significa trovarsi nel posto giusto di fronte al relatore giusto. Nel corso dell’ascolto mi sono venute in mente due figure di “barbari” che ti voglio sottoporre: prendile così, come libere associazioni, senza ulteriori pretese.
    Figurandomi Mahler bambino abbandonato nel bosco che ascolta, s’ispira e memorizza i suoni della natura, non ho potuto non pensare a Charlie Parker, che _leggenda vuole_ avesse messo a punto il suo rivoluzionario fraseggio imitando il canto degli uccelli. Quindi, quando si parla di Mahler che si fa carico della tradizione musicale ottocentesca e senza rompere con essa, la traghetta verso il futuro, ho pensato ad Edward Hopper (nato nel 1882), pittore noto e per certi versi inflazionato, che nelle sua ricerca della luce non abbandonò mai la pittura figurativa, in un periodo in cui l’arte in genere subiva sconquassi tremendi: e nei suoi quadri, almeno come vuole una certa critica diffusa, mise in scena le inquietudini e la solitudine dell’uomo moderno. Certo, compiendo un percorso inverso a quello di Mahler, di continua sottrazione, andando progressivamente verso l’economia dei segni.
    E’stata una serata magnifica, grazie. Mi dispiace di avere perso a suo tempo la serata dedicata ai Beatles: sono convinto che saresti riuscito a farmeli comprendere e piacere.

  5. Grande Gigi, Paola è rimasta estasiata, non solo dalle tue doti di relatore, ma soprattutto dall’assistere alle immagini della coinvolgente direzione di Leonard Bernstein.
    Per quanto mi riguarda invece un piccolo appunto tecnico sui video in 4:3 “stirati” a 16:9: sarà una mia tara mentale ma a me quel difetto rubava un po’ di attenzione dal contenuto.
    Per il resto grandioso come al solito!

  6. Grazie MoMo per il tuo apprezzamento, e quanto al suggerimento a proposito del 4:3 “stirato” è vero che non è il massimo ma dovendo scegliere tra la fedeltà del video e l’impatto visuale del “cinemascope” ho preferito il secondo anche perchè la vera parte da protagonista la doveva fare la musica.
    A presto.

  7. Gigi che dire anche se in ritardo: la passione prevalica la conoscenza e la conoscenza non difettava di certo, soprattutto quella conoscenza “trasversale” delle cose che mi piace e che ti contraddistingue. Complimenti è stato molto interessante, sarebbe un peccato non ripeterla. Grazie!

  8. Ad una settimana dalla serata, giustificato solo dal pensiero del “Long Now” che mi porta a voler estendere nella memoria i bei ricordi lasciando che sfumino lentamente…
    Sai quanto apprezzo il lavoro di chi come te cerca con tanta passione di “fare sentire” la musica attraverso l’emozione. E questo è quello che hai saputo fare con un autore così frequentemente considerato “impegnativo” come Mahler.
    Hai saputo rendere la sua musica non l’oggetto ma il mezzo.
    E questo è un bellissimo regalo ed un atto di grande giustizia per un musicista come lui e per tutto il pubblico che ha avuto la fortuna di essere con noi la scorsa settimana.

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