Un video Pocket Coffee

Marco Martucci uno dei gentilissimi ospiti campani di ieri, ha ripreso con un telefonino la lezione sul talento e ha messo il tutto su YouTube. Mi piace molto il suo commento e lo ringrazio di cuore per questa bella metafora: Un video “Pocket Coffee” da rivedere per “darsi la carica”

Qui la playlist con i quattro spezzoni in sequenza (in tutto sono 37 minuti, davvero sono andato come un razzo per stare nei tempi che mi avevano assegnato) e qui sotto il primo video.

9 Replies to “Un video Pocket Coffee”

  1. Finalmente son riuscito a vedere la “famosa lezione sui Beatles”.
    Bella davvero.
    Curiosità stupida… cosa usavi accanto al Mac? Era un mixer? Un’altra tastiera?

  2. Raro privilegio discutere sui sistemi complessi con una bottiglia di “Cuorerosso” davanti. Il “pocket coffee” è stato il prezioso tiramisu pomeridiano dopo il piattoforte della sera prima. Thanks.

  3. Bravo Gigi… però mi rimane un dubbio: tu identifichi il talento con il successo.
    Il talento è la predisposizione naturale a far bene qualcosa.
    Il successo è la riuscita di uno scopo. O di una visione, usando le tue parole.
    Dei Beatles hai parlato del successo. O almeno non del talento come caratteristica innata.
    Io faccio fatica a credere all’esistenza del talento. Di solito diventa, in senso negativo, l’alibi con cui le persone giustificano i loro insuccessi. Però esistono passione,motivazione, genialità, determinazione ed l’impegno. Se tutte queste caratteristiche insieme formano la tua “idea” del talento, allora il concetto mi è già più simpatico, che trascende dalla concezione comune di “dono divino” che viene elargito a pochi comuni mortali.

  4. Una risposta collettiva:
    A Cristiano: sì, in fianco ho un’interfaccia audio che uso in questo caso come mixer (in realtà la uso a casa per registrare il violoncello)
    A Paolo: il talento non è il successo, ma senza talenti non si arriva al successo. Tutti abbiamo dei talenti (hai presente la parabola? ecco.) che hanno bisogno dei George Martin per essere coltivati e portati ad esprimersi.
    Il talento è l’ingrediente di partenza che poi richiede un grande lavoro, una disciplina e una determinazione feroce.
    Sì, il talento è un insieme di fattori e non un dono divino, e, lo ripeto, nelle aziende il lavoro del manager è quello di riconoscere i talenti delle proprie persone, a tutti i livelli, di farli emergere, di farli riconoscere come valore e di farli esprimere al più alto livello possibile.
    A tutti gli altri: grazie ancora

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