E se stessimo sbagliando?

Parlavo ieri al telefono con i prof. Gianni Degli Antoni (un possibile intervento di Liddy a Crema quando viene qui per il compleanno di Marina) e accennando al mio lavoro a Pula dicevamo: e se stessimo sbagliando approccio? Se invece che chiederci come usare meglio la tecnologia per aiutare le imprese, come usare più efficacemente l'informatica ci provassimo a chiedere: "Come usare in modo 'completamente diverso' la tecnologia dell'informazione?"

E' il "tarlo" che mi hanno da tempo messo in mente Liddy quando viene in vacanza da noi o Mitch Resnick durante la cena a casa sua o Steve Ocko quando mi faceva vedere i suoi nuovi giocattoli creativi e i primi robot Lego presentati a Cuccioli e Multimedialità nel 1995.

Se la situazione economica e sociale sta attraversando una crisi "senza precedenti" non è il caso di guardare anche all'uso della tecnologia in modo "senza precedenti"? Ne usciremo mai con un uso "incrementale" dell'innovazione?

Se la barca fa acqua bisogna certamente svuotare alacremente lo scafo ma occorre che nel contempo qualcuno pensi a barche completamente diverse.

Riascoltavo il discorso di Resnick ai Google Talks del 2006 e il pensiero mi torna a ronzare nella testa.

2 Replies to “E se stessimo sbagliando?”

  1. Gigi, per quanto mi riguarda stai sfondando una porta aperta, anch’io non faccio che ripetere la necessità dell’innovazione radicale ( http://www.facebook.com/event.php?eid=36876551324 😉
    Il problema però è che non basta solo parlarne, ma serve farla. E allora noi “vecchi” credo dovremmo avere il sacrosanto compito di eliminare il più possibile le ben note zavorre che frenano i “giovani” potenziali innovatori.
    Se Gianni Degli Antoni poi volesse unirsi nuovamente a noi… 😉

  2. Mi viene da sorridere come io, pur non conoscendo il testo del tuo briefing al Forum, abbia usato le tue stesse parole: sarà questione di lunghezze d’onda forse.
    Quello che mi domandavo non era solo come applicare alle imprese (che è già un bell’andare) ma come applicarlo allo sviluppo, come rivolgere lo sguardo e le energie della ricerca, come fa Resnick, a mondi totalmente inesplorati e a visioni così innovative che poi impiega 10 anni sono per cominciare a farsi capire…

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