Ho passato la serata sul divano, sonnecchiando tra un exit poll e l’altro e sono contento di essermi svegliato all’alba in tempo per ascoltare in diretta su CNN il discorso di Obama.
Serio, lucido, parlava a braccio ma con un discorso che ha detto molte cose in una sola: possiamo cambiare il mondo.
Fantastiche le metafore e all’idraulico di Mc Cain ha contrapposto la nonnina che ha visto un nuovo mondo e ha chiesto "che mondo vogliamo che vedano i nostri figli?".
Straordinaria la coreografia e sebbene faccia venire i brividi la politica quando diventa spettacolo, non c’è dubbio che quando si tratta di creare emozione e consenso a un’idea grande, l’oratoria, il lavoro, l’attenzione che Obama ha messo in campo sono una lezione per tutti.
A me spaventa un po’ questa fiducia incondizionata. Obama di sicuro sarà meglio di quell’altro, ma la fiducia che si ripone in lui è anche la fiducia che i mezzi mediatici possano realmente farci vedere il vero volto delle persone. I cambiamenti, quelli importanti, si vedono nel tempo e soltanto a posteriori si possono apprezzare; un po’ di sana disillusione, forse permette di valutare le cose in maniera più realistica. Si sceglie una direzione, d’accordo, e si spera che sia quella giusta.
Per inciso l’abilità ad usare il mezzo televisivo e l’oratoria non mi entusiasmano per nulla. Soprattutto se queste abilità vengono impiegate per un fine molto preciso.
Forse Obama non cambierà il mondo.
E non so nemmeno se riuscirà a cambiare l’America.
Però so che in questo momento non ci è data altra speranza. E il suo discorso mi ha entusiasmato. Pertanto, con enorme gioia: Benvenuto, presidente Barack Obama, e buon lavoro!