Invidia positiva

Non c’è che dire: le foto di Gallizio mi piacciono in modo particolare, forse perchè sono foto che a me piacerebbe fare ma non ne sono capace, forse perchè lui ha il coraggio di trattare ciascuna come una "piccola opera d’arte", incorniciandola, accompagnandola con testi poetici.

Su Flickr perdono la forza che hanno invece nella sua blog-galleria-privata e dato che io lo conoscevo come Filippo, stimato e prestigioso funzionario di banca, mi ha sorpreso scoprire un sognatore, a volte cinico ma comunque sempre attento a guardare e a farti guardare il mondo in modo diverso da come appare.

Certo che la gente è proprio stupenda!

One Reply to “Invidia positiva”

  1. Caro gigi
    Quello che scrivi è giusto ma non è esatto.
    Non ti sarà sfuggito il fatto che nonletture non è esattamente un blog.
    E’ un (felice) esperimento di scrittura automatica per immagini. La tesi (?) di fondo è che internet abbia impresso alla nostra retina e alla nostra corteccia cerebrale una mutazione antropologica tale per cui non siamo più capaci di leggere un testo se non “come se” fosse un’immagine. Questa la nonlettura:un overlapping necessario tra nontesti e immagini in rotta verso un senso possibile. Una critica militante (nel senso che popola le immagini di testi e viceversa) che parte dalla presa d’atto della morte del libro. Libro che ha una felice vecchiaia postuma davanti a sè, ma che non ha ormai più nulla da dire sull’intensità emozionale che chocca le nostre esistenze. Voglio dire che sul mondo e sul modo in cui viviamo ha molto più da dire una fenomenologia di twitter esperita immergendovisi per mezzora (vedi nologo su punto informatico di oggi) che mille pagine di habermas sull’argomento.
    Che fare per elaborare il lutto del libro? Accelerare, reagire per intensità. Abolire l’autore e far cortocircuitare, far collassare automaticamente testo e immagini in un unico blob che reinstauri una sovranità purchessia. Non c’è autore non c’è fotografia, non c’è sintesi. C’è un unicum automatico di ex-testi altrui reloadati in un’orbita di senso su cui si instilla anche l’immagine. Mettere in gioco tutta la letteratura occidentale in un delirio intensivo, che tenti disperatamente di sintonizzarsi sul ritmo dell’economia di choc che governa la rete. Il tutto, ovviamente, senza prendersi minimamente sul serio. Condividendo e inflazionando tutto: senso, valore, liminarità, accesso all’altro.
    Ora posso venire al punto: le foto non sono mie. Sono di un grande artista sardo, Mario Pischedda. Il quale sempre mi diffida dall’apporre il suo nome in calce alle sue “ph/oto/graphie” (lui dice che significa “fotografie fatte a orecchio”).
    Il processo di pubblicazione dei post funziona così: Pischedda mi manda una dozzina di ph/oto random, io ne isolo una e vi associo un testo in automatico. Di solito la cifra è data in calce, dall’ossessivo “tartito da…”, qualificato da una cornice epica di senso.
    E’ un processo automatico, appunto un esperimento di scrittura automatica per immagini.
    Insomma, la banca genera mostri (e anche rostri) che la letteratura non può tartire.
    Si cercano dissidenti

Leave a Reply to gallizio Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *