Ma che bello che è questo libro! Nonostante ieri fossi stanchissimo per aver tinteggiato tutto il giorno, ho cominciato a leggerlo e non l’ho smesso finchè non l’ho finito.
La musica in testa è una specie di autobiografia di Giovanni Allevi, che però fa riflettere sul mistero della musica e di come un ragazzo timidissimo per dare ascolto al suo talento prenda il coraggio a due mani e faccia il cameriere per poter dare un suo CD al maestro Muti o di come vada direttamente al Blue Note a New York per dire "Vorrei che mi ascoltaste" e ottiene una serata.
E’ un libro che tutti i miei amici musicisti o semplicemente appassionati di musica dovrebbero leggere perchè nella freschezza di Allevi c’è anche una bella lezione sul rapporto tra impegno e passione e una saggia riflessione sull’errore: "L’errore è l’imprevista rottura di una serie: non è meraviglioso?"
Riporto ancora un paio di frasi dato che Allevi, oltre che diplomato in pianoforte e composizione, è anche laureato con lode in filosofia e la cosa traspare qui e là nel libro:
"La nuova Arte è semplice e immediata, ma la sua semplicità è complessità risolta, frutto di un lavoro durissimo."
"Il presente è sempre fresco e inedito, ogni secondo della nostra attuale esistenza non è stato ancora mai vissuto e ogni momento è l’occasione per creare qualcosa di nuovo."
"Il Rinascimento è anche la ritrovata fiducia nelle capacità dell’uomo nella sua sfida ad affrontare le difficoltà del mondo, e a superarle, purchè il suo cammino sia sempre illuminato e ispirato dalla sciontilla del sogno."
“La nuova Arte è semplice e immediata, ma la sua semplicità è complessità risolta, frutto di un lavoro durissimo.” In realtà direi in generale, l’Arte, non la nuova Arte anche perchè non capisco cosa significhi l’aggettivo “nuova”. In realtà l’Arte tende sempre verso la semplicità e dissimula la complessità. Beethoven ha lavorato un anno per tagliare il finale del primo movimento della V sinfonia, 20 secondi di musica, e ogni volta che interveniva toglieva qualcosa finchè è rimasto il nucleo più duro e resistente che non era ulteriormente riducibile e comprimibile. L’effetto è sconvolgente e semplicissimo ma il lavoro per ottenere quel risultato era stato enorme. Anche la matematica, che tende ad essere bella esteticamente, richiede un enorme lavoro per arrivare alla sintesi massima in cui nulla è di troppo e in cui tutto appare ad un tratto, quando l’hai capito, molto o abbastanza semplice. Personalmente diffido sempre di ciò che resta complesso anche quando l’hai capito perchè secondo me c’è qualcosa che non funziona e penso sempre che ci dovrebbe essere un altro modo per dire la stessa cosa in modo più semplice.
Io Allevi lo trovo un po’ tanto un fenomeno mediatico…
Anche io credevo fosse un fenomeno di marketing come dice Paolo, ma, a meno che anche il libro non sia un falso, dopo la lettura mi devo ricredere.
Anche la sua musica a un primo ascolto sembra un mistone tra Keith Jarrett e Bruce Hornsby ma cosa dovrebbe scrivere oggi un compositore “classico”, musica alla Bach o alla Mozart o peggio, cose cerebrali alla Stockausen?
Mi sembra adesso che libro e musica si spieghino a vicenda.
Per me la musica “classica” di adesso è scritta dai compositori di colonne sonore, Jonh Williams in testa, dai musicisti jazz (che altro non fanno che resuscitare l’ arte dell’ improvvisazione) e dai pochi compositori “colti” contemporanei come Philip Glass e Arvo Part (per dire un paio di nomi che non c’ entrano nulla ma che hanno saputo dire qualcosa di nuovo ultimamente).
Allevi, come Einaudi, lo trovo un pianista pop di discreta bravura che compone musica piacevole.
Tutto qui, come un centinaio di altri pianisti in Italia, che non conosce nessuno perche non hanno uno zio editore o non hanno lo stesso produttore di Ligabue…
E poi i vari aneddoti, gamberetti in ecosistemi, ambulanze ispiratrici, tournee intorno al mondo, pianoforti virtuali nell’ acqua e I-Pod mentali…
Il libro non lo letto, spero me lo prestino per dargli un occhiata (per ora i miei dieci euro non li vede)…
Non conosco Allevi come scrittore, l’ ho seguito un po’ come musicista e compositore. Non credo di aver sentito il genio del musicista anzi, a dire il vero, avrei un qualche dubbio anche dal punto di vista tecnico (la mano sinistra poi…quelle dita sempre così alte…). Un musicista/compositore deve semplicemente scrivere musica del suo tempo. Le note della genialità non sono mai banali, non si ripetono per mancanza di idee e, sopratutto, suonano nell’anima di chi ascolta, poche o tante che siano… Semplici o complesse che siano. Concordo con Paolo Ingraito nel definirlo “un pianista pop di discreta bravura”. Personalmente, sento odore di marketing.
Condivido i commenti circa il fatto che la musica di Allevi non sia straordinaria (a me annoia anche Einaudi dopo un pò) ma ciò non toglie che il libro sia molto bello e vi raccomando di leggerlo, magari ascoltando Sibelius.