Il concerto alla scala

Siamo tornati dal concerto alla Scala con sensazioni diverse.

L’atmosfera è senz’altro fantastica, non parlo della gente o delle celebrità (per la cronaca abbiamo notato Gianni Morandi, l’ex procuratore Borrelli, Lina Sotis, il ministro Rutelli) ma proprio il senso di importanza che il posto emana.

Abbiamo mal sopportato la maleducazione dei tanti che alle otto, con l’orchestra pronta in scena,  stavano ancora entrando in sala (quanto è più rispettoso il pubblico della piccola Dobbiaco!).

Quanto alla musica mi sono piaciuti all’inizio i ballabili di Verdi (che faticaccia per i violini) e quello che ho scoperto poi essere il pezzo di Rossini dal Guglielmo Tell (e io che mi aspettavo l’overture con il crescendo …) mentre non mi è piaciuto affatto il pezzetto della "Secchia Rapita", più una scelta da museo che un godimento per le orecchie.

La seconda parte (stavo ancora aspettando il Guglielmo Tell e non ero il solo) interamente dedicata al finale di Turandot e anche qui due sensazioni diverse: grande la musica di Puccini, davvero modernissima, grande l’orchestra, che ascoltata in teatro risptto alla mia abitudine all’Arena di Verona è tutt’altra cosa, meno godibili i cantanti in particolare il tenore che mi sembrava quasi "gracchiante".

In fondo lo spettacolo è stato penalizzato dalla giustapposizione dei brani e non si è mai creata l’atmosfera di "trasporto" e di coinvolgimento che mi prende quando ascolto una sinfonia o un concerto in cui non si deve celebrare nulla ma solo la musica nella sua totalità.

2 Replies to “Il concerto alla scala”

  1. Caro Gigi, la mia prima volta alla Scala è stata quando avevo tredici anni, per l’Olandese Volante diretto da Muti. Mi aveva regalato il biglietto un mio illustre prozio, Gorni Kramer. L’ultima, per la Turandot di Puccini, ma all’Arcimboldi, quattro anni or sono. In questi luoghi ho sempre percepito anch’io una sensazione di importanza, la sensazione di essere parte di un rito collettivo di enorme portata.
    Penso che tu abbia ragione che i concerti celebrativi non coinvolgano più di tanto. E poi… eseguire brani operistici al di fuori del loro contesto drammaturgico mi ha fatto sempre l’impressione di qualcosa che voli “sanz’ali”.
    Toglimi una curiosità: hanno eseguito il finale della Turandot composto da Berio? E’ bellissimo e molto raffinato, quasi debussiano. Con questo, mi astengo dallo sparare addosso al povero Alfano; anche perchè non avrei voluto essere nei suoi panni: avere il compito di completare Turandot era realmente un’improba fatica…

  2. Ho letto l’articolo sul corrierone, assolutamente entusiasta. Poi ho letto quello che dicono sul sito della Voce del Loggione (cattivi come al solito, del resto li conosco bene perchè in loggione ci sono stato più di 20 anni), e ho letto cose molto diverse e non propriamente positivo (il tenore! probabilmente sfiatato dal Tristan). Il finale della Turandot era un problema per Puccini, perchè era alla ricerca di qualcosa che, attraverso un passaggio musicale, giustificasse la trasformazione di una principessa di ghiaccio in una appassionata amante. Morì e lasciò varie bozze. Toscanini in vista della prima incaricò il modesco Alfano di completare l’opera, lesse il finale e non dovette essere molto contento del risultato perchè non lo diresse mai. Per quanto riguarda il pubblico non c’è niente da fare, se si inizia alle 20, c’è gente che arriva alle 20 o anche dopo e se hanno il posto nei palchi fanno in modo anche di sbattere la porta per far sapere che sono arrivati. Almeno dovrebbero avere un barlume di illuminazione nelle loro piccole cervici da microcefali per sentire il vaff… che neanche da tanto lontano arriva loro da chi è già arrivato e seduto da tempo.

Leave a Reply to Elena alias Fiordiligi Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *