Sgt. Pepper sezionato

Un pubblico grazie a Paolo che nella tappa del suo viaggio ha trovato un attimo per segnalarmi questo fantastico video su YouTube che suddivide il brano di apertura di Sgt. Pepper nelle sue tre componenti fondamentali (poi nel finale si sentono tutte e tre assieme) e aiuta a gustare la maestria di questi musicisti straordinari e a capire come mai Sgt. Pepper richiese mesi e mesi di lavoro.

Nella traccia ritmica (quella verde) si sentono all’inizio le voci, il "ten" probabilmente riferito al numero del "take" (la registrazione) e il conto one-two-three-four per l’attacco. In quella blu si sente bene il lavoro di George Martin come arrangiatore e orchestratore (con l’uso dei corni) e il taglio di un inserto di chitarra per farlo coincidere con l’attacco di corni. In quella rossa con le voci si capisce che i Beatles avevano questa capacità unica di combinare le voci non semplicemente con gli accostamenti di terza o di quinta (come per i canti di montagna per capirci) ma sapevano armonizzare in modo del tutto originale.

Non va dimenticato che da quei suoni sono passati 40 anni e davvero non li dimostrano.

 

Sgt. Pepper. La vera storia

PepperNon avevvo voglia di letture "pesanti" in questi giorni e mi ero portato questo "Sgt. Pepper. La vera storia." per continuare l’approfondimento che sto facendo sulla musica dei Beatles.

Un libro per cultori del genere, sicuramente, ma anche un flash su un anno mitico, il 1967, che è lo spartiacque di un cambiamento che segnerà i decenni a venire, nella musica come nella società e nel costume.

Io avevo tredici anni ma mi ricordo benissimo quando andai a comperare Sgt. Pepper e lo ascoltammo con gli amici in religioso silenzio sullo stereo di casa mia (dei privilegiati perchè avevamo il complesso e l’impianto era uno strumento di lavoro).

Non si era mai ascoltata una musica del genere, suoni nuovi, rumori, i pezzi tutti di seguito senza silenzi tra l’uno e l’altro, le follie della copertina (la prima con i testi, la prima con i gadget da ritagliare, la prima a libro), le tracce nascoste, gli ultrasuoni che solo i cani potevano sentire.

Come scrisse un critico musicale (Langdon Winner) nel 1968,

"Dai tempi del Congresso di Vienna, 1815, la civiltà occidentale non fu mai così vicina all’unità come nella settimana in cui venne pubblicato il Sgt. Pepper. In ogni città europea o americana, giradischi e radio suonavano  ‘what would you think if I sang out of tune’, ‘woke up, got out of bed’, ‘look much older, and the bag across her shoulder’, ‘Lucy in the sky with diamonds’, e tutti ascoltavano. Non avevo mai ascoltato nulla di tanto straordinario. Per un breve momento, la frammentata coscienza del mondo occidentale si riaggregò, quantomeno nelle teste dei giovani."