Cosa sto ascoltando

1dindoHo tre dischi sul ministereo a fianco del letto dove ascolto con naggiore calma mentre leggo: Enrico Dindo e i suoi concerti di C.P.E. Bach,ottima incisione, grande grinta e la scoperta di C.P.E. Bach che non è noto quanto Johan Sebastian

 

 

 

 

 

 

 

 

1Zanderla Quinta Sinfornia di Bruckner diretta e commentata (ho preso il CD apposta) da Benjamin Zander che ancora devo ascoltare,ma che ho scelto proprio perchè di Bruckner non ho mai ascoltato nulla e ne ho letto aneddoti qui e là.

Ovviamente dopo la scorpacciata di commenti di Zander alle sinfonie di Mahler, l'idea di ascoltare la sua spiegazione e guida alla sinfonia mi intriga tanto che ho anche ordinato il cofanetto con tutte le sinfonie di Bruckner che però deve ancora arrivare.

 

 

 

 

 

1dudala Nona sinfonia di Mahler diretta da Dudamel con la Los Angeles Philarmonic e al primo ascolto mi sembrava così diversa dalle esecuzioni di Bernstein e Zander che conoscevo da farmela sembrare "insolita".

Adesso, dopo un paio di ascolti, comincio a sentire sfumature, strumenti, sottolineature che non avevo ascoltato prima e questo è il bello di questa esecuzione: capisci come un direttore faccia la differenza.

 

 

Gli onori di casa

BartlettNon riesci a lasciarlo questo libro, una volta che lo hai iniziato devi finirlo per forza: è l'ultimo della saga dell'ispettore Petra Delicado di Alicia Gimenez Bartlett, Gli onori di casa.

La storia non è "forte" come in altri suoi romanzi ma i due personaggi, soprattutto il viceispettore Garzon, in questo libro esce alla grande.

Soprattutto cresce il profilo della Delicado che a volte è proprio antipatica ma subito si umanizza e crea un modello di donna non mascolina, anche se beve come una camionista, ma certamente non sottomessa.

E poi c'è tutta la bellezza dei libri Sellerio… chi li conosce ha già capito.

Una curiosità…. gli spagnoli attribuiscono agli italiani qualità che gli italiani non si riconoscono.

 

Kippur

KippurjpgMi piacciono proprio i libri della Kellerman, e approfittando della pace Sestese mi sono letto Kippur, il terzo della serie (adesso me ne manca solo uno).

Come con tutti i grandi giallisti, da un libro all'altro segui i personaggi come in un serial televisivo, ne impari le voci e i modi di fare e soprattutto, familiarizzi con un ambiente: la Barcellona di Montalban, la Vigata di Camilleri, i bar di fronte al commissariato della Bartlett.

Con la Kellerman entri nella comunità ebraica americana, ne impari le usanze, le espressioni gergali,ne segui i ragionamenti e… stasera attacco l'ultimo.

Giada 35 anni

Jade stoneDopo 35 anni si festeggiano le "nozze di giada", almeno stando a una richiesta generica su Google.

E' facile il gioco di parole: già da 35 anni?

Eppure non me ne rendo conto o almeno non riesco a tradurre gli anni con Marina in un numero.

Stando a wikipedia "Secondo la tradizione, alla giada si riconoscono proprietà calmanti,
rasserenanti e lenitive degli stati d'animo turbati. Come tutte le
pietre verdi e rosa, è legata al 4º chakra, quello del cuore.

La giada viene definita la pietra dei medici in quanto aiuterebbe a
calmare il cuore e a trovare la giusta compassione per prendere le
giuste decisioni."

Mi pare che tutto coincida: il legame con il cuore, la serenità, la cum-passio, il sostegno per compiere le scelte più corrette.

Di certo è che so di aver preso 35 anni fa la giusta decisione.

Ho mangiato un racconto

Foto0Nel venire a Sesto facciamo tappa per pranzo al Moar a Vila di Sopra,(a sinistra al bivio di Percha) caldamente raccomandato da mio fratello.

Ottima cucina casalinga pusterese, test kaiserschmarren superato brillantemente, atmosfera da maso di montagna.

Ma il tocco di "genio" è alla fine: il padrone ci consegna biglietto da visita, un libretto con le tre ricette importanti e un pieghevole con la storia del posto.

Quante volte l'avrò detto che la genbte mangia "storie", ascolta "racconti", che i prodotti e i servizi delle aziende di successo sono "narrazioni"?

Ed ecco qui un posto semplice che immediatamente si "mitizza", guardi con altri occhi la stube che scopriamo essere del 1360, leggiamo la storia del maso che parte dal 1296, leggiamo la fiaba del primo gestore che scopre una pentola d'oro sotto il camino grazie all'indicazione di una fata incontrata a Innsbruck… da restare a bocca aperta per la capacità di "marketing" di questa gente.

E poi che la famiglia lo gestisce da 20 (!) generazioni, il riconoscimento ufficiale di "maso avito", insomma, siamo in un posto speciale e tutto contribuisce a creare la sensazione che ti porti a casa.

Sarebbe bastato il cibo? No,ci sono decine e decine di posti dove si mangia ottimamente a prezzi modici. Il cibo è marginale?  Ovviamente no, lo scopo del posto è ospitare gente che desidera un buon pranzo, ma è l'insieme che rafforza i singoli elementi e sono i singoli elementi che sostengono l'insieme.

Basta un'occhiata veloce al loro sito per ritrovare l'immediatezza della comunicazione, perfettamente coerente con il cibo e l'atmosfera: come dire? Verità e fiaba si incontrano e non sono antitetici.

Una lettura più dettagliata mostra che il sito e i testi sono realizzati da professionisti, altro segno di intelligenza: capire che il "fai da te" non è sempre la scelta migliore, ovvero, se sai fare la minestra d'orzo in modo eccellente non significa che sai anche fare un sito web. Ahimé, quanti ne conosco …

 

 

 

 

Buon Compleanno Antonio! Gli Indifferenti.

250px-GramsciAntonio Gramsci era nato il 22 gennaio 1891 e quindi oggi sarebbe il suo compleanno.

Stamattina Marina mi ha letto questo brano che è davvero attualissimo anche se scritto nel febbraio del 1917.

INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti.

Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere
partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla
città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e
parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è
vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza
è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore,
è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più
splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la
difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri,
perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li
decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza
opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità;
e ciò su cui non si può contare; è ciò che
sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è
la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza.

Ciò
che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un
atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto
dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo
dei molti.

Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni
vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica
alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi
solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi
solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini
che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità
che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza
illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.

Dei fatti maturano
nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la
tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne
preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni
ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali
di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché
non se ne preoccupa.

Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare;
ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia
la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non
sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale
rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva
e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo
si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro
che egli non ha voluto, che egli non è responsabile.

Alcuni piagnucolano
pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano:
se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere
la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che
è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza,
del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività
a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano,
di procurare quel tal bene si proponevano.

I più
di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti
ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze.
Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità.
E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta
non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più
urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono
tuttavia altrettanto urgenti.

Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente
infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato
da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale,
non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti
attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun
genere.

Odio gli indifferenti
anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni
innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito
che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che
ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter
essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover
spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze
virili della mia parte già pulsare l'attività della città
futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non
pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso,
alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.

Non
c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi
si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra,
in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi
procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato
perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono
partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Che bella storia! La Programma 101

Schermata 2013-01-19 a 22.10.48Grazie a Luca ho conosciuto questo filmato che racconta una bella storia: quella dell'invenzione, tutta italiana, del primo personal computer della storia, La Programma 101 della Olivetti.

Narrato dalla voce di due dei progettisti originari, è un racconto che la dice lunga sull'inventiva, il coraggio, la forza delle idee, ma anche sulla stupidità e la cecità di chi allora non capì che dietro alla tecnologia dell'informazione c'era una possibilità straordinaria.

Guardate il filmato, dura 52 minuti, c'è anche un piccolo accenno alla visione di Adriano Olivetti, alla avida cecità di Mediobanca di allora simile a molte banche di oggi, e pensate al presente: ci sono quei visionari? Certamente, Ci sono ragazzi di 19 anni in grado di pensare in modo diverso da tutti gli altri? Ma sicuramente sì! E ci sono anche imprenditori che ne sostengono gli sforzi e che scommettono su di loro.

Ma sappiate anche che tra i candidati alle prossime elezioni ci sono persone che non hanno ancora capito e che vorrebbero governare come se la storia non avesse insegnato nulla.

Buona visione.

Insopportabilità

Non sopporto i magistrati in politica.

Con Di PIetro ne abbiamo avuto la prova e ora con Ingroia credo sia
anche peggio: hanno un senso di potere assoluto, di giudicare il bene e
il male che li rende pericolosi quanto i genereali golpisti.

Non sopporto il qualunquismo in politica.
Non c'è differenza tra Grillo che dice "basta, euro, basta, sindacati,
noi ci siamo ridotti lo stipendio" e "fora i teroni dal nord", "Roma
Ladrona", "aboliamo l'IMU", "basta tasse!"

Non sopporto i Radicali che danno lezioni e poi.
Finiscono come Capezzone a strisciare come i peggiori leccaculo, finiscono con i fascisti per quattro voti, diventano dei babbioni come Rutelli.

Non sopporto quelli che si incazzano con Monti.
Ma non hanno mai pagato una lira di tasse perchè hanno sempre lavorato in nero.

Diecianni

La scorsa settimana a Sesto ho rinnovato la carta d'identità che stava scadendo: sono già passati dieci anni e non me ne rendo conto.

Se non ci fosse l'ufficialità del documento direi che ne sono passati forse la metà e la riflessione sullo scorrere del tempo va e viene da qualche giorno.

L'altroieri ho letto che iTunes compie 10 anni: ma come? "Solo" 10 anni? Si direbbe che iTunes ci sia da molto più tempo, è così lontano il tempo in cui la musica era solo nei concerti e sui dischi.

E in 10 anni tutto è cambiato, forse non proprio tutto, ma tanto certamente.

Poi ieri ho rivisto i filmati di Francesco Testa e Cristina Lastrego che preparano il loro nuovo gioco animato e sono identici a come li ho conosciuti quando abbiamo passato una bellissima giornata a casa loro sulle colline del Roero.

Una verifica veloce: Tommasone Cyberpoliziotto è del 2000, quindi ci siamo conosciuti l'anno prima… sono passati più di dieci anni eppure loro sono esattamente come li ho conosciuti: come i loro personaggi, Tommasone, Ciccio, Giovanna, il Barone Gualtiero, eterni nel loro mondo di fiaba.

Il tempo non ha eguale velocità e non c'entra Einstein, forse c'entra la nostra percezione della vita, o forse il fatto che enumerare in anni il fluire di molte emozioni è semplicemente privo di senso: come misurare in anni un'amicizia? Come pesare con numeri il mio ritorno alle radici profonde dell'infanzia?

I personaggi dei libri sono senza tempo, come tutte le opere d'arte e le persone che non ci sono più: mio papà ha sempre gli stessi anni nella mia memoria, e Gianpiero e Stefan e ora anche Luciano.

Rigiro la carta d'identità e leggo la scadenza: 8 marzo 2023. Come sarà? Come sarò? Ci sarò poi? Chi mancherà all'appello?

Ho voglia di ascoltare musica possente che mi dia il senso di tutto ciò, non una risposta, ma solo la lucida consapevolezza del fluire di qualcosa di smisurato o meglio di non misurabile.