Sintonizzatore TV USB

GatoFra un lavoro e l’altro ho provato un sintonizzatore TV in USB per il mio mac (ma c’è anche per windows) della Elgato che riceve sia il tradizionale segnale analogico che il digitale terrestre.

Funziona al primo colpo ed è carina l’idea di vedere la TV quando non hai un normale televisore a disposizione.

Con l’antennina in dotazione, forse perchè sono in montagna, si riceve male ma colleganto all’oggetto il cavo dell’antenna condominiale si riceve benissimo.

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Peccato che la copertura del digitale terrestre non comprenda le Dolomiti e andando a cercare in rete ho trovato una cartina da cui risulta che faccio parte del 25% di popolazione "non coperta" dal servizio (ho beccato solo due canali digitali austriaci).

La prova è comunque soddisfacente e i circa 130 euro di costo del sintonizzatore non mi sembrano esagerati, considerando che la confezione contiene anche un telecomando e un adattatore per collegare un set-top-box (domani provo con quello di Sky).

Il software include anche un DVR (digital video recorder) che consente di registrare un programma mentre lo si sta guardando.

Mi affascina l’idea che ormai "il televisore), a parte lo schermo, sia un oggettino così piccolo.

Un peccato stare in casa

E’ una di quelle giornate di settembre che la montagna regala ai suoi "amanti".

Lo so che è un delitto stare in casa con una giornata del genere ma mi sono ripromesso di fare diverse cose, di scrivere e di riordinare un pò gli appunti per cui resisto alla tentazione.

Mi accontento della vista per ora.

Dolce Sesto

Sono arrivato a Sesto nel tardo pomeriggio, giusto intempo per fare le spese per la cena e la colazione con un annuncio di una serata chiara e limpida.

L’aria è fresca e la casa è dolce e accogliente come sempre, ho acceso la stufa per avere il giusto tepore per la serata organizzata con Massimo: siamo entrambi "scapoli" e abbiamo un sacco di cose da raccontarci.

Cena con spatzle di spinaci alla panna e speck (ahh che goduria, mentre li cucinavo avevo l’acquolina!) una bistecca di coppa di maiale insaporita al pepe e una bella insalatona e, a fine pasto, un gustoso pezzo di "puzzone" di Moena, un formaggio davvero saporito.

Le ore scorrono intense nei racconti e col gli Avion Travel in sottofondo ed è arrivata mezzanotte senza che ce ne rendessimo conto menrte facevo vedere a Massimo alcune delle foto americane che vorrei avere il tempo di cominciare a sistemare.

Mi sono portato parecchie cose da fare ma la lentezza si sta già impossessando del mio tempo e non vedo l’ora di andare a letto.

Giorno per giorno

Era da un pò che non leggevo il Giorno per Giorno di Daisaku Ikeda e oggi diceva:

Gioventù significa coltivare la speranza: è il tempo della crescita. Gioventù significa sfidarsi: è il tempo della costruzione. Gioventù significa opporsi all’ingiustizia: è il tempo dell’azione.

E quello di tre giorni fa dice:

Libertà non significa assenza di limitazioni. Possedere un’irremovibile convinzione di fronte a qualsiasi ostacolo: questa è la vera libertà.

Ancora dal saggio sull’apprendimento

Ritaglio alcune frasi che possono tornarmi utilli

Students can become more active and independent learners, with the teacher serving as consultant, not chief executive. Instead of dividing up the curriculum into separate disciplines (math, science, social studies, language), we should focus on themes and projects that cut across the disciplines, taking advantage of the rich connections among different domains of knowledge.

Instead of dividing students according to age, we should encourage students of all ages to work together on projects, enabling them to learn from one another (and to learn by teaching one another). Instead of dividing the school day into hour-long slices, we should let students work on projects for extended periods of time, enabling them to follow through more deeply and meaningfully on the ideas that arise in the course of their work.

Finally, and perhaps most importantly, we need to transform curricula so that they focus less on “things to know” and more on “strategies for learning the things you don’t know.”

As new technologies continue to quicken the pace of change in all parts of our lives, learning to
become a better learner is far more important than learning to multiply fractions or memorizing the capitals of the world.

In the 1980s, there was much talk about the transition from the “Industrial Society” to the “Information Society.” In the 1990s, people began to talk about the “Knowledge Society.”  the key was how people transformed information into knowledge and managed that knowledge.

But I prefer a different conception: the “Creative Society.” As I see it, success in the future will be based not on how much we know, but on our ability to think and act creatively.

The importance of a well-educated, creative citizenry is greater than ever before.

We must make sure that children’s creativity is nourished and developed, and we must help children learn how to extend and refine their creative abilities, so that the creativity of childhood persists and grows throughout life.

The ultimate goal is a society of creative individuals who are constantly inventing new possibilities for themselves and their communities.

Ripensare all’apperendimento

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Sto leggendo un saggio sull’apprendimento che Mitch Resnick ha scritto
per The Global Ingormation Technology Report del 2002 e pubblicato
dall’Università di Harvard.

Ci sono molte delle cose che ho cercato di mettere nell’ "onda" dell’apprendimento di tanti anni fa ma quello che mi sta girando in testa è una nuova domanda: Questo tema riguarda solo i bambini e la scuola?

E se il tema riguardasse anche gli adulti? Le aziende? La formazione dei managers?

Non sarebbe il caso di ripensare (ma davvero) come insegnamo non solo ai bambini ma anche a noi stessi e ai nostri amici? In fondo il mondo è cambiato per tutti e se era vero nel ’96 con il libro di Papert e con Onde o nel 2002 con questo saggio, ancora di più è vero oggi.

Visto che a Varsavia dovrò parlare di come formare i collaboratori alla sicurezza raccontando le mie esperienze in BancaIntesa e in Electrolux, mi sto domandando se faccio bene a raccontare una cosa "datata" anche se solo di due anni, perchè quello che bisognerebbe fare è davvero ripensare la formazione in senso più largo e una "Best Practice" di due anni fa potrebbe non dare alcun risultato oggi.

O forse bisognerebbe prendere l’esempio che fa Baricco ne "I Barbari" sul riutilizzo dei pezzi del passato: di quelle esperienze dobbiamo solo prendere alcuni modi e concetti che ci servono e buttare tutto il resto perchè allora c’erano i primi esperimenti di WebTV menter oggi c’è YouTube.

Non ho una risposta ma questa cosa mi è entrata in testa stasera e non se ne andrà facilmente.

La potenza del suono

Ascoltando il suono del violino di Uto Ughi riempire lo spazio immenso del Duomo di Salò pensavo a quanto sia straordinario questo strumento (che pure non è tra i miei preferiti): una cassa armonica alta pochi centimetri, un volume che non credo sia  di molto superiore a un decimetro cubo, eppure il suono esce con forza e sembra un gas che si espande in ogni direzione come se la cassa armonica fosse una bombola in cui era compresso.

Ascolto e penso alla maestria dei liutai Italiani che in quel magico periodo che dura poco meno di cent’anni crearono uno strumento che nei successivi duecento cinquant’anni non ha più conosciuto migliorie: la perfezione raggiunta al "primo colpo".

Ascolto e penso alla straordinaria qualità del legno che "invecchiando" migliora contraddicendo l’assioma che la vecchiaia sia sinonimo di decadimento.

Ascolto e penso che il progettista di quell’ "oggetto" fu una tale Gaspare da Salò e che quindi il violino è nato sulle rive del lago di Garda: ci sarà un nesso fra l’acqua e la magia del suono?

Ascolto e penso alla straordinaria metafora che c’è racchiusa in quello strumento, nato da un "lampo di genio" ma reso perfetto in poco tempo dalla collaborazione tra "progettista", liutai, musicisti, come a dire che è la collaborazione e non la competizione che crea l’eccellenza.

Ascolto il solista e l’orchestra, come l’uno e l’altro si rendano mutualmente indispensabili,

Ascolto il concerto di Mendelssohn e penso che lo compose quando aveva dodici anni: ma come si fa ad avere una mente così "larga" a dodici anni? o è normale ed è il nostro tempo che rincoglionisce i bambini e ne impedisce il dispiegarsi del loro straordinario potenziale?

Ascolto e penso che Mendelssohn morì a 36 anni, normale forse per il tempo, ma che dire di una vita che dura così poco? o la durata non conta? o forse proprio perchè si sapeva durare poco, la si rendeva molto più intensa e prolifica? Anche Mozart non era poi diverso per talento e per vita breve.

Ascolto il pezzo di Wieniawski (Legend, op.71) e sento la malinconia slava, un pessimismo cosmico che non poteva certo venire da un musicista che fosse nato in riva al mediterraneo e penso al mio prossimo viaggio a Varsavia e mi aspetto proprio questa tristezza.

Ascolto e penso al tanto impegno dei musicisti, alle ore di studio e di esercizio ripagate da un applauso che risuona in un luogo magnifico.