Amish

AmishSingleLeggevo ieri con molta attenzione la bozza finale del libro che Piero ha appena terminato di scrivere su un tema molto particolare, quello degli "Influencer" in rete.

Un tema complesso, nuovo, per il quale si fanno più ipotesi che reali affermazioni, una questione rispetto alla quale conta quasi più porsi delle domande che credere di avere trovato la risposta: diceva il prof. Levi Rahmani nelle sue lezioni a Cuccioli e Multimedialità "Abbiamo tutti gli elementi? Qual'è la domanda giusta per avere l'informazione che ci manca? NOn cercate risposte, fatevi domande!"

A parte il piacere di leggere e scoprire quanto sia profondo e accurato il suo ragionare, mi meravigliavo di quanto, a diversi livelli, si stia cercando di capire il fenomeno della rete, di coglierne gli aspetti più controversi ma nel contempo più avanzati, soprattutto per chi guida un'impresa le cui sorti possono dipendere dalla comprensione o meno dei fattori competitivi che la rete offre o vanifica.

Leggevo le comparazioni multidisciplinari tra informatica e biologia, tra antropologia e scienze sociali, di come le contaminazioni tra i saperi e le interdipendenze tra ambiti di conoscenza siano indispensabili per tentare modelli interpretativi validi di un mondo che la tecnologia rende più leggibile svelandocene allo stesso tempo la complessità.

Mente leggevo, mi è venuto in mente che la mattina stessa avevo scoperto che a Desenzano si è pensato bene dopo vent'anni di togliere alle scuole la connessione a Internet con varie giustificazioni più o meno risibili ma certamente in controtendenza rispetto a quanti ora scoprono quello che vent'anni fa qui divenne progetto e primato: la rete è uno straordinario strumento di potenziamento dell'apprendimento e fattore di sviluppo per un'intera comunità.

Oggi si investono milioni per dare mezzi e tecnologie alle scuole e non lo fa solo il ministero, lo fanno le regioni, Lombardia in testa, anche con progetti mirati come Generazione Web, lo fanno intere città (Mantova è il caso più recente di cui ho sentito parlare), lo fanno gli industriali di Assolombarda (se ne sono accorti dopo vent'anni dal Progetto ReMida21 così innovativo allora e per nulla obsoleto oggi) ci sono progetti straordinari come Impara Digitale, per non parlare dei progetti degli amici al MIT al Lifelong Kindergarden o quelli olandesi di scuola aperta.

… qui no.: alla Boston dell'MIT si preferisce il modello Pennsylvania degli Amish.

 

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Gli Amish sono una comunità che rifiuta la tecnologia come minaccia alla solidità delle loro tradizioni e principi: niente elettricità, niente automobili, niente macchine. (per chi non ne ha mai sentito parlare, la voce su Wikipedia è un buon punto di partenza)

Le scelte degli Amish, pur apparendo anacronistiche, hanno una motivazione storica ed etica che si possono non condividere ma si possono comprendere, c'è una coerenza di fondo che può stupire ma che a me suggerisce grande rispetto: ma qui non siamo in Pennsylvania e nemmeno in Ohio.

Amish1L'immagine della carrozza che va in direzione opposta a quella dell'alba mi è apparsa lucida in mente mente leggevo il testo di Piero e pensavo alla notizia del mattino.

C''è un mondo che cambia, non sempre in meglio, ma che è quello che dovranno affrontare i nostri figli a cui, come educatori, abbiamo il dovere di dare gli strumenti per poterne essere protagonisti anche critici ma non certo fuggendo dal nostro dovere di guide.

Nella Carta dei Diritti dei bambini in rete, ogni tanto la rileggo per vedere se funzionerebbe ancora dopo vent'anni, avevamo scritto "I bambini hanno diritto di avere attorno a sè adulti responsabili", ovvero se loro hanno DIRITTO, i genitori, gli insegnanti, gli amministratori pubblici hanno il DOVERE di assumere la responsabilità nella guida alla comprensione delle tecnologie, nel loro utilizzo positivo, nella comprensione critica delle sfide e delle opportunità.

Staccare il contatore e vivere a lume di candela può essere una scelta di vita personnale, ma non può essere quella di chi si occupa del futuro degli altri.

La tecnofobia non è certamente un fenomeno legato al solo mondo digitale, già Omero, si dice, se la prendeva con l'invenzione della scrittura che, a suo dire, avrebbe ucciso la tradizione orale del racconto, per non parlare delle bibbie fatte circolare clandestinamente dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili perchè avrebbero allontanato i fedeli dalla chiesa.

Ma Dante lo fa dire a Ulisse: "fatti non  foste a viver come bruti…"

ConoscereSono stato allevato con un grande rispetto per la cultura e la conoscenza, ricordo bene l'imbarazzo di chi si vergognava di non parlare bene l'italiano di chi risparmiava per comperare l'Enciclopedia Conoscere ai figli perchè con la cultura si emancipassero dal lavoro oppressivo e mi viene l'orticaria oggi quando sento l'ignoranza mostrata con orgoglio, l'incompetenza elevata a merito.

Siamo in tempi di ritorno alla stregoneria, alla scienza si preferiscono gli amuleti e alla fisica le scie chimiche, le stagioni non hanno i temporali ma le bombe d'acqua, alla comprensione della complessità si preferisce la banalità di chi non sa ma pretende di sapere e alla fatica del sapere si preferisce la superbia della saccenza.

Le difficoltà economiche spesso comportano scelte di rinuncia ma non giustificano l'ignoranza: diceva il mio amico Stefan ai suoi figli "usa il cervello, ti è stato dato gratis!".

Leggo oggi la lettera di Renzi agli iscritti al suo partito perchè discutano di scuola (!!!) di lavoro, di fisco ma il problema è che invece di un piccione viaggiatore ha usato una email e molti dei destinatari sono su un calesse che li sta portando altrove.

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#Ferguson è Ferguson

DonnaGrazie ad Alfonso Fuggetta ho letto un interessante riflessione a proposito delle proteste avvenute a Ferguson in Missouri dopo l'uccisione di un ragazzo di colore da parte della polizia.

La prima è che fatti che accadono in paesi lontani o nelle periferie o che non vengono giudicati "importanti" dai grandi organi di stampa diventano invece rilevanti grazie al ruolo dei cittadini stessi che diventano i veri protagonisti del racconto di ciò che accade attorno a loro.

Ne parlo da vent'anni da Onde alla TV del Parco Polaris, dagli interventi a Flemington a quelli dove mi capita di parlare di rete e società, dai progetti di Banca del Tempo a Perugia con Mariella Morbidelli a quelli di Marina di alfabetizzazione delle mamme prima e degli anziani poi, fino alla sua attività di narrazione delle ricette di cucina di casa o il mio racconto della battaglia di Solferino e San Martino: siamo protagonisti dei nostri territori, di ciò che accade attorno a noi.

Più vedo crescere in Facebook l'imbecillità di chi divulga e rilancia notizie di paesi di cui non sa un accidente o di leggi e fatti di cui non ha nessuna prova di verità, più credo sia doveroso insistere nell'invitare noi stessi e chi ci sta intorno a raccontare, a documentare e far conoscere il mondo quotidiano.

Partiamo pure dalle cene con gli amici: saremo pronti a raccontare una tragedia o a documentare un'ingiustizia.

CecchIl secondo fatto rilevante del racconto è il ruolo degli algoritmi che ci fanno vedere una realtà non "vera", che sono stati sviluppati per "facilitare" la nostra navigazione ma che di fatto decidono al posto nostro cosa vedere e cosa no.

Lo dico sempre quando mi capita di parlarne con gli amici: lo sapete vero che Facebook vi fa vedere solo ciò che ritiene interessante? che filtra e censura ciò che vedete? ciò che credete di far vedere ai vostri amici non arriva sempre a destinazione?

Mi guardano immancabilmente come un bambino che scopre la verità si Babbo Natale.

La verità (tema filosofico di non poco conto) in rete nasce solo dal confronto delle opinioni, dal racconto diretto di persone della cui autorevolezza possiamo fidarci, della continua verifica delle fonti.

E' un mondo diverso, non c'è dubbio, preoccupante per molti versi ma che ci rende testimoni immediati di eventi di cui in passato no avremmo saputo nulla, un mondo che dobbiamo raccontare per permettere ad altri di avere più fonti per farsi un'idea propria, un mondo in cui il nostro parere, il nostro punto di vista, non è "quello vero" ma è quello che contribuisce alla costruzione di un punto di vista il più possibile oggettivo.

PoliceLa terza riflessione riguarda la gestione delle crisi nell'epoca della rete e lo dice bene Jeffrey Blackwell il capo della polizia di Cincinnati intervistato da CNN: "Crediamo che il solo modo sia di dire la verità con il massimo di trasparenza, il pubblico ha il diritto di sapere cosa succede (riferito al fatto che dopo 6 giorni dall'uccisione la Polizia di Ferguson non ha ancora rivelato il nome dell'agente che ha sparato), il solo modo per ottenere collaborazione è attraverso la fiducia e la collaborazione e deve essere autentica."

Parole pesanti per chi, ufficiale di polizia, governante, sindaco o amministratore di un'azienda ritiende di non dover giustificare i propri comportamenti rispetto ai propri interlocutori con la scusa che "non possono capire".

La rete racconta il falso e censura? Certo ma anche apre la porta al vero, alla documentazione alla controinformazione. Avremmo saputo di cosa accade in Turchia, a Gaza o a Ferguson Missouri? Molto probabilmente no. Ed è indubbio che Israele ha risolto il problema dei tunnel ma si è creato un poderoso nemico emotivo in un pubblico inizialmente non ostile e che nessuno può onestamente giudicare un paese dall'alto di un pulpito di "verginità" quando ciascuno ha la sua Tien AN Men da nascondere agli occhi del mondo, sia esso un giovane di fronte a un carro armato o una mamma con le mani alzate davanti alla polizia a Ferguson.

Mi chiedo se avremmo dovuto attendere cinquant'anni per sapere delle Foibe se all'epoca fosse già esistito Twittere che idea avremmo oggi di Cesare Battisti e di "trieste Libera" se avessimo avuto modo di ascoltare la voce dei diretti protagonisti.

Trovo molto appropriata la conclusione della blogger (ho scoperto poi che è una docente universitaria di sociologia ) da cui ho preso spunto per queste riflessioni, ciò che accade nella realtà si rispecchia nella rete e ciò che facciamo in rete incide nel mondo reale.

Raccontare i fatti di Ferguson su twitter con l'hashtag #Ferguson è rilevante, ha cambiato la percezione degli eventi e nel contempo, come capita spesso, di fronte al sopruso ha risvegliato la consapevolezza di molti cittadini che si son otrasformati in testimoni e narratori.

Un giornalista arrestato che filma i suo arresto ingiustificato in un Mc Donald, al pari del cittadino che attiva un live stream con la cronaca diretta di ciò che sta accadendo in questo preciso istante non sono eventi banali, ci dicono che abbiamo il dovere di raccontare il bello e anche quello che altri non vorrebbero che raccontassimo.

Non mancheranno quelli che accuseranno internet di divulgare notizie che istigano all'odio, quando documentano brutalità ingiustificate, e ne chiederanno il blocco e la censura ma il mondo che avremo in rete dipende dalla responsabilità con cui la useremo come pure il mondo reale attorno a noi dipenderà dalla cura che ce ne prenderemo.

Perchè #Ferguson è Ferguson.

 

 

Come ritrovare un tesoro

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Grazie al giochino delle opere d'arte su Facebook ho scoperto che sepolto, ma intatto, in un angolo del cyberspazio c'é ancora il sito dedicato ai pittori bresciani realizzato 12 anni fa dal Progetto Onde.
Scoprire i quadri di Agostino Barbieri ancora lì mi ha riempito di gioia e di orgoglio: é stato come ritrovare un tesoro nascosto in una cripta.
Ho richiuso la porta e mi son detto: lasciamole lì quelle immagini bellissime, in attesa che passi questo periodo di banalitá sempliciona, il web saprá attendere altri 12 anni se occorre.

Un mezzo miracolo

Schermata 2013-07-27 a 21.43.15Tanto per rinfrescarmi la memoria sono entrato in ONDE e ho "fatto un giro" tra le cartelle.

Che strana sensazione, come entrare in una casa in cui sei stato da giovane, con stanze impolverate e altre che sono ancora attive in cui è passato qualcuno poche ore prima.

Metà museo storico vivente della tecnologia civica, di una delle tante occasioni perdute dalla città.

Ho trovato cartelle che hanno "cristallizzato" discussioni politiche di 13 anni fa, messaggi che dicono come eravamo, cosa era importante.

Come aprendo uno scatolone con i vecchi documenti dello "zio d'Argentina", ho trovato un file con le statistiche del laboratorio e della mediateca del 2002 … impressionante.

A pensarci è un mezzo miracolo che sia ancora attiva: l'anno prossimo compirà vent'anni, un secolo per l'orologio di internet. Forse un giorno qualcuno racconterà questa storia.

Io intanto ho aggiornato il client e cancellato lo spam … ho tolto la polvere e pulito i vetri e ho chiuso la porta con rispetto.

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Blog trascurato

Mi accorgo che sto trascurando il blog, vengo anch'io travolto dalla Facebookmania che però non lascia traccia di sè dopo nemmeno un'ora.

A parte il piacere di dialogare a distanza con chi ha preso l'abitudine di passare di tanto in tanto da queste pagine, il fatto vero è che il blog è per me un vero diario che tiene traccia dei miei stati d'animo e delle mie riflessioni e mi trovo con un "buco" di almeno una decina di giorni.

Fioretto della sera: non ti trascurerò amatissimo blog.

Bravi non basta

Tra le "chiavi di successo" discusse in un incontro fra amici qualche tempo fa, si parlava dell'importanza dello "storytelling" ovvero di raccontare una storia quando si parla di un'azienda o di un prodotto o semplicemente di un'idea innovativa.

Stefano da qualche tempo racconta su un blog dedicato cosa vuol dire produrre musica, aiutare gli artisti ad esprimere quello che vorrebbero, ad esaltare il loro talento.

L'ultimo post mi sembra illuminante.

Essere bravi, e Stefano lo è davvero molto, non basta, bisogna anche raccontare il proprio lavoro, farne comprendere il valore e la complessità: con questo blog Stefano si merita un doppio applauso.

Eccellente

Alla fine la ricetta per il successo è semplice: non si tratta di essere creativi, ma semplicemente eccellenti.

Basterebbe questa lapidaria frase conclusiva per dire che questo post di Piero è uno di quelli da leggere e studiare.

Mi ricorda molto una frase che ci disse un nostro consulente, lo psicologo del lavoro Antonio Bicego alla fine di una ricerca sui clienti di Siosistemi da cui risultava che erano molto soddisfatti di noi, più di quanto noi credessimo e lui ci incoraggiò a continuare dicendo: "Ci sono aziende che dicono che bisogna soddisfare i clienti  e ci sono le aziende giapponesi che dicono che i clienti bisogna "deliziarli", voi continuate a fare come i giapponesi e non sbaglierete."


Tremillesimo complepost

Questyo è il post numero 3000 da quando ho iniziato a scrivere su questo blog.

Non vuol dire nulla, queesto post non è diverso dal 2999 o dal prossimo 3001 ma i numeri tondi fanno effetto e ti obbligano a pensare come quando compi 40 anni o 50.

Io sono contento di avere questo blog, di scoprire tanti amici che commentano e con cui c'è un canale aperto e che sono affezionati alla mia storia quotidiana.

Ecco sì, in fondo è come festeggiare un compleanno o meglio un "complepost" e brindo agli amici come si fa in questi casi.

Cento di questi giorni.

Riflessioni su Facebook

Sergio Maistrello ha scritto un post con una riflessione molto acuta su Facebook che condivido e consiglio.

E' proprio quell'assenza di "memoria" che non mi piace di Facebook, quel senso di costante effimero che sfocia inevitabilmente nel banale mentre trovo positivo l'uso del nome e cognome, lo sforzo delle persone di presentarsi e non nascondersi.

Evviva il blog, evviva Facebook.