Final Cut Pto X: era meglio leggere prima i commenti…

Non ho resistito a scaricarmi subito la nuova versione di Final Cut Pro X che dal sito Apple annuncia meraviglie e poi per 240 euro!

Mentre sta scaricando leggo i commenti dei primi utenti e scopro che sono tutti talmente negativi che mi sto quasi pentendo della scelta: non è compatibile con File Cut Pro precedente, di cui non apre i progetti, non ha supporto per tutti i formati professionali, e via di questo passo.

Il commento più gentile è che è una versione rivista di iMovie e che Apple andrebbe denunciata per avere definito PRO un prodotto che i  professionisti non sa nemmeno cosa sono.

Immagino che il product manager in questo momento stia prendendosi la giusta dose di sberle e che gli upgrade successivi facciano giustizia di quanto gli utenti segnalano.

La prossima volta sarà meglio leggere i commenti prima di fare download…

Specchio dei tempi

Hai il senso del tempo che passa quando trovi in un museo gli oggetti della tua infanzia come il View Master
http://it.m.wikipedia.org/wiki/View-Master

Specchio dei tempi

L’antenato del videoproiettore

Gli amici che ci ospitano con Liddy vivono a Horten http://it.m.wikipedia.org/wiki/Horten un centinaio di kilometri a sud di Oslo e approfittiamo della giornata di pioggia per una visita al museo nazionale della fotografia che é proprio qui.
Scopro che il primo proiettore di immagini a colori in modalità RGB è datato 1860 !!!
http://en.m.wikipedia.org/wiki/RGB_color_model

L'antenato del videoproiettore

Un fatto nuovo c’è

Seguo con grande curiosità la valanga di messaggi che girano su Facebook a proposito del voto, gli appelli, gli incoraggiamenti, i "mi piace" e quant'altro.

Molte sono amplificazioni di banalità o di posizioni demagogiche ma molte sono anche le prese di posizione chiare e convinte.

In ogni caso questo uscire allo scoperto, in prima persona, dopo tempi di "meglio non apparire", mi sembra un bel segnale di impegno di cui tutti dovranno tenere conto. Forse gli esperti di sondaggi e analisi sociologica sapranno anche valutare il peso reale di questa onda di comunicazione diretta sul dato finale ma a me pare già di per sé, un fatto davvero nuovo e rilevante.

Come in un canto collettivo, le voci si uniscono e diventano più forti di quelle di un singolo che si crede potente perchè ha telecamere, giornali, soldi e servi.

Cambia, todo cambia…

 

Inovescion

Parlare con Piero di quali sono i trend, di cosa accade nell'innovazione è sempre stimolante: ha gli occhi buoni e vede lungo.

Il fatto di parlarne a tavola come una normale conversazione, non abbassa minimamente il livello del contenuto  e conferma una acuta osservazione di Udo Humbrecht, il direttore generale di ENISA, fatta al Security Summit: "E' in atto nella tecnologia digitale, un fenomeno sociologico molto rilevante: per la prima volta sono i giovani a insegnare ai vecchi precise nozioni nell'utilizzo di strumenti determinanti alla vita sociale."

Luci e iPad

Schermata 2011-05-30 a 01.34.22 Oggi non avevo voglia di fare nulla e per riposarmi la mente… ho giocato con software e luci teatrali.

Ci sono volute diverse ore e molti esperimenti ma alla fine ci sono riuscito a:

– comandare un faro a led via wifi da iPad

– accendere, spegnere, cambiare colori dall'iPhone all'iPad

– governare uno strumento (Garageband) mentre cambio anche le luci

Per non dimenticarmi come ho fatto (e per chi vuole ripetere l'esperimento senza perdere tutte le ore che ci ho messo io) ecco tutti i passaggi.

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Videoregia su iPhone

Questa mi pare una cosa da lasciare senza parole: un sistema di regia video per iPhone (iPad, e touch inclusi) per cui fare riprese multiple (fino a 4) con gli iPhone che inviano via wi-fi le immagini al device che fa da regia e montaggio immediato.

In pratica 4 amici con gli iPhone in una sala e si fa un video live con i passaggi da una telecamera all'altra, manca solo che si possano dare via wi-fi le istruzioni a voce ai diversi "iPhonecameraman" e siamo a posto.

6 dollari lo provo subito.

 

Poter dire “io c’ero”

Assistere allo spettacolo di Battiato è stata un'esperienza davvero fantastica: la tecnologia degli ologrammi portata ad un livello tale per cui in scena erano assolutamente indistinguibili dai personaggi in carne ed ossa.

E' stato come assistere a quegli eventi "epocali", le prime proiezioni cinematografiche, la visione dei primi programmi televisivi, perchè sono sicuro che ciò che ho visto in "pezzo unico" diventerà tra qualche anno lo standard di fruizione degli spettacoli teatrali e dei concerti ma anche la fruizione domestica di video e giochi.

Non meno impressionante la qualità del suono in cui alcuni elementi regstrati si fondevano in modo indistinguibile con i suoni prodotti dall'orchestra (l'unica entità in carne ed ossa della serata a parte una fugace apparizione di Battiato all'inizio).

Anche qui la domanda diventa "Ma cosa è reale e cosa non lo è"?, ha perfino senso una domanda del genere? Internet è reale o no? Un ologramma è reale o no? Un suono registrato è meno vero di quello prodotto al momento?

Trattandosi di un'opera dedicata a un filosofo, direi che la scelta di usare questa modalità di presentazione è perfettamente funzionale al messaggio che Battiato voleva dare, non c'è una storia, non c'è una trama vera e propria, c'è solo una musica dolce e delicata che vuole descrivere la profondità o l'elevazione del pensiero.

Alcuni momenti dello spettacolo talmente coinvolgenti che anche la distanza tra chi assiste e chi agisce sul palco si assottigliano fino a scomparire, penso allle delicatissime figure della danza di tre ballerini giavanesi o alla scena in cui appare sul palco un giardino con alberi le cui foglie si muovono a una leggera brezza e una fontana zampilla e il cantante appare e scompare dalla panchina su cui è sdraiato come se fosse il gattone di Alice nel Paese delle Meraviglie.

CI vorrà parecchio perchè lo si possa rivedere in qualche altra città e va a merito di Cosenza di aver investito in un progetto culturale di questa levatura.

Io sono felice di aver visto nascere un nuovo orizzonte e di poter un giorno raccontare ai miei nipoti che giocheranno con gli ologrammi: la prima volta che furono usati a teatro, c'ero anch'io.

Il costo dell’educazione

Non guardo Report e mi sta antipatico Santoro, non mi piaceva Luttazzi e trovo repellente Ferrara: se non si è capito, detesto il giornalismo scandalistico anche se si ammanta di critica libertaria.

La voglia di scandalo supera sempre quella di verità e alla fine si dicono scemenze (nella migliore delle ipotesi) come quelle che leggo riferite dagli amici su Twitter a proposito della puntata di Report su Internet e Social Networks.

Tanti anni fa mi accusarono di creare danni ai bambini perchè volevo mettere i PC nelle aule e i monitor li rovinavano, non volevano che mettessi i CD in biblioteca vicino ai libri perchè li contaminavano (non scherzo) ebbi l'onore del primo "Consiglio Comunale aperto" dove volevano linciarmi per il folle progetto di informatica civica che pretendeva di dare internet ai cittadini e per fortuna vennero a darmi manforte Stefano Bonaga e Gian Paolo Barbieri.

Rispetto ad allora non è cambiata la superficialità, la saccenza, il pressapochismo con cui si parla di tecnologia al grande pubblico, la differenza però è che per ogni sciocchezza detta (che una volta restava la sola voce udibile) partono centinaia di tweet e di post che smascherano e in parte controbilanciano il ciarlatano di turno.

Non è un caso che tra le priorità che avevamo indicato all'Unione Europea, in un gruppo di lavoro a Bruxelles sulla sicurezza informatica, c'era la formazione e la documentazione dei giornalisti perchè possono fare molto per aiutare la gente a capire o moltissimo per aumentare la distanza tra lo sviluppo della tecnologia e il suo utilizzo per migliorare la competitività di un paese e la qualità della vita dei suoi abitanti.

Certo, formare i giornalisti costa, formare i cittadini costa, formare una classe politica come si propone l'Agenda Digitale costa, e non solo soldi ma costa tempo, pazienza, tanta pazienza, e una continuità che è l'unico ingrediente che può dare risultati.

Insegnare, educare, costa ma non farlo è perdente.

Come diceva un'amica alla conferenza Cuccioli e Multimedialità dove si parlava di apprendimento:

"Se pensate che l'educazione costi è perchè non vi rendete conti di quanto sia più costosa l'ignoranza"