Notizie cattive

Leggo, come tutti, credo, con grande apprensione le notizie sulla catastrofe giapponese.

Non mi piacciono i titoli che aumentano senza nulla aggiungere a fatti che sono gravi e tristi per conto loro: perchè quel "terrore a Tokio" " "Paura atomica" "apocalisse"  ? Non soi come dire ma ci trovo un che di esaltazione, di voyeurismo. Insomma mi sarebbe piaciuta più compostezza, per rispetto nostro, che vediamo, ascoltiamo, leggiamo e di quella gente.

Non mi piacciono quelli che dicono "andiamo avanti con il nucleare" e non mi piacciono quelli che dicono "basta nucleare", non ci sono elementi per decidere o dire alcunché, ora, bisogna tacere, e attendere sperando che si riesca a limitare il danno.

Tacere per rispetto dei dati come dicono gli scienziati, per rispetto della nostra incongruenza umana tra reazione e progresso: non dovremmo forse riflettere sui 120.000 morti (centoventimila!!!) all'anno per incidenti stradali, un milione di morti ogni otto anni!

Non dovremmo riflettere sui danni del petrolio, sui disastri ambientali, sulle polveri sottili che uccidono migliaia di persone silenziosamente a seguito dell'inquinamento da combustibili fossili?

Non dovremmo riflettere sui costi di una catastrofe come quella giapponese su chi dice che il nucleare costa meno?

Adesso credo sia il caso di stare zitti, essere emotivamente vicino a della gente straordinaria che si è ricostruita la vita dopo una vera apocalisse atomica non causata da una centrale ma dalla stupidità della guerra, che lotta per sopravvivere in condizioni naturali difficili e che affronta, per quanto è dato capire, questa immane tragedia con una compostezza che ci deve far impallidire.

Continuiamo a leggere, a informarci, scansando titoli e grida truculente, ci servirà per capire.

We do big things

Il sogno di chi osa credere che ci sia un futuro da costruire, di gente normale che osa sognare.

C'è il disegno del futuro, il ruolo della tecnologia, dell'innovazione, il ruolo fondamentale dell' istruzione, il ruolo delle energie pulite, della biotecnologia. Il tutto in un contesto di grande rispetto istituzionale.

Un discorso pieno di riflessioni non valide solamente per gli americani, ma uno "Stato dell'Unione" che deve far riflettere tutti "Reinventing ourselves". Un discorso che richiede un'ora ma è un'ora ben spesa.

Digital Concert Hall su iPad

Stamattina ho scoperto che la Digital Concert Hall dei Berliner Philarmoniker funziona ora anche su iPad (solo i concertio dal vivo non sono disponibili, ma tutto il resto sì).

La medesima qualità impeccabile sia video che audio e la comodità di guardarsi un bel concerto a letto o sul divano: con delle buone cuffie potete anche avere una full immersion sonora oppure attivare l'opzione di airtunes e ascoltare dallo stereo di casa.

 

Al concerto in salotto

Stasera mi trasferisco virtualmente a Berlino e con la DIgital Concert Hall mi guardo in diretta il concerto di Yo-Yo Ma con i Berliner.

Mi preparo anche la cena in salotto…

Detto fatto

Alfonso è in volo per Cleveland e mi segnala via mail un bel libro che sta leggendo ora in aereo (Tim Wu: The Master Switch), io lo cerco e ne carico il capitolo introduttivo gratuito sull'applicazione Kindle del mio iPad.

Domani ne parliamo, magari in Skype.

Specchio dei tempi

Globish – Un post serissimo

Liddy mi parla da tempo del progetto Globish e ne parlò anche all'Equicena e al Cefriel ma non credo i partecipanti abbiano colto il senso profondo di quanto ci stava dicendo e la grande importanza che il progetto riveste. Io stesso comincio a capire adesso dopo averci parlato per diverse volte: capita con gli innovatori, spesso sono su un altro "pianeta".

Il progetto non è un nuovo Esperanto o l'idea di una nuova lingua ma semplicemente di stabilire un terreno comune di comuicazione tra gente di estrazione e cultura diversa.

Il progetto è stato lanciato da Jean-Paul Nerrière un manager IBM ora in pensione che, francese in una multinazionale planetaria, sapeva bene cosa volesse dire comunicare tra linguaggi e culture diverse e spiega bene con un video il concetto:

Perchè è importante ora il progetto? Perchè in Cina e in Giappone e in tutta l'Asia stanno scoprendo che Globish funziona bene: si tratta di imparare 1500 parole in inglese e scopri che parli di qualunque cosa con chiunque.

Perchè 1500? Perchè dai tempi di Radio America hanno scoperto che 1500 parole inglesi è il bagaglio più che sufficiente per comunicare, non per scrivere un romanzo, ma per parlarsi e con i Social Networks che si fanno planetari, con i Facebook da 500 milioni di utenti, il fatto che ci sia un terreno comune di contatto è da tutto visto come un fatto di grande importanza.

Perchè Globish e non English? Perchè anche chi parla inglese deve mettersi in gioco e non sono solo parole (nel loro caso da limitare) ma anche piccole regole da seguire come ad esempio:

Mantieni frasi corte – Evita metafore e espressioni colorite (un bel problema per me) – Evita domande in forma negativa – Evita le battute – Evita le sigle  – Usa gesti e supporti visivi

Globish non sostituisce le lingue tradizionali che rimangono veicoli di cultura, Globish aiuta a parlare con persone di altri paesi.

Ho scaricato il dizionario delle 1500 parole e ho scoperto che potrei parlare tranquillamente in Globish e forse il mio inglese come quello di Jean-Paul è più un Globish che un vero English.

Liddy se ne occupa da grande esperta di apprendimento a livello globale e sono felice di avere direttamente dalla fonte spiegazioni e suggerimenti di attenzione a temi che poi diventano universalmente riconosciuti come importanti.

Intanto mi verrebbe da dare un consiglio semplice semplice: con tutti gli assessment test e gli attestati che si fanno fare ai figli perché "conoscere l'inglese è indispensabile" come se fossero dei novelli Shakespeare, e se invece almeno i 1500 vocaboli del Globish li conoscessero? E sapessero applicare le poche regole che servono? Non scriveranno un nuovo Amleto ma potranno forse parlare con persone che incontreranno a Tokyo o a Tegucigalpa riuscendo a capirsi.

 

 

 

You ain’t seen nothing yet

Stamattina, facendo prove di collegamento video tra il mio mac e l'iPad, ho riguardato il filmato di Zander su Ted in cui dice: ci sono quelli che dicono che la musica classica sta scomparendo e quelli che dicono cheancora non avete visto nulla: "You ain't seen nothing yet!"

Quello che avete visto non è ancora nulla rispetto a quello che ancora accadrà, lo dicevo ieri a cena con Alberto e Massimo quando parlavamo dei nostri sogni con Onde e della rivoluzione di YouTube e di Facebook.

Oggi, su suggerimento di Flavia, ho scaricato un nuovo browser, RockMelt, e non so se sarà davvero fantastico o no (Flavia di solito ha fiuto) ma mi stupisce vedere una startup da trenta persone che si lancia per realizzare…. un nuovo browser: ma come non ci sono già Explorer e Safari e Firefox e Opera e Chrome? Con giganti alle spalle come Microsoft e Google e Apple e…

Eppure è proprio qui il messaggio: you ain't seen nothing yet.

E' stupefacente quanto spazio ci sia ancora per inventare nuovi modi di usare la rete di cambiare le interfacce, di proporre nuovi servizi e solo chi ha vista corta crede che ormai si sia scoperto tutto ciò che c'era da scoprire.

"L'uomo non è predestinato a raggiungere queste velocità" dicevano gli scettici che guardavano le prime sferraglianti automobili sfrecciare a venti kilometri all'ora, "Se l'uomo potesse volare il buon Dio gli avrebbe fatto le ali" dicevano quelli che non credevano nei tentativi dei fratelli Wright e ora sorridiamo di tanta stupida cecità verso l'innovazione.

Ancora non abbiamo visto nulla di cosa potremo fare grazie allo sviluppo della rete e soprattutto di come noi potremo imparare, conoscere, scambiare, dialogare, capire, migliorare ciò che ci circonda.

Eh ma da noi… è un problema culturale… è una questione organizzativa… non ci sono le risorse… noi con Berlusconi… figuriamoci… si ma la Silicon Valley…. certo ma i Cinesi e gli Indiani sono un'altra cosa… e mentre i timorosi del futuro continuano a vedere l'impossibilità c'è chi vede l'opportunià anche nelle bidonvilles di Nairobi.

You ain't seen nothing yet.