Un video sul deserto

Per prendermi una pausa dalla selezione delle foto, ho giocato un pò alla tecnomedialità.

Ho preso la registrazione che avevo fatto con GarageBand l’ultima sera nel Tadrart della "performance" a base di bidone dell’acqua, tazza di metallo, bicchierini da te e un rudimentale berimbao costruito per l’occasione. (prima o poi vi racconto i dettagli di questa performance musicale)

Un pò di taglia e aggiusta per portare il tutto a 3 minuti e mezzo, passaggio a iMovie per associare un pò di foto alla musica senza perdere troppo tempo con passaggi e sfumature ricercate et voilà:

Algeri

Algeri_3Nell’accompagnarci all’aeroporto dopo il pranzo e il pomeriggio di relax, la mamma di Karima ci fa attraversare Algeri con un rapido giro turistico  punteggiato dalle mie domande e dalle risposte che segno sul mio blog-notes.

MI colpiscono i tanti posti di blocco e i pressanti controlli di polizia: il timore di attentati sommato al burocratismo tipico dei governi socialisti mi sembra ne siano la spiegazione ovvia.

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Il dopo rivoluzione

Sorriso
Nel tragitto dall’aeroporto a casa delle zie, ci faceva da guida sia automobilistica che antropologica, la mamma di Karima, una donna estremamente dinamica e piena di energia.

Medico in pensione ci spiegava delle grandi trasformazioni in atto nel suo paese, di come uno stato profondamente laico nato dalla rivoluzione del 1962 che aveva portato all’indipendenza dalla Francia, in cui tante donne avevano giocato un ruolo attivo, (chi non l’ha visto si riguardi "La Battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo) e che ora pian piano assisteva ad una lenta "islamizzazione" che trovava alimento da una crsi economica  strisciante ma che si sentiva soprattutto nei ceti medio bassi.

Guardando le moltissime donne velate si inalberava "Il y a quinze ans, n’y avait pas tout ca!", quindici anni fa non c’era tutto questo! Hanno regalato i veli davanti alle moschee e poi piano piano nei quartieri la cosa è diventata di fatto obbligo. Gli Algerini sono sostanzialmente laici e come è ovvio ho così scoperto che ci sono, come da noi, tanti "popoli" diversi fra loro che coesistono nel medesimo confine, dai Kabil che pur essendo tra i protagonisti più attivi della rivoluzione si trovano poi perseguitati e costetti a rinunciare alla loro lingua di origine berbera: un pò come accadde dopo la resistenza da noi, in fondo.   

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Ospitalità mediterranea

TavolaAvevamo un lungo intervallo di tempo tra l’arrivo ad Algeri e il volo per Djanet e la famiglia di Karima aveva preparato un fantastico pranzo per ospitarci e per trascorrere insieme le lunghe ore dell’attesa.

Così eccoci stipati su due automobili con tutti i bagagli e mamma e zia di Karima che ci portano a casa di quest’ultima sulle colline sopra Algeri.

A casa c’è l’altra zia che ci accoglie ed è tutto un abbraccio (qui si danno quattro baci sulle guance!) e un "come state!", "che piacere che siate qui!", "forza che è pronto in tavola!".

La mamma di Karima ha preparato il tutto ma dato che vive in pieno centro e il parcheggio è impossibile, proprio come a MIlano, ha trasferito il cibo a casa della sorella in collina.

Ci sono olive e carciofi, cous cous allo zafferano e dolci di miele e mandorle e non posso non pensare che è lo stesso calore umano che troviamo nel nostro sud o nelle nostre campagne.

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Scelta difficile

Tadrart08r3_30Scegliere nel secondo lotto di fotogrrafie è stato più difficile perchè le dune rosse di Tin Merzouga e quelle gialle di Mulenaga e in più il percorso tra le rocce, hanno creato condizioni di luce e di contrasto ottimali e c’erano davvero un sacco di belle immagini tra cui scegliere.

Alla fine su 300 scatti, mi sono costretto a 35 ma ce ne sono parecchie con due stelline che meriterebero la terza: se non sto "basso con i voti" come faccio con i prossimi rullini e soprattutto come faccio a selezionare 5 immagini 5 per sintetizzare il viaggio?

Anche queste sono su Flickr nel fotoset Tadrart.

Primi due rollini

Tadrart08r2_13Mi son messo d’impegno e ho caricato in Aperture i primi due "rullini" di foto e sono abbastanza soddisfatto della mia severità nello scartare e selezionare: 900 scatti, 400 scartate, 21 con 3 stelline e caricate su Flickr.

Cose utili

Grande suggerimento quello che mi ha dato Damiano di portare un "inverter" che collegato all’uscita accendisigari dell’auto converte il 12 volt in 220 e permette di ricaricaricare le batterie delle macchine foto, degli ipod, dei telefonini (usati come macchina foto da qualcuno). L’ho trovato da Euronics a 40 Euro.

Salviette preumidificate (quelle per i bebè) sono state il nostro oggetto da toilette mattutina e seervono in confezione grande perchè se ne fa comunque largo uso. Non bisogna dimenticare un accendino perchè per non lasciare immondizia in giro, le salviette e i fazzolettini di carta vengono sempre bruciati.

Lampade da testa (quelle che usano anche gli scalatori, ottime quelle a led che fanno un sacco di luce e consumano poco) indispensabili per vederci mentre si cena e avere le mani libere per poter mangiare, ma anche per leggere prima di addormentarsi.

Mari
Sacco a pelo di buona qualità (leggero e che ripari bene dal freddo della notte), importante che abbia il cappuccio per proteggere in caso di vento o di folate di sabbia. Dopo le prime notti di adattamento si dorme sempre fuori dalla tenda ed è una goduria con il soffitto di stelle e il chiarore che ti sveglia al mattino.

A proposito di sacco a pelo, guardare bene l’etichetta e non fare come ho fatto io che ho guardato il peso (800 grammi) la resistenza al freddo (-6) ma non ho visto che era un modello "lady" e quindi ci stavo un pò stretto e soprattutto non ho visto che lo spazio per le gambe era minimo (tipo mummia) per cui mi sentivo un pò incastrato nei movimenti.

Cose inutili

ChecheCi sono cose inutili che ho scoperto di aver portato con me:
– le borracce per l’acqua e il disinfettante per potabilizzare (al mercato a Djanet abbiamo preso le bottiglie da un litro e mezzo di acqua minerale)

– il cappellino per il sole (abbiamo imparato a usare lo cheche (si pronuncia scesc) il turbante tipico dei Tuareg che ripara dal sole, protegge dal vento, ripara le orecchie, protegge dalla sabbia e dalla polvere e tanto dal caldo quanto dal freddo la sera. Sono quattro metri di stoffa e il segreto (che ho imparato, come si vede dalla foto che mi ha fatto Marina) è di come legarlo attorno alla testa.

– la cioccolata lindor (pessima idea tenerla nello zaino, mi si è sciolta tutta e ha macchiato giaccavento e altre cose che c’erano.

-due maglioni (ne basta uno e poi ci si cambia molto poco perchè tanto sei sempre impolverato e non è il caso di fare i fighetti)

-lamette e schiuma da barba (per dieci giorni vale la pena di lasciar perdere dato che ti "lavi" con le salviettine preumidificate e l’acqua la usi solo per lavarti i denti)

Un viaggio da consigliare

Ripensando ai nostri otto giorni nel deserto e riguardando un pò le foto stasera con Liddy  mi viene proprio da consigliare caldamente questo viaggio a tutti coloro che hanno un briciolo di spirito di avventura e la passione per la scoperta.

AlbaCerto non è adatto a chi non riesce nemmeno ad andare in campeggio o a chi non mangia se non ha la bistecca di vitello e la pasta "come la fa la sua mamma" ma se si accettano le piccole scomodità del vivere all’aria aperta c’è il grande vantaggio di vedere le stelle come le vedono i pescatori in alto mare a al mattino di avere un senso di spazio che non conosciamo più.

Il periodo ideale è da novembre ai primi di febbraio, già noi eravamo a "rischio" di tempeste di sabbia che sono ricorrenti a marzo e oltre marzo fa troppo caldo per andarci.

Raccomando assolutamente l’agenzia statale del turismo ONAT che ha organizzato il tutto e Mustapha Adel (onatassili@yahoo.fr), che è il responsabile dell’agenzia di Djanet,  èstato di una gentilezza e una ospitalità davvero encomiabili. Olte al nostro giro del Tadrart, è possibile fare altri viaggi nel deserto, dal terkking a piedi, all’escursione in cammello, alla traversata da Djanet a Tamanrasset e anche avere solo una guida e la "jeep cucina" e poi guidare il proprio 4×4 o noleggiare moto o quad per chi ha il talento per farlo.

Di corsa

Campo0Sono di corsa perchè devo assolutamente fare gli esercizi di violoncello visto che tra poco ho la lezione ma mi fa piacere che tanti amici abbiano voglia di vedere qualche immagine del viaggio.

Ecco allora al volo una foto del primo bivacco a Amais Oued.

Campo1
Questo è invece l’arrivo a Erg Admer dove ci siamo accampati per l’ultima notte

Gigi
E visto che Elena insiste ecco uno scatto "rubato" a me stesso mentre torniamo a Djanet.

Nei prossimi giorni mi metterò con più impegno a fare almeno una prima selezione anche perchè ho promesso agli altri compagni di viaggio di mettere il tutto su Flickr.