Sarà anche ripetitivo ma approfittiamo di essere nella patria delle aragoste per gustarle in vari modi.
Tanto, per le bistecche e il barbeque avremo il Texas…
Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
In questa stagione, con gli alberi che sembrano tessuti di Missoni, anche le autostrade sono piacevoli.
Ieri siamo stati lungo la costa fino a Bar Harbour e oggi puntiamo all'interno.
Uno dei vantaggi dei limiti di velocità è che ti abitui a un'andatura che è poco diversa tra autostrade e strade normali e quindi, non avendo mete precise o tempi da rispettare, di tanto in tanto scegliamo strade parallele.
Il risultato è che gli alberi e i colori sono ancora più vicini e la guida piacevole.
Chiacchieriamo, un po' di rock and roll classico dalla radio e non serve molto altro.
Il viaggio è stato tranquillo ma un po' più lungo del previsto e a Boston il tempo è uggioso e guidare verso il Maine è abbastanza fastidioso.
Il ritardo e le lungaggini dell'immigration ci hanno fatto partire verso nord alle 6, in piena ora di punta ma in fondo che importa, non abbiamo fretta.
A Kennebuck ci mettiamo un bel po' a trovare il lodge e ci ferma anche una macchina della polizia (con tanto di luci blu, e fato investigatore) perchè abbiamo svoltato da una corsia in cui non si poteva ma piove e il poliziotto capisce che siamo turisti in cerca di meta e evitiamo la multa.
Alla fine ci premiamo con un clam chowder e un hot dog fatto di aragosta: welcome to Maine.
… è perchè oggi partiamo per il New England alla scoperta della Indian Summer dettta anche "foliage", ovvero del cambio di stagione autunnale dai colori sgargianti e questa è la nostra prima tappa.
Io prenderò appunti e proverò a tenervi partecipi.
A presto.
Proprio sopra la basilica di Maria Luggau c'è il sentiero dei mulini, uno scosceso viottolo che collega cinque mulini ancora attivi, forse più per i turisti che per una vera attività economica.
Affascinanti comunque con quel profumo di farina e crusca, di legno e acqua.
Mi affascina la semplice ingegneria del mulino, resa complessa dal fatto che tutto è fatto di legno intagliato che pare cosi debole nel suo confronto continuo con l'acqua ma, rovesciando le sorti della sua partita a morra-cinese, l'acqua corre via e il legno resta.
E che dire dell'idraulica fatta di tronchi scavati come forse gli uomini fanno da secoli?
Vista da sotto sembra addirittura una sfida alla gravità perchè i ponti che reggono i tronci sebrano andare verso l'alto, ma poi, ovviamente, ci si accoge che da un mulino all'altro le condotte sono in cadenza perfetta per portare l'acqua con la giusta forza senza che l'energia la faccia debordare ma arrivi tutta al suo motore.
Parafrasando lo slogan che Séguéla inventò per Mitterand, c'è una "forza tranquilla" nella ruota che gira mossa dal getto dell'acqua che prende il suo slancio nell'ultima pendenza.
C'è il senso del tempo e della ripetizione, dell'eterno ritorno, della impermanenza delle cose con l'acqua che scorre a ricordare i Buddha e gli Eraclito e tutti quelli che nei millenni si sono chiesti il perchè delle cose.
Quando poi un'assicella sposta il canale di legno oltre la ruota per fermarne il moto, si ferma la macina ma non la forza dell'acqua che diviene luce e suono.
Einstein lo aveva spiegato, l'energia salta da una forma all'altra ma siamo noi che facciamo fatica a coglierlo, lei lo fa naturalmente.
Basta fermarsi qualche minuto nel silenzio dei prati ascoltare il suono di una ruota ferma, ascoltare il suono dell'acqua che la potrebbe muovere ma che le passa accanto con un sussurro.
Opera dell'uomo che si è congiunta in armonia con la natura, forza lavoro presa in prestito per un attimo e restituita al bosco, al prato, al fiume.
Non c'è l'insulto delle fabbriche, c'è la saggezza artigiana, la medesima che è racchiusa nel mio violoncello.
Ho nelle orecchie la prima sinfonia di Mahler, che impropriamente, secondo me, si chiama Titano, talmente ampia e larga e piena di pace luminosa come lo sono queste vallate, scintillante come questi ruscelli.
Sia lode al pane, la cui farina, macinata da queste pietre, ha catturato l'acqua e i prati, il cielo e i monti: ecco il miracolo, spezzi la pagnotta ed esce una sinfonia.
Abbiamo approfittato di una giornata non piovosa per andare a fare un giro nella valle di Gail, una valle parallela alla Pusteria tra Sillian e Lienz.
Il punto centrale è la basilica di Maria Luggau ma tutto il percorso è punteggiato di paesaggi affascinanti tanto che il fatto che la strada sia stretta e non consenta di superare i 40 all'ora è persino un piacere.
SI passa da un'altopiano aperto con tutte le casette ordinate, la legna perfettamente sistemata, esplosioni di gerani ai balconi, a gole e boschi degni dei fratelli Grimm.
E poi paesini attraversati da una strada stretta che ti obbliga a guardarti attorno per vedere le decorazioni sulle case e (sorpresa!) una FolksMusikSchule con tanto di decori a pentagramma sul muro.
A parte il santuario, austero come sanno esserlo questi posti in nord Europa, è l'intera valle che emana spiritualità e lentezza, ritmi e fatica del lavoro e maestosità dei prati e dei monti.
Rispetto alla strada primncipale si impiega il doppio del tempo per arrivare a Lienz ma èè tempo speso bene.
Gli occhi e il cuore ringraziano
Giulio è partito presto per Brescia stamattina, Marina sta ultimando le valige e oggi parte per la Giordania.
Io al rientro dall'aeroporto dopo le prove con i "Sogni in Corso" parto per Pula e Piero rientra stasera dal Festival del Giornalismo a Perugia e così farà Giulio.
Liddy mi ha appena scritto che viene in giugno e già godiamo all'idea dei suoi racconti di autostoppista planetaria.
Siamo fatti così, curiosi e in movimento, viaggiatori e ospiti di altrettanti amici che portano cesti di storie e opportunità per nuovi viaggi e scoperte.
Blue che rimane a sorvegliare la casa, ci guarda e nel vedere le valige si agita e pensa che andiamo a Sesto: "No cara, Sesto ci aspetta immobile e paziente, questa volta andiamo altrove", tanto le Dolomiti hanno tempo per raccontarci la loro storia.
Stamattina mi son detto: ora o fino a luglio non lo farò più.
Mi sono messo di buzzo buono a selezionare, correggere velocemente, ritagliare, le foto scattate in Egitto, almeno le prime 200 che mi sono balzate agli occhi senza troppo pensarci su.
Adesso che sono su Flickr, attendo che gli amici mi aiutino a scegliere gli scatti migliori e poi faccio una seconda passata.
In compenso è stato come rifare il viaggio perchè le immagini rievocano suoni, colori, voci e profumi.
Finalmente ho caricato sul mac le 1650 foto del viaggio sul Nilo.
Mi ci vorrà un bel po' di tempo per buttare i doppini e ripulire le migliori ma almeno adesso le ho viste.
Qualcuna potrebbe anche andare su Flickr così com'è ma voglio guardarmele con calma.
Visto che oggi non siamo usciti perchè Marina è raffreddata, ho impiegato bene il tempo domestico