Yard sale

Boston11_1343E’ sabato e in ogni paesino si vedono cartelli che indicano le Yard Sale o Garage Sale, un modo diretto di liberarsi di oggetti ormai non più usati che affollano i garage e le soffitte.

E’ un modo per recuperare qualche soldo per chi si trasferisce, e qui capita spesso, e dovrebbe buttare nella spazzatura oggetti che comunque hanno ancora una funzione.

Mi hanno sempre affascinato queste cose, in fondo tanto ovvie ma nel contempo contraddittorie nel paese del consumismo più spinto.

Lungo la strada vediamo un’altra cosa tipica del sabato americano: due ragazzine che per 5 dollari si propongono di lavare le automobili: non c’è che dire, molto meglio dei nostri lavavetri ai semafori.

We went to the beach

Boston11_1342Percorriamo lentamente le stradine che da Salem portano alle spiagge del New Hampshire.

E’ sabato e c’è una bella giornata di sole, una brezza leggera che porta il profumo del mare fino al parcheggio dove facciamo uno spuntino mangiucchiando verdure e maionese rimasti dalla cena di ieri.

Mi viene in mente uno dei primi libri multimediali "Just Grandma and me", un vero capolavoro, che cominciava con la frase "We went to the beach, just grandma and me".

Se lo trovo me lo ricompero.

Le streghe di Salem

Boston11_1344Siamo a Salem, una cinquantina di chilometri a nord di Boston, diventata famosa per il periodo di isteria e fanatismo che nel 1692 portò ai processi per stregoneria e all’impiccagione di 19 persone.

In fondo quelle vittime innocenti si prendono una bella rivincita perchè sono oggi il maggiore contributo all’economia di questa cittadina e migliaia e migliaia di persone parlano di loro alla faccia di chi impiccandole voleva liberarsi di loro per sempre.

Passeggiamo lungo la via principale dove le bancarelle vendono gadget di ogni genere: ha ragione Marina, figlia di venditori ambulanti, il mercato ha un fascino che non muore nei confronti di qualunque mega shopping center.

Il tour

Immagine_1Visto che mi hanno chiesto come è fatto il nostro "tour", ripubblico la mappa del percorso con le tappe principali da cui faremo ovvie deviazioni.

Oggi per esempio abbiamo deciso di fare un salto a Salto a Salem, il paese delle streghe.

La mappa è qui su Google per zoomare sulle singole tappe.

Cena in casa

Boston_1335Stasera abbiamo deciso di mangiare al motel andandoci a comperare verdure a frutta al supermercato.

Ottima scelta, ci siamo divertiti tra le corsie, abbiamo approfittato dei preparativi della cena per fare il bucato alla lavanderia e abbiamo riso di battute stupide ma spiritosissime.

Degna conclusione di una bellissima giornata.

Regolazione ISO sulla D80

Boston_1330Una delle funzioni più utili della mia macchina fotografica è la possibilità di cambiare la sensibilità della "pellicola" ad ogni scatto e non sempre ci penso, con il rischio di avere foto mosse in condizioni di luce non ottimale.

Oggi da Starbucks me ne sono ricordato e pria di scattare ho portato la sensibilità a 1000 ISO per non rischiare il mosso in una fotografia che anche un pò più sgranata di un ISO 100 è comunque bella.

Newbury street

Boston_1325Facciamo due passi in Newbury street, una via di vecchie case che al piano terra e negli scantinati celano negozi e bottegucce, è una delle vie che più mi piacciono di Boston.

Due sorprese non belle: Tower Records, all’angolo con Massachussets avenue ha chiuso e il parcheggio per due ore ci costa 25$.

Piedi bionici

Boston_1333Mentre parliamo dei vari progetti del Lifelong Kindergarden, nell’atrio stanno filmando una persona che ha entrambi i piedi sostituiti da protesi robotizzate.

Questo è il MIT.

Montessori, Piaget e Scratch

Boston_1334Dopo che Matthias ha spento le candeline di una "torta robot" che si è messa a suonare "Happy Birthday", e dopo che abbiamo visto l’utilizzo delle interfacce sonore e dei sensori applicati a Scratch, Marina, venuta su alla scuola Montessoriana, ah posto la questione del rapporto tra il reale e il virtuale, tra il toccare e il vedere.

La risposta di Liddy è stata pronta e ne abbiamo poi parlato a lungo durante la pausa caffé: è difficile dire cosa sia reale e cosa sia irreale nella mente di un bambino che sta giocando, per lui sono reali, secondo Piaget, non le cose che tocca fisicamente, ma le cose che sono per lui significative.

Liddy e Marina non finiscono di stupirmi per le loro conoscenze mai ostentate.