Il film che ho visto io

MetropolisSono passati trent'anni dall'inizio dell "era di internet" e ancora non abbiamo visto che una minima parte dei cambiamenti che induce.
 
A volte ho l'impressione di assistere ad un film di cui ho già visto la prima versione in bianco e nero e che ora arriva al surround e al 3d o alla realtà virtuale.
 
Questi giorni di celebrazioni rendono ancora più evidente la paura di quanti ne parlano ma non osano trarre le conseguenze del cambiamento che essa impone e anzi l'ostacolano in ogni modo: dalla scuola alle aziende, dal turismo alle istituzioni.
 
Provo anche un senso di fastidio per chi racconta questa storia (troppo recente per essere chiamata tale) come se fossimo già nella fase "ahh, quelli sì erano bei tempi…" e me li vedo come guardassi i reduci al 4 novembre con i gagliardetti dei battaglioni e i fazzoletti arancioni degli artiglieri.
 
Non c'è nulla da commemorare: forse, per quelli che non c'erano e non potevano esserci, c'è il dovere di raccontare come è andata perchè i tablet non sono sempre esistiti e i telefoni avevano rotelle con cui si componevano i numeri inviando segnali alle centrali elettromeccaniche.
 
Le prime reti
 
JohnathanQuando iniziai con Siosistemi a realizzare reti di computer con i minicoputers della Datapoint usando il loro formidabile protocollo arcnet mi divenne evidente il potenziale straordinario di quella visione: non esisteva più un computer centrale ma ogni oggetto veniva connesso a formare ogni volta qualcosa di diverso e più potente come un enorme Lego.
 
Ho avuto la fortuna di conoscere l'inventore di quella tecnologia John Murphy e del suo grande divulgatore Jonathan Schmidt ed è parlando con loro che ho imparato a vedere il mondo della rete non come una tecnologia ma come un modo di pensare.
 
Jonathan mi diceva: "il futuro delle reti è nella loro scomparsa", ovvero saranno così diffuse e pervasive che non ne dovremo più parlare.
 
Quando poi nel 1983 arrivò il PC IBM fu una seconda grande rivoluzione: noi li collegavamo in rete con Arcnet e Novell contro il parere di chi diceva che quelle macchine erano "personal" e non avrebbero mai potuto essere soluzioni per le aziende… (mi dissero anche, quando collegammo i primi sistemi Token Ring in cavo twisted pair, che non era possibile raggiungere alte velocità trasmissive senza i pesanti cavi coassiali IBM…)
 
E poi a fine anni '80 la rete si estese al pianeta e dalle prime dimostrazioni in ambiente universitario cominciò a toccare le aziende. Tornai affascinato da un viaggio in Usa dove vidi la prima applicazione del web da parte di Pizza Hut e il primo sito istituzionale importante: la Casa Bianca.
 
Il gatto dei Clinton
 
SocksHo ancora le slides della presentazione che feci alla sezione del PCI di Desenzano agli inizi del 1994, facendo vedere che il Presidente Clinton presentava la sua famiglia e il suo gatto Socks: l'antesignano di quello che oggi chiamiamo "storytelling".
 
Mi viene da ridere ripensando a quella scena: dovevo avere grande fiducia per non rendermi conto che venivo percepito come un marziano…
 
Nel luglio del '94 presentammo, con molto maggiore successo, Internet ai manager delle aziende nostre clienti al Park Hotel a Desenzano mostrando con l'aiuto di Andrea Mattasoglio del CILEA (poi assorbito dal CINECA) il primo browser Mosaic in applicazioni aziendali.
 
Mi rendo conto oggi di quanto fossimo in pochi a parlare con convinzione della rivoluzione in atto e di quanto fosse piccolo il gruppo di persone che ancora oggi possa dire davvero "io c'ero" non tanto per l'età anagrafica ma perchè ne aveva capito le potenzialità e le implicazioni.
 
OnDe
 
OndedeskSe da un lato continuammo con successo le implementazioni per le aziende, mi misi in testa di sviluppare tutto il potenziale delle reti nelle applicazioni per la vita dei cittadini: in fondo era dal 1975 che facevo politica e mi sembrava il modo più logico per continuare a farla.
 
Nacque così il progetto OnDe, assieme agli altri progetti di rete civica, con Fiorella De Cindio a Milano, con Stefano Bonaga a Bologna, con Giovanni Ferrero a Torino.
 
Nacquero così le attività di alfabetizzazione dei genitori con Marina, il cablaggio delle scuole (e anche quelli, di nascosto, della città), le conferenze sull'apprendimento e i laboratori di informatica civica e la mediateca.
 
Il resto è cronaca, nemmeno più storia anche se sono passati già, o meglio "solo", vent'anni ma le idee di fondo (qui l'originale del pre-progetto Onde sono ancora valide.
 
 

Che bella storia! La Programma 101

Schermata 2013-01-19 a 22.10.48Grazie a Luca ho conosciuto questo filmato che racconta una bella storia: quella dell'invenzione, tutta italiana, del primo personal computer della storia, La Programma 101 della Olivetti.

Narrato dalla voce di due dei progettisti originari, è un racconto che la dice lunga sull'inventiva, il coraggio, la forza delle idee, ma anche sulla stupidità e la cecità di chi allora non capì che dietro alla tecnologia dell'informazione c'era una possibilità straordinaria.

Guardate il filmato, dura 52 minuti, c'è anche un piccolo accenno alla visione di Adriano Olivetti, alla avida cecità di Mediobanca di allora simile a molte banche di oggi, e pensate al presente: ci sono quei visionari? Certamente, Ci sono ragazzi di 19 anni in grado di pensare in modo diverso da tutti gli altri? Ma sicuramente sì! E ci sono anche imprenditori che ne sostengono gli sforzi e che scommettono su di loro.

Ma sappiate anche che tra i candidati alle prossime elezioni ci sono persone che non hanno ancora capito e che vorrebbero governare come se la storia non avesse insegnato nulla.

Buona visione.

Mi merito una buonanotte

QpqgIl racconto della battaglia è stato bello, questa sera eravamo all'aperto nel bel parco di Cascina Capuzza e il profumo dell'aria di giugno aggiungeva un tocco di realismo alla scena.

La presenza di molti amici mi rendeva più facile trasformare il racconto complessivo in una narrazione a tu per tu e anche Fabio ha cantato e suonato con grande passione e poi la cena e le chiacchiere hanno reso ancora più piacevole il tutto.

Adesso mi merito proprio una bella dormita.

P.S. Grazie a Gabri per la foto.

The day after

QPCQGOggi 24 giugno è l'anniversario della battaglia di Solferino e San Martino, domani sera recitiamo il nostro racconto della battaglia "Qui per caso quel giorno" alla cascina Capuzza come facciamo  periodicamente da più di un anno.

Ma domani sarà una serata speciale, il nostro racconto è il racconto "del giorno dopo", la riflessione su cosa è stata quella battaglia, la più lunga della storia, e avverrà proprio "il giorno dopo".

Prenotatevi la cena alla Capuzza, o venite solo per ascoltare il racconto e brindare alla memoria di quell'evento che ha cambiato il mondo: tanto il lunedì non mi direte che avete di meglio da fare?

Notizie ottime

LocandinaQuiPerCaso-1 Tutto è pronto per la serata di domani a Cascina Capuzza, ci sono tanti amici che hanno prenotato la cena (io arriverò trafelato dal Security Summit e cenerò dopo) per poi seguire il racconto della battaglia di Solferino e San Martino come lo abbiamo immaginato io e Fabio.

Sono convinto che sarà una bellissima serata e chi non lo ha ancora fatto è meglio che telefoni (030 9910279)  per prenotare una cena ottima e un bel racconto il tutto per meno di 30 euro: un affare!

Semplicemente splendidi

CarloeMoni2Che aggettivi usare per descrivere due artisti che tengono cento persone incantate per tre ore senza interruzione e senza un'attimo di caduta di tensione emotiva?

E' da stamattina che ci penso e devo ricorrere a due parole : semplicemente  (perchè la scena è scarna, la musica è diretta, la storia è immediata) splendidi (perchè Carlo al pianoforte fa scintillare la musica e Moni è un affabulatore che rapisce e quando canta ti trasporta lontano).

Lo spettacolo di ieri sera al Teatro Libero (già quel luogo incredibile faceva suggesione, un teatro al quarto piano di una palazzina di via Savona, con cento posti rubati a un capannoncino che sembra portato lì da un tornado ) è uno di quelli che resta nel cuore, per la bellezza dell'insieme e per la forza del racconto.

Peccato che ci siano così pochi posti o repliche a disposizione, a fronte di 300 disponibili complessivamente nelle tre serate, mi diceva Carlo, hanno avuto 1500 richieste: ci avrei mandato certamente i miei figli e gli amici più cari.

Per chi lo potesse andarlo a vedere nelle date a Roma o in Piemonte, la raccomandazione è forte, non perdetevelo, io tornerei a vederlo stasera stessa perchè oltretutto ogni sera non è mai lo stesso perchè i due amici, recitano "a soggetto" secondo un canovaccio che si dispiega a seconda del loro sentire e del pubblico che li ascolta.

Mezzo secolo di storia dell'Unione Sovietica, dalla rivoluzione al dissolvimento, narrati con poesia e drammaticità con il filo conduttore dell'ironia, con momenti di grande passione e intelligenza che non lasciano spazio a luoghi comuni o ammiccamenti ma che invitano sempre a riflettere su cos'è accaduto in realtà e come sia possibile che milioni e milioni di persone siano morte e se siano morte inutilmente.

Sulla via del ritorno Marina diceva "Pagherei di tasca mia per farli venire a Desenzano in uno spettacolo per le scuole, perchè la storia riacquisti un senso." e ha ragione, la storia e il racconto marciano assieme, finché ci saranno voci narranti e musiche che l'accompagnano, l'intelligenza non verrà messa a tacere.