Una montagna di buoni propostiti

SfondoscrivaniaSono stato a un passo dal chiudere questo blog: non lo aggiorno da quasi un anno.

Ero quasi deciso e poi ho passato in rassegna alcuni dei post più vecchi e poi dall'uno all'altro rendendomi conto che ci sono comunque 9 anni della mia vita, 9 anni di pensieri e di sensazioni che sono un'immagine tridimensiaonale di come sono fatto.

Sesto è certamente complice della decisione di non chiudere il blog ma, anzi, di riprendere a scriverci per sfuggire alla trappola degli altri Social Network così istantanei ed effimeri.

Per pensare ci vuole tempo ma soprattutto una condizione emotiva speciale che io trovo quasi esclusivamente qui.

Non è "calma": a volte, anzi, è il contrario. E' la sensazione di prendermi tutto il tempo necessario per lasciare che le idee vengano, si sviluppino, alcune si siedano e si riposino, altre invece si mettano a correre.

Anche per dare seguito ai buoni propositi ci vuole tempo ma me lo sto prendendo e la lista delle cose quotidiane da fare si esaurisce in fretta per lasciare il posto alle attività continuative più importanti a cui voglio dare seguito.

Mi basta guardare fuori per sapere come fare, in equilibrio tra il continuo mutare dei fiori sul balcone e la solidità delle rocce là dietro.

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Perchè questo logo?

14MinilogoQuando un anno fa ci siamo messi con Cesare Orladelli (il mio geniale partner di grafica) a lavorare all'immagine del progetto del Concerto dei 100 Ragazzi, volevamo trovare un modo originale per raccontare una "storia" molto articolata.

Dal momento in cui mi è frullato per la testa il nome dell'evento, ho spiegato a Cesare cosa dovevamo comunicare: non tanto una serata musicale, ma l'idea di un'attività ad alto contenuto simbolico in cui i giovani musicisti sono protagonisti di un percorso innovativo.

E poi volevo qualcosa di "insolito" nel mondo della musica orchestrale tradizionale, qualcosa che richiamasse l'attenzione e incuriosisse chi guarda, tanto da domandarsi: ma cos'è questa cosa?

L'idea grafica è venuta subito: quelle due grandi scarpe da ginnastica piene di strumenti rendono perfettamente l'idea e ingombrano decisamente lo spazio per costringere il testo a poche frasi, l'attenzione è sul cammino più che sull'evento.

Il Concerto dei 100 Ragazzi è infatti un percorso di mesi in cui gli insegnanti e i direttori delle diverse scuole collaborano per preparare il repertorio, un percorso che sfocia in una settimana di full immersion in cui 100 ragazzi che provengono da diversi paesi,  che parlano lingue diverse, con tradizioni e quotidianità diverse ma che hanno in comune il linguaggio comune della musica e un obiettivo chiaro e condiviso da raggiungere: il concerto.

Nei molti anni in cui ho suonato con l'orchestra giovanile della scuola ho imparato la magia di quell'ambiente, il misto di ansia nei mesi di prova e di gioia al termine del concerto, il suonare e l'ascoltare simultaneo degli altri.

Ma quando lo scorso anno ho assistito alle prove del Concerto dei 100 Ragazzi ho visto qualcosa di ancora più strabiliante: una sola settimana di tempo, un intero repertorio da preparare, musicisti che non hanno mai suonato assieme, la barriera linguistica da superare… dare vita a un grande concerto, pieno di emozione.

E quella è l'immagine che rende bene quello che accadrà anche quest'anno a Belgrado: cinque gruppi di ragazzi, cinque lingue diverse, un repertorio da assemblare, due sale prestigiose in cui hanno suonato i più grandi musicisti del mondo… e i ragazzi non vedono il problema, camminano verso la soluzione.

Quelle due scarpe raccontano l'essenzialità del viaggio, non serve altro: lo strumento e la voglia di andare, la musica farà il resto.

 

Riflessioni sulle notizie

Si discute del prezzo pagato da sette turisti a Venezia (per poco ancora, poi si passerà ad altro) e la cosa mi fa riflettere.

1 – La dabbenaggine

Non riesco a capire come sia possibile solidarizzare con chi entra in un negozio qualunque, ordina della merce di cui può verificare il prezzo e poi si lamenta: "i ragazzi avevano fame e siamo andati Al Pescatore a Canneto… sai quanto ci hanno staccato per un piatto di pasta?"…

Se una merce non ha il prezzo che ritieni equo, semplicemente non l'acquisti, se un un servizio non lo ritieni proporzionato al costo, semplicemente non lo richiedi, e se non chiedi un "preventivo" o non leggi il listino, o non lo capisci…

Se infine non riesi a capire dove sei e confondi Piazza San Marco con il bar di Maria la Vunciona, non ci sono scuse

2 – La cultura del piagnisteo

Non capisco poi, che senso ha chiedere "solidarietà" per la tua stupidaggine: sono entrato in un locale, mi hanno "fregato" (così credo) e allora mi metto a piangere perchè gli "altri" sono "cattivi" e io sono Calimero e tutti ce l'hanno con me perchè sono "piccolo e nero".

Lascio l'immondizia dove capita e mi lamento dello sporco, parcheggio in doppia fila per entrare al bar a discutere del traffico che è diventato impossibile, mille esempi quotidiani di chi si lamenta di conseguenze delle proprie azioni o non-azioni.

3 – La decadenza del giornalismo

Una notizia del genere mi pare abbia lo stesso valore dell'annuncio della nascita del vitellino alla mucca del maso di Malga Nemes, è vero che d'estate i giornali sono a caccia di notizie di "costume" ma la dov'è la "notizia"? Ho comperato una cosa e mi hanno fregato! WOW! Stupore! Non si era mai visto!

In realtà la notizia è più cattiva, fuorviante, è più insinuante e quindi bastarda "dentro", istiga al rancore e al piagnisteo: "i commercianti sono tutti ladri", "i turisti sono tutti poveri", "cento euro per un caffé! (in realtà i caffé erano 4 e poi la correzione e poi tre amari e la musica) ".

Con la protervia di fare sempre i conti in tasca agli altri, rapportando poi il tutto alla propria miseria (o presunta tale): "Sai quanto mi danno per scrivere un articolo? 7 euro!, Ne devo scrivere 15 per pagare un conto simile!", "ma sai quanto prende quel personaggio televisivo?" (omettendo che tu stesso lo guardi e ne sei pubblico e ragion d'essere)

4 – L'amplificazione acritica

La rete, o meglio Facebook con la sua caratteristica di apertura e divulgazione acritica, diventa tribuna facile anche per gli starnazzanti: passiamo dalla politica (si fa per dire) locale "sai quanto hanno speso per coprire le scritte in dialetto?", alla ricerca di solidarietà da questuante: "mi hanno trattato male…" (omettendo che sei entrato con le scarpe infangate, 4 marmocchi urlanti e volevi mangiare i panini che ti eri portato dal Conad).

Così come cadiamo nell'inganno dei bambini che hanno bisogno di trapianti, di sangue, di notorietà prima di morire, così come qualunque notizia imbecille viene presa e rilanciata, un "click", come un "dott." non si nega a nessuno: non si pensa, non si valuta, non ci si chiede se si hanno tutti gli elementi oggettivi per valutare.

All'onda degli indignados usa-e-getta si accoda immediatamente, la seconda ondata degli idioti istituzionali: il parlamentare che fa l'interrogazione, il consigliere regionale che chiede una commissione d'inchiesta (ci sarebbe giusto mio cognato che dovrei "piazzare"..), addirittura il presidente dell'Ente Nazionale del Turismo, istituzione nota al mondo per la sua energica azione svolta a potenziare il valore della nostra immagine che dichiara all'Huffington Post "…Venezia è un bene di tutti…questa notizia farà sicuramente il giro del mondo e il messaggio che ne
verrà fuori sarà sempre lo stesso: in Italia c'è chi se ne approfitta".

Appunto, c'è chi approfitta di una notizia inesistente per darsi un'immagine che non ha.

La notizia che rischia di fare il giro del mondo è "Gli italiani sono così imbecilli che non sanno dove sono, comperano servizi che non si possono permettere e si mettono a piangere sapendo che qualche potente, che nel frattempo ha tagliato i fondi al turismo, lo sosterrà."

5 – Il valore della musica

Ma la parte più grave della notizia è che nessuno ha difeso il fatto che "pagare" per ascoltare della musica sia giusto e doveroso.

Nessuno si è domandato quanti musicisti ci fossero, nessuno ha riflettuto che a Venezia spesso i "pianobaristi" sono in realtà musicisti diplomati al conservatorio,, nessuno ha sottolineato il fatto che la musica, Vivaldi, la classica di facile ascolto, sono parte essenziale e non accessoria della nostra offerta, di ciò che ci rende unici e di ciò che i turisti vogliono "comperare".

A Austin sono andato ad ascoltare del sano rock dal vivo (è il tipico prodotto locale…) e per un'ora di musica ho pagato 5 dollari, oltre alla birra. Per stare un'altra ora, ahimé non potevo, avrei dovuto pagare altri 5 dollari e nessuno dei presenti aveva nulla da ridire sul fatto che ascoltare della musica dal vivo sia un "prodotto" non meno valido della birra che hai sul tavolo.

Mi domando se i sette turisti che hanno pagato 6 euro (quanto il caffé…) per ascoltare musicisti veri, suonare della musica ben eseguita (non ne ho le prove ma ne sono convinto), abbiano ascoltato in silenzio, abbiano colto la magia di ciò che veniva loro offerto e il posto magico in cui godevano di questa situazione.

Ho pagato 23 euro per ascoltare una suite di Bach alla chiesa di Saint Ephrem a Parigi e c'erano solo 25 sedie e non suonava Rostropovich, ma ogni minuto di quell'ora è valso i 38 centesimi che è costato.

E se il conto fosse stato: caffé gratuito, correzione "omaggio della casa", tre amari offerti dal barman, ascolto di musica classica, con musicisti diplomati e seduta in posizione privilegiata 14,30 euro a testa? Ci sarebbe stato da ridire? Ci avrebbero fatto sopra un articolo il Corriere, La Repubblica, sarebbe sceso in campo il Presidente dell'ENIT?

Questa storia cialtrona ha un virus al suo interno: parla di soldi e non di valori, lamenta l'esagerazione e non apprezza il vero contenuto di ciò che è stato comperato, non accetta che un'ora di musica possa valere quanto un caffé.

 

 

Un podcast da… scienziato

Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste per il loro servizio di podcast sono stato intervistato nella rubrica "Mr Hyde" ed è interessante la presentazione:

Mr. Hyde, lo scienziato che non ti aspetti, abbiamo intervistato
Gigi Tagliapietra, un informatico violoncellista che si definisce
mastrotecnologo, perché ha imparato tutto ciò che sa del suo lavoro
direttamente sul campo. Alla passione per la tecnologia Tagliapietra ha
unito quella per la musica, che cerca di trasmettere anche ai bambini e
ai loro genitori.

Bello essere "catalogato" come scienziato… Il podcast è qui.

Avrei scelto questo tema e non è detto che…

GigidesertoSecondo me il tema della maturità sul "viaggio" e "lo straniero" è affascinante, lo avrei scelto senz'altro anche perchè dopo le mie ripetute visite a Trieste e Gorizia, dove il confine si sente nell'aria, mi rendo conto che sono nato qui in un paese di frontiera che un colle separa da un'alrta nazione ma che quel confine non passa nelle lingue e nella vita di tutti i giorni.
Ascolto musica "di frontiera" perchè sto cercando di capire se ci aiuta a cancellarla nei nosti cuori la frontiera che ci impedisce di immaginare un futuro diverso.
Intanto mi trascrivo tutta la traccia e mi leggerò Magris.
Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere – politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi sbarrano la strada a noi stessi.
Oltrepassare frontiere; anche amarle – in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le danno forma, salvandola così dall’indistinto – ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue.

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Come avessero tagliato un bosco

Chiude l’orchestra sinfonica della TV Greca: il senso del dolore che dobbiamo provare è nel volto della violinista ripresa più volte.

Quando viene uccisa un’orchestra è come se avessero tagliato una foresta, prosciugato un lago, una fonte di bellezza è stata chiusa.

Non ci sono parole, c’è l’ascolto.

 

Appunti da Parigi

Per le riflessioni ci vorrà più tempo, intanto, prima che sfuggano le impressioni, appunto.

Un sacco di barboni e senza casa : le stazioni della metro e gli androni delle porte sembrano i rifugi di guerra.

Ristoranti e bistró sono comunque affollati: tutti hanno l’offerta a prezzo fisso antipasto+primo o primo+dolce

Gli smartphone hanno cambiato la società

Musica e cultura comunque non scompaiono per la crisi

Lo scandalo del ministro con i fondi all’estero tiene banco e il tema della moralizzazione è al centro del dibattito e dell’indignazione.
Noi ci siamo assuefatti a molto peggio.

Gru e lavori in corso danno il senso comunque di chi guarda al “dopo”

La fotografia di massa è un fatto sociale rilevante: fotografano tutti

Scolaresche di ogni età in tutti i musei

La cultura come risorsa non è un automatismo ma il frutto di un lavoro meticoloso di offerta e posizionamento: il Louvre da solo incassa quanto tutti i musei italiani messi assieme

C’è musica ovunque e di tutti i tipi: dai mendicanti nel metro ai concerti rock al palasport di Bercy già esauriti

Tutti quelli seduti attorno a me a l’Opéra hanno la ricevuta di biglietto elettronico

L’hotel, la Easy Jet, l’Opéra mi chiedono via mail di commentare il grado di sodfisfazione

La mixitè di razze, lingue e culture che respiri all’uscita di un liceo o sul metro è il film del mondo che ci sarà

Raccontare com’era prima e come siamo arrivati ad essere ció che siamo, sarà importante quanto immaginare dove stiamo andando. Per la prima narrazione l’età è indispensabile, per la seconda no.

image from http://gigiitaly.typepad.com/.a/6a00d83452001e69e2017d42bdfebe970c-pi

Inviato da iPhone

La finzione del tempo e dello spazio

Ieri ero in Rai per la registrazione delle due puntate pasquali di Mezzogiorno in Famiglia e, ovviamente dovevamo fare “come se fosse” Pasqua.
Amadeus e gli altri conduttori salutavano gli ascoltatori con auguri calorosi e anche gli interventi da Desenzano e Cefalù, registrati martedì, simulavano la medesima situazione.

La cosa curiosa è che dopo due ore mi sono dovuto sforzare di chiedermi: ma oggi, che giorno è?
La finzione dello studio, condita con l’emozione intensa del gioco, aveva spostato l’asse del tempo e delli spazio, ero in un “posto” il giorno di Pasqua.
Non sono un grande esperto ma credo si possa dire che ho vissuto un’esperienza “alienante” che mi ha portato a vivere come fosse vera una situazione non reale?
Ma che certezza ho che per dire che non fosse “reale”?
Era tutto assolutamente vero per quanto ci riguarda.
Che pillola vuoi, la rossa o la blu?

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