Si comincia dal principio

Mi ha molto incuriosito l'accenno che ieri faceva Annamaria Damiano alla sua "Carta dei Principi" mentre presentava la sua candidatura a Sindaco di Desenzano per le elezioni amministrative dell'anno prossimo.

Sono andato a leggerla e la trovo molto interessante sia nello stile che nei contenuti ma soprattutto trovo molto giusta l'idea di dichiarare i "principi" su cui si intende lavorare piuttosto che singole azioni o promesse elettorali.

E' come quando un'azienda prima di intraprendere la sua attività, prima di sviluppare i prodotti, definisce con chiarezza i suoi valori fondanti e quale è la vision che ne caratterizza l'approccio sapendo che il resto verrà di conseguenza perchè i prodotti non sono altro che il modo in cui essa realizzerà la sua visione e i suoi valori.

Trovo che sia un metodo perfetto per creare consenso sulle cose da fare: se sei d'accordo sui "principi", troveremo certamente un punto comune d'azione.

A questo punto i concetti di "destra" e "sinistra" diventano molto più inconsistenti e si apre un cammino verso un approccio che potebbe cambiare molto rispetto al passato.

Vedremo. Di certo ha settato un livello di confronto che metterà in imbarazzo gli avversari e comunque, se li costringerà su questo terreno, se prima di parlare anche gli altri dovranno dichiarare quali sono i principi che li animano, avrà fatto il bene della città.

Sarà una campagna elettorale interessante.

Aria nuova a Desenzano

AdamianoSono stato ad ascoltare la presentazione della candidatura a sindaco di Desenzano di Annamaria Damiano.

Mi pare un evento importante e nuovo per la città che voterà la primavera prossima: un candidato donna, indipendente, con il sostegno di un movimento di giovani (Desenzano in movimento) che fanno ben sperare in un modo nuovo di fare politica.

Conosco da tempo Annamaria e mi ha fatto molto piacere vedere la sala gremita e ascoltare il suo discorso: semplice, diretta, appassionata e rigorosa.

Dopo l'assalto al territorio Desenzano avrebbe bisogno davvero di riportare in primo piano i temi che Annamaria ha citato come suoi "pilastri" ideali: rispetto, accoglienza, onestà, trasparenza, cambiamento.

Molto efficae il suo motto, "Una città che vive bene" ma soprattutto molto convincente il suo modo di presentarsi e il suo linguaggio.

Se mi dovesse chiedere, avrei ben poco da cambiare di quello che ho ascoltato stasera.

Brava.

Mi basta

Già il fatto che Calderoli non sia d'accordo mi basta per pensare che il nuovo governo dovrebbe andare bene.

Poi leggerò con calma.

Amplificazione

Sono contento delle dimissioni di Berlusconi e seguo sui giornali e in rete i commenti.

Credo che il buon Monti non avrà vita facile perchè dovrà dare disciplina a un popolo che già di suo non è proprio obbediente e poi dopo vent'anni di ubriacatura, figuriamoci…

Mi aspetto i "sì, però…" i "Sono d'accordo ma…", i soliti bizantinismi di chi soprattutto a sinistra dirà che "il problema vero è un'altro" e non mi aspetto che un governo provvisorio faccia le riforme che non sono state fatte: mi basta che ristabilisca una credibilità del nostro Paese, che cambi il tono e il modo del fare politica, che agisca in economia con rigore ed equità e che vari una riforma elettorale anche minima che consenta di andare al voto in condizioni eque non appena i fondamentali economici saranno ristabiliti.

Intanto trovo che la valanga di dialoghi, post, messaggi che la rete amplifica siano un segno molto positivo: il senso del futuro passa attraverso una nuova partecipazione diretta, una nuova assunzione di responsabilità da parte di ciascuno.

Se abbiamo una colpa, grave, tutti, è stato di credere che qualcuno potesse fare al posto nostro, che la delega fosse sufficiente (non c'è delega senza controllo) che il "meno peggio" fosse una soluzione, che comunque eravamo troppo impegnati in altre cose "più importanti" che non occuparci della qualità della vita del nostro comune, del nostro paese.

Trovo abbastanza allegoriche e poco edificanti le piazzate alle dimissioni: come sarebbe stato più drammatico lasciarlo solo, maledettamente solo!

Non è una liberazione, non è la fine della guerra, non usciamo da una dittatura (se avete amici Siriani, Tunisini, Egiziani, chiedete loro), finisce un'epoca ideologica basata su atteggiamenti che ci hanno portato al dissesto economico, finisce una visione della politica che ha invelenito di interessi e bassezze il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Finisce uno stile di vita e sappiamo che ne dovremo assumere un altro: saremo disposti? Non credo volentieri, nessuno ama fare sacrifici ma sarà doveroso farlo. Nessuno ama mettersi a dieta dopo aver socperto di avere il colesterolo a 400!

La cura farà bene comunque e intanto, appena si saranno spente le urla e gli strepiti, i titoloni e le smargiassate, la rete continuerà a favorire il dialogo, lo scambio il commento e si amplifica la possibilità di far sentire la propria opinione.

Ha fatto bene

Leggo i resoconti e le critiche all'iniziativa di Della Valle che ha pubblicato una lettera contro l'attuale classe politica e le trovo ridicole: nessuno vede la sostanza, quasi tutti si fermano alla forma (Rosy Bindi: non si fa così), o al "tu dov'eri" (Niki Vendola: dov'erano quando noi… più una stupida battuta veterocomunistoide sul costo della pagina), per non parlare delle critiche che vengono da destra.

Secondo me ha fatto bene e anche nel contenuto mi pare ci sia poco da eccepire.

Se i politici (quelli sani) pensano di avere comunque l'esclusiva della "politica" temo non abbiano capito che non è obbligatorio essere un onorevole (si fa per dire) o nel direttivo di un partito per poter esprimere il proprio rimbrotto o la critica o il dissenso.

 

La cultura è sviluppo

Rilancio un bel post di Luca de Biase che segnala l'intervento di Pier Luigi Sacco al convegno delle fondazioni svizzere:

"l'economia culturale e creativa sia, alla luce delle più importanti esperienze di sviluppo locale degli ultimi anni, uno dei settori più promettenti di crescita economica e sociale del futuro prossimo.

La cultura non si esaurisce più nella sua funzione tradizionale di passatempo, ma diventa un fattore fondamentale per il conseguimento di traguardi di cruciale importanza per il futuro di qualsiasi territorio: l'innovazione, la qualità della vita, la coesione sociale, la sostenibilità.

Allo stesso tempo, la produzione culturale e creativa rappresenta oggi un vero e proprio macro-settore industriale, tra i più grandi in assoluto dell'economia europea e soprattutto in rapida crescita anche in momenti congiunturali difficili come quello attuale"