Beatocello

Su La Repubblica di oggi un lungo articolo di Federico Rampini racconta la storia di un pediatra svizzero, il dr. Beat Richner che ha aperto tre ospedali per bambini in Cambogia e per finanziarli effettua concerti di violoncello di cui è un discreto suonatore con lo pseudonimo di "Beatocello". (qui il link al suo sito)

Il dr. Richner se la prende con l’OMS e con tutti quelli che pensano che non si debbano realizzare strutture d’avanguardia o offrire servizi di eccellenza nel terzo mondo (ce l’ha con chi dice "Ai poveri date medicine povere").

Che bella storia! Un novello Schweitzer che al posto dell’organo usa il violoncello e salva la vita di migliaia di bambini. E dopo non dicano che la musica non cambia il mondo.

Economia della felicità

LucaL’ho finito l’altro ieri ma ne parlo solo ora distratto dai lauti pranzi di fine anno.

Il libro di Luca "Economia della felicità" è un libro importante, che spiega con profondità le possibili implicazioni ed evoluzioni del cambiamento in atto nel mondo dei media e della rete.

Una lettura che raccomando assolutamente a tutti i miei amici giovani blogger, perchè Luca aiuta a capire quanto sia importante ciò che accade ogni giorno nel mondo delle reti sociali e lo fa supportando le proprie tesi con ampie citazioni di sociologi, economisti, premi nobel e ricercatori, che hanno cominciato ad analizzare la crisi dei modelli economici e sociali che da due secoli governano il mondo.

Non un utopia ma una analisi del possibile e, in fondo, un libro positivo e ottimista ma non fatalista: ciò che accadrà dipenderà da noi e non da una automatica ricaduta della tecnologia come generatrice di bene.

Ovviamente, per chi come me ha scelto di cambiare la propria vita dopo l’esperienza lavorativa, alla ricerca dei valori e del "senso", come lo chiama Luca, Economia della Felicità è  come un segnavia che si trova lungo il cammino di un percorso di montagna e che ti conferma che sei sul sentiero giusto (o una bottiglietta di energia che ricarica il tuo avatar durante un videogame, fate voi), una indicazione che ciò che sto facendo è una scelta che potrebbe avere importanti conseguenze non solo per me.

Grazie Luca, appena arrivo al primo rifugio ti dirò com’è.

Battaglie per Alitalia: non sono d’accordo

Davvero mi fa arrabbiare la polemica su Alitalia e Malpensa: un’azienda perde miliardi (nostri) ogni giorno, finalmente trovano un compratore e adesso diventa un "affare di stato" difendere Malpensa dimenticando che si tratta di una anomalia tutta italiana il fatto di avere due hub, scelta che deriva da scelte campanilistiche e non imprenditoriali.

Chi ha viaggiato con Alitalia di recente non dimentica i disservizi, la pessima qualità, e i prezzi alti, quanto a Malpensa già dimenticati gli illeciti con le valigie e la mancanza di collegamenti efficienti con le città più importanti.

Che avere una "compagnia di bandiera" fosse un fatto importante, da intervento statale, poteva avere un senso nel dopoguerra ma oggi, con le compagnie low cost e la realtà europea, davvero mi pare un assurdo pensare che sulle sorti di Alitalia si debbano leggere ogni giorno notizie e prese di posizione che antepongono ancora il campanile al fatto che comunque i debiti di quel disastro li paghiamo noi e che il sindacato difenda la pletora di "non lavoratori" (è un modo di dire politically correct) che hanno gonfiato l’azienda mi pare una battaglia dalla parte sbagliata.

Un blog per capiere la politica

Massimo mi ha fatto conoscere il blog della sua amica Federica che è una dirigente nazionale dei DS (ora PD) e che commenta sempre in modo semplice e chiaro i fatti della politica.

Trovo, ad esempio, chiaro e sintetico il suo post sui temi di fondo della legge elettorale e se, come me, non  avevate capito quale fosse "l’oggetto del contendere", il post di Federica aiuta a capire.

Bello anche rileggere la poesia di Neruda che Federica ha messo nella colonna di sinistra della sua pagina.

Dibattito sullo sviluppo del turismo a Sesto

Andare a prendere il caffè con Kikki al mattino, è un modo che ho di farmi raccontare le vicende locali e capire un pochino il "dibattito" che anima la comunità.

Avevo visto ieri il manifesto che invita la popolazione lunedì sera  alla presentazione dei progetti di sviluppo turistico (il tema caldo sono le nuove piste tra Croda Rossa e Mont’Elmo) e ho chiesto a Kikki qualche dettaglio in più.

La chiacchierata è durata più di un’ora e ho imparato molte cose.

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Controinformazione

La vicenda delle intercettazioni e del rapporto RAI-Mediaset mi sembra una operazione di classica controinformazione (che non vuol dire falsa, vuol dire informazione usata a fini politici per negare ciò che qualcuno, di solito "il potente", va sbandierando).

C’è qualcuno che sta dicendo: "guarda che se non la smetti, ci sono un sacco di cose che potrebbero venir fuori…".

Mah. Non è una bella storia

Correzioni di tiro

Stasera il Partito del Popolo già si chiama "Il Popolo della Libertà" ma nel presentarlo Berlusconi ha precisato che potrebbe anche chiamarsi Partito della Libertà (fonte: Repubblica).

Nomi certamente meno impegnativi del primo annuncio in piazza a Milano e nel frattempo i firmatari sono diventati 10 milioni (sempre da Repubblica): tra un pò dirà che è già stato eletto.

Ricordo la prima volta che vidi gli Harlem Globetrotters giocare a basket e mi piaceva quello che nascondeva il pallone sotto la maglietta con una velocità e una destrezza da prestigiatore e si avviava verso il canestro avversario e mentre tutti cercavano il pallone lui lo tirava fuori all’ultimo istante e segnava mandando in delirio il pubblico e facendo incazzare gli avversari.

Ho l’impressione di vedere la stessa scena.

Partito del Popolo

Non mi sorprende l’uscita del Berlusca che in un lampo liquida Forza Italia e fa nascere una nuova cosa per spiazzare innanzitutto i suoi alleati.

In fondo è il mtivo per cui sono contento di essere andato a votare per il Partito Democratico: chi inizia a rimescolare le carte costringe gli altri a cambiamenti che sono tanto imprevedibili quanto indispensabili.

Non so cosa succederà e per ora mi gusto la scena di chi se la prendeva con le primarie e oggi usa la stessa modalità autolegittimante (moltiplicata ovviamente per due perchè 7 milioni suona meglio e 7 è un numero magico) e persino la stessa modalità della raccolta di un euro.

E’ un azzardo perchè presuppone che gli altri (AN, Lega e CDU) stiano allegramente a prendere sberle e sopratutto se Berlusconi ha il carisma e la sfrontatezza di rivolgersi al "popolo" non altrettanto si può dire dei suoi e tanto più se si scende a livello locale.

Me le sono immaginate molte delle persone di Forza Italia, più avvezze ai Rotary Club che ai dopolavori delle ferrovie, andare a chiedere il voto come espressione del "popolo".

Almeno il nome precedente consentiva di dire le bugie in modo più nascosto.

Politica al cloroformio

In una pausa dei miei esercizi di registrazione con Garage Band ho provato a cercare notizie in rete sulla politica desenzanese ma non vedo nulla di interessante.

Dopo le elezioni ho l’impressione che il grande slancio dei vincitori si sia impantanato nelle beghe e nella assenza di idee e i partiti del centrosinistra che hanno perso si sono tuffati nella vicenda PD abbandonando la scena locale.

Il risultato mi sembra una desolante spruzzata di cloroformio sulla città e il suo futuro.

Se non fosse patetica, la sola notizia interessante è che Frosi (il cui sito è sparito assieme ai suoi voti) è entrato nel direttivo provinciale di Forza Italia: dopo tutte le critiche e gli slogan il suo motto "Il coraggio di cambiare" mi pare giusto. Mancava solo di completare la frase dicendo "Io non ce l’ho".

Un bell’incontro

L’incontro "Scopri il mio Marocco" è andata proprio bene: c’erano una quarantina di persone e l’atmosfera era molto positiva e aperta.

Ho trovato molto interesssante il discorso che ha fatto Kadija, una delle "testimonial", a proposito della nuova legge per il diritto di famiglia che di fatto impedisce la poligamia: si tratta di un cambiamento sociale di grande rilevanza sociale e il segno di un tempo di grandi cambiamenti portati dal nuovo giovane re Mohammed VI.

Dai discorsi è uscito un quadro del Marocco come un paese aperto, moderato e in cui l’ospitalità è uno stile di vita (l’incontro si è aperto con l’offerta tradizionale di latte e datteri), certamente povero e con molti ritardi da colmare.

Alla fine sono stato a chiacchierare per un’ora con un operaio di origine marocchina, ora cittadino italiano, che mi ha raccontato la sua storia da "vucumprà" a lavoratore dipendente, la sua visione del mondo della fabbrica, del sindacato, della vita reale rispetto al mito che ancora spinge molti ad emigrare pensando all’ Italia come il paese dei balocchi.

Ho imparato tante cose.