Grande musica!

Mio nipote Alberto (un musicista di talento prestato al calcio) mi segnala questo splendido video dei Manhattan Transfer registrato dal vivo a Tokio nel 1986, ti mette subito di buon umore.

Il concerto alla scala

Siamo tornati dal concerto alla Scala con sensazioni diverse.

L’atmosfera è senz’altro fantastica, non parlo della gente o delle celebrità (per la cronaca abbiamo notato Gianni Morandi, l’ex procuratore Borrelli, Lina Sotis, il ministro Rutelli) ma proprio il senso di importanza che il posto emana.

Abbiamo mal sopportato la maleducazione dei tanti che alle otto, con l’orchestra pronta in scena,  stavano ancora entrando in sala (quanto è più rispettoso il pubblico della piccola Dobbiaco!).

Quanto alla musica mi sono piaciuti all’inizio i ballabili di Verdi (che faticaccia per i violini) e quello che ho scoperto poi essere il pezzo di Rossini dal Guglielmo Tell (e io che mi aspettavo l’overture con il crescendo …) mentre non mi è piaciuto affatto il pezzetto della "Secchia Rapita", più una scelta da museo che un godimento per le orecchie.

La seconda parte (stavo ancora aspettando il Guglielmo Tell e non ero il solo) interamente dedicata al finale di Turandot e anche qui due sensazioni diverse: grande la musica di Puccini, davvero modernissima, grande l’orchestra, che ascoltata in teatro risptto alla mia abitudine all’Arena di Verona è tutt’altra cosa, meno godibili i cantanti in particolare il tenore che mi sembrava quasi "gracchiante".

In fondo lo spettacolo è stato penalizzato dalla giustapposizione dei brani e non si è mai creata l’atmosfera di "trasporto" e di coinvolgimento che mi prende quando ascolto una sinfonia o un concerto in cui non si deve celebrare nulla ma solo la musica nella sua totalità.

Sgt. Pepper sezionato

Un pubblico grazie a Paolo che nella tappa del suo viaggio ha trovato un attimo per segnalarmi questo fantastico video su YouTube che suddivide il brano di apertura di Sgt. Pepper nelle sue tre componenti fondamentali (poi nel finale si sentono tutte e tre assieme) e aiuta a gustare la maestria di questi musicisti straordinari e a capire come mai Sgt. Pepper richiese mesi e mesi di lavoro.

Nella traccia ritmica (quella verde) si sentono all’inizio le voci, il "ten" probabilmente riferito al numero del "take" (la registrazione) e il conto one-two-three-four per l’attacco. In quella blu si sente bene il lavoro di George Martin come arrangiatore e orchestratore (con l’uso dei corni) e il taglio di un inserto di chitarra per farlo coincidere con l’attacco di corni. In quella rossa con le voci si capisce che i Beatles avevano questa capacità unica di combinare le voci non semplicemente con gli accostamenti di terza o di quinta (come per i canti di montagna per capirci) ma sapevano armonizzare in modo del tutto originale.

Non va dimenticato che da quei suoni sono passati 40 anni e davvero non li dimostrano.

 

Beatocello

Su La Repubblica di oggi un lungo articolo di Federico Rampini racconta la storia di un pediatra svizzero, il dr. Beat Richner che ha aperto tre ospedali per bambini in Cambogia e per finanziarli effettua concerti di violoncello di cui è un discreto suonatore con lo pseudonimo di "Beatocello". (qui il link al suo sito)

Il dr. Richner se la prende con l’OMS e con tutti quelli che pensano che non si debbano realizzare strutture d’avanguardia o offrire servizi di eccellenza nel terzo mondo (ce l’ha con chi dice "Ai poveri date medicine povere").

Che bella storia! Un novello Schweitzer che al posto dell’organo usa il violoncello e salva la vita di migliaia di bambini. E dopo non dicano che la musica non cambia il mondo.

Sgt. Pepper. La vera storia

PepperNon avevvo voglia di letture "pesanti" in questi giorni e mi ero portato questo "Sgt. Pepper. La vera storia." per continuare l’approfondimento che sto facendo sulla musica dei Beatles.

Un libro per cultori del genere, sicuramente, ma anche un flash su un anno mitico, il 1967, che è lo spartiacque di un cambiamento che segnerà i decenni a venire, nella musica come nella società e nel costume.

Io avevo tredici anni ma mi ricordo benissimo quando andai a comperare Sgt. Pepper e lo ascoltammo con gli amici in religioso silenzio sullo stereo di casa mia (dei privilegiati perchè avevamo il complesso e l’impianto era uno strumento di lavoro).

Non si era mai ascoltata una musica del genere, suoni nuovi, rumori, i pezzi tutti di seguito senza silenzi tra l’uno e l’altro, le follie della copertina (la prima con i testi, la prima con i gadget da ritagliare, la prima a libro), le tracce nascoste, gli ultrasuoni che solo i cani potevano sentire.

Come scrisse un critico musicale (Langdon Winner) nel 1968,

"Dai tempi del Congresso di Vienna, 1815, la civiltà occidentale non fu mai così vicina all’unità come nella settimana in cui venne pubblicato il Sgt. Pepper. In ogni città europea o americana, giradischi e radio suonavano  ‘what would you think if I sang out of tune’, ‘woke up, got out of bed’, ‘look much older, and the bag across her shoulder’, ‘Lucy in the sky with diamonds’, e tutti ascoltavano. Non avevo mai ascoltato nulla di tanto straordinario. Per un breve momento, la frammentata coscienza del mondo occidentale si riaggregò, quantomeno nelle teste dei giovani."

Mozart in chiesa

Ieri sera c’è stato il solito miracolo: il concerto del coro di Sesto con l’orchestra per la messa di capodanno.

Quest’anno hanno scelto la Messa in Do minore di Mozart e l’ho trovata sorprendente per la freschezza e la combinazione di solennità e di leggerezza, è come se Mozart ci avesse messo dentro la sua giovinezza per far capire che la messa non è un rito "possente" come lo vuole Beethoven o "tragico" come lo vuole Verdi ma un evento che deve condurre alla speranza e alla gioia.

Bravissimo il coro ed estremamente amalgamato con l’orchestra che non ha mai prevalso o subìto le cinquanta voci che aveva intorno.

Certo che dopo aver provato a suonare in chiesa e aver provato a fare cose per me difficili o quantomeno ardue, sentire un’esecuzione così articolata e dotta realizzata da un "coro di paese" è fonte di grande ammirazione: so quante prove, quante arrabbiature, quante ore  dedicate e immagino anche la "paura" dell’esecuzione.

Un solo "fuori programma" d’effetto, l’Alleluja di Haendel alla fine come una strizzatina d’occhio al pubblico ma anche  una sottolineatura della scelta  di eseguire una messa squillante e ariosa che doveva finire in crescendo.

Lezioni dal saggio

No, non sono lezioni di un vecchio che ha afferato il segreto delle risposte, ma sensazioni che ho raccolto stasera ascoltando il saggio degli allievi della scuola di musica.

Ho visto bambini e bambine suonare vincendo l’emozione che attanaglia quando sei lì pronto per il tuo minuto sul palco (come li capisco ora!), , ho visto quelli che poggiano lo spartito sul legggio ma poi non lo guardano perchè il pezzo lo sanno a memoria e, come dice Alberto il direttore, lo spartito è come la "piuma di Dumbo".

Ho visto un ragazzino davvero talentuoso suonare senza errori chitarra prima e flauto poi, senza spartito e con una sicurezza davvero sorprendenti.

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Concerto su YouTube

Stamattina mi sono messo a risistemare le registrazioni "live" dei concerti dell’orchestra e le fotografie che mi ha dato Alberto.

Poi una cosa tira l’altra e volevo provare le funzioni nuove di iMovie per produrre filmati diretamente da foto e regolando la colonna sonora e i titoli: sono volate sei ore ma sono soddisfatto, il risultato è su YouTube.

Acoltando Schumann

Questa mattina mi sono messo ad ascoltare il CD delle quattro sinfonie di Schumann che avevo chiesto a Santa Lucia.

Il primo impatto non è esaltante, non saprei ricordare una sequenza o un tema che mi sia rimasto in mente ma mi era accaduto lo stesso con le sinfonie di Schubert che al primo ascolto mi erano parse "neutre" e poi sono diventato un fanatico della nona (La Grande).

Chiederò lumi al cugino e a Elena Bittasi, come in tutti i percosi c’è un sentiero possibile da percorrere e che altri hanno percorso prima di mettersi a girovagare.

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