Semplicemente splendidi

CarloeMoni2Che aggettivi usare per descrivere due artisti che tengono cento persone incantate per tre ore senza interruzione e senza un'attimo di caduta di tensione emotiva?

E' da stamattina che ci penso e devo ricorrere a due parole : semplicemente  (perchè la scena è scarna, la musica è diretta, la storia è immediata) splendidi (perchè Carlo al pianoforte fa scintillare la musica e Moni è un affabulatore che rapisce e quando canta ti trasporta lontano).

Lo spettacolo di ieri sera al Teatro Libero (già quel luogo incredibile faceva suggesione, un teatro al quarto piano di una palazzina di via Savona, con cento posti rubati a un capannoncino che sembra portato lì da un tornado ) è uno di quelli che resta nel cuore, per la bellezza dell'insieme e per la forza del racconto.

Peccato che ci siano così pochi posti o repliche a disposizione, a fronte di 300 disponibili complessivamente nelle tre serate, mi diceva Carlo, hanno avuto 1500 richieste: ci avrei mandato certamente i miei figli e gli amici più cari.

Per chi lo potesse andarlo a vedere nelle date a Roma o in Piemonte, la raccomandazione è forte, non perdetevelo, io tornerei a vederlo stasera stessa perchè oltretutto ogni sera non è mai lo stesso perchè i due amici, recitano "a soggetto" secondo un canovaccio che si dispiega a seconda del loro sentire e del pubblico che li ascolta.

Mezzo secolo di storia dell'Unione Sovietica, dalla rivoluzione al dissolvimento, narrati con poesia e drammaticità con il filo conduttore dell'ironia, con momenti di grande passione e intelligenza che non lasciano spazio a luoghi comuni o ammiccamenti ma che invitano sempre a riflettere su cos'è accaduto in realtà e come sia possibile che milioni e milioni di persone siano morte e se siano morte inutilmente.

Sulla via del ritorno Marina diceva "Pagherei di tasca mia per farli venire a Desenzano in uno spettacolo per le scuole, perchè la storia riacquisti un senso." e ha ragione, la storia e il racconto marciano assieme, finché ci saranno voci narranti e musiche che l'accompagnano, l'intelligenza non verrà messa a tacere.

Domani sera Bill Evans alle Serate d’Ascolto

EvansDomani sera all'Auditorium A. Celesti, una serata dedicata al pianista Jazz Bill Evans: un grande musicista che ha rivoluzionato la musica quanto John Coltrane o Miles Davis.

La serata è condotta da Paolo Bacchetta, il nostro insegnante di chitarra jazz.

E poi tra due settimane, il 27 novembre tocca a me.

Rabinovich e Popov

Stasera io e Marina siamo ospiti di Carlo Boccadoro a "Rabinovich e Popov" lo spettacolo in cui accompagna al pianoforte la recitazione e il canto di Moni Ovadia che attraverso la musica racconta la storia dell'Unione Sovietica e a leggere la recensione del Corriere, sarà una bella serata.

Il teatro Libero di Via Savona a Milano tiene solo 100 posti e da quanto mi diceva Carlo i biglietti sono andati a ruba: meglio così, per loro certamente e per noi che assisteremo in uno spazio "raccolto".

Chitarra a quattro mani

Non è tanto sorprendente la bravura di questi due quanto la “asimmetricità cerebrale” quando uno suona con la mano destra mentre le corde sono premute dalla mano sinistra dell’altro.

Come si fa a non sorridere?

Schermata 2009-10-29 a 16.14.29 Una bella chiacchierata sulla musica anche solo di pochi minuti con Carlo Boccadoro e il cuore mi si allarga: come non sorridere ascoltandolo? Come non godere della competenza con cui parla dei Beatles (siamo partiti da lì) o di Mahler?

Lo andrò ad ascoltare mentre accompagna Moni Ovadia il prossimo 5 novembre al teatro Libero in via Savona (Qui i dettagli) e suggerisco agli amici Milanesi di approfittare di una delle tre serate: un grande narratore, un grande musicista e una storia intrigante da raccontare lungo un percorso musicale.

Segnatevi la data: 27 novembre (e anche il 4 novembre)

09SerataBachE' la conferenza a cui ho lavorato più a lungo e il 27 novenbre prossimo la farò con la mia maestra Daniela che alla fine esegue una suite.

Secondo me sarà proprio una serata da non perdere, sia per la musica che per il tema: cominciate a segnarvi la data in agenda.

P.S. se poi volete riascoltare quella con i Beatles e il talento, tenetevi liberi il pomeriggio del 4 novembre a Milano la presento agli studenti di Alfonso al Politecnico.

Stabat Mater

MaterPensavo di leggerlo nel mio viaggio di oggi a Napoli ma in due ore l'ho finito: davvero bello questo Stabat Mater di Tiziano Scarpa.

Non dico nulla per non rovinare il piacere, come è stato per me, di scoprire una lettura del tutto inusuale ed una storia non meno intrigante.

Dirò solo che il finale è perfetto per i miei gusti e spero anche per i vostri, dirò che la forma con cui il libro è scritta sospende molte frasi tra spazi di capoverso per lasciare che su di esse si rifletta, come fa con tecnica diversa ma con eguale impatto Erri De Luca.

Dirò infine che è ben disegnato il ruolo di Antonio Vivaldi che (non lo svelo come, mostra una parte di sè vera ma che non si conosce bene) avevo intravisto nelle chiacchiere con i musicisti della Venice Baroque Orchestra:

"Se pensi a Bach" diceva Alessandro il contrabbassista "tutti possono suonarlo bene, è tutto scritto lì, è preciso, è razionale. Con Vivaldi, tutto dipende da te che suoni, dal piacere e dalla passione che ci metti perchè lui è un passionale e se non lo capisci la sua musica sembra insulsa." E anche Carlo Boccadoro mi aveva confermato questo punto di vistra,: bisognerebbe pensare a Vivaldi come il compositore leader di una rock band e suonarlo, come dice Dudamel a proposito di Beethoven, come se quella musica fosse stata scritta ieri mattina.

Sogni in corso

Marco3Da metà pomeriggio a tarda notte a suonare con gli amici costruendo pian piano il progetto voluto da Marco, autore e poeta, che scrive canzoni che ci aprono il cuore.

Dopo aver registrato i cinque pezzi che sono per ora in cantiere e dopo aver cenato con Cristina, la nostra cantante, che ha preparato una pasta con gorgonzola e funghi chiodini che era una benedizione, ci siamo fermati a riflettere e a commentare su quello che stiamo facendo.

Mi è piaciuto scoprire che, in fondo, abbiamo tutti in comune un sogno, ciascuno il proprio ma che realizzandosi grazie alla concretizzazione del sogno degli altri diventa un unico multiforme sogno.

Marco1 Io volevo poter suonare il violoncello in una "band", Vito voleva tornare a suonare la chitarra dopo vent'anni di stop per il lavoro, la famiglia eccetera, Cristina vuole cantare, Marco vuole dare spazio vitale alle sue nuove canzoni lasciando che si arricchiscano dei contributi del gruppo e così via.

Siamo tutti "adulti" e questa condivisione di sogni mi pare proprio una bella storia. Poterbbe anche essere il nome del gruppo.

Applausi

Grande Eccoli, tutti in fila a ricevere i meritati applausi per il concerto di oggi al Teatro Grande di Brescia.

Bravi i cantanti (dovrei forse anche dire "attori") bravi i ballerini, bella la scenografia, bella la musica, perfetto Carlo Boccadoro che guidava il tutto.

L'equilibrio tra tensione sulla scena e musica è tale per cui non riesci mai a dire se stai guardando l'una o ascoltando l'altra. Nella seconda parte, quella del Trouble in Tahiti di Bernstein il pubblico non riesce a trattenere l'applauso in due occasioni e di solito si sta buoni e composti fino alla fine dell'opera: ma è un'opera questa? O è un musical? O un balletto? O un' pezzo di teatro del '900 con una base musicale?

Non so dirlo con certezza perchè la musica aveva un ruolo importante ma strettamente legato con quanto avveniva sul palcoscenico e soprattutto per aiutare a cogliere il senso di quello che i due autori volevano raccontare: la crisi dei valori piccolo borghesi.

Lo spettacolo sarà a Pavia, a Cremona e a Como per cui se siete da quelle parti non perdetevelo. Noi stiamo già pensando di andarlo a rivedere a Cremona il 4 o il 6 dicembre.

Una bella persona

L'appuntamento con Carlo Boccadoro era davanti al Teatro Grande prima delle 14 "Mi riconoscerai, sarò l'unico a quell'ora vestito da 'direttore d'orchestra' " diceva la sua mail e invece eccolo lì sorridente in jeans e felpa, semplice e cordiale come è stato il nostro incontro.

Certo che pensando a certi direttori d'orchestra che "se la tirano", Carlo è proprio un'altro pianeta ed entriamo subito in sintonia, parliamo di musica, del suo disco, della musica del '900 e di come del suo libro mi aveva colpito la capacità di passare con eguale competenza da Mahler a Frank Zappa, senza pregiudizi ideologici ma nemmeno senza facili semplificazioni o banalità.

Ci ha dato una sua chiave di lettura del concerto che avremmo poi ascoltato ed è stato lo spunto per una chiacchierata sulla "musica contemporanea", della musica che racconta il tempo, quello della Repubblica di Weimar da parte di Kurt Weill e l'America del jazz, del consumismo di massa di Leonard Bernstein, della musica di oggi, della rivoluzione dell 'iPod, della musica inutile (c'era della musica di sottofondo al bar) del bisogno anche del silenzio.

Il nostro tempo è quello di un caffè perchè deve andare a prepararsi ma riusciamo in quel poco a darci qualche idea per un incontro sulla musica a Desenzano.

Io poi aspetto che apra la libreria Feltrinelli e vado subito a comperare il suo ultimo libro Racconti Musicali.