Ottanta secondi

Alla fine ho dovuto aggiungere ancora una manciata di secondi per renderlo meno ansiogeno ma ora il videoclip per la serata di Boccadoro è a posto e mi pare venuto bene.

I dettagli tecnici e le curiosità del "come ho fatto a" le rimando a un altro post per lasciare che il protagonista sia il fimato stess. Se avete pazienza di lasciarlo caricare, non guardatelo nella pagina del blog ma cliccate in mezzo al video e andate su YouTube, guardatelo a schermo pieno scegliendo la risoluzione a 1080p.

Intanto segnatevi la data: Venerdì 19 febbraio. Ne varrà la pena.

E se ci diranno

Ascoltavo stasera questo brano di Luigi Tenco datato 1967 e ascoltandone le parole pensavo a quanto siano ancora purtroppo attuali: segno che non è cambiato nulla?

Non credo, è solo il segno di un impegno difficile che era giusto più di quarant'anni fa e che non bisogna smettere di perseguire.

Qui c'è un link ad un audio migliore ma il video, anche se tagliato, mostra Tenco e la sua faccia accompagna le parole.

Dopo quarant’anni

Sono passati quarant'anni (e forse anche qualcuno in più) dall'ultima volta che ho suonato musica rock in un locale con la gente che ha voglia di ballare: facile capire la mia soddisfazione dopo il concerto di stasera.

Gestore contento, gente contenta, noi felici. Alla fine, dopo il terzo bis abbiamo dovuto smettere perchè non avevamo altri brani provati e l'ultimo "Sweet Home Chicago" lo abbiamo suonato a orecchio ma è stato il finale  perfetto: Ascolta il finale del concerto

Il progetto "sogni in Corso" è proprio un bel progetto.

Stasera suoniamo al Plaza a Castiglione. Ore 21.30

Sogni6Era nata l'idea di suonare brani dei Pink Floyd in acustico con chitarre e violoncello, poi man mano abbiamo aggiunto altri brani semplicemente perchè ci piacevano.

Non si trattava solo, soprattutto per me e per Vito, di tornare a suonare dopo tanti anni, era proprio la realizzazione di un sogno anzi, una realizzazione che non finiva ma continuava a realizzarsi ogni volta che suonavamo assieme: non un sogno da raggiungere ma una serie di sogni in corso. E così è nato il nome.

E poi è arrivata Cristina a cantare e poi altri amici musicisti che di volta in volta hanno trovato divertente questo progetto.

Poi abbiamo convinto Marco a tirare fuori dal cassetto alcune delle bellissime canzoni che lui sa scrivere e ne è venuto un insieme piacevole tanto che abbiamo cominciato a prepare i brani con l'obiettivo di raccoglierli poi in un CD da dare agli amici.

Stasera al Plaza a Castiglione delle Stiviere, (Via Donatori di Sangue ore 21.30), suoniamo per la prima volta con un pubblico che non siano solo gli amici e non ci saranno tutti i componenti del gruppo ma solo quelli che sono riusciti a liberarsi dagli impegni di lavoro e di famiglia.

Per la serata al Plaza Marco ha scelto un misto dei brani che hanno caratterizzato questa storia: tre o quattro Pink Floyd, cinque anticipazioni dei nuovi suoi brani, una decina di "cover" di vario genere, da Carole King ai Blind Faith, il tutto con l'idea di far divertire chi ci ascolterà.

Tutti brani nati nella cucina a casa di Marco, con suoni semplici, poca amplificazione e buon orecchio, un modo che lui ha voluto definire Low Fi per contrapporlo all' Hi Fi della musica fatta a tavolino o in studio.

Per chi vuole venire, l'ingresso al Plaza Caffé è libero e tra l'altro mi han detto che si mangia anche bene per chi vorrà cenare prima dello spettacolo, questa è la mappa (è dalle parti del centro commerciale di Castiglione)


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E qui c'è il videoclip che annuncia la serata. Anche il videoclip è Low-Fi, fatto al volo mentre veniva pronta la pasta.



Nel paese dei balocchi

BancoLuca Formentini, oltre che fare dell'ottimo vino, ha come me la passione per allacciare i fili tra le persone sapendo che prima o poi si accenderanno delle lampadine, fatte di idee, di sperimentazione, di novità.

Oggi mi ha portato a pochi chilometri dalle nostre case per incontrare Stefano Castagna, un produttore musicale che ha una fantastica sala di registrazione con un banco analogico a 72 tracce che apparteneva ad un importante studio di registrazione inglese.

E così, oltre che ammirare la grandiosità dell'apparecchio e di tutti i vari "oggetti" attorno, nonchè la sala di registrazione e l'altro banco digitale, ho passato un'oretta scoprendo in Stefano una persona deliziosa, di grande competenza musicale e con un sacco di storie da raccontare.

Abbiamo ascoltato un pre-mix di una cantante in cui Luca aveva fatto qualche passaggio di chitarra e abbiamo parlato di "analogico" e "digitale" e di "Low Fi" e "Hi Fi" e l'ora è volata.

E' incredibile! Un vero posto magico, per un musicista, a 4 chilometri da casa mia, in una bella cascina ristrutturata sulle colline di Pozzolengo e tra l'altro ho scoperto (ma questo non è tanto strano) che Marina conosce la moglie e quindi di sicuro ci riincontreremo.

Sulla via del ritorno già pensavo a chi farlo conoscere, Carlo?, Demetrio?, Sandro?, perchè nuovi fili si allaccino e nuove lampadine si accendano.

Musica e innovazione

L'intervento di Carlo Boccadoro ieri al Cefriel è stato davvero molto stimolante e già lo ha fatto notare Antonio che era presente.

Mi ha colpito la grande maestria di Carlo nel condurre l'incontro come se stesse dirigendo un pezzo d'opera: le pause, il ritmo con cui passava da un tema all'altro, sembravano studiati anche se, so per certo, che "recitava a soggetto", seguendo l'istinto.

La scelta dei brani proposti come spunti di riflessione (Arvo Part, John Cage, Bela Bartok, Steve Reich) è stata perfetta, su ciascuno ha fatto riflettere sulle diverse facce dell'innovazione partendo dalla musica, spesso dalla assoluta semplicità da cui scaturisce l'idea o dalla necessità di un budget ristretto, dalla scala di do maggiore usata da Part o dall'utilizzo del pianoforte preparato di Cage.

E poi il ritorno più volte (come un tema di una sinfonia) al concetto che la composizione, come l'innovazione, richiede grande determinazione, spesso tempi molto ma molto più lunghi di quelli che si vorrebbero e per chi è abituato a tempi sempre frenetici proprio questo mi pare lo spunto più profondo: l'onestà intellettuale dell'artista che crede fermamente nel suo lavoro e che non cede alle lusinghe dell'applauso pur di mantener fede al suo reale obiettivo.

Alla fine il vero privilegio è stato uscire a cena con Carlo e Alfonso e ascoltarli parlare di rock: come due tifosi di calcio che conoscono tutte le partite, tutte le formazioni, loro citavano musicisti, album, esecuzioni, varianti.Chissà se anche gli altri direttori d'orchestra sanno presentare Mahler come fa lui nel DVD della De Agostini e nel contempo parlare di Ralph Towner e del suo ultimo album con Paolo Fresu (fantastico, tra l'altro).

Averlo a Desenzano il prossimo mese sarà un vero privilegio.

Videoclip

Oggi alle prove dei Sogni in Corso ho portato la telecamera per provare a fare un videoclip veloce  che presentasse il debutto di giovedì 28 gennaio al Plaza a Castiglione.

La parte più complicata è stata far scodinzolare Beethoven, il cane di Marco, in sincrono con la musica



Una ventata di ottimismo

Vorrei parafrasare il poeta Tonino Guerra quando faceva la pubblicità di Euronics: ma come si fa a non essere ottimisti?!

Luca Formentini mi segnala l'attività di Alessio Nacuzi un musicista toscano (mi par di capire insegni a Siena) che lavora con i bambini e basta leggere il suo blog per avere un'endovena di ottimismo e di senso della "possibilità" di cui parlava Benjamin Zander al World Economic Forum di Davos.

Ma basta questo video per rendersi conto di quale spazio immenso di apprendimento abbiamo di fronte.

E poi ho anche scoperto il sito della CEI Y Orchestra ma ancora devo navigarlo… Quante cose succedono attorno, ha ragione Tonino Guerra.

Lo scavo

Oggi sono stato a filmare lo "scavo" della tavola armonica e ne approfitto per un piccolo test con un video di appena 30 secondi ma caricato direttamente sul blog senza passare da YouTube.

In pratica dal filmato HD della telecamera, veloce taglio con QuickTime (con l'encoder per HD), passaggio in iMovie per un micro montaggio di tre scene, export a formato da cellulare, upload e correzione dell' html con l'istruzione "embed".

Tra l'altro mi pare che la qualità sia ottima anche in formato piccolo e poi Filippo dice che il legno va bene.



Muss es sein?

Come in un percorso ipertestuale saltando da un concetto all'altro sono arrivato al Muss es sein?

Beethoven2 Sono partito dalle riflessioni sulla musica contemporanea e poi durante un'intervista che ho fatto a Carlo Boccadoro per una rivista locale, lui citava la Grande Fuga di Beethoven come un esempio di musica contemporanea assolutamente rifiutata all'epoca e oggi considerata un capolavoro, anzi IL capolavoro di Beethoven prima della sua morte.

E dalla Grande Fuga e dai Quartetti di Beethoven (la sua ultima opera) sono tornato a rileggere quel passaggio "misterioso" citato da Milan Kundera nella Insostenibile leggerezza dell'essere: "Muss es sein?" "Es Muss sein!", "Deve essere?" "Si, deve essere".

Beethoven scrisse la domanda sotto i lenti accordi introduttivi dell'ultimo movimento del quartetto n.16 op. 135 e poi dopo poche battute, quando il tema diventa più veloce scrive la risposta "Es muss sein", "Si, deve essere" e dato che l'intero movimento lo ha chiamato "La decisione difficile", è come se per un momento (è l'ultima opera che scrive prima di morire) si domandasse il senso delle cose, il senso del suo essere musicista, il senso del dovere, il fatto di seguire un imperativo etico rispetto alle possibili alternative a cui risponde con decisione da eroe romantico. (qui un video con il IV movimento, audio non perfetto ma le immagini rendono bene i due momenti, il dubbio e la risposta. Qui un video con un audio migliore)

La musica ripete più volte tre note simili "Muss es sein?" con intensità e coloriture diverse ma poi subito risolve, "sì, così deve essere" e ha un fondo di allegria come ogni scelta consapevole.

Leo Ho poi trovato un vecchio video di Leo Ferrè che scrisse una canzone proprio intitolata "Muss es sein? Es muss sein!" e un blog che ne da' il testo originale francese e la traduzione italiana (indispensabile per seguire le parole di Leo Ferré non sempre comprensibili nel filmato)

Per Ferré l' "Es Muss sein!" è lo sfociare della musica nelle strade, dice alla fine del brano:

"Noi…nelle strade la vogliamo la Musica
E ci verrà
E l'avremo la Musica

MUSS ES SEIN? ES MUSS SEIN!
Così dev'essere? Così è!

La Musica…La Musica…

Dov'è oggi la Musica?


La Musica muore, Signora!


Credi davvero?


La Musica la trovi al Politecnico


Tra due equazioni, mia cara!


Con Boulez nel suo negozio


Ed un ministro all'occhiello


MUSS ES SEIN? ES MUSS SEIN!


Nelle strade, la Musica!


Music? In the street!


Dans la rue la Musique!


Nous l'aurons!


BEETHOVEN STRASSE


MUSS ES SEIN? ES MUSS SEIN!


COSI' DEV'ESSERE? COSI' E'!

Che cos'è la musica? Si chiede Ferré in un altro video mentre dirige un'orchestra:

E' il dito di Dio sul cuore degli uomini.

Che definizione favolosa!

E la domanda Muss es sein? mi gira in testa spesso, come tanti mi chiedo "Ne vale la pena?"
Senti la fatica ed eccola lì la domanda, guardi la strada che ancora ti manca, assaggi l'incomprensione o peggio l'ingratitudine e ti chiedi se davvero valeva la pena di metterci tanta dedizione.

La Sardegna? La Scuola di musica? Il violoncello? Marina? I figli? Il Clusit? Gli amici? Il blog? Lo studio? Mia mamma?

Beethoven se lo chiede 11 volte, tante sono le ripetizioni delle tre note, ma il passaggio al "Es muss sein" è immediato, come un gesto deciso di chi si alza in piedi e decide di agire.

Anch'io in fondo quando mi siedo mi faccio domande che risolvo appena mi rialzo, ben sapendo che non è una risposta definitiva, ma è la sola possibile per chi ha avuto il coraggio onestamente di interrogarsi.

Una risposta che spesso arriva da fuori, a chi sa ascoltare, a chi sa leggere negli occhi delle persone che ci sono attorno e che spesso non sanno di darti la risposta. Proprio oggi mi facevo domande circa la ripresa del mio impegno a Pula, "Muss es sein?" e poi una chat con Leo nel pomeriggio e stasera, straordinaria coincidenza, con Annalisa , le persone che avevo nel mio team e ieri gli auguri di Enrico Mulas. Casualità? Forse. Ma per me è un "Es muss sein!" non intriso di dovere militaresco di garibaldina obbedienza, è il senso di qualcosa che è giusto che accada e di cui tu sei in parte artefice, per cui quando tocca a te ti alzi e fai il tuo assolo.

Sistina La musica di Beethoven lo racconta meglio di tutte le mie parole e quella frase di Leo Ferré, "il dito di Dio che ti tocca", il contatto tra te e il mistero, che ti fa sapere che non sei inutilmente al mondo anche se non ne conosci tutti i perchè, mi pare l' immagine che esemplifica il tutto: un tocco reale, ben diverso dall'immagine della creazione della Cappella Sistina in cui c'è un "quasi" contatto che sancisce una differenza, un flusso che la musica rende percepibile quando la ragione non lo spiega.

Shiva Siamo parte dello stesso cosmo e delle stesse montagne, danziamo la stessa danza di Shiva, e quando il cuore sente ciò che è giusto e ciò che non lo è non c'è da stupirsi, è perchè siamo esposti alla verità e naturalmente liberi di non accettarla, di scegliere un'altra strada, ma non di negarla.

"Muss es sein?" "Es muss sein!"