Più delle parole

E’ andato benissimo il debutto di “Qui, per caso, quel giorno”. La sala piena, gli amici che ti abbracciano e ringraziano per quello che abbiamo fatto, per il racconto e la passione che ci abbiamo messo.

Più delle parole vale quell’applauso caloroso alla fine. Oggi alle 12.30 il pranzo e alle 15 si replica.

Impossibile

Non riesco a passare "indenne" da Feltrinelli in stazione Centrale: anche solo a rovistare come un barbone nei cesti delle occasioni da 5 euro, si trovano cose interessanti: un vecchio disco dei Crusaders, una collezione di 4 cd a un euro l'uno, sui compositori classici britannici.

E poi scoprire un bel CD di musica "strana" (Jordi Savall e la musica sefardita di Dimitrie Cantemir) o l'ultimo libro di Erri De Luca e: "Prego si accomodi alle casse!."

Notizie ottime

LocandinaQuiPerCaso-1 Tutto è pronto per la serata di domani a Cascina Capuzza, ci sono tanti amici che hanno prenotato la cena (io arriverò trafelato dal Security Summit e cenerò dopo) per poi seguire il racconto della battaglia di Solferino e San Martino come lo abbiamo immaginato io e Fabio.

Sono convinto che sarà una bellissima serata e chi non lo ha ancora fatto è meglio che telefoni (030 9910279)  per prenotare una cena ottima e un bel racconto il tutto per meno di 30 euro: un affare!

Notizie buone

Ho parlato al telefono stamattina con Carlo Boccadoro per avere un suo resoconto del debutto della sua opera alla Scala ieri ed era molto soddisfatto sia del risultato che della reazione del pubbblico che lo ha chiamato due volte in scena che dell'orchestra.

E, ovviamente, noi siamo doppiamente felici per lui.

Bella scoperta

Girovagando su You Tube trovo tre album (dico tre!) dei Blood Sweat & Tears che non conoscevo e grazie a iTunes me li regalo subito.  Tra loro, i Chicago e i Tower of Power, quasi quasi un giorno ci faccio una lezione sul rock/jazz degli anni 70.

Se non conoscete questi gruppi fatevi un bel giro sul Tube a "studiare" magari partendo da qui.

Blood1 Blood2 Blood3

 

Sottofondo per la cena

Un ex compagno di scuola di Giulio mi segnala su Facebook un bel brano ed è perfetto per accompagnarmi mentre preparo la cena. Buona musica e bella l'idea che qualcuno mi regali un pensiero.

Grazie Claudio.

&

Muss es sein?

Sto provando a riassemblare la conferenza sull'innovazione con la musica di Mahler e faccio e disfo senza decidermi per la soluzione più giusta.

Ho anche messo gli Ultimi Quartetti di Beethoven come buon auspicio: che c'entra? c'entra perchè nel comporre quest'opera, l'ultima della sua vita (spero non sia il caso mio) Beethoven scrisse musica di grande modernità che i suoi contemporanei rifiutano ma lui sa bene cosa sta facendo.

Sullo spartito dell'ultimo movimento dell'ultimo quartetto che lui intitola "Der schwer gefaßte Entschluß" (La decisione difficile) scrive: "Muss es sein?"  – Deve essere? – e poi con la musica, dopo poche battute dubbiose risponde "Es muss sein!" Si, deve essere così.

Già, Es muss sein! Vorrei fare una conferenza lasciando che sia la musica a dire le cose che voglio dire, lasciando che la gente rifletta e non fare io affermazioni che poi se non scaturiscono dal profondo non sviluppano l'effetto motivante che vorrei fosse il risultato di questo lavoro.

E poi cosa togliere e cosa lasciare in 50 minuti delle due ore e mezza dell'originale?

Ho appena cassato la sesta, il tema di Alma, i campanacci e i colpi del destino, ieri avevo segato tutta la terza con la forza vincente dell'estate e i lied sia il primo che il Lied Von der Erde, meno di così mi sa non funzioni.

Adesso la domanda è: i brani che ho scelto li lascio interi o li taglio?

E poi ci metto i commenti "business" o lascio che la metafora faccia il suo effetto, perché come dico talvolta "Se una barzelletta la devi spiegare, vuol dire che non fa ridere".

Stamattina ho avuto una goccia di ispirazione (i litri di traspirazione vengono poi) guardando l'intervista di Simon Rattle che parla della sua esecuzione della quarta sinfonia di Mahler, anche quella sonoramente fischiata al debutto: la gente si aspettava un'altra opera grandiosa come la terza e lui fa invece una cosa delicatissima che parla della vita in paradiso vista da un bambino. Non fa ciò che si aspettano che faccia, ma fa ciò che lui sente di dover fare.

La gente alle conferenze si aspetta slides e affermazioni  e io non ne ho voglia di farne. D'altra parte (senza tentare immodesti paragoni) mica Gesù spiegava le parabole, si fidava che la gente capisse e adattasse anzi, il suo messaggio a mille diverse situazioni, come poi continua ad accadere.

E poi mi dico che però il mio scopo non è spettacolare e anzi di lasciar perdere i colpi a effetto e di stare con i piedi per terra e motivare chi ascolterà a riflettere su temi precisi e possibilmente incoraggiarli a scoprire la musica di Mahler.

Mah.

Muss es sein?

Un singolo può?

Ieri sera io e Marina abbiamo guardato "L'altra voce della musica" il film documentario che racconta la piccola/grande rivoluzione che la musica ha portato in Venezuela con El Sistema lanciato da José Antonio Abreu e commentavamo con ammirazione come un uomo, da solo, possa generare un cambiamento tanto grande.

Io non credo sia questione di forza d'animo o di "persone speciali", credo sia altrettanto grande il lavoro "piccolo" che ciascuno fa per cambiare in meglio ciò che gli sta intorno, chi aiuta un altro, chi guarda a domani e non solo a oggi.

Poi c'è chi si trova, a volte per caso, in posizione di responsabilità perchè deve guidare un'azienda, un comune, una nazione e allora l'impatto è più evidente ma è come cantare in casa mentre fai un lavoro o cantare con un microfono in uno stadio gremito: cambia il volume non l'intensità del cuore.

Lo dicevo a Filippo commentando la verniciatura del suo ultimo violoncello stamattina: anche fare uno strumento che durerà nel tempo, che nel tempo tramanderà bellezza e armonia contribuisce a realizzare il cambiamento a non cedere al "tanto non si può fare niente".

Nel filmato Abbado racconta che in Venezuela, come in Israele fa piantare alberi e gli ridono gli occhi dicendo che "poi mi piace sapere che verrà un bosco" come anche raccontare la musica contemporanea a settanta persone  come è accaduto l'altra sera vuol dire piantare settanta semi che faranno un giorno un bosco intero.

Riempire di bello e di giusto ogni spazio vuoto contendere ogni millimetro di etica a chi ne fa scempio: non c'è "impossibile" per chi crede he anche sordomuti possano fare un coro.

 

 

Serata perfetta

Foto Serata perfettamente riuscita, sala piena e sedie aggiunte al volo, Carlo impeccabile nelle scelte che faceva seguendo l'istinto del momento.

Ha certamente smontato a tutti l' idea che la musica contemporanea sia una "palla" e che ci siano autori "inascoltabili" come Cage o Stockhausen di cui ha invece proposto brani delicati e sorprendenti.

Anche il "dopo" è stato perfetto con il Lugana di Selva Capuzza e la gente che si è fermata a commentare a ringraziare e a riconscere la qualità delle serate d'aswcolto.

La coda a casa nostra con il menu preparato da Marina meriterebbe un discorso a parte ma è stata la degnissima conclusione di una serata perfetta.