Hacking Garageband

Sto utilizzando Garageband su iPad per farmi da ssistente mentre studio scale e arpeggi e trovo che abbia funzioni molto limitate soprattutto nella modifica delle parti, nelle trasposizioni e nella scelta di strumenti per fare ciò che serve, mentre su mac Garageband funziona bene per lo scopo.

Il problema è che "ufficialmente" non c'è modo di mettere i files GB di mac sull'iPad (mentre è possibile il contrario) ma ho trovato un buon modo per farlo che richiede un minimo di abilità ma nulla di difficile. Il video che ho scoperto e che spiega il tutto è su YouTube.

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Doppio cello

Non me la sono sentita di lasciare a casa il Maggini per un altro mese e ora mi ritrovo a Sesto con due violoncelli da riportare alla giusta (per me) vibrazione.

Non li avevo mai suonati l'uno appresso all'altro, così diversi nella voce ma così fortemente caratteristici e unici. Anche per un novizio come me è un piacere nel piacere, una scoperta che mi rende lieve la ripresa dello studio.

E poi alzo lo sguardo e vedo i Tre Scarperi e il cielo e non serve altro.

Nel CdA di Doc Servizi

Mi hanno chiesto di candidarmi per la nomina nel Consiglio di Amministrazione di Doc Servizi e l'ho fatto.

Ieri, all'assemblea dei soci sono stato eletto e quindi per i prossimi tre anni mi occuperò delle tematiche del mondo dello spettacolo da una prospettiva del tutto nuova.

Intanto mi ha fatto piacere ieri vedere che il lavoro che ho fatto quest'anno con loro sulla ridefinizione di visione e missione sta dando i suoi frutti come pure l'impegno per lo sviluppo della rete di DOC Academy che è partito dalla scuola di Desenzano.

A settembre ci sarà da fare…

Artisti e iPad

Ho scaricato qualche giorno fa Biophilia la nuova app per iPad realizzata da Bjork e l'ho trovata molto interessante.

Non mi piace molto la sua musica ma l'idea di avventurarsi in nuovi modi di intendere il "prodotto musicale" è notevole come pure intrigante è la sua ricerca del rapporto tra suono e natura.

Ovviamente ho comperato (un dollaro e novanta) il brano che è possibile comperare e anche Soundrop un'altra app realizzata da una piccola software house di Tucson, quindi anche il modello di business non è male.

Correva l’anno 1973

1973bassista Il figlio di Bruno Frusca ha ritrovato vecchie foto delle serata a casa loro quando suonavamo e cantavamo.

Quella che mi piace di più è certamente questa ma anche quella dell'insieme non è male: io alla chitarra (sul divano) Bruno al piano, mio fratello Netty di spalle e Ezio al basso.

Il repertorio era quello del cabaret, Jannacci, Gufi e poi le canzoni in dialetto scritte da Bruno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1973Tutti 1973fratelli

“Benedetto” Marcello

Ieri a cena con amici, io Alberto e Milena abbiamo suonato alcune delle Sonate di Benedetto Marcello.

La prima l'avevo provata un po' la sera prima con Milena ma le altre erano "a prima vista" e mi sono stupito di riuscire a farlo (solo nei passaggi più veloci mi sono affidato al mestire di orecchiante facendo solo le note chiave).

A suonare con quelli più bravi si impara sempre!

Un anno, dieci, cento

Sabato ero in riposo assoluto e ne ho approfittato per guardare i dieci DVD della collana De Agostini che non avevo nemmeno tolto dal cellophane.

Le presentazioni di Carlo sono sempre chiare e interessanti e seguendo le sue sottolineature, ho anche guardato qui e là spezzoni delle opere saltando da Ives allo Stabat Mater di Pergolesi, da Schumann a Bruckner.

Mi ha molto colpito il DVD con i concerti per pianoforte eseguiti da Pollini e diretti da Abbado: sono di qualche decennio fa e si vedono i due "grandi" ancora giovani (trent'anni? forse quaranta?) e lo stesso Carlo cambia, nello scorrere dei DVD (in uno si vede che è stato dal barbiere in alcune riprese e in altre no), che già sono il frutto di un anno di lavoro di ripresa.

Ore, anni, decenni, a confronto con una musica vecchia di secoli come lo Stabat Mater (Pergolesi la compone e muore poco dopo a soli 27 anni) e questo intreccio di tempi, tra il mio stare sul divano e la percezione concreta del passare del tempo come in un filmato mi fa pensare.

Nulla di preciso, intendiamoci, ma solo il "senso" del tempo in cui le diverse unità di misura si sovrappongono ma non cambiano davvero la sostanza: autori straordinari che dedicano la loro vita a comporre musica che li sopravviva, che per la fretta di una morte prematura imminente, chi, come Ives che aspetta cinquant'anni (!!!) prima di eseguire le sue sinfonie.

Mi telefona Marina per dirmi che c'è un bimbo appena nato e mi telefona mia mamma che ha 91 anni e lo spazio tra le due vite mi sembra così impossibile da misurare.

Quando riprendo in mano il violoncello mi dispero perchè non dedicandogli il tempo che serve è come se ogni volta ripartissi da capo e i cinque anni che sono passati mi sembrano troppi rispetto ai risultati che ottengo, poi il giorno dopo il suono esce e mi dico che non voglio fare il concertista ma solo suonare con gli amici e godere della piacevolezza del farlo e il tempo non conta.

E' tutto qui forse: conta contare il tempo?

X-Press Trio

Xpre Piacevolissimo il concerto del trio X-Press guidato da Adriano Mondini questa sera a Padenghe.

Musicisti di prim'ordine, brani molto energici e una gran voglia di divertirsi tra i musicisti che arrivava netta anche al pubblico.

Generosissimo Adriano che ha sempre parlato dei suoi colleghi (Gianni Serino al basso e Sergio Pescara alla batteria) glissando sul fatto che lui è uno dei grandi del jazz in Italia con il suo oboe che si trasforma con l'elettronica in uno strumento polifonico.

 

Xpress2 Particolarmente apprezzato dal pubblico l'assolo di Gianni Serino che sul basso a 6 corde ha fatto veri e propri virtuosismi mantenendo comunque una grande pulizia di suono e precisione.

Da lasciare sbalorditi il momento in cui ha suonato il basso in verticale facendone uno strumento "nuovo" dai suoni mai uditi prima.

(Qui un video che lo mostra con questa tecnica così particolare)

 

Luoghi magici

Ci sono posti particolari, posti in cui improvvisamente l'atmosfera ti prende e ti sposta in un'altra dimensione: quella dell'ascolto.

Può essere un bosco o mentre stai la mattina in riva al mare o quando andavo a pesca con mio padre, o quando si fa sera nel bush e i kookaburra gridano finchè il sole scompare.

Stasera ero al teatro della Scuola per fare alcune prove tecniche per domani (fari, videoproiettore, una connessione con skype) e il teatro vuoto, silenzioso, è diventato uno di quei luoghi magici.

Me ne stavo in consolle e sentivo le voci dell'altro ieri, i suoni, la gente, il brusio, gli applausi, e il silenzio, come se quel posto le avesse memorizzate quelle voci e quei suoni e senza bisogno di riascoltarli te li facesse rivivere.

Guardavo le sedie allineate, le geometrie ripetitive degli schienali, le quinte e le immagini del retroscena ritagliate come fotogrammi, c'era da starci delle ore senza fare assolutamente nulla se non ascoltare.

Non è una caratteristica del nostro teatro, quando mi capita di entrarci ogni teatro vuoto mi dà questa sensazione, di bosco e di deserto, di montagna e di spiaggia. Senti la potenza di quello che è accaduto e il suono di quello che accadrà, senti che tutto si impregna di energia positiva, del talento, delle emozioni di chi suona e di chi ascolta.

E' proprio giovane questo spazio, come un violoncello appena finito, eppure ha già assorbito abbastanza energia da restituirla a chi la sa ascoltare.