I BAMBINI CAPISCONO

Schermata 2016-10-30 alle 11.20.24Dopo lo spettacolo de La Bulla di Sapone qualcuno mi ha fatto notare che era un'opera più per adulti che per bambini: i giochi di parole (il maestro "Severo" che abbandona il "se" e diventa "vero"), la visione cosmica mahleriana della vibrazione, i riferimenti classici al concetto di "per-fectum" (vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Perfezione) sono tutti elementi che richiedono un livello maturo di comprensione.

Ma non è questo il punto: i bambini capiscono Caravaggio? Certamente non come un aduto, ma un lavoro "ben fatto" offre a ciascuno il proprio livello di comprensione di cui è capace, a ciascuno invia il grado di profondità che è pronto a ricevere e non si stancherà mai di rivedere quell'opera che ogni volta avrà qualcosa di nuovo da dirgli.

Il compito assegnatoci dal maestro Mauro Montalbetti era proprio quello di creare un'opera che fosse comprensibile musicalmente e concettualmente sia a un pubblico adulto che di bambini che era il target principale, cosa che contraddistingue opere analoghe come il Brimborium o il Pollicino di Henze, con la difficoltà non banale di creare un opera unitaria ma scritta da quattro compositori diversi.

Nella lunga fase di preparazione abbiamo dialogato continuamente sul senso di ogni frase, di quale fosse il messaggio che intendevamo mandare, di come la musica dovesse esprimerlo, di come i diversi passaggi tra momenti delicati e dinamici, dovessero creare un crescendo verso il momento di massima tensione dell'incidente per poi svilupparsi verso la "catarsi" del finale.

Per sciogliere ogni dubbio sulla capacità di comprensione dei bambini basta pensare un momento al fatto che a recitarla erano proprio loro, un'opera scritta da adulti ma recitata da bambini: chi ha assistito allo spettacolo ha visto la qualità degli interpreti e il loro coinvolgimento, impossibile se non di fronte a una comprensione emotiva di ciò che erano chiamati a narrare.

Se poi penso al fatto che quattro dei sette interpreti erano entrati nel nuovo cast solo due mesi prima e che uno dei protagonisti ha 8 anni… non ho dubbi, i bambini capiscono.

Schermata 2016-10-30 alle 11.19.44Mi ha colpito una frase di Emma, la protagonista nel ruolo della Bulla, che quando le ho chiesto se fosse contenta e lei mi ha risposto che era molto bello, nel pomeriggio, vedere così tanta gente, ma che si era divertita di più negli spettacoli del mattino per le scuole: "Lo abbiamo fatto per loro ed è a loro che è più giusto raccontarlo".

Certamente Emma è una ragazzina di una maturità sorprendente per la sua età ma la sua risposta mi ronza ancora nella testa: non solo aveva capito ma aveva colto il "senso" di ciò che abbiamo messo in scena.

Quando crediamo che un concetto non sia comprensibile, non è che siamo noi a non saperlo esprimere? Non è che siamo noi che non siamo capaci di metterci nella giusta dimensione di fiducia nelle capacità di chi ci ascolta?

Bambini o adulti non fa differenza in fondo, tutto dipende dalla nostra capacità di metterci realmente dall'altra parte del palcoscenico: se crediamo di avere qualcosa di importante da dire, non per autocompiacimento o per segnare una distanza (io ho capito e tu no) ma per desiderare realmente che chi ci ascolta riceva il messaggio fidandoci profondamente della sua capacità di capire, allora "tutto si compie", tutto accade nel modo giusto e raggiunge il suo scopo. E' "perfetto".

Quando più di duemila anni fa i grandi tragici greci affrontavano temi filosofici complessi come, il rapporto tra umano e divino, il rispetto della legge, il rapporto tra genitori e figli, non credo proprio che pensassero: chissà se il pubblico capirà? Sapevano che la meticolosa scelta delle parole, la forza delle metafore, la potenza del teatro avrebbero assolto il compito di far arrivare il messaggio ma soprattutto fidavano nell'intelligenza dei loro concittadini.

Schermata 2016-10-30 alle 11.11.36"I miei nipotini (3 e 5 anni) che hanno assistito allo spettacolo, nella scena culminante dell'incidente, sono rimasti molto colpiti e hanno subito commentato: non si fa così, non si fa del male!" Hanno capito subito il senso di scelta tra "il bene" e "il male", tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, che La Bulla di Sapone esprime.

Tra l'altro, con grande sensibilità di educatore, Alessandro il regista è intervenuto alla fine della seconda rappresentazione (c'era state piccole inptemperanze del pubblico di ragzzi delle scuole medie) per invitare a scegliere appunto "da che parte stare"

Marina mi diceva che sarebbe stato bello, dopo lo spettacolo, fare una sorta di "teatro-forum" per commentare e sottolineare alcuni aspetti più profondi del lavoro sia nei contenuti che nella componente artistica e musicale.

Schermata 2016-10-30 alle 11.18.13Non so. Confido che la bellezza delle scene e della musica comunque diano a ciascuno ciò che diventa importante per lui, piuttosto che cercare una spiegazione universale di un possibile valore.

Se un esperto mi aiuta a leggere un quadro di Caravaggio o un grande direttore d'orchestra come Benjamin Zander mi aiuta a capire la grandiosità di Mahler, di certo il mio livello di comprensione cresce e riesco ad andare più in profondo, ma quello che conta, in fondo, è quello che quell'opra ha detto a me.

Il compito dell'arte e della musica, come mi ha insegnato Carlo Boccadoro, non è di dare risposte, ma piuttosto di suscitare domande.

Emma, i miei nipoti, l'amico che mi ha fatto la cosiderazione da cui sono partito, si sono fatti domande e ciscuno si è dato una risposta, valida in quanto personale, vuol dire che La Bulla di Sapone ha assolto al suo compito.

Io mi emoziono ogni volta che rivedo lo spettacolo e, pur avendone scritto il testo e alcune musiche, non finisce di stupirmi e anche ora che mi accingo a rivedere le slides delle prossime conferenze mi accordo che mi sta insegnando qualcosa, mi sta ponendo domande.

 

 

 

 

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Relax intelligente

LeverattoSe non fosse per i saggi consigli di Carlo Boccadoro, non avrei scoperto questo libro di Piero Leveratto, (Con la musica – Ed. Sellerio) contrabbassista genovese e soprattutto grande cultore di musica di ogni genere.

Questo suo libro è la perfetta lettura ferragostana: storie brevi che puoi interrompere quando ti devi alzare dalla sdraio per fare un tutto o per andare a riempire la brocca d'acqua e che ti aprono orizzonti d'ascolto non banali suggeriti con aneddoti e arguzie intelligenti.

Il fatto che sia pubblicato da Sellerio con quella carta che solletica le dita è un piacere in più.

Buon sabato.

 

Lezioni da un concerto: la forza della fiducia

Schermata 2014-08-02 alle 22.17.38Qualche giorno fa guardavo con grande attenzione un filmato che documenta un evento singolare. Siamo ad Vienna, qualche anno fa, alla prova generale del concerto in re minore di Mozart per pianoforte e orchestra diretto da Riccardo Chailly con l' orchestra del Concertgebouw di Amsterdam.

La pianista è Maria Joao Pires, una grande concertista e l'episodio è raccontato dallo stesso Chailly in un filmato sulla sua collaborazione con la Concertgebow.

Partono le prime note del concerto e la Pires ha un momento di sconforto, si rivolge in totale panico ai colleghi vicini e scuote la testa. Chailly la guarda un attimo e lei gli dice: "Ho studiato un altro concerto, non questo…", Chailly sorride e le dice "Ricorda l'ultima volta che lo hai suonato! Sei bravissima, ce la fai!"

Qualche istante ed è il momento del pianoforte, la Pires lascia che le dita e la musica facciano il miracolo: eseguirà il concerto fino alla fine senza sbagliare.

Guardando bene il filmato (potete saltare i primi 40 secondi), le parole si capiscono poco e i sottotitoli in olandese non aiutano, però si coglie tutto dagli sguardi e dagli atteggiamenti: la Pires è disperata, c'è il pubblico, l'orchestra ha iniziato l'esecuzione, lei è una grande pianista, la star dell'evento: non può fallire.

Capisce che ha sbagliato, che quello non è il concerto per cui si è preparata. Prova a dire a Chailly "Non posso provare".

SI guarda intorno come una studentessa a cui hanno dato un tema d'esame del tutto inatteso e tenta un sorriso che chiede aiuto o scusa rivolto ai musicisti vicini. La musica dolce e drammatica di Mozart aumenta la criticità del momento, sembra fatta apposta.

Passa qualche battuta e Chailly la guarda, capisce che qualcosa non va: le chiede "Che c'è?" e lei gli dice che ha studiato un altro concerto.

E qui il passaggio cruciale: Chailly le dice è quello che ha già suonato l'anno prima e sostenuto dalla musica (magia del caso!) gli dice "I am sure you can do that! You know it too well – Sono sicuro che ce la puoi fare! Lo conosci troppo bene". SI volta sorridente e sereno: non ha il minimo dubbio che la Pires suonerà perfettamente e dedica la sua attenzione all'orchestra.

La Pires inizia e suonerà l'intero concerto senza sbagliare.

Guardate voi stessi attentamente.

 

LA LEZIONE

 La prima è certamente quella che possediamo in noi capacità straordinarie quando lasciamo "scorrere" il nostro potenziale senza pensare di controllare tutto con la ragione, quando pretendiamo certezze di fronte al grande mistero delle nostre capacità profonde.

E' come quando temiamo di non farcela, di non sapere più andare in bicicletta, o pensiamo di non ricordare come si affronta una certa situazione. Vorremmo saperlo con la ragione e la ragione ci spaventa, in realtà "noi lo sappiamo", dobbiamo fidarci di noi stessi, di quello che abbiamo studiato, di quello che abbiamo raccolto negli anni e lasciar scorrere.

Avete presente quando non riuscite a ricordare un nome o un titolo o dove avete messo una certa cosa? Più vi focalizzate, più stringete la vostra mente e meno troverete la risposta. Se appena lasciate il controllo, mentre fate tutt'altro ecco che il cervello, lasciato libero di vagare in spazi a noi sconosciuti, mentre affettate una cipolla vi ricorda il cognome del compagno di scuola che stava due banchi indietro e che avete visto qualche giorno prima.

Con la musica mi capita di ricordare interi brani che non suono e non canto da quarant'anni: ho imparato a sorridere e lasciare che a cantare sia un "me" interno che ne sa di più.

La seconda lezione è più pratica e diretta.

Immaginate che Chailly sia il capo di un progetto o il direttore di un'azienda e che la Pires sia un suo collaboratore a cui è affidato un compito importante: lui ha scelto il collaboratore per le sue qualità, lo stima, sa che ha scelto la persona giusta per un compito così importante.

Nasce un problema imprevisto, la fiducia del suo collaboratore vacilla, teme di non farcela, un ostacolo improvviso sembra insormontabile: non ce la posso fare, non arriveremo in tempo, il cliente, sta firmando con un altro, la macchina si è guastata… a voi la scelta del caso concreto.

Cosa fa Chailly? Ha pochi secondi per rovesciare la scena: non ha il minimo dubbio,"so che ce la puoi fare!" Sorride positivo e convinto e non dedica un secondo di più alla cosa, ha dato al suo collaboratore l'arma giusta, il dono più prezioso: la fiducia, la fiducia in sè stesso.

Fa esattamente quello che un bravo capo deve fare con i collaboratori: sceglierli bene, affidare loro compiti importanti e fidarsi di loro, facendo sentire tutta la forza della fiducia nel loro talento.

Ricordo quando da ragazzo confidavo al mio "maestro" Gianpiero le mie ansie, la paura di non essere all'altezza e lui tagliava corto "Queste sono cose che fai con la mano sinistra" e passava a parlare d'altro non concedendo nemmeno un attimo alla commiserazione: mi voleva bene, mi stimava, davvero era certo che ce l'avrei fatta (come poi è stato) e quella fiducia era per me una fonte di energia, una fiducia che non potevo tradire.

Quante volte invece capita di vedere un capo che toglie la responsabilità della decisione al subalterno  che pone un problema, trovando la soluzione al suo posto o che ne alimenta l'inquietudine sostenendone le paure e i dubbi anzichè farne piazza pulita.

Capita ancora più spesso con i figli: vogliamo sgomberare la loro strada dagli ostacoli e li rendiamo incapaci di decidere perchè temono di non essere all'altezza e ogni volta che togliamo loro le castagne dal fuoco "per il loro bene" ne riduciamo l'autostima.

Questa piccola grande lezione è lì da vedere, tutto si svolge in meno di un minuto: la differenza tra il successo e il fallimento è in poche parole, in uno sguardo, in un sorriso, in una convinzione profonda.

Chailly poteva interrompere? Certo che sì, era una prova, una prova generale ma pur sempre una prova.

Avrebbe assecondato l'ansia della sua concertista, l'avrebbe fatta propria e ne avrebbe diminuito la stima "E' brava ma… non ce la può fare", avrebbe avuto paura che il fallimento del collaboratore potesse nuocere al suo prestigio e avrebbe avuto mille alibi che tutti avrebbero condiviso: c'è l'orchestra, il pubblico non può essere tradito, e poi la mia reputazione… e se e ma e…

Lui si è giocato tutto a ragion veduta: la fiducia nella sua pianista era la cosa più importante. Non c'era prezzo da pagare per perderla.

Quando Martin Luther King diceva "I have a dream…" e invitava i suoi a seguirlo, non c'era il minimo dubbio nella sua voce, nel suo sguardo, non aveva la paura di non essere capito e che quella fosse una delle tante soluzioni possibili: aveva fiducia in sè, nei suoi collaboratori e nella giustezza della sua scelta.

Chailly nei pochi istanti ha dato alla Pires una visione: l'hai già suonata, sei brava, ce la puoi fare!

Come l'atleta del salto in alto che deve "vedere" se stesso di là dell'asticella sul materassone mentre il pubblico applaude di gioia per il suo risultato, Chailly ha dato all apIres la visione degli applausi dell'anno precedente, l'ha proiettata oltre l'ostacolo: un dubbio e l'asta cade o come dice Yoda "Fare, o non fare, non c'è provare".

Ripeto spesso "Le visioni determinano i comportamenti" e so che abbiamo capacità straordinarie che non sappiamo controllare, che il nostro talento ha il suo più grande nemico nel dubbio, nella paura e so anche che la vera leva della fiducia è l'amore: bisogna voler bene alle persone con cui collaboriamo e a noi stessi.

So che nella vita aziendale "amore" è una parola scomoda, difficile, imbarazzante, si usano termini più fiacchi e melensi e meno impegnativi perchè abbiamo paura di essere fraintesi o peggio guardati con sospetto.

Ma so altrettanto bene che se l'amore per i propri clienti, per i collaboratori, per il compito che ci siamo dati è sincero, onesto e profondo non c'è ostacolo che non possa essere superato e non c'è meta che sia irraggiungibile quando è scelta con la limpidezza del cuore.

P.S: una lezione interessante è anche ascoltare il Concerto in Re minore n. 20 K 466 di W.A. Mozart, magari nell'esecuzione di Maria Joao Pires. Lo trovate su You Tube in integrale, ma ascoltato a casa con un buon impianto e chiudendo gli occhi è anche meglio.

 

 

Cosa scriverei sulle pagine bianche

Unita3Per ovvi motivi non sono riuscito a comperarne il primo numero, ma oggi non me ne sono lasciato scappare l'ultimo e sono qui che guardo le pagine bianche de l'Unità che silenziosamente parlano della fine di un'epoca, almeno a me.

Era il giornale simbolo di un partito e di chi in quel partito si impegnava per sostenerne la proposta e allora avere in tasca l'Unità o Il Manifesto o Lotta Continua era una precisa dichiarazione di campo.

Con l'Unità ho capito che la satira, quando è intelligente, è un'arma potentissima e Fortebraccio con le sue lapidarie riflessioni o con un aggettivo o un avverbio al posto giusto lasciava il segno ogni volta (memorabile il "Tanassi con la fronte inutilmente spaziosa").

L'Unità e la sua diffusione casa per casa è stata la mia scuola di politica, quella vera, quando ogni domenica mattina dedicavo il mio tempo a portarla e quando possibile fermandomi a parlare con la gente e raccogliendo commenti sulla vita di ogni giorno.

Quante copie ogni domenica? Una trentina mi pare di ricordare, guidato da Luciano Avigo che mi ha insegnato la disciplina della continuità, il valore del lavoro capillare, dell'incontro uno a uno.

Avevo 21 anni e su queste pagine bianche scriverei di come sia grato a quell'esperienza per ciò che ho poi imparato e fatto a proposito di reti sociali e di meccanismi del cambiamento.

Scriverei di quante cose ho imparato e fatto nelle Feste de l'Unità (non sono mai riuscito a chiamare la festa in modo diverso) dal coraggio di cambiare quando sembra impossibile: spostare la Festa de l'Unità dalla viuzza dietro il circolino al Castello era follia eppure… quanti furono entusiasti di realizzare un progetto "impossibile", una cosa mai provata prima, una festa non solo di salamine, burattini e ballo liscio, ma un evento grande, pieno di sorprese, di cultura e di musica di qualità, che dicesse in pratica quale mondo avessimo in mente.

Scriverei di come la parola "unità" ha un grande senso per chi crede sia un grande vantaggio stare assieme più che dividersi, mantenere la propria autenticità nella relazione con chi è diverso.

Scriverei anche che rimpiango quella carica di valori etici che attrassero noi giovani e riuscirono ad esaltare l'entusiasmo dell'età con una meta possibile, valori "adulti", vissuti, intrisi di fiducia nella possibilità di un mondo diverso che non andava atteso ma costruito.

Scriverei delle molte delusioni, delle sconfitte, delle meschinità grandi e piccole perchè ho conosciuto anche quelle ma userei una matita perchè ben più leggere sono state rispetto alle tante lezioni di amicizia, di stima e di onestà che ho ricevuto e che restano scritte in inchiostro indelebile.

Terrò via questa copia de l'Unità con le sue pagine bianche per avere una scusa per raccontare a mia nipote un giorno cos'era e cosa è la bella politica, cos'è l'impegno per un ideale, e anche come l'incapacità di comprendere i cambiamenti porti alla perdita di quanto si pretendeva di difendere.

"Nonno, perchè questo giornale non ha scritto niente?"

"No cara, di cose ne ha scritte tante ma servono occhi speciali per leggerle."

 

 

 

Lo spettacolo delle possibilità

 

Saggio Ogni volta che assisto allo spettacolo finale di una delle settimane dei "Summer Camp" alla Scuola di Musica mi emoziono, mi vengono gli occhi lucidi, e il groppo in gola.

Non è facile pietismo per il "che bravi i bambini", è l'evidenza di una possibilità che è racchiusa in ciascuno di noi e che si esprime se c'è il contesto giusto e ci sono persone positive che ti incoraggiano e guidano al risultato.

Quando vedo cosa riescono a fare gli insegnanti in quel poco tempo, 5 giorni con poco meno di quattro ore per giorno, con un materiale tanto grezzo, molti dei bambini non hanno mai suonato, alcuni sono piccoli e con ovvie difficoltà di ritmica e di coordinamento, eppure.. eppure, accade ogni volta: si spegne la luce, il palco aggiunge la sua dose di magia e i bambini esprimono un talento segreto quanto inatteso.

E' come se gli insegnanti non vedessero i loro limiti ma solo il loro potenziale, e i bambini lo sentano e danno il meglio, sempre.

Vorrei portarci alcune delle persone che incontro per motivi professionali e che si lamentano dell'inadeguatezza delle risorse, dell'impreparazione dei collaboratori, dell'incomprensione del mercato, della crisi, di qualsiasi buona ragione, secondo loro, per cui non vale nemmeno la pena di tentare un cambiamento.

Ogni settimana c'è un progetto, un'idea guida, una meta da raggiungere, una missione da compiere, e non si perde nemmeno un minuto a lamentarsi di "come sarebbe stato bello se…", ma piuttosto ci si focalizza sull'esaltazione dei potenziali, costruendo assieme il risultato.

Saggio2

Alberto, il direttore, lascia fare i suoi insegnanti, si fida di loro e anche lui ogni volta si meraviglia di quali talenti si esprimono nei collaboratori quando li lasci liberi di esprimersi al meglio, ti fidi di loro, li incoraggi, li rendi orgogliosi del loro risultato: che grande lezione di people management!

Venerdì ho visto decine di micro-episodi di interazione positiva, sguardi che dicono "adesso tocca a te", momenti in cui chi era il momentaneo protagonista dava tutto ciò che aveva per contribuire al risultato complessivo (ah! quel batterista piccolo piccolo che quasi non arrivava al pedale della cassa che doveva dare un gran colpo di piatti per fare "il lupo" nella rappresentazione di Pierino e il Lupo di Prokofief).

E che dire dei tre violinisti (meno di vent'anni in tre..) che dovevano fare la parte di Pierino e mentre due di loro sapevano solo fare una nota bassa a corda vuota, il primo suonava il motivetto classico di Pierino e il Lupo e quando era il loro turno faceva alzare i suoi due violinisti come fosse un'intera orchestra, li guardava come un esperto primo violino e attaccava deciso quando era il suo momento.

Mia madre era un esempio fantastico di "ottenere il meglio dalla situazione": se capitavamo a cena improvviamente, mai, dico mai, che dicesse "vorrei fare questo o quello ma mi manca…", apriva il frigorifero e con ciò che aveva (e il suo amore) realizzava sempre qualcosa che era sempre oltre quanto ci si potesse aspettare.

 Lo spettacolo della possibilità è esattamente il contrario della paralisi del pre-giudizio: è vedere in ciò che c'è, non ciò che manca ma ciò che potrebbe contenere e che è sempre più di quanto si possa immaginare.

 

 

 

Forse è colpa di Brahms

MusicaStamattina ascoltavo Brahms a tutto volume e la sua musica mi sconquassa, è sempre così.

Spesso a Sesto ascolto il Requiem Tedesco ed è inevitabile il ricordo di mio padre e mia madre, associare la forza non sontuosa di quella musica che esprime il dispiacere per la perdita assieme all'accettazione della stessa.

Oggi era la volta delle sinfonie (Chailly e Gewandhaus) ed è come quando con la vanga rivolti la terra per preparare l'orto: tornano in superficie pensieri lasciati a lungo in secondo piano, alcuni resi più fertili dall'attesa, altri ancora duri e senza risposte.

Di fronte al possente scorrere della musica mi rimprovero di essere troppo spesso rapito dall'eterno presente di Facebook, di non prendermi il tempo per la riflessione e guardo il mio blog fermo da settimane, secco e disordinato proprio come l'orto a fine inverno.

L'altro giorno sono "andato a sbattere" nel pensiero di Proust dovendo aiutare il nostro giovane batterista alla preparazione dell'interrogazione a scuola: forse perchè mia suocera ne parla spesso, Proust è rimasto in un angolo della mia mente "prima o poi lo leggerò" e capisco anche perchè.

Non si può leggere un pensiero così meticoloso e profondo con la fretta di un tweet o di una mail da spedire entrolo le…: come con Brahms ti devi fermare e ascoltare, accettare che "il tempo" te lo dettano loro, ed è tutto quello che ti serve, né tanto né poco, quello necessario.

Ma a differenza di Proust, così dettagliato nel descrivere ogni passaggio, attento a dissezionare i pensieri come un patologo, Brahms è essenziale, c'è solo quello che serve perchè ha lavorato a lungo, molto a lungo, non per dettagliare ma per togliere il superfluo e lasciarti l'essenza, come per dirti "adesso non hai più motivi per non fare ciò che devi".

Ci sono decine di passaggi che sono per me sintesi di riflessioni già fatte e che nel riascolto mi tornano imperative e chiare: ci hai già pensato abbastanza, ora alzati. Oppure (finale della seconda sinfonia): guardati intorno, non vedi quanti motivi hai per gustare la bellezza e l'energia che te ne deriva?

C'è spesso la malinconia che mi prende quando Marina esce per le sue commissioni: lo so che torna, ma mi rimane sempre il velo di tristezza del distacco (quarta sinfonia primo movimento), il desiderio di prolungare un profumo, uno sguardo, un sorriso, per poi compiacermi della vitalità che ci anima (secondo movimento).

Forse non è colpa di Brahms, tutto avviene nella mia testa e la musica ha solo il compito, niente affatto banale, di evocare e risvegliare sensazioni e riflessioni lasciati a fermentare.

Comunque l'ascolto mi impone di fare la mia parte di, prendere il cammino dove altri lo hanno lasciato (citazione di Beethoven nel finale della prima sinfonia) e decidersi a fare il proprio pezzo di percorso: c'è una dolcezza immensa in quell'armonizzazione una decisione non sforzata ma non meno determinata.

Prendo il violoncello e vado suonare.

 

 

Il violoncello del nonno

IMG_7274Avevo sentito da un'amica che il nonno era un violoncellista e che il suo strumento era appeso alla parete di casa: se era il primo violoncellista di un'orchestra in Germania prima della guerra, l'orchestra sinfonica di Stoccarda, non poteva essere uno strumento "banale".

La mia curiosità si accende, chissà come suona, è "muto" da quarant'anni, che voce avrà ?

Convinco l'amica a prestarmelo per farlo vedere al mio liutaio di fiducia e anche lui dice che è un bello strumento, non azzarda ad attribuirlo a un 'autore ma dice che vale certamente la pena di rimetterlo in sesto con gli interventi necessari dopo tanti anni di silenzio e se lo dice Filippo Fasser c'è da fidarsi.

Lo chiamiamo "mistery cello" e dopo il restauro di Filippo lo facciamo provare a Meneses che passa dalla sua bottega e anche lui, grande violoncellista, dice che è proprio un bello strumento; un altro amico di Filippo non si sbilancia sull'autore ma lo colloca a metà settecento, probabilmente a Venezia (l'etichetta interna "Carlo Testore" non è originale ed è certamente postuma).

IMG_7228Il "mistery cello" ora ha solo bisogno di trovare un bravo violoncellista che lo suoni, lo faccia rivivere e cogliamo la palla al balzo della presenza di Giovanni Sollima per farglielo provare e anche lui lo trova molto interessante e dice che una sua amica violoncellista e concertista sta proprio cercando uno strumento di qualità, che esprima al meglio la sua bravra.

Con l'occasione del concerto di Trento in cui Monika Leskovar è una dei cinque violoncellisti in scena, il "mistery cello" le viene portato e lei lo usa per l'intero concerto e quando la vado a trovare in camerino al termine per chiedere un parere mi dice: "è magnifico, vorrei poter continuare a suonarlo, chiedi alla tua amica se me lo noleggia."

A questo punto si torna in liuteria da Filippo per una messa a punto speciale per predisporlo all'utilizzo da parte di una concertista professionista e assisto rapito al lavoro simile a quello dei meccanici di una macchina da corsa: ponticelli, angoli e tensioni delle corde ma il risultato è emozionante.

IMG_7288Sotto le dita magiche della Leskovar il violoncello fa sentire la sua voce ricca, calda, forte, "è così 'italiano', mi dice" e pensare che è solo all'inizio della sua rinascita.

Che storia!

Ha suonato in grandi sale da concerto e poi è finito appeso al muro per quarant'anni e ora, di nuovo si trova a fare quello per cui è stato creato: far vibrare di bellezza e di suono il mondo, prestando la sua voce al talento di un grande musicista.

C'è qualcosa di magico in tutto ciò, a metà fra un film della Disney in cui i giocattoli passano tra mille peripezie e tornano alla fine al loro destino di gioiosa felicità o il racconto delle Suites di Bach ritrovate per caso da Casals da un rigattiere di Barcellona e tornate ad essere suonate dopo 250 anni di silenzio.

A casa guardo il mio violoncello e so che non mi appartiene davvero, che il suo tempo travalica la breve vita dei singoli.

Magari tra 250 anni capiterà tra le mani di un grande musicista dopo anni di silenzio, dopo che il nipote di una mia nipote lo avrà staccato dalla parete dicendo: " apparteneva al nonno di mio nonno…"

 

Per capire la sinfonia Resurrection di Mahler

SecondaL'etichetta Linn Records ha pubblicato la Seconda Sinfonia di Mahler diretta da Benjamin Zander, ed è un'ottima esecuzione che vale la pena di avere. E' possibile anche scaricare i file direttamente i qualità lossless.

Il vero "gioiello" è la possibilità di scaricare il commento dell'intera opera da parte di Zander che ha una capacità unica di spiegazione che guida l'ascolto e consente una comprensione completa di questo capolavoro.

Il file scaricabile gratuitamente è qui.

Molto interessante anche tutta la riflessione tecnica sulla velocità di esecuzione, gli aneddoti, i micro dettagli che rendono l'ascolto ancora più piacevole.

Un ascolto perfetto per chi è ancora in vacanza e vuole "entrare in profondo" in un'opera grandiosa.

Se i vicini non vi cacciano e potete mettere il volume a palla (o con una cuffia di ottima qualità) è un ascolto che vi assicura una botta di energia incredibile, oltre che di ottimismo dato che il messaggio di Mahler è che la sofferenza terrena non è priva di senso.

Le precedenti sinfonie commentate da Zander erano uscite per l'etichetta TELARC (mancano ora solo la settima e lottava) e sono un ottimo acquisto per chi non solo vuole ascoltare ma anche "capire" cosa dice quella musica. Sono state la mia guida per la conferenza sull'innovazione che di tanto in tanto mi chiedono di ripetere.

E' vero che su YouTube si trovano sia le versioni di Bernstein (fantastiche) che di Abbado e di molti altri direttori , ma il commento di Zander passo passo è un grande valore.

Ne ho trovato una sintesi in audio su una rivista online  inglese che intervista Zander, non vibrante come il commento legato al CD ma utile comunque.

Piccoli (grandissimi) privilegi

Meneses_lo_2Organizzare un master di musica classica è un grande lavoro e sono mesi che ci sono immerso.

La ricompensa è sapere che stiamo facendo una cosa grande e importante per gli allievi, per la città, per la musica stessa, anche se in questi mesi non sono mancati gli inevitabili scontri con l'imbecillità, l'insensibilità, il pressapochiscmo e l'arroganza.

Qualche volta ti viene voglia di "madarli a stendere" di mollare e di dire che non ne vale la pena …. ma poi vedi un papà generoso come Alberto Leali, che va a caricare le pesantissime teche per la mostra di liuteria e poi oggi è ancora alla scuola a preparare lo spettacolo di giovedì e poi Maurizio con i suoi figli che viene ad aiutare… e allora bastano due, cinque dieci, belle persone per far passare in secondo piano i cento cretini perchè ognuno di loro non vale un decimo delle persone splendide che ruotano attorno alla scuola.

E poi un piccolo privilegio finale stasera: a cena con Antonio Meneses, uno dei più grandi violoncellisti del mondo.

Siamo andati alla Taverna, a mangiare carne alla brace e polenta e a chiacchierare del mondo, della musica, del senso delle cose, di cosa ci insegnano i maestri e di cosa possiamo restituire insegnando.

Mi ha persino offerto di prendere lezioni da lui durante il master (offerta che mi sono affrettato a rifiutare con una specie di "dominus non sum dignus…" ) e per ora mi appago delle sue storie, dei racconti, degli accenni alla tecnica violoncellistica di un grande maestro e delle sue riflessioni sulla ricerca che ciascun artista compie facendo musica.

Abbiamo parlato dei nostri genitori, della disciplina che la musica impone, di come ciascuno sappia accogliere il compito che il destino gli ha posto, e in mezzo a tutto questo qualche pillola di saggezza figlia dell'esperienza.

Domani c'è un sacco di lavoro da fare ma stasera mi godo l'accaduto.

 

Un nuovo ecosistema musicale

 

SFERA-TEST-ARGENTOE' da un anno che ci lavoriamo e oggi il progetto è stato ufficializzato con il comunicato stampa e l'annuncio delle date di uscita dei dischi delle tre artiste che fannno parte della prima "spedizione" della musica in una nuova dimensione, partendo da un nuovo pianeta.

E' un progetto, importante, ambizioso e pieno di dettagli e complessità ma che vede un team di talenti molto diversi e speciali per affrontare un tema di grande impatto: come creare un nuovo contesto perchè gli artisti possano produrre musica di alto livello.

La lettura del comunicato stampa fornisce alcune indicazioni come pure un veloce giro del sito o della pagina Facebook, ma la vera differenza la faranno gli artisti stessi (per ora tre donne, tre modi molto diversi di trattare il materiale sonoro) che del progetto sono i veri protagonisti.

La parte musicale è pronta, Cesare e Gianni stanno lavorando alle immagini per il contenitore del primo CD, domani girano il videoclip: tutto avanza in parallelo per arrivare ad emettere il primo segnale tangibile che BaseLuna è attiva.

Ah come vorrei che ci fosse Gianpiero…

 

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