Stabat Mater

MaterPensavo di leggerlo nel mio viaggio di oggi a Napoli ma in due ore l'ho finito: davvero bello questo Stabat Mater di Tiziano Scarpa.

Non dico nulla per non rovinare il piacere, come è stato per me, di scoprire una lettura del tutto inusuale ed una storia non meno intrigante.

Dirò solo che il finale è perfetto per i miei gusti e spero anche per i vostri, dirò che la forma con cui il libro è scritta sospende molte frasi tra spazi di capoverso per lasciare che su di esse si rifletta, come fa con tecnica diversa ma con eguale impatto Erri De Luca.

Dirò infine che è ben disegnato il ruolo di Antonio Vivaldi che (non lo svelo come, mostra una parte di sè vera ma che non si conosce bene) avevo intravisto nelle chiacchiere con i musicisti della Venice Baroque Orchestra:

"Se pensi a Bach" diceva Alessandro il contrabbassista "tutti possono suonarlo bene, è tutto scritto lì, è preciso, è razionale. Con Vivaldi, tutto dipende da te che suoni, dal piacere e dalla passione che ci metti perchè lui è un passionale e se non lo capisci la sua musica sembra insulsa." E anche Carlo Boccadoro mi aveva confermato questo punto di vistra,: bisognerebbe pensare a Vivaldi come il compositore leader di una rock band e suonarlo, come dice Dudamel a proposito di Beethoven, come se quella musica fosse stata scritta ieri mattina.

Racconti Musicali

BoccadoroSe un musicista ti consiglia l'ascolto di un certo tipo di musica o ti suggerisce una discografia, la cosa sembra ovvia, ma se un musicista come Carlo Boccadoro ti propone una serie di brani letterari che hanno per tema la musica, la cosa è meno scontata.

Ho letto velocemente la sua proposta di Racconti Musicali, grazie anche alla forma propria della raccolta per cui alcuni pezzi sono dei camei e i brani più lunghi non durano nemmeno una sinfonia.

Un paio di racconti sono davvero belli e coinvolgenti ma questo mi sembra relativo, quello che mi interessa è cercare di capire cosa vorrebbe dirci Carlo, la sua idea della musica espressa con altri strumenti.

Di tutto il libro quello che infatti mi ha più colpito è la sua introduzione quando dice che la gente fa fatica ad accettare la musica come un fatto a sé stante e la deve sempre associare a immagini o a visualizzazioni, quasi che la forza della musica sia difficile da sorreggere da sola.

Nel suo Lunario della Musica, racconta, spiega, caldeggia le sue scelte ed è come se, seduti a tavola, cercasse di invogliarti ad assaggiare un piatto che non conosci facendotene pregustare il sapore o l'esclusività.

Nei Racconti Musicali, il suo atteggiamento è molto più discreto, presenta un'orchestra di racconti di cui non è il direttore e dopo l'introduzione si ritira dietro le quinte: i brani li ha scelti lui, certamente, ma tutto dipende dall'incontro tra musicisti e pubblico e quando alla fine c'è l'applauso lui non torna in scena con un epilogo o con un commento per prendere l'applauso che gli spetterebbe, rimane a bearsi del successo altrui.

Il resto è rumore

RumoreCi sono libri che ti "saltano addosso", che sembra ti vengano a cercare quando tu non sapevi nemmeno che esistessero.

Ieri ero in libreria a cercare "Racconti Musicali"  l'ultimo libro di Carlo Boccadoro, dato che lo incontrerò domenica mi pareva carino leggere almeno qui e là della sua ultima raccolta di racconti, ma il libro non c'era e la commessa mi guida nella zona dedicata alla musica e mi chiede se per caso è questo "Il resto è rumore" di Alex Ross il libro che stavo cercando visto che è in vetrina e presume sia una novità.

Ovviamente ho lasciato perdere e mi sono aggirato per gli scaffali: riuscirò mai ad uscire da una libreria senza comperare nulla quando non c'è il libro che cercavo?

Ho puntato allora sullo "Stabat mater" di Tiziano Scarpa di cui ho letto una veloce recensione e che su IBS ha suscitato reazioni entusiastiche e stroncature decise.

Stavo per uscire e mi è tornato in mente quel libro in vetrina, sono andato a riprenderlo e ho riletto il sottotitolo "Ascoltando il XX secolo" e poi sul retro una citazione dalle prime pagine che dice più o meno "La storia non può spiegare la musica ma forse la musica può aiutarci a capire la storia": ok lo prendo. E mentre aspetto la ricevuta del bancomat leggo che Alex Ross è dal '96 il critico musicale del New Yorker, candidato al Pulitzer (infatti il libro è scritto in modo impeccabile) e che tiene un suo blog e un sito dedicato al libro e alla discografia raccomandata.

Stamattina l'ho attaccato e cento pagine sono volate d'un soffio (ho smesso solo perchè Marina chiamava per il pranzo) e trovo proprio interessante l'intreccio tra la vita degli artisti, la storia dei primi del secolo, i tormenti sociali che si trasformano in note e accordi.

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Il cinese

Cinese

Cinquecentoottantasette pagine tutte da leggere, questo "Il cinese" di Mankell mi è piaciuto molto, e soprattutto non c'è quella malinconia pessimistica dei gialli dell'ispettore Wallander.

Un racconto su diversi piani storici con un bel personaggio, la giudice Birgitta Roslin e l'analisi del ruolo che la Cina sta giocando in Africa dove Mankell spesso risiede.

Qualche giorno di riposo dalla lettura ora, come dopo un bel pranzo.

La fortuna non esiste

CalabresiEra un po' che non leggevo, le vacanze dedicate alle parole crociate e a studiare audio e video mi hanno tenuto lontano dalla lettura e il primo libro che riprendo è questo "La fortuna non esiste" di Mario Calabresi, non bello come il suo precedente "Spingendo la notte più in là" ma un libro che vale la pena di leggere.

Innanzitutto per la scrittura limpida, diretta del giornalista reporter e poi per il contenuto di fondo del libro che già si svela nel sottotitolo "Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi".

Storie di persone che riprendono dopo alluvioni, disastri, malattie, o che non si arrendono davanti alle avversità sullo sfondo dell'America ceh scommette su Obama, visto come simbolo della capacità di quella società di rigenerarsi.

Qua e là frasi che vale la pena di annotare e mi è piaciuta una citazione di Seneca "La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione".

La Mazzantini vince il premio Campiello

Mazzantini Venuto al Mondo è un bellissimo libro di Margaret Mazzantini che ho già consigliato a tutti quelli che mi chiedevano un consiglio per una lettura appassionante. E' bella la storia, è maestosa la scrittura della Mazzantini, e dato che lo sfondo è quello della guerra nei Balcani ti viene da chiedere: ma io dov'ero mentre accadeva tutto ciò?

Ora ho appena letto che questo libro ha vinto il Premio Campiello e ne sono contento perchè di solito avviene il contrario e cioè che leggo i nomi e i titoli dei vincitori dei premi letterari e non ne conosco mai nessuno.

La danza del gabbiano

Gabbiano Anche io come Antonio, non ho resistito, avevo molte altre cose da fare ma come resistere a Camilleri e il suo Commissario Montalbano?

Questo nuovo "La danza del gabbiano" si legge velocemente (forse troppo e mi tocca adesso aspettare il prossimo!) con un bell'intreccio tra personaggi e trama.

Lidia entra ed esce di scena in fretta (bene) e sono deliziose un paio di battute (un accenno a Zingaretti e una a sè stesso) in cui Camilleri è come se rompesse la magia del racconto per uscire dal libro e cercare un dialogo diretto con il lettore non in quanto scrittore ma come commentatore.

Il pane di ieri

Pane Viaggio di ritorno dalla Sardegna più che sufficiente per leggere questo bel libro di Enzo Bianchi "Il pane di ieri", una riflessione semplice e affettuosa sul rapporto tra vita di campagna e mondo dei valori, con una accentuata attenzione finale all'essere anziani e come sia un passaggio non meno bello e ricco della gioventù.

L'ho consigliato a Giulio ma non si è entusiasmato, deve essere proprio una questione di età.

Il mambo degli orsi

Mambo Dopo la delusione dell'ultimo libro di Lansdale, come mi ero ripromesso, gli ho dato la prova d'appello con questo vecchio "Il mambo degli orsi" e direi che è decisamente più fresco e originale, come nota anche Dazieri nella presentazione.

Bello sì ma siamo lontani dai grandi giallisti moderni europei, Camilleri, Montalban, Vargas, Bartlett, Markaris, Mankell, Larsson tanto per citare i miei preferiti.

Sotto un cielo cremisi

Cremisi Tanto mi era piaciuto Bad Chili (2005), tanto ho trovato scadente questo nuovo libro (2009) di Lansdale "Sotto un cielo cremisi".

Fiacca la storia, lento il procedere, il linguaggio inutilmente scurrile, mentre nel precedente aveva senso rispetto al ritmo del racconto.

In viaggio domani leggerò Il mambo degli orsi, del 2004  e spero sia meglio altrimenti lo cancello.