Relax intelligente

LeverattoSe non fosse per i saggi consigli di Carlo Boccadoro, non avrei scoperto questo libro di Piero Leveratto, (Con la musica – Ed. Sellerio) contrabbassista genovese e soprattutto grande cultore di musica di ogni genere.

Questo suo libro è la perfetta lettura ferragostana: storie brevi che puoi interrompere quando ti devi alzare dalla sdraio per fare un tutto o per andare a riempire la brocca d'acqua e che ti aprono orizzonti d'ascolto non banali suggeriti con aneddoti e arguzie intelligenti.

Il fatto che sia pubblicato da Sellerio con quella carta che solletica le dita è un piacere in più.

Buon sabato.

 

Buon anno papà

JovicaHo appena finito di leggere il bellissimo libro di Moni Ovadia e Marco Rovelli "La meravigliosa vita di Jovica Jovic", che racconta di un musicista rom, delle sue peripezie, dei valori etici di quella comunità e ripenso a come mio padre mi portò all'interno della comunità rom a Montichiari tanti anni fa.

Ne ho un ricordo vivissimo, anche se mi mancano i dettagli e purtroppo né lui né mia madre ci sono più a colmare i vuoti.

Papà era il maresciallo dei carabinieri a Montichiari e aveva una gestione del "potere" tutta sua, lui scampato ai campi di concentramento e con una grande compassione per la gente umile ma anche un grandissimo senso etico e del dovere.

Quando si insediò una comunità rom alla periferia del paese ricordo benissimo come affrontò la cosa in modo così poco "poliziesco" ma con un approccio del tutto mediterraneo, lui che aveva già affrontato allo stesso modo i primi conflitti etnici a Sesto senza mai prenderli di petto ma capendo le ragioni profonde dei comportamenti umani e trovando sempre la soluzione per via inusuale e non conflittuale.

Ricordo quando mi portò al campo rom, lui in divisa, segno di autorità, e incontrò il capo della comunità riconoscendone l'autorità per la sua gente. Non so di cosa parlarono, forse di cose apparentemente futili ma il messaggio era chiaro: diamoci una mano a evitare problemi, so che il capo sei tu, e tu sai che io ho un compito altrettanto importante a cui non posso venire meno, se dovessero sorgere rogne, io vengo da te.

Ricordo che nelle settimane che seguirono lui spiegò a noi figli che i rom erano persone per bene, che lavoravano il rame (ho ancora in casa una brocca lavorata che ora guardo cona ancora maggiore affetto) che avevano principi solidi, una fede religiosa profona, una grande passione per la musica (proprio come racconta il libro di Moni Ovadia) e che se potevano lavorare non avrebbero rubato o creato problemi.

Ricordo benissimo quando ci fu una grande festa, un matrimonio mi pare, e ricordo che fummo invitati con tutta la famiglia e partecipammo come invitati d'onore, e ricordo mio fratello che suonava con loro, ricordo il nome del chitrarrista, figlio del capo? forse. Si chiamava Stanco. Non ricordo invece il nome del capo della comunità (lo chiederò a mio fratello, sperando che abbia memoria migliore della mia)  anche se rivedo benissimo la sua faccia e lo vedo seduto accanto a mio padre che chiacchierano amichevolmente.

Come aveva previsto non ci furono mai problemi e non ci fu mai bisogno di "mostrare i muscoli". ho un vago ricordo di un episodio ma ricordo che risolse la cosa parlando con il capo e lasciando che fosse la "giustizia rom" a occuparsene, commentando che sarebbe stata ben più severa della nostra.

Quando sono qui a Sesto, mi capita spesso di pensare a mio padre, ai suoi insegnamenti fatti di azioni oltre che di racconti. Capisco la sua morale profonda, il fatto che la scelta di campo dell'onestà fosse la sola risposta possibile alla meschinità chissà quante volte incontrata. Capisco che la sua scelta di giustizia non fosse il frutto di un'obbedienza ottusa ai regolamenti che anzi spesso, come Antigone, trasgrediva, ma l'ascolto profondo della propria coscienza unita alla volontà di indicare una strada, la sola, per sé e per il futuro dei suoi figli.

Nel libro ci sono continui accenni alla dignità, al fatto che la ricchezza vera sia nella reputazione, nel rispetto proprio e degli altri, nel termine così desueto di "onore" che distingue il galantuomo dal brigante.

Mio papà parlava del "buon nome" della famiglia, del rispetto che deriva dal valore della parola data; lo vidi piangere una volta sola quando lo umiliarono consegnandogli la croce di cavaliere in un cartoccio come fosse frittura di pesce: non era rabbia, ma dolore per l'insulto dato alla sua dignità, offesa che non poteva essere tollerata.

Viviamo in tempi dalla morale molto, a volte troppo, "elastica", veniamo dall'elogio della scaltrezza, del valore puramente economico di tutto, di chi predica contro i "ladri di regime" e poi fa il furbastro in nero, di chi mette i "mi piace" a Mandela morto ma è incapace di lottare per un ideale perchè da vent'anni ne è privo.

Se avere valori significa essere un "estraneo" in una comunità di arraffoni, allora sono un rom anch'io, se non accettare la mediocrità significa cercare nuove terre allora sono un viaggiatoreche non si stancherà di cambiare posto alla tenda.

Nel 2014 mio padre avrebbe compiuto 100 anni, ma la sua voce è ancora forte e chiara dentro di me quando mi trovo a fare scelte profonde: la sua pace interiore mi ha marcato in modo indelebile dandomi risposte che annullano i dubbi e, in fondo, non me ne dispiace affatto.

Buon anno papà.

Grazie.

 

Un colpo all’altezza del cuore

OggeroLettura deliziosa come sempre l'avventura della prof.Camilla Baudino alle prese con delitti di cui diventa testimone e solutrice.

L'ultimo libro  di Margherita Oggero "Un colpo all'altezza del cuore" è una bella storia che si sviluppa in modo intrigante senza essere cervellotica e tutti i personaggi si fanno voler bene.

Molto accattivante la stesura con capitoletti di due/tre pagine al massimo per cui a forza di "finisco il capitolo e poi…" ti ritrovi che non lo metti giù finchè non lo hai finito.

Perfetto per chi è in vacanza (io l'ho letto in terrazza e sul divano) ma anche per chi fa il pendolare in treno: il tempo vola.

Resa dei conti

MarkarisMarkaris è una certezza, anzi questo suo ultimo libro "Resa dei conti" è tra i più belli che ho letto di tutta la sua saga del commissario Charitos.

Interessante poi l'ambientazione: un 2014 in cui Grecia Spagna e Italia escono dall'euro e affrontano una situazione economica devastante.

Bellissima l'immagine dei giovani e impietoso il ritratto della classe dominante uscita dalla resistenza ai colonnelli.

Impossibile smettere di leggere una volta iniziato, e infatti…

 

 

Gli onori di casa

BartlettNon riesci a lasciarlo questo libro, una volta che lo hai iniziato devi finirlo per forza: è l'ultimo della saga dell'ispettore Petra Delicado di Alicia Gimenez Bartlett, Gli onori di casa.

La storia non è "forte" come in altri suoi romanzi ma i due personaggi, soprattutto il viceispettore Garzon, in questo libro esce alla grande.

Soprattutto cresce il profilo della Delicado che a volte è proprio antipatica ma subito si umanizza e crea un modello di donna non mascolina, anche se beve come una camionista, ma certamente non sottomessa.

E poi c'è tutta la bellezza dei libri Sellerio… chi li conosce ha già capito.

Una curiosità…. gli spagnoli attribuiscono agli italiani qualità che gli italiani non si riconoscono.

 

Kippur

KippurjpgMi piacciono proprio i libri della Kellerman, e approfittando della pace Sestese mi sono letto Kippur, il terzo della serie (adesso me ne manca solo uno).

Come con tutti i grandi giallisti, da un libro all'altro segui i personaggi come in un serial televisivo, ne impari le voci e i modi di fare e soprattutto, familiarizzi con un ambiente: la Barcellona di Montalban, la Vigata di Camilleri, i bar di fronte al commissariato della Bartlett.

Con la Kellerman entri nella comunità ebraica americana, ne impari le usanze, le espressioni gergali,ne segui i ragionamenti e… stasera attacco l'ultimo.

Miele

KellUna domenica di piacevolezze: un pranzo con gli amici e poi stufa accesa, Mahler in sottofondo e un buon libro che non ho più mollato fino alla fine.

Miele di Faye Kellerman è un bel giallo (è il seguito de Il Bagno Rituale) in cui si familiarizza con i personaggi come capita con tutti i grandi giallisti: più che la storia ci piace seguire i ragionamenti di Pepe Carvalho, del commissario Montalbano, di Pedra Delicado o, come nel caso della Kellerman, dell'agente Peter Decker della polizia di Los Angeles.

Il racconto è intrecciato con la storia d'amore del "nostro eroe" con la bella Rina e con la sua relazione con la comunità ebraica.

Lettura perfetta per una giornata di piacevolezze, non mi sono nemmeno accorto delle oltre 450 pagine.

Una lama di luce

CamilleriL'ultimo libro di Camilleri è magnifico!.

Ci ho provato a leggerlo adagio per farlo durare di più ma non è possibile, la storia ti prende: vuoi sapere come va a finire e la risposta arriva solo all'ultima pagina, come è doveroso di un buon narratore.

Se posso permettermi, non leggete recensioni, non leggete i risvolti di copertina, lasciatevi sorprendere dal racconto e gustatevi ogni passaggio.

Il libro lascia aperta un'enorme porta di desiderio sul seguito… quanto dovremo aspettare?

Un grande paese

SofriMi è proprio piaciuto il libro di Luca Sofri "Un grande paese", si legge bene e fa bene, soprattutto a chi si chiede se sarà mai possibile un futuro diverso da quello che si prospetta.

Mi riconosco in molte delle riflessioni e condivido molte delle cose che Sofri dice e il riferimento a parole che sembrano desuete come "amore di patria", "impegno", "merito".

In fondo un libro che mi fa sentire meno solo.