Lezioni da un concerto: la forza della fiducia

Schermata 2014-08-02 alle 22.17.38Qualche giorno fa guardavo con grande attenzione un filmato che documenta un evento singolare. Siamo ad Vienna, qualche anno fa, alla prova generale del concerto in re minore di Mozart per pianoforte e orchestra diretto da Riccardo Chailly con l' orchestra del Concertgebouw di Amsterdam.

La pianista è Maria Joao Pires, una grande concertista e l'episodio è raccontato dallo stesso Chailly in un filmato sulla sua collaborazione con la Concertgebow.

Partono le prime note del concerto e la Pires ha un momento di sconforto, si rivolge in totale panico ai colleghi vicini e scuote la testa. Chailly la guarda un attimo e lei gli dice: "Ho studiato un altro concerto, non questo…", Chailly sorride e le dice "Ricorda l'ultima volta che lo hai suonato! Sei bravissima, ce la fai!"

Qualche istante ed è il momento del pianoforte, la Pires lascia che le dita e la musica facciano il miracolo: eseguirà il concerto fino alla fine senza sbagliare.

Guardando bene il filmato (potete saltare i primi 40 secondi), le parole si capiscono poco e i sottotitoli in olandese non aiutano, però si coglie tutto dagli sguardi e dagli atteggiamenti: la Pires è disperata, c'è il pubblico, l'orchestra ha iniziato l'esecuzione, lei è una grande pianista, la star dell'evento: non può fallire.

Capisce che ha sbagliato, che quello non è il concerto per cui si è preparata. Prova a dire a Chailly "Non posso provare".

SI guarda intorno come una studentessa a cui hanno dato un tema d'esame del tutto inatteso e tenta un sorriso che chiede aiuto o scusa rivolto ai musicisti vicini. La musica dolce e drammatica di Mozart aumenta la criticità del momento, sembra fatta apposta.

Passa qualche battuta e Chailly la guarda, capisce che qualcosa non va: le chiede "Che c'è?" e lei gli dice che ha studiato un altro concerto.

E qui il passaggio cruciale: Chailly le dice è quello che ha già suonato l'anno prima e sostenuto dalla musica (magia del caso!) gli dice "I am sure you can do that! You know it too well – Sono sicuro che ce la puoi fare! Lo conosci troppo bene". SI volta sorridente e sereno: non ha il minimo dubbio che la Pires suonerà perfettamente e dedica la sua attenzione all'orchestra.

La Pires inizia e suonerà l'intero concerto senza sbagliare.

Guardate voi stessi attentamente.

 

LA LEZIONE

 La prima è certamente quella che possediamo in noi capacità straordinarie quando lasciamo "scorrere" il nostro potenziale senza pensare di controllare tutto con la ragione, quando pretendiamo certezze di fronte al grande mistero delle nostre capacità profonde.

E' come quando temiamo di non farcela, di non sapere più andare in bicicletta, o pensiamo di non ricordare come si affronta una certa situazione. Vorremmo saperlo con la ragione e la ragione ci spaventa, in realtà "noi lo sappiamo", dobbiamo fidarci di noi stessi, di quello che abbiamo studiato, di quello che abbiamo raccolto negli anni e lasciar scorrere.

Avete presente quando non riuscite a ricordare un nome o un titolo o dove avete messo una certa cosa? Più vi focalizzate, più stringete la vostra mente e meno troverete la risposta. Se appena lasciate il controllo, mentre fate tutt'altro ecco che il cervello, lasciato libero di vagare in spazi a noi sconosciuti, mentre affettate una cipolla vi ricorda il cognome del compagno di scuola che stava due banchi indietro e che avete visto qualche giorno prima.

Con la musica mi capita di ricordare interi brani che non suono e non canto da quarant'anni: ho imparato a sorridere e lasciare che a cantare sia un "me" interno che ne sa di più.

La seconda lezione è più pratica e diretta.

Immaginate che Chailly sia il capo di un progetto o il direttore di un'azienda e che la Pires sia un suo collaboratore a cui è affidato un compito importante: lui ha scelto il collaboratore per le sue qualità, lo stima, sa che ha scelto la persona giusta per un compito così importante.

Nasce un problema imprevisto, la fiducia del suo collaboratore vacilla, teme di non farcela, un ostacolo improvviso sembra insormontabile: non ce la posso fare, non arriveremo in tempo, il cliente, sta firmando con un altro, la macchina si è guastata… a voi la scelta del caso concreto.

Cosa fa Chailly? Ha pochi secondi per rovesciare la scena: non ha il minimo dubbio,"so che ce la puoi fare!" Sorride positivo e convinto e non dedica un secondo di più alla cosa, ha dato al suo collaboratore l'arma giusta, il dono più prezioso: la fiducia, la fiducia in sè stesso.

Fa esattamente quello che un bravo capo deve fare con i collaboratori: sceglierli bene, affidare loro compiti importanti e fidarsi di loro, facendo sentire tutta la forza della fiducia nel loro talento.

Ricordo quando da ragazzo confidavo al mio "maestro" Gianpiero le mie ansie, la paura di non essere all'altezza e lui tagliava corto "Queste sono cose che fai con la mano sinistra" e passava a parlare d'altro non concedendo nemmeno un attimo alla commiserazione: mi voleva bene, mi stimava, davvero era certo che ce l'avrei fatta (come poi è stato) e quella fiducia era per me una fonte di energia, una fiducia che non potevo tradire.

Quante volte invece capita di vedere un capo che toglie la responsabilità della decisione al subalterno  che pone un problema, trovando la soluzione al suo posto o che ne alimenta l'inquietudine sostenendone le paure e i dubbi anzichè farne piazza pulita.

Capita ancora più spesso con i figli: vogliamo sgomberare la loro strada dagli ostacoli e li rendiamo incapaci di decidere perchè temono di non essere all'altezza e ogni volta che togliamo loro le castagne dal fuoco "per il loro bene" ne riduciamo l'autostima.

Questa piccola grande lezione è lì da vedere, tutto si svolge in meno di un minuto: la differenza tra il successo e il fallimento è in poche parole, in uno sguardo, in un sorriso, in una convinzione profonda.

Chailly poteva interrompere? Certo che sì, era una prova, una prova generale ma pur sempre una prova.

Avrebbe assecondato l'ansia della sua concertista, l'avrebbe fatta propria e ne avrebbe diminuito la stima "E' brava ma… non ce la può fare", avrebbe avuto paura che il fallimento del collaboratore potesse nuocere al suo prestigio e avrebbe avuto mille alibi che tutti avrebbero condiviso: c'è l'orchestra, il pubblico non può essere tradito, e poi la mia reputazione… e se e ma e…

Lui si è giocato tutto a ragion veduta: la fiducia nella sua pianista era la cosa più importante. Non c'era prezzo da pagare per perderla.

Quando Martin Luther King diceva "I have a dream…" e invitava i suoi a seguirlo, non c'era il minimo dubbio nella sua voce, nel suo sguardo, non aveva la paura di non essere capito e che quella fosse una delle tante soluzioni possibili: aveva fiducia in sè, nei suoi collaboratori e nella giustezza della sua scelta.

Chailly nei pochi istanti ha dato alla Pires una visione: l'hai già suonata, sei brava, ce la puoi fare!

Come l'atleta del salto in alto che deve "vedere" se stesso di là dell'asticella sul materassone mentre il pubblico applaude di gioia per il suo risultato, Chailly ha dato all apIres la visione degli applausi dell'anno precedente, l'ha proiettata oltre l'ostacolo: un dubbio e l'asta cade o come dice Yoda "Fare, o non fare, non c'è provare".

Ripeto spesso "Le visioni determinano i comportamenti" e so che abbiamo capacità straordinarie che non sappiamo controllare, che il nostro talento ha il suo più grande nemico nel dubbio, nella paura e so anche che la vera leva della fiducia è l'amore: bisogna voler bene alle persone con cui collaboriamo e a noi stessi.

So che nella vita aziendale "amore" è una parola scomoda, difficile, imbarazzante, si usano termini più fiacchi e melensi e meno impegnativi perchè abbiamo paura di essere fraintesi o peggio guardati con sospetto.

Ma so altrettanto bene che se l'amore per i propri clienti, per i collaboratori, per il compito che ci siamo dati è sincero, onesto e profondo non c'è ostacolo che non possa essere superato e non c'è meta che sia irraggiungibile quando è scelta con la limpidezza del cuore.

P.S: una lezione interessante è anche ascoltare il Concerto in Re minore n. 20 K 466 di W.A. Mozart, magari nell'esecuzione di Maria Joao Pires. Lo trovate su You Tube in integrale, ma ascoltato a casa con un buon impianto e chiudendo gli occhi è anche meglio.

 

 

A lezione tra fragole e mirtilli

GruberQuando ho amici in visita, specialmente se interessati anche all'ambito professionale, una tappa alla fabbrica delle marmellate di Alpe Pragas è d'obbligo: prodotti eccellenti presentati come non ho mai visto fare da nessuno e un'azienda con un approccio alla qualità e una comunicazione impareggiabili.

Ho conosciuto Stefan Gruber, il titolare, alcuni anni fa e anche oggi quando ci siamo visti è stato subito un sorridente "Ciao come va? Tutto bene? Hai portato degli amici? Molto bene, grazie!"

Solare, schietto, semplice, diretto: come i suoi prodotti.

Lo "spaccio aziendale" della Alpe Pragas sembra una gioielleria tanta è la cura nel mostrare i prodotti ma nel contempo è elegante, come dice una scritta sul muro: "La squisitezza incontra la raffinatezza".

Da quest'anno poi, sopra il negozio… una galleria d'arte e quando chiedo a Stefan "Come mai? " la sua risposta è semplice: "Bisogna sempre fare qualcosa di nuovo!" Ovvio.

PragasChi si focaliza sulle marmellate ha di che "fare il pieno" tra confezioni regalo e prodotti normali, io guardo i dettagli delle scritte, degli accessori, i divani, le finiture, i mobili, le luci, i colori, tutto perfettamente in linea con la comunicazione d'impresa, con il "manifesto" dell'azienda che si legge all'ingresso:

"Benvenuti in un luogo intriso di creatività e modernità in cui l'originalità incontra l'innovazione, la squisitezza incontra le raffinatezza, il passato incontra il futuro".

Non conosco i dati economici dell'azienda e i suoi risultati di bilancio, ma "l'aria che si respira" è di serenità e di successo e immagino che i risultati ci siano se, dopo i primi approcci verso questa qualità così spinta e integrale che vidi qualche anno fa, il  processo è continuato e, anzi, è ulteriormente cresciuto.

Immagino che Stefan non abbia fatto tutto da solo, ha scelto certamente collaboratori di grande qualità, ha scelto di sicuro un ottimo web designer (vedo dal sito che è un'azienda di Merano, peraltro con un sito altrettanto ben fatto ) bravi architetti e interior designer e qui c'è un'altra lezione sulla scelta dei collaboratori e sulla qualità delle persone… ma ne parlerò in un altro post.

A lui il compito di assicurare la coerenza e l'armonia di tutti gli elementi perchè l'azienda di successo è questo: un insieme coerente e armonico, di prodotti, di persone, di struture organizzative che raccontano una storia unica e convincente.

Per dirla con Alberto de Martini "La comunicazione d'impresa non è solo ciò che una azienda dice, ma soprattutto ciò che fa ed è".

 

 

 

Obsolescenza pianificata

LampQuesta lampadina è accesa da più di 110 anni… sì, centodiecianni.

E' in una stazione dei pompieri a Livermore in California, fu installata nel 1901 e non è mai stata spenta da allora.

E' il simbolo della durata degli oggetti piuttosto che del consumismo sfrenato che continua a produrre nuovi bisogni superflui.

C'è poi la teoria del complotto o per meglio dirla della "obsolescenza programmata" (qui la versione in inglese più completa) secondo la quale i produttori sviluppano specifiche tecniche commerciali e costruttive per impedire che un prodotto duri a lungo e costringere quindi a comperarne nuovamente.

Oggi mentre comperavo le lamette del mio rasoio gillette a quattro lame mi domandavo: che me ne faccio delle altre tre?

Austriaci

Post3Come l'anno scorso, anche quest'anno mi arriva dall'Hotel Post di Bad Kleinkirchheim la cartolina di auguri per il compleanno, come lo scorso anno arriva ESATTAMENTE oggi e non credo l'abbiano portata di persona: avranno un algoritmo sofisticato per calcolare la data in cui spedire perchè arriva esattamente nel giorno da festeggiare compensando le imprevedibilità delle poste italiane?

Il timbro postale di Bad Kleinkirchheim dice che è stata spedita il 5 marzo: 3 giorni fa, fortuna?

Forse è solo meticolosità, attenzione e semplice bravura.

Intanto mi guardo i dettagli della cartolina: la foto in copertina con la famiglia Ronacher, i proprietari dell'hotel che "si giocano" in prima persona e così non serve dire "gestione familiare", ci sono loro a dirlo implicitamente.

Il retro è personalizzato non tanto perchè cita il cognome (piccola svista lessicale quel "Signore") quanto per il riferimento al fatto che siamo ancora a inizio dell'anno.

Anche le firme raccontano storie, dal piedino della piccola Marie alla firma decisa ma leggibile di Markus Ronacher.

C'è poca "vendita", un leggero accenno al piede ai nuovi servizi di wellness e buona cucina, ma tanto marketing: il soggeto della lettera è il destinatario, non l'hotel. Bravi

Costo contatto: 70 cent il bollo, 10 cent (???) la cartolina, la stampa, la consegna in posta, la gestione del database. Diciamo 1 euro per cliente e quanti ne avranno di nominativi unici? 10.000? Quindi una campagna da 10.000 euro di costo per fidelizzare i clienti esistenti, non mi pare una follia.

DI certo un'operazione sobria, efficace, elegante e ben proporzionata rispetto all'obiettivo.

Collaborazione

Anche quest post di Luca merita grande attenzione: è la recensione di un libro che approfondisce una teoria che sta fortemente emergendo: non è vero che gli uomini sono egoisti per natura, anzi, le forme collaborative sono le strategie vincenti in cui la natura si difende e perpetua.

Leggendo le conclusioni che Luca riassume mi viene voglia davvero di leggere"The penguin and the leviathan" di Yochai Benkler

"1. Ogni piattaforma collaborativa è basata sulla comunicazione tra i partecipanti. La comunicazione è la chiave del successo del sistema
2. La proposta collaborativa va codificata nella struttura dell'organizzazione in modo che induca a interpretare la collaborazione come conveniente per tutti, in modo autentico e non ideologico
3. La cultura di fondo proposta favorisce e applaude all'empatia e alla solidarietà senza farne un pregiudizio, ma assolutamente osteggiando il pregiudizio contrario, quello secondo il quale in fondo tutti sono egoisti
4. Morale e norme sociali sono disegnate in modo da proporre comportamenti e feedback equi per tutti, accettando che eventualmente qualcuno lavori più di altri ma sottolineando lealmente l'importanza cruciale di chi apporta più valore
5. Punizioni e guadagni vanno commisurati alla condizione in cui si trova l'organizzazione, al progetto comune che persegue, alla qualità culturale che la caratterizza, nella consapevolezza che molti guadagni decisivi sono quelli immateriali, mentre gli incentivi monetari sono sempre interpretati come mezzo e non come fine
6. Reputazione e reciprocità sono le regole di feedback fondamentali per attivare comportamenti collaborativi
7. Le organizzazioni vanno pensate e costruite per contenere la diversità delle persone e delle loro capacità, valori, interessi, orientamenti e caratteri. "

What you hear is what you get

Dopo il post precedente su Paul Simon, sono andato a "fare un giro" sul sito dello studio di Stefano che non visitavo da un bel pò: ne abbiamo parlato spesso ma non ero più tornato a leggere.

Ho trovato molti cambiamenti positivi ma soprattutto un bel video realizzato in stile "americano" che spiega agli addetti ai lavori come utilizzare in modo innovativo le loro risorse tecnologiche: da manuale il finale con la prova d'ascolto che fa sentire la differenza fra il prima e il dopo.

Per non parlare dell'esempio di mastering: anche un non esperto capisce a cosa serva e come il suono sia diverso.

Fine di un’era: Novell comperata da Attachmate

Mi segnala Steve l'acquisto della Novell da parte di Attachmate annunciato oggi.

Novell è stata per molti anni il leader del mercato delle reti locali e devo dire che una mia grande fortuna professionale è stato scoprire, grazie a Steve, questa azienda quando ancora era una sconosciuta azienda tecnologica dello Utah.

Portando in Italia il prodotto e diventandone il centro di maggiore competenza per molto tempo, Siosistemi ha costruito la sua reputazione e gran parte del suo successo.

L'acquisizione dell'azienda da parte di Attachmate segna senza dubbio la fine di un'era, quella delle reti locali "pre-internet" che hanno segnato lo sviluppo del networking da parte di moltissime imprese.

Perplessità

Ho letto della giornalista precaria che fa lo sciopero della fame perchè non le hanno dato il porsto dopo 7 anni e in rete c'è stato subbuglio per la cosa presentata come un'ingiustizia.

 

A me la cosa non convince affatto: il Corriere è un'azienda privata che valuta le persone e, immagino, si tenga quelle buone e sviluppi proprie politiche del personale di cui sappiamo poco o nulla e l'interessata è altrettanto in grado di agire nel mercato del lavoro facendo valere il proprio talento.

Insomma, non mi convice l'attegggiamento che dice "mi spetta"e condivido il lungo post del blog di Freddy (di cui seguo i suggerimenti musicali) e che in questo caso mi pare abbia ragione.

Disdette inesistenti

Voglio disdire il mio abbonamento a SKY e cerco sul sito: c'è tutto per aumentare o modificare l'abbonamento ma non esiste cenno al fatto di poterlo disdire quasi la cosa non fosse contemplata, come invece è, dal contratto o non fosse ammissibile emotivamente.

Ovviamente in rete si trovano modelli già predisposti con tanto di citazione della legge Bersani che consente di farlo con 30 giorni di preavviso.

Chissà cosa pensano di ottenere: un ripensamento? Che non trovando il modo di farlo, venga fatto in modo formalmente non corretto e quindi contestabile e ritardabile? Che la gente si rassegni econtinui a pagare?

Personalmente l'ho trovato antipatico e arrogante e nel contempo miope e senza un briciolo di costrutto di marketing, non era meglio "Caro cliente, ci spiace che lei voglia prendere una simile decisione ma rispettiamo la sua decisione. Tenga presente che ci farà piacere comunque…  sottoporle nuove offerte, …. tenerla aggiornata, … avere un suo feedback, … mantenere aperto un canale di dialogo con lei che per tanti anni… (avanti così a piacere) se dovesse rivedere la sua decisione entro … le daremo in omaggio un … (fate voi) … conservi comunque la sua scheda anche se inattiva, basterà una telefonata per farla ripartire… "

Perdere un cliente spiace, è una "tragedia", ma se accade, fare in modo che il distacco non sia un'addio, mi pare il minimo che un buon markettaro dovrebbe predisporsi a fare.