Urka è già venerdì!

Questa settimana è letteralmente volata, sarà il bel tempo, le molte cose da fare, il fatto è che mi ritrovo a venerdì e misembra di essere appena tornato da Sesto.

Devo dire che mi prendo anche il tempo di gustare le cose, mi alzo tardi perchè leggo, ascolto, scrivo, non vivo "con lentezza" come insegna il mio amico Bruno Contigiani ma nemmeno mi faccio travolgere dalla frenesia.

E' pur vero che non mi sfiora la noia ma se tutto va così rapidamente… domani sarà già il 2044.

 

Spegnere il motore

Dopo una settimana a pieni giri con musica, riunioni, il compleanno di Marina, finalmente siamo a Sesto per spegnere i motori.

In viaggio di nozze

34 anni fa siamo venuti qui a Sesto in viaggio di nozze (in verità un weekend la settimana successiva a quel fatidico 4 febbraio) ma era il nostro "viaggio di nozze", con tanta neve, mio papà che ci accompagnava e la felicità di avere il mondo davanti agli occhi.
Oggi siamo qui a celebrare quel giorno, a condividere di nuovo quei momenti e abbiamo ancora il mondo davanti agli occhi.

Quella chiave del 22

L'altro ieri è morto Bruno Bonzi, il nonno di Irene.

Di lui ho un ricordo molto speciale che me lo rende particolarmente caro:

si stava costruendo la copertura per il palco degli spettacoli alla Festa de l'Unità in Castello a Desenzano e lui dirigeva i lavori essendo un bravo impresario edile. Quando fu il momento di fissare il punto in cui i diversi tubi da ponteggio si intrecciavano al culmine mi disse "Ciapa 'na ciaf del vintidù e va su" (prendi una chiave del 22 e vai su). Sarei morto di spavento: salire a 15 metri di altezza, strisciare lungo un tubo innocenti con una chiave inglese in tasca per andare a fissare un maledetto bullone.

Sotto di me il Bruno e gli altri muratori che mi incitavano e sbeffeggiavano lo studentello (avrò avuto 21 o 22 anni) e pian piano sono arrivato a quel punto cruciale e ho stretto il bullone.

Alla fine, quando sono sceso, ero stato adottato, avevo passato il mio "rito di iniziazione" e avevo imparato a vincere una nuova paura di "non farcela".

Non me lo sono mai dimenticato e tutte le volte che devo superare un qualche ostacolo mi rivedo con le braghe corte, una chiave del 22 in tasca su quel palo che stringo il bullone e sotto il Bruno con i suoi occhi azzurri e luminosi che mi guarda e sorride.

 

Saggezza MAYA

Marina mi ha fatto vedere questo video e c’è tanta saggezza in quelle parole e un bellissimo concetto di maternità (o paternità) universale in cui mi ritrovo.

Dato che fa esplicito riferimento all’età di Marina mi convinco ancora una volta di più (sempre che sia possibile) che ho sposato una sciamana.

Quanto a me devo ancora aspettare sette anni per diventare polvere d’oro.

Segni di cambiamento profondo

L'annuncio di Apple dei nuovi strumenti per la creazione di libri di testo interattivi mi pare uno di quelli sui quali fermarsi  a riflettere ed è quello che ho fatto stamattina.

E' vero che i temi dell'apprendimento mi sono particolarmente cari e non è un caso che il progetto ONDE fosse focalizzato sull'imparare a convivere con un mondo che cambia o che la mia attività di volontariato sia proprio in una scuola.

Ma l'evento che si è svolto, non a caso, al Guggenheim Museum di New York ha molte implicazioni sia per la forza commerciale e innovativa di Apple che ha già dimostrato di saper cambiare completamente scenari apparentemente consolidati, sia perchè il mondo dell'apprendimento è quello da cui scaturisce il futuro.

Non credo ci siano dubbi sul fatto che ogni genitore responsabile o ogni adulto con un briciolo di saggezza si debba domandare: come posso insegnare ai miei figli, ai giovani che verranno dopo di me come migliorare il mondo? Come creare le condizioni perchè possano fare meglio di quanto ho fatto io? Come permettergli di vivere da protagonista in un mondo che non ha più le regole che erano valide per me?

Quando cambia il mondo dell'apprendimento è come cambiare il corso di un fiume: può cambiare un intero ecosistema e non è detto che sia automaticamente un fatto positivo.

Ha ragione Mantellini a porre dei dubbi circa il fatto che non si dovrebbe delegare a piattaforme proprietarie lo sviluppo degli strumenti a supporto della conoscenza, specialmente dove la scuola pubblica è una precisa scelta, ma non credo sia frenando il processo che possiamo governarlo bensì accettando la "sfida" e facendo di più e meglio.

Liddy mi ha insegnato che ciascuno deve fare la sua parte e a chi la criticava perchè portava i computers ai bambini in Cambogia mentre servivano anche medicinali e infrastrutture, lei rispondeva "io non sono capace di costruire strade e non sono un medico ma so che l'istruzione e la conoscenza sono condizioni essenziali al progresso".

Ho anche imparato da lei che occorre grande rispetto per le culture, le tradizioni, i patrimoni di civiltà che non sono esclusiva dell'occidente "civilizzato" e che trasferire il sapere è profondamente legato al mondo in cui si vive e che i "barbari" spesso non sono gli aborigeni che vanno lavati, battezzati e istruiti per farne esseri umani degni di vivere.

E' possibile distruggere esperienze o farne tesoro, è possibile aprire orizzonti o chiudere la ricerca al solo commercio è possibile dare speranza a milioni di bambini dei paesi che una volta si chiamavano emergenti ma soprattutto ai nostri che non hanno nessuna garanzia che per il solo fatto di essere nati in "occidente" il loro futuro sarà roseo.

Cambiare l'apprendimento non è solo cambiare la didattica, è cambiare il futuro.

 

Andiam Andiam

7naniCi si prepara al ritorno.

Fare le valige è già un'attività che anticipa gli impegni della settimana che sta iniziando.

Fiocchi in notturna

Torno dal Passo Montecroce dove sono stato a cena con Damiano: nevica leggermente e sulla strada non ci sono tracce di altre auto.

E' come scendere da una pista appena battuta dal gato delle nevi.

La croce di Mont’Elmo

Helm3Parlando con il maestro Holzer che accoglie i visitatori del museo della Prima Guerra Mondiale a Sesto, ho fatto una bella scoperta.

Quando gli ho detto il mio cognome mi ha chiesto se ero parente di "quel Padre Luigi" che nel '50 organizzò un campeggio di studenti del liceo Leone XIII di Milano: sì era mio zio "Gigi".

Mi ha raccontato che in quell'occasione c'erano studenti di diversi paesi d'europa e alla fine del soggiorno chiesero allo scultore di Sesto di realizzare un crocifisso per portarlo su alla casermetta che segnava il confine, crocifisso che questi realizzò gratuitamente.

L'opera fu portata dai ragazzi su Mont'Elmo e fu posta in modo che lo sguardo del Cristo si rivolgesse a nord e a ovest e dissero che doveva essere di auspicio perchè "un giorno in cui tutti i paesi d'Europa sarebbero stati un solo paese".

Holzer mi ha anche chiesto di aiutarlo a verificare se ci sono documenti di quell'evento all'istituto Leone XIII o in casa mia perchè vorrebbe rintracciare qualcuno dei "superstiti" di quell'evento.

Ho chiamato mia mamma che dall''alto dei suoi 91 anni ha ancora una memoria di ferro e ha ricordato perfettamente la storia del campeggio degli studenti in Waldheim e che lo zio le portava a pranzo i preti del liceo ma per i dettagli della croce mi ha detto che ci avrebbe pensato su.

Quest'estate tornerò di certo a guardare quella croce con uno sguardo diverso e penserò a zio Gigi con affetto.