Pausa pranzo per la conferenza e orario di uscita da scuola per gli studenti delle superiori.
Il vicolo da cui si accede al liceo "San Giuseppe de Merode" è uno spettacolo di costume che rimango ad osservare.
Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
Pausa pranzo per la conferenza e orario di uscita da scuola per gli studenti delle superiori.
Il vicolo da cui si accede al liceo "San Giuseppe de Merode" è uno spettacolo di costume che rimango ad osservare.
Accidenti, ieri sera nela fretta di guardare alcune foto ho graffiato il monitor del mio portatile. E’ uno sgorbietto sulla destra del video e in fondo non è un grave danno ma capita esattamente come con i foruncoli o i denti cariati: se sapete di averli il vostro occhio o la vostra lingua continuano a "cadere" lì e vi sembrano enormi.
Forse ci devo solo fare l’abitudine come ad un abito usato che ha le gualciture del "vissuto" che anzichè impoverirlo lo arricchiscono di vita.
Da sempre io e Marina festeggiamo l’anniversario del nostro fidanzamento, in fondo è da allora che le nostre vite si sono intrecciate e da quel 14 settembre di 32 anni fa sono diventate una cosa sola.
Guardo una delle prime foto che le ho fatto e la trovo ancora bellissima, vitale, allegra. Guardo alcune delle foto che le ho fatto nel lungo viaggio americano e la trovo ancora più bella di quando l’ho conosciuta, ugualmente vitale e allegra.
Non riesco a sentire il tempo che è trascorso. Mi sembra un flusso intenso e ininterrotto in cui solo con un atto di volontà riesco a fermare qui e là dei fotogrammi. Ma mi sembra di compiere un gesto insensato come quando da piccolo fermavo la pellicola che usciva dal proiettore a 8mm di mio padre: vedevo un’immagine ma il film continuava a scorrere e se non lasciavo andare subito quel singolo fotogramma, avrei perso quello che ancora c’era da vedere e che continuava a produrre nuove immagini.
Non me la sento più di dire cosa sia l’amore perchè qualsiasi definizione mi pare ne limiti la grandezza che sento al mattino quando le porto il caffè a letto, so per certo che lo vivo e lo vedo rispecchiato nei suoi occhi, negli occhi dei nostri figli, nelle serate con gli amici, nelle incazzature per le tante ingiustizie, nella sua determinazione di cambiare il mondo attorno a noi.
Non so nemmenno dire cosa sia la vita perchè misurarla in giorni o anni mi pare ingiusto rispetto al senso di eterno che percepisco anche quando guardo fiorire appassire e rinascere di nuovo i gerani sul nostro balcone.
So che non rinuncerei a nulla di ciò che è stato e di avere avuto, tra i mille amori possibili e le mille vite possibili, quella che era giusto che vivessi. Potrebbe finire qui, in questo istante e non cambierebbe nulla: l’amore è un’eco che rimbalza in eterno tra le montagne e le valli della vita.
Spero che il tempo che mi è concesso duri ancora a lungo perchè ci sono ancora gioie e dolori in cui farmi travolgere e rigenerare come da un fiume purificatore e c’è una storia da raccontare, la nostra storia che i nostri nipoti devono ancora ascoltare e narrare ai loro figli.
"C’era una volta una ragazza dai grandi occhi azzurri che incontrò un ragazzo che suonava e rideva e quando si guardarono le loro vite si sciolsero come la neve che divenne acqua e in un lungo percorso sulla terra divenne mare e che poi salì in cielo per diventare nuovamente neve"
E’ una di quelle giornate di settembre che la montagna regala ai suoi "amanti".
Lo so che è un delitto stare in casa con una giornata del genere ma mi sono ripromesso di fare diverse cose, di scrivere e di riordinare un pò gli appunti per cui resisto alla tentazione.
Mi accontento della vista per ora.
Sono arrivato a Sesto nel tardo pomeriggio, giusto intempo per fare le spese per la cena e la colazione con un annuncio di una serata chiara e limpida.
L’aria è fresca e la casa è dolce e accogliente come sempre, ho acceso la stufa per avere il giusto tepore per la serata organizzata con Massimo: siamo entrambi "scapoli" e abbiamo un sacco di cose da raccontarci.
Cena con spatzle di spinaci alla panna e speck (ahh che goduria, mentre li cucinavo avevo l’acquolina!) una bistecca di coppa di maiale insaporita al pepe e una bella insalatona e, a fine pasto, un gustoso pezzo di "puzzone" di Moena, un formaggio davvero saporito.
Le ore scorrono intense nei racconti e col gli Avion Travel in sottofondo ed è arrivata mezzanotte senza che ce ne rendessimo conto menrte facevo vedere a Massimo alcune delle foto americane che vorrei avere il tempo di cominciare a sistemare.
Mi sono portato parecchie cose da fare ma la lentezza si sta già impossessando del mio tempo e non vedo l’ora di andare a letto.
Era da un pò che non leggevo il Giorno per Giorno di Daisaku Ikeda e oggi diceva:
Gioventù significa coltivare la speranza: è il tempo della crescita. Gioventù significa sfidarsi: è il tempo della costruzione. Gioventù significa opporsi all’ingiustizia: è il tempo dell’azione.
E quello di tre giorni fa dice:
Libertà non significa assenza di limitazioni. Possedere un’irremovibile convinzione di fronte a qualsiasi ostacolo: questa è la vera libertà.
Grande evento ieri a casa di mio suocero: un megapranzo per la famiglia Bompieri, la famiglia di Marina.
E’ stato un vero e proprio evento perchè riunirli tutti è praticamente impossibile ma c’erano comunque 40 persone (e pare ne mancassero un’altra quindicina) e, complice la bella giornata e la casa in campagna di mio suocero, abbiamo fatto festa fino a tardi.
Il menu era quanto mai "classico" di queste occasioni:

spiedo con polenta, verdure di campo, salame e una montagna di dolci (la frase classica: cosa porto? magari faccio una torta? e così c’erano più di 20 torte tra tiramisu, crostate, salami al cioccolato, torte di rose).
Dopo pranzo una mezz’ra di cantate altrettanto classiche e poi il "torneo" di bocce di cui i Bompieri sono specialisti e per l’occasione accoppiati con bambini o parenti acquisiti (come me) di scarso talento boccistico.
Ha vinto il Mario in coppia con la piccola Claudia (io sono arrivato in semifinale in coppia con Roberto) e c’è stata una vera e propria premiazione con grida e applausi.
Marina ha ricostruito importanti pezzi dell’albero genealogico che sta completando su Genie e io ho potuto associare facce a nomi e soprattutto caapire alcune delle relazioni che non riuscivo a capire dato che la famiglia Bompieri è così numerosa.
Ho fatto, ovviamente, un sacco di foto con la segreta speranza di metterle assieme in un video da regalare alla famiglia che mi ha "adottato".
Stamattina ho smaltito un pò di arretrati da "dopovacanze", ripulito la casella di posta, risposto ai messaggi che erano in attesa da fine luglio, aggiornato il calendario degli impegni.
Nonostante abbia rifiutato diversi inviti mi ritrovo con due conferenze a settembre e tre a ottobre e anche se mi fa piacere perchè sono eventi che per un motivo o per l’altro mi interessano, il fatto di avere già l’agenda "vincolata" fino a novembre mi fa sentire che il calendario di quest’ anno è già finito.
Se penso che c’è la ripresa della scuola di musica, le attività al parco, la mia adorata Sesto, le foto da sistemare, i libri che non ho letto in vacanza, ne ho davvero molte di cose da fare.
Intanto mi faccio un caffè.
Il jetlag fa il suo effetto: alle 5 stamattina ero sveglio.
Ne ho approfittato per cominciare a sistemare le foto in Aperture ed è un lavorone perchè sono più di 4000, poi con calma le guarderò sul monitor più grande e vedrò di scartare le più banali e i doppioni: un bel lavoro per le sere d’autunno!
Ho anche tagliato l’erba del prato che in un mese (grazie all’issigazione automatica notturna) è crescita bella folta e dicono che l’esercizio fisico all’aria aperta contribuisca a riequilibrare il ciclo sonno/veglia.
Sarà ma oggi pomeriggio mentre digitalizzavo i CD che ho comperato in USA, ogni tanto gli occhi mi si chiudevano ma ho cercato di tener duro e casomai di andare a letto presto stasera. Vediamo
Domenica si parte e Steve ci offre il pranzo in centro a Denver in un ottimo ristorante brasiliano.
Ecco qui la "Big Family": è da più di vent’anni che ci sentiamo tali.
P.S. Bello il centro di Denver con un’isola pedonale (la 16ma strada) diventata uno shopping center lunghissimo con autobus elettrici che fanno la spola nei due sensi.