Coincidenze

Nel preparare la mia conferenza di mercoledì in Olanda scopro che la violoncellista che eseguirà la suite di Bach al termine della mi narrazione ha lo stesso cognome, Calvo, di quella che ha suonato a Milano due anni fa al termine della identica conferenza che avevo fatto alle Scuole Civiche.

Una coincidenza? Certamente perchè Esther Garcia Calvo che suonerà a Amersfoort è spagnola e studia  al conservatorio di Utrecht mentre Maria Calvo è italiana e studiava appunto alle Scuole Civiche di Milano.

Dato che parlo della bellezza e del mistero della complessità… mi pare un bel segno.

Tagliapietra in the world

CorteDomani ci troviamo a Venezia con i Tagliapietra "in the world" che grazie a Facebook si sono ritrovati (dovremmo essere più di 30 e non ne conosco nessuno).

Ci farà da guida Barbara Tagliapietra che partirà credo proprio dalla Corte del Tagiapiera e ci spiegherà le origine della famiglia e la storia che pare inizi dalla "scuola dei tagiapiera".

Dato che la famiglia nasce proprio a Venezia e non è particolarmente numerosa sarà facile ricostruire bene i legami e i diversi rami (il mio è quello di Badia Calavena) e di come si sono poi distribuiti nel mondo dato che nel nostro gruppo su Facebook ci sono Tagliapietra australiani, canadesi, argentini e brasiliani.

Adoro le storie e soprattutto ricostruire le origini.

TVB

Taglia6Che tenera questa foto di mia mamma: ha 18 anni ed è pronta per il ballo delle debuttanti.

Ma la vera scoperta è il retro della foto che molto probabilmente diede a mio padre quando si fidanzarono (e a quei tempi non ci si vedeva spesso…) perchè la ricordasse.

 

 

 

Taglia5 1"per esserte sempre più vicina" (peccato manchi un pezzetto) "Wilma tua".

Questa dichiarazione d'amore così esplicita e dolce (con quell'errorino derivato dal dialetto) quanto è più densa di significato del TVB degli sms.

Quando non c’era internet (e nemmeno facebook)

Taglia2 1InsiemePer il prossimo meeting a Venezia dei "Tagliapietra in The World" sono stato da mia madre a recuperare vecchie foto di famiglia per cercare immagini utili a ricostruire legami e parentele.

Ho trovato delle vere e proprie chicche ma soprattutto la sorpresa girando alcune delle immagini di scoprire che erano diventate delle cartoline postali inviate per augurare felicità e ogni bene.

 

Taglia5 2Questa è del 1942, c'era la guerra ed è molto tenero quel "sperandovi sempre felici": non c'era internet e non c'era Facebook. non potevi sapere come stavano i tuoi cari, potevi solo sperare che tutto andasse bene.

 

 

 

 

Taglia5E che dire di questa? Con il visto della censura e quel francobollo con "la vittoria sarà del tripartito" (un anno dopo se ne accorgeranno…) anche qui auguri di "proseguimento della felicità", bacioni e carissimi saluti.

Ce n'era bisogno, la guerra rendeva tutto incerto ma un messaggio legava cuori e speranze.

Al rientro

Il bilancio della due giorni romana è molto positivo, ho conosciuto il nuovo capo della polizia delle comunicazioni, la tavola rotonda che dovevo condurre è andata molto bene e ho tenuto i contatti con soci e ospiti.

A parte l'attesa del volo di rientro e la stanchezza che cade dopo una giornata intensa anche il viaggio non è stato pesante: mi premio ignorando i documenti da sistemare che ho sul tavolo. Ci penso domani.

Il tagliaerba mi ha cum-vinto

Il rumore ipnotico del tagliaerba lascia scorrere i pensieri e mi trovo a riflettere sul perché non riesco a convincere alcune persone a fare determinate cose e anche se mi dicono "si mi hai convinto", scopro poi che nella realtà non è così, l'hanno affermato senza esserne profondamente convinti.

La mente vaga e rifletto sulla parola "convincere" e la smonto come mi insegnava il prof. Marcolini : cum-vincere. Innanzitutto quel prefisso "cum" cioè "assieme" è l'elemento prioritario, convincere vuol dire vincere assieme ma spesso quando parliamo con gli altri per "convincerli", in realtà parliamo loro delle nostre idee e non di come far vincere le loro, come "vincere assieme".

Se non ho convinto qualcuno vuol dire che, in fondo non mi sono messo nella giusta condizione emotiva: non ho cercato il "cum", cioè "l'altro", non mi sono interrogato sui suoi desideri, sulle sue motivazioni e quindi non mi sono chiesto come farle vincere assieme alla mia idea e "l'altro" che se ne accorge, anche se spesso solo a livello inconscio, ovviamente non è con-vinto e non agisce di conseguenza.

Ma smontando la parola c'è quel "vincere" che non vuole dire solo "vittoria" ma anche "legare", (pensate a "vincolo") riferito probabilmente che il nemico veniva legato cioé "vincolato" e il vincitore era colui che legava il nemico che era stato sconfitto. Quindi con-vincere vuol dire anche "legare assieme".

Immaginate che la vostra idea sia un albero a cui siete legati e cercate qualcuno che sia disposto a farsi legare all'albero dell'idea assieme a voi.e il legame non è momentaneo, immaginate che si formi una connessione profonda perché quel "cum" intende un legame emotivo profondo tra me e l'altro e l'esplicito "vincere=legare" rafforza la visione quasi fisica della corda saldamente annodata tra me, l'altr e le idee di cui voglio convincerlo.

Il solo modo per legare così profondamente qualcuno a sé e alle proprie idee è di avere un reale interesse per "l'altro": cosa desidera? come vive? quali sogni ha nel cassetto? come potrei realmente aiutarlo a realizzare uno dei suoi sogni? Ancora una volta: cosa so dell'"altro", come posso davvero impegnarmi a far pre-valere i suoi desideri tanto da legarlo emotivamente alle mie idee?

Ecco la risposta che cercavo: se non ho convinto qualcuno è stato perchè gli parlavo di me e non di lui, gli dicevo che la mia idea era buona (per me, sicuro ma per lui?)  ma non avevo messo al centro il suo desiderio e non avevo ragionato sui vantaggi per lui nel fare quella determinata cosa.

Vuoi cum-vincere qualcuno ad acquistare tuo prodotto? Vuoi cum-vincere qualcuno a votarti? Vuoi cum-vincere qualcuno di famiglia venire al cinema, il tema è comunque il medesimo: devo concentrarmi sull'altro, e dargli ottimi motivi, vantaggi(concreti, meglio, o emotivi, ma vantaggi) per accettare di essere legato assieme a me all'albero dell'idea.

Anche il tagliaerba mi ha cum-vinto, mi ha legato a sé e mi ha offerto un vantaggio: ho rivisto i casi in cui non ho convinto qualcuno di qualcosa e ho capito. Non ero "cum" ero "ego".

Belli e brutti

Il terremoto non scuote solo la terra, scuote gli uomini ed emergono, leggendo i post di questi giorni, due aspetti in antitesi.

Siemo belli dentro: ci preoccupiamo per gli altri, stiamo in contatto con i nostri amici e grazie alla rete e ai nuovi media sociali simo come pulcini che si abbracciano gli uni agli altri per arginare la paura e il dolore.

Non è solo un bicchiere mezzo pieno, è mezzo pieno di birra che con la schiuma riempie anche la parte che manca: la rete ci tiene vicini, allarga la nostra capacità di tenerci in "empatia" con le persone a cui teniamo.

Nelle ore più drammatiche leggevo i post degli amici, li seguivo su twitter, mi rincuorava saperli fuori pericolo, mi confortava sapere che provavano le stesse mie emozioni.Siamo animali sociali che grazie alla rete possono coltivare al meglio la nostra capacità di voler bene, il nostro desiderio di prenderci a cuore gli altri.

Nel contempo è aumentata la dimostrazione di un lato brutto: sono cresciute le banalità contro i politici, il qualunquismo, la divulgazione continua di notizie false o volutamente distorte. In fondo sta diventando una mania "fate girare", a me fa solo girare le scatole perchè la prima risposta è "decido io se far girare o meno un messaggio" e se qualcuno me lo chiede è già un buon motivo per non farlo.

Certo è facile fare i buoni con un click e parafrasando un post molto amplificato, "spalare, non sfilare" mi viene da dire "spalare non cliccare": se vuoi aiutare, prendi una pala e vai alla protezione civile e chiedi dove serve fisicamente un aiuto.

Detesto il qualunquismo e l'"altrismo" (c'è sempre un "la questione vera è un'atra") che si cela dietro il "non facciamo la festa della repubblica ….": ogni giorno ci sarebbe un buon motivo per non festeggiare, basti pensare ai tanti lavoratori che ogni giorno perdono la vita, alle donne violentate, ai giovani che non trovano lavoro o a quelli che lo perdono.

Perchè anche quella del 2 giugno è una facile occasione per fare bella figura con poco: parlo di qualcosa di cui so nulla, è di forte appeal, e con un'immagine jpg e un click faccio un figurone. Se poi danneggio quelli che ci lavorano, le aziende di catering, gli installatori, se non so effettivamente cosa risparmio annullandola ora, se non ho idea di cosa comporti non conta, conta l'effetto mediatico.

Mi era venuta voglia di lanciare campagne ben più incisive perchè avrebbero implicato un sacrificio diretto e personale: chi fa "mi piace" su questi banner automaticamente versa 5 euro ai terremotati e chi li condivide ne versa 20 e chi li manda a tutti gli amici ne versa 50: se sei davvero convinto non sarà un problema tirare fuori poche decine di euro.

Non parliamo poi dei finti raffronti per dimostrare che abbiamo una classe politica esosa, i post sulle tasse, quelli contro le banche e a favore dei cani: avvero lo specchio di quanto siamo brutti, ignoranti, gretti e disinformati. Fino a ieri a osannare un presdelcons, greve e immorale, scialacquatore e incapace di pensare al bene altrui e ora eccoci tutti a fare i moralisti, i legalisti (con le tasse altrui) a fare i conti nelle tasche degli altri.

Anche questo non costa: basta un click, e strappo l'applauso come un rutto durante la lezione di greco.

La rete amplifica il nostro peggio, e gli altri media si adeguano, a partire dai giornali.

Quanto ci vorrà a ritrovare il senno? A ritrovare la strada della convivenza, del rispetto, dell'etica, della  correttezza dei fatti e dei riscontri, del rispetto del sapere come virtù.

Nessuno dei due aspetti avrà il sopravvento, resteremo sempre un pochino "belli" e un pochino "brutti" perchè siamo fatti così e i nostri difetti servono a dare un senso ai nostri pregi. Certo è che quando i difetti si gonfiano e si amplificano come sta accadendo soprattutto su Facebook, viene voglia di staccare la spina e non vedere, non non sentire, non parlare.

Invece bisogna guardare, bisogna ascoltare e soprattutto non bisogna tacere.

A pranzo col maestro

Piacevolissimo incontro oggi: ero a pranzo con Alberto De Martini uno dei miei maestri della comunicazione d'impresa.

Era molto contento di ascoltare i racconti delle applicazioni dei suoi principi nei diversi lavori che fatto in questi anni e io altrettanto orgoglioso di mostrargli come il modello si è evoluto e modernizzato anche se rimane fedele ai principi di fondo ben descritti nel suo La comunicazione people oriented.

In fondo quando si incontra un maestro la narrazione diventa una presa di coscienza di come siamo cresciti, l'uno grazie all'altro.

Crocifissi

Ascoltavo grande musica stasera e mi sono imbattuto in questa esecuzione straordinaria del Crucifixus di Antonio Lotti con il coro della Radio di Berlino diretta da Simon Rattle.

Nell’ascoltarla mi veniva in mente che domani è l’anniversario della strage di Brescia e mi sembrava la musica perfetta per commemorare quegli innocenti crocifissi da una bomba.

Prendetevi 3 minuti, una cuffia se potete e chiudete gli occhi, ascoltate e fate scorrere la musica: vi dirà tutto quello che c’è da sapere.

Tristezza

Ascolto buona musica per scacciare la tristezza che ho nel pensare alle ragazze uccise a Brindisi.

Provo a circondarmi di armonia e dolcezza per allentare il groppo in gola.

Portammo fiori dai giardini di Desenzano, chiedendoli casa per casa,
quando scoppiò la bomba di Piazza della Loggia,
il dolore e la rabbia allora ebbe la determinazione di un petalo che si oppone ai colpi della grandine.

Per darmi coraggio penso ai ragazzi che  ogni giorno vengono a suonare e cantare
e mi dico che questa è la via: coltivare fiori, aiutare a renderli forti di bellezza.

Camminammo in silenzio allora con la nostra tinozza ricolma
la gente capiva e regalava lacrime perchè le ripulissimo con il profumo della nostra giovinezza.

Questa sera alla Festa di San Zeno i ragazzi suoneranno per altri ragazzi:
asciugheranno lacrime con il vento del suono.

E sarà come allora.

Non cercheremo i colpevoli, già sappiamo chi sono,
cercheremo il coraggio di far sentire la nostra voce,
la forza di cantare il nostro dolore.

Troveremo la certezza che non è inutile guardare all'alba
quando la notte sembra non finire.

Non serve vedere il fiore per sapere che esiste: ti basta sentirne il profumo.
Non serve vedere il futuro per saperlo migliore quando ascolti i ragazzi suonare.