Ridere

E’ una tipica giornata autunnale, anzi una di quelle speciali "il giorno dei morti" e grazie al blog di Mantellini scopro a catena una serie di blog intelligenti come Spinoza  e divertenti come Fincipit e dei suoi autori Alessandro Bonino (questo suo post mi ha fatto ridere proprio di gusto) Stefano Andreoli (da applauso questo post e il fatto che la frasetta sotto il titolo del blog cambia in continuazione per cui è bello solo continuare afare click) e  che vi raccomando e un libro che sicuramente piacerà a mio figlio Piero: Sempre cara mi fu quest’ernia al colon.

Ridere fa proprio bene e se proprio bisogna festeggiare i morti meglio morire dal ridere.

Buona notte

E’ stata una giornata attiva, ho fatto molte delle cose che avevo previste, non ne ho fatte alcune che volevo fare e ne ho fatte altre che non avevo previsto.

Ho fatto un giretto sotto una leggera pioggerella e ho ascoltato musica a basso volume, ho ricevuto telefonate inattese, è accaduta qualche piccola magia come, a ben guardare, capita ogni giorno.

Adesso vado a letto a leggermi il nuovo libro del Cardinal Martini e a pensarci bene è stata proprio una buona giornata, nonostante la vista di Gelli in TV, la  versione del governo sui pestaggi degli studenti a Piazza Navona, le gravi affermazioni di Cossiga, sì, nonostante ciò è stata una buona giornata per cui sarà certamente anche una buona notte.

Buona notte a tutti quelli che come me hanno passato una buona giornata e soprattutto a quelli che non sono stati così fortunati e ne avrebbero proprio bisogno.

Buon Giorno

NeveOggi è proprio un buon giorno per scrivere, per decorare i balconi con i rami di mugo, per studiare musica, per preparare la lezione di martedì, per leggere un buon libro con la stufa accesa e Mahler in sottofondo.

Sì, oggi è proprio un buon giorno.

Nevica

Marina è venuta a prendermi a Villafranca e andiamo diretti a Sesto per il weekend.

All’arrivo il clima è "perfetto": nevica.

Il tempo di scaricare i bagagli, sbrigare la posta e poi subito sotto il piumone. Ronf, ronf.

Autunno a Sesto

Era un bel po’ che non ci venivo, preso dal tour delle conferenze di ottobre e dagli altri piccoli e grandi impegni.

C’è un bel silenzio, l’aria è fresca e profumata di legna e c’è una luce intensa che fa risaltare il giallo dei larici sui verdi dei prati e del bosco.

Porto Blue a spasso e mi prendo anche la macchina fotografica per il famoso "non si sa mai" magari c’è qualche immagine interessante.

E infatti ho fatto bene: le mie preferite sono già su Flickr. E’ vero mi ero ripromesso di risistemare gli appunti per la lezione di martedì ma come arrivo qui mi si rallentano i ritmi. Magari domani.

Acconto d’inverno

Oggi a Bruxelles c’era una giornata fredda, piovosa, uggiosa da nord-Europa.

All’uscita del metro una fisarmonica scalcinata suonava un valzerino francese e la cosa anzichè rallegrare aggiungeva mestizia al viavai di gente che andava al lavoro.

Sarà che questo ottobre in Italia ci sta trattando troppo bene, sarà che la levataccia mi aveva messo di umore un po’ fiacco, ma nel clima quasi invernale ho anche notato un monitor che avvertiva che domenica trna l’ora invernale e ho già "visto" le giornate accorciarsi, il buoi arrivare presto, il caminetto e la copertina mentre si guarda la TV.

Anche se era già buio, al rientro a Linate mi sono gustato questa aria tiepida da indian summer e domani sera a Cagliari spero di fare il pieno di un’ ultima coda d’estate.

Un po’ più solo

Quando pian piano le persone che sono state, a vario titolo, le tue guide vengono a mancare ci si sente un po’ più soli ma soprattutto mentre prima si guardava avanti domandandosi come seguirne l’esempio, ora si volge lo sguardo scoprendo gli sguardi interrogativi di chi ci segue.

Mi sento un po’ così dopo il funerale di Giampiero e mi stupisco nel rendermi conto che avesse solo 15 anni più di me ma quando ne avevo 22, una persona di 37 mi sembrava "matura e adulta" e lo vedevo molto più "vecchio" di quanto non mi senta io oggi a 54 quando penso alle persone che ogni tanto mi chiedono consigli.

NOn lo penso con malinconia, o con disperazione ma come semplice constatazione: ci sono momenti in cui davvero ti rendi conto che non sei più tu a seguire gli altri ma sono gli altri a seguire te e sento la responsabilità del compito.

Se ripenso a quanto Giampiero mi ha dato ho la prova certa che la sua vita non è stata inutile, che il suo esistere ha avuto un senso, se così forte per me figuariamoci per quanti altri.

Spero di essere altretanto all’altezza del compito, con la sua stessa leggerezza e senza saccenza, con la decisione e il coraggio degli stessi ideali, con il rispetto dell’intelligenza e della sostanza rispetto alla forma che lui ha sempre messo in tutte le sue attività.

E’ morto Giampiero Simontacchi

Un messaggio in segreteria telefonica mi dà una notizia molto triste: è morto Giampiero Simontachi una delle persone a cui ero più legato affettivamente, per le cose che mi ha insegnato per la fiducia che mi ha sempre regalato per crescere.

E’ stato un grande imprenditore della discografia, sua l’idea di portare il Festival di San Remo e Zucchero al Cremlino, suo il successo di Aznavour in Italia, un grande giornalista e un esperto di media come pochi, c’è mancato poco che lavorassi con lui da ragazzo e mi sarebbe davvero piaciuto ma il destino ha voluto diversamente.

E’ grazie a sua moglie Meri se io e Marina ci siamo poi sposati e da quando si sono trasferiti a San Remo siamo riusciti comunque a vederci almeno un paio di volte l’anno facendo tappa nei nostri viaggi verso la Francia. Un legame forte iniziato nel ’75 quando mi parlava delle televisioni libere o quando organizzammo le indimenticabili Feste de l’Unità in castello con grandi artisti che lui conosceva e invitava.

Mi ha insegnato davvero tante cose e qualcosa ho fatto a tempo a restituirgliela ma mi mancherà, non c’è dubbio. Gian era uno davvero speciale.

Come in bici

Oggi mi ha chiamato il mio amico Pippo "ti va di fare 9 buche?" Avevo appena finito di tagliare la siepe (sudato e lercio), non gioco a golf da tre mesi (nessuno e men che meno un golfista, ama fare brutte figure) ma non ho resistito. "OK, a che ora?".

E’ andata molto bene, certo con qualche palla troppo lunga o troppo corta, una in acqua, e qualche putt di troppo ma complessivamente è stato come andare in bici: quando hai imparato ti tornano in mente gesti, movimenti, sincronismi che credevi dimenticati.

E poi c’era il sole, una temperatura deliziosa e un buon amico con cui chiacchierare. Perfetto.