A spasso con Liddy

In questi giorni cerco di dedicare tutto il tempo libero dalla musica a Liddy: è un tale privilegio averla qui per qualche giorno, parlare di apprendimento, di innovazione, di cosa si può fare per intraprendere nuove strade.

Ieri abbiamo passeggiato per quasi quattro ore nelle vie più belle di Verona, quelle oltre piazza delle Erbe e io le ho chiesto suggerimenti per le attività in Sardegna che sono a un punto critico e lei mi ha raccontato dei nuovi possibili progetti a cui vorrebbe dedicarsi.

Alla fine le gambe risentivano della camminata ma avevo talmente tante idee in testa…

Geometrie involontarie

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Mi piacciono le geometrie involontarie che si creano nei panorami attorno a noi: linee che demarcano mondi inseparabili o staccionate costruite per dividere un campo dall'altro ma che allo sguardo separano cielo e terra.

A volte sono poligoni immisurabili che si creano con un secchio e una scopa messi apparentemente a caso ma che l'ordine cosmico mette dove debbono stare, a volte sono solo colori che si accostano e che dal contrasto o dall'armonia disegnano mondi nuovi ai miei occhi.

Avrei voluto avere con me la Nikon per fare decine di foto a quella staccionata, cogliere le rughe del legno in confronto all'azzurro liscio del cielo, fotografarla a cavalcioni per evidenziare il suo inutile scopo, trovare un punto in cui poterla mettere a fianco di un'immagine della grande muraglia e mostrare che ogni popolo costruisce muri con i materiali che ha, qui le assi di abete e la le pietre squadrate e i mattoni.

Ed è quando si costruiscono muri che si scopre quanto siano poco durevoli nel tempo, statue all'inutilità che nella geometria casuale riacquistano uno scopo più nobile, quello di deliziare lo sguardo e le riflessioni.

Anche quando stridono restituiscono armonia.

Un poster per l’autunno

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Qui e là i cespugli di mirtillo cominciano a rosseggiare, in alcuni punti la macchia rossa è ormai grande quanto quella verde.

Sono i primi annunci dell'autunno imminente, un manifesto all'armonia dei colori che passano ai toni più caldi forse per contrappeso al freddo che aumenta nell'aria.

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Dovunque le tinte si attenuano ma questo non fa che esaltare l'intesità di fiori qui e là che, come cicale vegetali continuano a cantare l'estate sgargiante.

Riflessioni dolomitiche

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Il sentiero che porta al Sillianer Hutte corre proprio sulla linea di confine tra Italia e Austria: volendo (e con i ragazzi lo abbiamo fatto spesso) si cammina con un piede in Austria e uno in Italia.

Guardo i cippi che segnano quella linea che vediamo sugli atlanti e che indica con precisione dove finisce la Ö (Ostereich) e dove comincia la I.

Penso alle migliaia di morti per sostare quel trattino in qui e in là di qualche millimetro: una stupidità quando guardo le montagne qui intorno che non appartengono a nessuno perchè la loro vista appartiene a tutti.

Penso al nuovo mondo che si crea con la comunicazione e la conoscenza reciproca e in cui i confini sbiadiscono come l'inchiostro di questi cippi. Certo restano le lingue e le culture ma nessuno le imprigiona in lienee tratteggiate e soprattutto non si spostano se non con i genocidii o con carneficine immonde.

Sul sentiero, un pellegrinaggio che ad ogni istante calpesta i confini e nel farlo li nega, ci sono soprattutto austriaci e tedeschi ma anche italiani e inglesi, gente che ormai quella guerra non la ricorda se non dai libri di scuola o dalle foto al museo di Sesto: si sono sparati per due anni senza spostare la linea vinti dalla forza delle Dolomiti e dell'inverno.

Dalla fine guerra, a giudicare dalla data sul cippo, ci sono voluti altri due anni di patti e accordi per decidere dove piazzare il trattino.

Sulla cima di Mont'Elmo c'è ancora la casermetta della guardia di finanza che per anni ha controllato che non si facesse contrabbando tra i paesi e che l'unificazione europea ha reso inutile. Ora è deserta da quando l'unificazione europea l'ha resa inutile eresta come monumento che ricorda ai giovani come si viveva quando si era divisi.

I cippi ora non segnano un confine ma il suo superamento.

Il premio

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Uova speck e patate con una bella hefe-weissbier è il premio meritato, in fondo siamo arrivati in poco più di un'ora.

Con una giornata così…

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Con una giornata simile era davvero un delitto rimanere in casa e siamo dandati su Mont'Elmo per fare un pezzdttino di traversata Carsica che unisce l'arrivo della funivia al rifugio Sillianer.

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Gli ultimi 200 metri sono sempre i più difficili: vedi la meta ma il tratto si fa davvero ripido, è così anche al rifugio Comici, lo faranno per aumentare l'appetito all'arrivo?

Rientro dall’apeggio

Ieri c'era una festa particolare, il rientro dall'alpeggio: le mandrie di mucche vengono portate nelle stalle a valle per prepararsi all'inverno.

Gli esemplari più belli portano ghirlande di fiori e rami di pino ed è una processione festosa preceduta dalla banda che segna l'arrivo imminente della neve.

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Quest'anno c'erano anche figuranti in costume da contadini dell'apoca, bambini con i giocattoli ricavati da rami intagliati a raccontare un'epoca che non è poi tanto tanto lontana.

Attrazione di quest'anno il gruppo folkloristico di Terento, un paese tra Brunico e Bressanone, con banda e ballerini con i pantaloncini di cuoio che si sono esibiti nella tipica danza "a schiaffi".

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E’ morto ZioBlog

Mi ha scritto Tony che ieri è morto Mario Mazzola, lo zio di Damiano.

Avevo chiesto a Damiano di farmi conoscere il suo mitico zio, che alla sua veneranda età si era messo a studiare blogging e faceva del suo ZioBlog uno strumento per dare agli amici e ai nipotini parole di saggezza e di grande calore umano.

Poeta e scrittore, lascia dietro di sè una bella storia e riprendo dalla bella pagina che ha scritto Damiano una poesia di Zio Mario che trovo bellissima.

IL RISCHIO

Ha corso il suo rischio.
Chiamato da un tiepido sole,
nel cuor dell'inverno, ha voluto
un croco nel prato sbocciare.
Là, solo, lui reca nel mondo
un dolce splendore.
Che importa se il gelo l’uccide!

Verranno le nuove stagioni…

Ho corso il mio rischio;
quei giorni di luce e calore
nel cuor dell’inverno.
Poi venne la primavera,
ed altre stagioni…

I Selviaggi di Irene e Ale

Schermata 2009-09-08 a 10.59.22La nuova compagnia teatrale di Irene e Alessandro, il "Teatro dei Macchiati", presenta Selviaggi un nuovo spettacolo per i bambini questo giovedì e venerdì e ci pare bello esserci.

Da quando Irene si è trasferita a Città della Pieve, vedersi non è più routine e diventa un'occasione speciale per raccontarsi storie e sogni.

Tra l'altro è particolare il fatto che la loro casa, che è anche teatro e laboratorio, sia in un bosco fuori Città della Pieve in una contrada che si chiama Vocabolo Volpara e tutte le contrade vicine si chiamano Vocabolo x, Vocabolo y: perfetto per due cantastorie come loro abitare in un posto pieno di vocaboli da scoprire e riutilizzare!

Andremo e torneremo il giorno dopo perchè venerdì sera arriva a casa nostra Liddy dall'Australia ed è quella che si dice una "sfacchinata" ma è bello avere tante persone care da abbracciare in così poco tempo.

Dormiveglia

Ogni giorno comincia con la piccola magia del dormiveglia, quando i sogni ancora sono presenti ma già li possiamo vedere “da fuori”.
E’ il momento in cui, se riesco a percepire di cosa stavo sognando, me ne ricorderò per tutta la giornata, sprazzi, sequenze, voci, colori (io sogno in technicolor) che mi rallegrano.
Faccio sogni bizzarri e indaffarati, rarissimamente angoscianti e la loro compagnia durante il giorno mi fa scoprire le stranezze della realtà quando vedo cose che credevo possibili solo in sogno.
Il più delle volte sono immagini un po’ distorte ma dense di significato, come quelle di Alberto Bregani, spesso sono sensazioni allo stato puro, impossibili da dire ma non meno presenti.
Se mi sveglio troppo presto puo’ accadere che nel riaddormentarmi chieda al mio sogno di continuare, come un bambino che ascolta le fiabe e ogni volta le vuole fino alla fine.
Ho anche “sognato di sognare” e queste contorsioni della mente mi affascinano per la sua straordinaria capacità di giocare in equilibrio tra vero e immaginario come un giocoliere di strada.
Nei sogni litigo con chi mi sta sul gozzo o mi ha fatto del male e nello spazio di una notte riaggiusto il conto senza portarmi appresso il rancore.
Corteggio donne impossibili di cui nel dormiveglia mi chiedo il perchè e mi meraviglio di come il mio “superio etico” mi censuri costantemente i sogni: ma quanti siamo sulla scena? Io che sogno, io che vedo il sogno, un altro pezzo di me che controlla, più tutti i personaggi.
Man mano che nel dormiveglia i sogni svaniscono, inizia un altro momento speciale, quello delle idee. Non accade sempre, anzi è una alchimia complessa che si deve realizzare, ma quando si compie ecco apparire idee, progetti, cose da fare o da dire, fantastiche come i sogni di cui sono intrise ma concrete come il giorno che ho davanti a ms.
Anche questo testo mi si è formato in testa nel dormiveglia.