Ci sono abituato dalle mie parti ma qui a Pula, alzarmi con una nevicata e poi, il tempo di una colazione, e appare il sole e poi di nuovo neve e ora c'è il sole.
E' vero che è il clima tipico di un'isola dove i venti passano veloci come nelle scene da film a fotogrammi rapidi ma mi prendo il tempo per guardare e pensare al "veloce scorrere del tempo".
Sono passati quarant'anni (e forse anche qualcuno in più) dall'ultima volta che ho suonato musica rock in un locale con la gente che ha voglia di ballare: facile capire la mia soddisfazione dopo il concerto di stasera.
Gestore contento, gente contenta, noi felici. Alla fine, dopo il terzo bis abbiamo dovuto smettere perchè non avevamo altri brani provati e l'ultimo "Sweet Home Chicago" lo abbiamo suonato a orecchio ma è stato il finale perfetto: Ascolta il finale del concerto
Il progetto "sogni in Corso" è proprio un bel progetto.
Certo che arrivare qui a Pula e trovare già la scrivania a posto, telefono, computer e targhetta sulla porta mi ha dato il senso di un sincero benvenuto.
Ma soprattutto mi hanno fatto piacere gli abbracci e il calore con cui mi hanno accolto tutte le persone con cui avevo collaborato nel progetto precedente.
Il posto è speciale ma la gente che lo popola è fantastica.
Persino la Punto (con un aiutino alla batteria) si è rimessa in moto.
Ieri mi è arrivato un pallet di legna per la stufa della cucina e la mia "anima crucca" è scattata: approfittando della giornata mite l'ho subito sistemata in file ordinate con attenzione alle estremità, intrecciando la direzione dei pezzi di legno.
Sistemarre un pezzo alla volta, senza fretta ma con continuità, ricercare ordine e simmetria gustando il profumo di resina e corteccia è un piacere semplice e intenso e intanto i pensieri scorrono e la fisicità dei gesti, la fatica che comunque si fa sentire, ti danno il senso della contemporanea presenza dei tuoi muscoli, delle tue riflessioni e della consapevolezza di entrambi.
No, non sono due sinfonie di Beethoven assieme ma la settimana che sta per iniziare è proprio una settimana molto densa di eventi.
Domani, lunedì, c'è Carlo Boccadoro al Cefriel che parla di musica e sarà l'occasione per riflettere con Alfonso e i suoi sull' innovazione, su cosa vuol dire "convincere" gli altri a fare le cose in modo diverso, sia che si tratti di suonare o che si tratti di come è organizzata un'azienda.
Martedì e mercoledì dedicati alla musica, lezioni, prove, riprese video.
Giovedì e venerdì a Pula per l'avvio di un nuovo progetto che spero proprio prenda forma.
Come in un percorso ipertestuale saltando da un concetto all'altro sono arrivato al Muss es sein?
Sono partito dalle riflessioni sulla musica contemporanea e poi durante un'intervista che ho fatto a Carlo Boccadoro per una rivista locale, lui citava la Grande Fuga di Beethoven come un esempio di musica contemporanea assolutamente rifiutata all'epoca e oggi considerata un capolavoro, anzi IL capolavoro di Beethoven prima della sua morte.
Beethoven scrisse la domanda sotto i lenti accordi introduttivi dell'ultimo movimento del quartetto n.16 op. 135 e poi dopo poche battute, quando il tema diventa più veloce scrive la risposta "Es muss sein", "Si, deve essere" e dato che l'intero movimento lo ha chiamato "La decisione difficile", è come se per un momento (è l'ultima opera che scrive prima di morire) si domandasse il senso delle cose, il senso del suo essere musicista, il senso del dovere, il fatto di seguire un imperativo etico rispetto alle possibili alternative a cui risponde con decisione da eroe romantico. (qui un video con il IV movimento, audio non perfetto ma le immagini rendono bene i due momenti, il dubbio e la risposta. Qui un video con un audio migliore)
La musica ripete più volte tre note simili "Muss es sein?" con intensità e coloriture diverse ma poi subito risolve, "sì, così deve essere" e ha un fondo di allegria come ogni scelta consapevole.
E la domanda Muss es sein? mi gira in testa spesso, come tanti mi chiedo "Ne vale la pena?" Senti la fatica ed eccola lì la domanda, guardi la strada che ancora ti manca, assaggi l'incomprensione o peggio l'ingratitudine e ti chiedi se davvero valeva la pena di metterci tanta dedizione.
La Sardegna? La Scuola di musica? Il violoncello? Marina? I figli? Il Clusit? Gli amici? Il blog? Lo studio? Mia mamma?
Beethoven se lo chiede 11 volte, tante sono le ripetizioni delle tre note, ma il passaggio al "Es muss sein" è immediato, come un gesto deciso di chi si alza in piedi e decide di agire.
Anch'io in fondo quando mi siedo mi faccio domande che risolvo appena mi rialzo, ben sapendo che non è una risposta definitiva, ma è la sola possibile per chi ha avuto il coraggio onestamente di interrogarsi.
Una risposta che spesso arriva da fuori, a chi sa ascoltare, a chi sa leggere negli occhi delle persone che ci sono attorno e che spesso non sanno di darti la risposta. Proprio oggi mi facevo domande circa la ripresa del mio impegno a Pula, "Muss es sein?" e poi una chat con Leo nel pomeriggio e stasera, straordinaria coincidenza, con Annalisa , le persone che avevo nel mio team e ieri gli auguri di Enrico Mulas. Casualità? Forse. Ma per me è un "Es muss sein!" non intriso di dovere militaresco di garibaldina obbedienza, è il senso di qualcosa che è giusto che accada e di cui tu sei in parte artefice, per cui quando tocca a te ti alzi e fai il tuo assolo.
La musica di Beethoven lo racconta meglio di tutte le mie parole e quella frase di Leo Ferré, "il dito di Dio che ti tocca", il contatto tra te e il mistero, che ti fa sapere che non sei inutilmente al mondo anche se non ne conosci tutti i perchè, mi pare l' immagine che esemplifica il tutto: un tocco reale, ben diverso dall'immagine della creazione della Cappella Sistina in cui c'è un "quasi" contatto che sancisce una differenza, un flusso che la musica rende percepibile quando la ragione non lo spiega.
Siamo parte dello stesso cosmo e delle stesse montagne, danziamo la stessa danza di Shiva, e quando il cuore sente ciò che è giusto e ciò che non lo è non c'è da stupirsi, è perchè siamo esposti alla verità e naturalmente liberi di non accettarla, di scegliere un'altra strada, ma non di negarla.
Caffé e buon libro (Altai di Luther Blisset, già divorate 130 pagine)
Bagno di fieno al wellness center di Patzenfeld con nuotata in piscina e camminata nell'acqua gelida per massaggino ai piedi ed escusione nella neve con massaggio gelido alle gambe
Spuntino con il foie gras di Marina
Messa solenne di Mozart con il coro di Sesto
Fratello in visita con baci e abbracci e la sua nuova chitarra da provare: un paio di De André con chitarra e violoncello che meriterebbero un po' di esercizio