Consorte

7gen01A spasso con Marina per queste belle montagne pensavo al significato della parola "consorte": colei (o colui) con cui condividi la tua sorte, il tuo destino.

Mi pare una bellissima parola che ben si addice a noi due, in fondo si tratta di condividere anche un cammino.

La raccolta dei miei affetti

PrePreparare il presepe qui a Sesto è un gesto rituale che mi dona molta serenità e mi unisce emotivamente ai miei affetti più cari.

Chiesi esplicitamente il primo pezzo, la capanna con la Madonna, S.Giuseppe e il Bambino,  a mia madre come dono per il Natale di alcuni anni fa, sapendo che quando fosse poi mancata, ogni anno l'avrei ricordata in modo speciale.

Qual momento è arrivato.

Nata il 20 dicembre del 1920, l'atto fu registrato il 24 per cui "ufficialmente" quella era la sua data di nascita e il Natale era sempre l'occasione per un doppio augurio.

Questo è il primo Natale senza di lei e sono felice di averle chiesto quel regalo e di allestirlo in suo onore.

Mio padre invece aveva il compito di mettere la figurina del Bambin Gesù  la mattina del 25 ed è un gesto che da quando io e Marina ci siamo sposati, ho sempre ripetuto ricordandolo e per il presepe a Desenzano ho affidato il compito a Giulio che mi ha sorriso nel ricevere l'investitura.(La figura del Bimbo l'ho messa ora un attimo per fare la foto ma la tolgo subito)

Anno dopo anno il mio presepe degli affetti si è arricchito di personaggi donati dagli amici più cari a cui chiedo esplicitamente di regalarmi una statuina di Thun per avere anche loro qui con noi la sera di Natale: l'ultima arrivata è la bella spagnola che quasi completa il gruppo di donne del mondo.

Ovviamente non ci sono tutti i miei affetti più cari, ho ancora molti amici del cuore a cui chiedere il dono, ma questo piccolo rituale che auguro un giorno ai miei figli di ripetere, mi unisce al grande mondo dell'amicizia che è una delle ricchezze più grandi che possiedo.

Fare scuola in modo diverso si può

LussaLo avevamo detto, progettato e realizzato 18 anni fa con il progetto Onde: si può fare scuola in modo diverso, si DEVE se vogliamo dare un futuro ai nostri figli e le tecnologie dell'informazione permettono di ripensare il modo di fare scuola, sia nei grandi istituti che nei piccoli centri, consentendo anche alle piccole scuole di fare cose incredibili.

Oggi Quinta mi ha invitato a visitare il liceo Lussana a Bergamo (invitato è un eufemismo, mi ha detto "devi assolutamente venire a vedere" e se lo dice lui bisogna credergli) e ho visto realizzato di nuovo quello che qui è stato pian piano smontato da chi resiste al cambiamento.

Come se l'innovazione avesse un'urgenza vitale propria che, uccisa in un punto, la fa spuntare più forte di prima in un altro punto.

Partiti da un altro punto di vista, quello della didattica cura (noi eravamo più interessati all'impatto sociale dell'apprendimento) siamo arrivati alle medesime soluzioni, come due montanari che arrivano allo stesso rifugio partendo da approcci e con sentieri molto diversi.

 

Q1Ho visto aule dove i ragazzi non hanno libri tradizionali, ma solo iPad, e dove l'interdisciplinarietà degli insegnanti incoraggia il lavoro di gruppo.

Ho visto eBook prodotti al posto delle ricerche tradizionali, ho visto ragazzi che non cazzeggiano, che interagiscono, curiosi, a loro agio con i visitatori e se interrogati rispondere con grande tranquillità e proprietà di linguaggio.

Ho anche scoperto che Quinta è il Presidente di un'associazione che si chiama Impara Digitale che sostiene queste iniziative.

InterrrHo visto la presentazione di una relazione sul clima e l'impatto dei gas serra, da parte di tre ragazzi di una prima classe mentre gli altri prendevano appunti.

Mi ero messo in fondo all'aula apposta per vedere cosa succedeva in classe con tanti tablet: non ho visto nessuno giocare a solitario o vagolare in internet o su Facebook.

Merito del lavoro in team e della logica della collaborazione tra pari che motiva senza bisogno di continui richiami.

 

 

GuidiL'anima del progetto è Dianora Bardi, un'insegnante di lettere che con determinazione ha sviluppato il progetto e oggi ne racconta i modi e i successi illustrando dati e metodologie: valutazioni e confronti con classi "tradizionali", esami di allievi che da due anni non usano libri di testo che arrivano alla maturità con una commissione tradizionale, con gli stessi compiti degli altri, che superano l'esame con sei punti di media più degli altri.

La prof. Bardi ci racconta del metodo, del ruolo determinante della progettazione didattica e di quello importante ma secondario della tecnologia: la tecnologia rende possibile una visione.

Oggi ci sono 9 classi che seguono il nuovo approccio (che tra l'altro ci allinea con gli standard europei) e l'effetto su tutta la scuola è evidente: iscrizioni raddoppiate, attenzione e reputazione che attirano collaborazioni, sponsor, opportunità.

Un cambiamento che si estende, che pone sfide organizzative non da poco, ma che non spaventano, grazie anche al fatto che, mi diceva Damiano, c'è un preside che ha una capacità di motivare, innovare e gestire straordinaria.

Manderei certamente qualce amico insegnante titubante a visitare il Lussana e a parlare con la prof. Bardi, ci manderei anche qualche insegnante sfiduciato sulla possibilità di cambiare e quelli che "vorrei ma non so da che parte partire".

Intanto ho invitato il Quinta a visitare la Scuola di Musica dove, con un altro percorso, stiamo facendo le stesse cose e sperimentiamo modi che funzionano nella scuola, nella comunità o in un'impresa con i medesimi effetti positivi.

 

 

 

 

Sistemare la legna per l’inverno

SestoAutunno08 57Stamattina ho sistemato la legna per la stufa che ho in cucina: in fretta in fretta prima che piova!

Quando sono a Sesto mi piace vedere la legna ben ordinata in fianco alle case, squadrata come fossero mattoni lego, interrotta di tanto in tanto da pezzi messi in senso opposto per assicurare che l'insieme non cada al primo pezzo che togli.

Un lavoro semplice, antico, che prefigura il tepore che avrai all'interno.

Sistemare la legna immagino sia come aver portato il frumento nel granaio: per quest'anno l'abbiamo "sfangata".

Capricci

image from http://gigiitaly.typepad.com/.a/6a00d83452001e69e2017c33e11163970b-piUn nuovo basso non è indispensabile, specie per chi vorrebbe suonare il violoncello in tutte le occasioni ma come potevo rinunciare all'occasione di un bel basso acustico che il super Max mi ha ceduto?

Il fatto che lo abbia utilizzato un bravissimo bassista e per giunta preciso e attento alla qualità come lui, rappresenta già una garanzia.

E poi è più leggero del Fender Jazz Bass che uso di solito, e poi anche Giulio lo apprezzerà quando vuole suonare a casa, e poi a me piacciono le sonorità più calde e morbide…

Tutte scuse, in realtà è un capriccio! Evviva i giocattoli di noi bambini cresciutelli…

Cosa ci insegnano i genitori

MammaOggi, al termine della cerimonia,  ho ricordato mia mamma così:


Cosa chiediamo a un genitore?

Infinite domande da piccoli: perché mamma? Perché?

Profonde domande quando diventiamo genitori noi stessi: ma tu come hai fatto? com'ero io da piccolo?

Noi tre fratelli abbiamo avuto una grande fortuna: una mamma che é vissuta quasi un secolo, che ha vissuto intensamente ogni attimo e ha avuto una lunga storia da raccontarci.

Ci ha nutrito soprattutto di esempi e di racconti, qui le chiameremmo parabole, lezioni di vita apprese dalla vita stessa.

Ci ha raccontato l'amore per nostro padre come prima risposta al perché più grande: che senso ha la vita?
Ha il senso che dá l'amore "Io e tuo papá ci bastavamo, mi disse un giorno" e non é il bastarsi del poco, ma quello dell'abbondanza: l'amore che basta e avanza.

Ci ha raccontato la giustizia, delle parti uguali, c'erano momenti in cui ci vestiva in modo identico, io lo detestavo perché volevo essere unico, lo stesso, credo, i miei fratelli.

Senza bisogno di dire nulla lei lo capí che la giustizia non é dare a tutti la stessa cosa ma dare a ciascuno ciò che é importante per lui, una fetta di torta o il tempo di una chiacchierata.

Ci ha raccontato la parsimonia di chi ha vissuto i bombardamenti e la disponibilità di chi ha imparato da bambina la sacralitá dell'ospite a cui offrire un caffé o un piatto di canederli, l'accoglienza della porta aperta e la condivisione di ogni piatto buono con i vicini.

Di sicuro ci ha trasmesso la sua tenacia austro ungarica, la determinazione del fare ciò che va fatto e il  giusto compromesso fatto per "amor di pace" una ragione più che valida per chi ha conosciuto la guerra.

Mi aveva fatto promettere che finché ce l'avesse fatta, sarebbe rimasta nella sua casa, accudita dagli amici e dai vicini, voleva farcela da sola per dignitá, sapeva di poter contare sulla rete di solidarietá che aveva costruito attorno alla sua casa.

Solidarietá vera, che ogni mattina ti chiede "come stai?", "hai bisogno di qualcosa?", fatta di segnali amorevoli , la tapparella alzata che vuol dire "sono sveglia",  una cartolina sullo zerbino dice "sono uscita a far la spesa".

Solidarietá che ti fa sentire utile e importante.

"Vorrei guarire" diceva, pensando che l'etá fosse una malattia da cui curarsi per tornare a 91 anni ad agire e muoversi come quando ne aveva 22.

Glielo chiesi esplicitamente diversi anni fa, quando cominciai a sentire io stesso  i primi turbamenti dell'invecchiare, "quanti anni ti senti dentro, mamma, a che etá si é fermato il tuo tempo interno" e lei rispose senza esitare "22 anni", era quella la sua etá senza tempo, che chi l'ha conosciuta, percepiva.

Un piccolo miracolo: una ragazza di 22 anni con 70 anni in più di esperienza!

Negli ultimi tempi  diceva spesso"sono stufa!" ,"a cosa serve tirare in lungo cosí?" e chi é stato con lei e le ha parlato anche il giorno prima che morisse, conosce la risposta: il nostro esempio, le nostre parole, e più spesso il nostro ascolto, servono agli altri.

Abbiamo un compito indispensabile di cui siamo artefici sensa sapere esattamente chi ce lo ha affidato: siamo in missione per conto della vita.

E questa è la sua ultima lezione, la più bella,  l'ho ascoltata in questi giorni nelle persone che sono venute a salutarla per l'ultima volta: mamma Wilma ha donato un pezzo di sé a ciascuno di loro perché la sua storia non finisce e continua a vivere nel loro ricordo.

Siamo sempre presenti con il nostro racconto nel cuore di chi abbiamo amato.

Amen.

Che musica stasera?

Una giornata piena di emozioni, di abbracci e lacrime, di compostezza e ricordi e ora mi serve una musica adatta che mi faccia compagnia.

Mimmo mi ha dedicato il Deutsches Requiem di Brahms: perfetto per compostezza e profondità.

Io però credo che il racconto di oggi sia racchiuso nella bellezza sublime del finale della Sinfonia numero 9 di Mahler, in quel passaggio impercettibile tra il suono e il silenzio, tra la vita e la morte.

E' accaduto così e nella sua pace profonda è racchiuso il senso della vita.

Una storia nella storia

Schermata 2012-10-09 alle 22.28.04Oggi hanno girato scene di un film alla Scuola ed è di per sé una bella storia.

Ma c'è una storia nella storia.

Quando ho incontrato il regista, è stata Marina a creare l'occasione tramite una sua vecchia compagna di scuola, non l'ho riconosciuto e solo la lettura di un trafiletto che parlava del film in lavorazione mi ha fatto scoprire il suo nome: Bruno Gaburro, il regista di un film in cui 38 anni fa ho fatto la comparsa recitando una particina.

Quando ci siamo rivisti ieri e oggi è stato un flashback, 38 anni non sono poi proprio pochi,
Schermata 2012-10-09 alle 22.25.42ma Bruno ovviamente aveva memoria lucida di quel film e oggi mi ha portato una copia di quel "I figli di nessuno".

Un vero tuffo indietro nel tempo, uno stop & rewind, anche perchè il film l'ho visto una sola volta e la mia particina durava pochi secondi ma oggi ho ripassato quei secondi con la velocità del tempo che è trascorso, fotogramma per fotogramma.

Facevo la parte del suonatore in una festa di paese con chitarra, ovviamente, e cappellino di paglia come si usava a fine ottocento.

La scena partiva con un campo strettissimo mentre
Schermata 2012-10-09 alle 22.26.32baciavo la morosa di allora (mi aveva fatto impressione all'epoca, nei pochi istanti, vedere il mio faccino così ingrandito sullo schermo) e rivedermi ora aggiunge ai ricordi che ho dalle fotografie del tempo la dimensione del movimento: ho il senso di vedere catturato davvero un pezzo di tempo.

La scena che indugia sul bacio per una seconda volta si interrompe perchè stanno per iniziare le danze e devo suonare per la festa della trebbiatura del granturco.

 

Con sguardo preoccupato perchè temo che
Schermata 2012-10-09 alle 22.26.18scoprano la mia assenza lascio la ragazza e corro sul palco tenendomi ben stretta la paglietta.

Guardando bene l'immagine non ricordavo di avere avuto i basettoni così lunghi, forse all'epoca era "di moda".

Sono le uniche due immagini (a parte quella del bacio ma sono talmente avvinghiato che non mi si vede in viso) in primo piano perchè poi nelle altre mi si vede di sfondo mentre la macchina da presa segue il ballo dei protagonisti.

 

Schermata 2012-10-09 alle 22.28.16Fine della mia esperienza nel mondo del cinema, o meglio fine del primo periodo perchè oggi Bruno mi ha chiesto di fare un'altra piccola scena: uscendo dalla scuola con il violoncello in spalla saluto il protagonista che arriva.

38 anni, due immagini imbottigliate in una capsula del tempo.

E' improbabile ce ne sarà una terza, almeno con uguale intervallo e pensandoci bene mette un briciolo di malinconia.

Per ora mi tengo il mio sorriso storico che in 38 anni non mi pare cambiato.