Fermate l’orologio!

Che giornata! Riesco a fare metà delle cose che volevo fare oggi perché domani alle 6 e mezza scendo a valle e speravo di completare tutto.

Rimetto in fila le priorità e vedo cosa posso rimandare ma i prossimi giorni tra ritiro dell'orchestra, Security Summit, abbracci in famiglia, scrittura di progetti, non saranno tanto lenti.

Potrei fermare l'orologio ma non trovo il bottone… torno al tavolo a scrivere.

Carnevale a Sesto

11CarnevaleSestoM02 Semplice, allegro, e con tutto il paese (è vero non ci vuole molto) a far festa in piazza, a battere le mani, a ridere e a salutarsi.

Nessuna violenza bullistica, falsamente mascherata da "scehrzo", nessun sudiciume, nessuna battaglia mascherata da baldoria, come ho visto in piazza Desenzano e che mi aveva reso antipatico questo giorno.

Nessuno "sfarzo" ma tanta voglia di esserci e trovo anche intelligente il fatto che alcuni albergatori locali abbiano allestito un loro carro satirico: l'autoironia è sempre un segno di grande intelligenza

C'è la satira sui grandi fatti nazionali, il carro Bella Italia con Berlusconi e il Bunga Bunga, e sui piccoli fatti locali con i finti carabinieri che fermano un ciclista mentre i ladri scappano indisturbati con la cassaforte, con un diretto riferimenti agli avvenimenti dell'estate scorsa.

Ma soprattutto mi piace vedere la gente in piazza, gli amici alla finestra, un trattore o una ruspa che diventa carro e in giro i bambini con i costumi fatti in casa come ricordo bene il mio.

Qui alcune "miniature" delle foto prese al volo con l'iPhone, tanto per farvi condividere l'atmosfera, quelle più grandi le ho messe su Flickr.

 

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L’albero della primavera

Palmen E' una bella pianta, della famiglia del salice (Salix Caprea per la precisione) che prima delle altre annuncia il cambio della stagione.

I suoi germogli piumati (chiamati gattini o topolini a seconda della lingua o del dialetto) risplendono ai margini del bosco o quando guardi verso il blu.

Qui li regalano in mazzolini il giorno delle Palme all'uscita della chiesa, come l'ulivo da noi, e "palmen" infatti li ha chiamati Franz quando gli ho chiesto dove trovarne con i rami fioriti un po' più bassi (i primi a fiorire sono le cime alte, quelle verso il cielo) per il nostro albero di Pasqua.

Da sempre in casa sono "L'albero di Pasqua", l'addobbo che racconta la primavera.

Il sole e il monte Casella

IMG_0482 Mia mamma me lo diceva: "Quando il sole passa oltre la Casella, la primavera sta arrivando".

Le Caselle sono due alte colline tra i Tre Scarperi e il monte Baranci e d'inverno, quando il sole è basso all'orizzonte, lo nascondono presto, ben prima del tramonto.

Oggi tornando dalla camminata si vede chiaramente che la parte bassa del paese, lungo il fiume è in ombra mentre la pendice del Mont'Elmo dove abito io è in pieno sole: non c'è dubbio il sole ha passato la Casella.

La pastora

IMG_0484 Quando andiamo a fare la camminata pomeridiana Blue non perde occasione per correre avanti e indietro spinta dall'esuberanza giovanile a dal suo piacere di saltare nella neve ma poi l'istinto di cane da mandria emerge e si volta per vedere se arrivo.

Ha l'animo da pastore.

La risposta di Franz

Stamattina incontro Franz, bidello in pensione che fa anche da "casante" al nostro condominio, mentre esce dalla chiesa dove fa piccoli lavori e gli chiedo se oggi, in una giornata così radiosa andrà a passeggio come lo vedo spesso fare con sua moglie e mi dice che alle due deve tornare in chiesa per altre funzioni.

"Andrai in paradiso" gli dico alludendo al suo infaticabile lavoro per tenere pulita chiesa e cimitero e lui  ammiccando al paesaggio mi risponde sorridendo "Ci sono già!"

Buona domenica.

Storia locale

C'è poca gente in giro, intendo turisti, anche se giornate splendide di sole e il freddo notturno mantengono bene la neve sulle piste e le strade pulite.

C'è poca gente e si fa la spesa senza code e ci si può fermare in piazza a far due chiacchiere con il maestro in pensione che è "lo storico" locale (una delizia ascoltare il suo racconto al museo della Grande Guerra) e scoprire così dettagli interessanti sulla storia di Sesto.

Intanto, una domanda che ci facevamo spesso io e Marina: perchè "Sesto"?

Secondo alcuni deriva dal Sextum Miliarium e cioè dal sesto miglio su una strada romana che però a detta dello storico non ha senso perchè la strada romana che attraversa la Pusteria fino a Lienz (Aguntum) non tocca la valle di Sesto.

Più probabile e più semplice la spiegazione da un documento del 1300 in cui un contadino chiamato in una sorta di contenzioso riferisce di venire da Sesto dai sei masi: quindi, dato che all'epoca non c'erano altro che sei masi, il nome da questi deriva.

Da notare poi che la piana di Sesto dove oggi passa la strada era tutta acquitrino e i pochi masi erano sulle pendici di Mont' Elmo tanto che la strada verso San Candido era a mezza costa: si spiega così il perchè la chiesa di Sesto non è "in piazza", come sarebbe normale che fosse, ma è sul costone del monte, sulla strada che una volta passava di lì e che ora, dopo casa mia, torna ad essere un bel sentiero tra prati e boschi.

Mentre Blue saltella e annusa, mi guardo intorno e vedo che ogni posto parla, racconta la sua storia in una lingua spesso ormai perduta ma appena ne riacquisti alcuni vocaboli, tutto ti sembra chiaro e ragionevole.

Rientro con il sacchetto del pane e la quotidiana leccornia del mio macellaio, guardo giù verso la piazza e pian piano le case scompaiono, la strada scompare, scompare il Municipio e si dissolvono i negozi e gli alberghi, tutto diventa un grande biotopo alimentato dal torrente che scende dalle Tre Cime e dalla val Fiscalina.

I germogli di salice, i "palmen", sbocciano e adorneranno l'albero di Pasqua, c'è profumo di erba che riappare dall'inverno.

C'è silenzio. Come adesso.

Un singolo può?

Ieri sera io e Marina abbiamo guardato "L'altra voce della musica" il film documentario che racconta la piccola/grande rivoluzione che la musica ha portato in Venezuela con El Sistema lanciato da José Antonio Abreu e commentavamo con ammirazione come un uomo, da solo, possa generare un cambiamento tanto grande.

Io non credo sia questione di forza d'animo o di "persone speciali", credo sia altrettanto grande il lavoro "piccolo" che ciascuno fa per cambiare in meglio ciò che gli sta intorno, chi aiuta un altro, chi guarda a domani e non solo a oggi.

Poi c'è chi si trova, a volte per caso, in posizione di responsabilità perchè deve guidare un'azienda, un comune, una nazione e allora l'impatto è più evidente ma è come cantare in casa mentre fai un lavoro o cantare con un microfono in uno stadio gremito: cambia il volume non l'intensità del cuore.

Lo dicevo a Filippo commentando la verniciatura del suo ultimo violoncello stamattina: anche fare uno strumento che durerà nel tempo, che nel tempo tramanderà bellezza e armonia contribuisce a realizzare il cambiamento a non cedere al "tanto non si può fare niente".

Nel filmato Abbado racconta che in Venezuela, come in Israele fa piantare alberi e gli ridono gli occhi dicendo che "poi mi piace sapere che verrà un bosco" come anche raccontare la musica contemporanea a settanta persone  come è accaduto l'altra sera vuol dire piantare settanta semi che faranno un giorno un bosco intero.

Riempire di bello e di giusto ogni spazio vuoto contendere ogni millimetro di etica a chi ne fa scempio: non c'è "impossibile" per chi crede he anche sordomuti possano fare un coro.