Di questi tempi mi pare illuminante l'incipit del film Sesso e Potere (brutto titolo italiano per Wag The Dog "= "Fai scodinzolare il cane", cioè se il cane non scodinzola fai scodinzolare il (corpo del) cane ).
Per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle "marachelle" del Presidente si inventa la controinformazione: il bombardiere B3, una guerra che esiste solo in TV, un eroe…
Già, speriamo che il film non l'abbiano visto sennò qui tra poco dichiarano guerra alla Jacuzia, tanto Putin è un amico…
Questo è l'inizio del film e il seguito c'è su YouTube a spezzoni, da non perdere. (poi vi spiego perchè i testi sono tutti al contrario, l'ho capito stasera grazie a Matteo Flora all'Equicena)
Alfonso è in volo per Cleveland e mi segnala via mail un bel libro che sta leggendo ora in aereo (Tim Wu: The Master Switch), io lo cerco e ne carico il capitolo introduttivo gratuito sull'applicazione Kindle del mio iPad.
Liddy mi parla da tempo del progetto Globish e ne parlò anche all'Equicena e al Cefriel ma non credo i partecipanti abbiano colto il senso profondo di quanto ci stava dicendo e la grande importanza che il progetto riveste. Io stesso comincio a capire adesso dopo averci parlato per diverse volte: capita con gli innovatori, spesso sono su un altro "pianeta".
Il progetto non è un nuovo Esperanto o l'idea di una nuova lingua ma semplicemente di stabilire un terreno comune di comuicazione tra gente di estrazione e cultura diversa.
Il progetto è stato lanciato da Jean-Paul Nerrière un manager IBM ora in pensione che, francese in una multinazionale planetaria, sapeva bene cosa volesse dire comunicare tra linguaggi e culture diverse e spiega bene con un video il concetto:
Perchè è importante ora il progetto? Perchè in Cina e in Giappone e in tutta l'Asia stanno scoprendo che Globish funziona bene: si tratta di imparare 1500 parole in inglese e scopri che parli di qualunque cosa con chiunque.
Perchè 1500? Perchè dai tempi di Radio America hanno scoperto che 1500 parole inglesi è il bagaglio più che sufficiente per comunicare, non per scrivere un romanzo, ma per parlarsi e con i Social Networks che si fanno planetari, con i Facebook da 500 milioni di utenti, il fatto che ci sia un terreno comune di contatto è da tutto visto come un fatto di grande importanza.
Perchè Globish e non English? Perchè anche chi parla inglese deve mettersi in gioco e non sono solo parole (nel loro caso da limitare) ma anche piccole regole da seguire come ad esempio:
Mantieni frasi corte – Evita metafore e espressioni colorite (un bel problema per me) – Evita domande in forma negativa – Evita le battute – Evita le sigle – Usa gesti e supporti visivi
Globish non sostituisce le lingue tradizionali che rimangono veicoli di cultura, Globish aiuta a parlare con persone di altri paesi.
Ho scaricato il dizionario delle 1500 parole e ho scoperto che potrei parlare tranquillamente in Globish e forse il mio inglese come quello di Jean-Paul è più un Globish che un vero English.
Liddy se ne occupa da grande esperta di apprendimento a livello globale e sono felice di avere direttamente dalla fonte spiegazioni e suggerimenti di attenzione a temi che poi diventano universalmente riconosciuti come importanti.
Intanto mi verrebbe da dare un consiglio semplice semplice: con tutti gli assessment test e gli attestati che si fanno fare ai figli perché "conoscere l'inglese è indispensabile" come se fossero dei novelli Shakespeare, e se invece almeno i 1500 vocaboli del Globish li conoscessero? E sapessero applicare le poche regole che servono? Non scriveranno un nuovo Amleto ma potranno forse parlare con persone che incontreranno a Tokyo o a Tegucigalpa riuscendo a capirsi.
A conclusione di MiTiCi oggi c'era il mio intervento su Bach e la complessità (quasi una toiurnée con i Beatles ieri e la replica di Bach da Damiano) seguito da un'esecuzione della prima suite fatta da Maria Calvo una giovanissima studentessa della Scuola Civica di Musica di Milano.
E' andato tutto come meglio non potevo sperare: invece della solita sala da conferenze eravamo in uno dei teatri interrni della Scuola di teatro e fare il mio racconto dal palcoscenico con la giusta atmosfera è tutt'un'altra cosa, per me che "recito" e per chi ascolta.
E poi concludere il convegno sulla creatività con un atto musicale creativo mi è sembrato una sorta di ciliegina sulla torta.
Ma la cosa che più mi rallegra è che tra ieri e oggi tante persone abbiano ascoltato, la maggior parte per la prima volta, una suite eseguita dal vivo, io sono sicuro che la cosa non ha lasciato indifferenti i presenti, che le vibrazioni li hanno scossi e che la grandezza di quella musica gli resterà nelle orecchie e nell'anima.
Anche fosse uno solo che dopo il mio racconto si andrà a comperare una copia delle Suites e inizierà ad ascoltarle, credo di avere fatto il mio dovere rendendo omaggio e servigio alle Suites per il dono che mi fanno ogni volta che le ascolto.
Con uno sforzo concentrato ecco pronto il primo numero della nuova edizione del bollettino di informazione dell’Associazione Culturale W.A. Mozart e della Scuola di Musica.
Come sempre Cesare ha fatto un ottimo lavoro con la grafica e l’impaginazione.
In un primo momento mi sono detto: ma chi ha attaccato questo cartello storto? Poi guardando bene il cartello indica il divieto di fare la svolta secca a destra nella via che scende in piazza a Sesto, giustamente trasformata in senso unico.
A volte però la "precisione" crucca rischia di confondere le idee.
Ho scoperto che Piero, approfittando del lungo volo transatlantico, ha scritto una serie di post con riflessioni molto interessanti sul tema del rapporto tra marca e social media, sono tutti micro-saggi molto molto interessanti.
Ovviamente le formule spaventano ma il senso profondo del suo discorso è ben comprensibile.
Che Alessio "Mayhem" Pennasilico sia un grande esperto di sicurezza e un eccellente conferenziere lo sapevo, ma oggi il titolo della sua presentazione l'ho trovato folgorante e profondo:
La tecnologia intorno a me, la sicurezza dentro di me.
Una dotta citazione di Kant (Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me) che da sola spiega quale sia la sfida della security oggi.
Bello il tour per riportare a casa la Punto dalla Sardegna, belli i posti, bella la gente.
Un viaggio calmo e lento su strade secondarie per godere dell'andare senza meta o tempi da rispettare.
Mercoledì ripartiamo per gli USA e in tre o quattro giorni concentriamo molte attività per poi riprendere nel New England il girovagare libero del viaggio come piace a noi.
La conclusione del lavoro in Sardegna mi lascia uno strano sapore: da una parte il grande piacere di vedere che le persone che ho scelto dimostrano ogni giorno i loro talento, dall'altra l'amarezza nel constatare che il cambiamento è un'onda a cui tanti vogliono resistere e appena giri l'occhio ecco che smontano e combattono ogni innovazione. Mi è successo con Onde e ho rivisto i segni a Pula.
Meglio lasciar perdere e andare avanti, tenere quanto di buono e unico ho fatto e imparato, l'esperienza straordinaria di lavorare gomito a gomito con una personalità del calibro di Paolo Zanella e lasciar cadere tutto il resto.
Come dice un bellissimo brano di B.B. King: "I'm moving on".