Domani faccio la mia "lezione" sul talento al team di innovazione di HP Italia.
E' un intervento all'interno del processo di formazione dei nuovi manager e mi fa piacere esserci: è come se mi sentissi parte di un libro di testo adottato da una scuola prestigiosa.
Una serata d'ascolto speciale: dopo la musica "mediterranea" dei Corimè l'ascolto di poesie di Anna Pillarella (allieva della classe di pianoforte e … Poetessa)
Giovedì 28 alla Scuola di Musica c'è una bella serata d'ascolto: una allieva della classe di pianoforte ha scritto un libro di poesie e le presenta con l'accompagnamento musicale dei Corimé.
Ho tanto sentito parlare di questo gruppo musicale da tutti gli amici ma non ho mai avuto occasione di ascoltarli dal vivo.
Ci suonano di volta in volta anche Daniela, la mia maestra di violoncello, Max Saviola, il superbassista dei Sogni in Corso, Titti Castrini, lo zingaro della fisarmonica.
Non so in che formazione suoneranno ma anche solo in due sarà certamente una bella serata.
La miscela Facebook e YouTube è esplosiva: basta che un amico pubblichi il link a un video musicale interessante che passando da un link all'altro scopro interi nuovi orizzonti musicali.
Stasera la "colpa" è di Marina che ha seguito un post di Filippo (e chi l'ha detto che un liutaio debba solo ascoltare Haydn e Mozart?) che ha postato il link al video di un gruppo di musica gitana Taraf de Haidouks e da lì scoprire poi Tchavolo Schmitt uno straordinario chitarrista degno erede di Django Rheinardt.
Da lì il salto anche a una collezione di Jazz Manouche era assolutamente indispensabile.
Tutta la musica zingara mi piace, è piena di influenze, è vitale, carica di passione, ne avevo già una buona collezione, con alcuni dischi di vera ricerca etnografica e poi via via tutti i generi musicali della zona balcanica fino alla Turchia e lungo la via della seta fino all'asia centrale dove la musica si dimentica di essere "classica", "folk", "occidentale", "orientale": serve solo per rallegrare il cuore.
Esattamente venti anni fa (8 aprile 1991) il settimanale Cuore uscì con un titolo molto netto a proposito di come i politici stavano gestendo la crisi di governo.
Il titolo fece molto scalpore (oggi siamo ahimé abituati a ben altro!) ma andava dritto alla questione.
Dopo aver letto delle dichiarazioni di Berlusconi a proposito del nucleare, in cui candidamente dice che il provvedimento del governo serve a evitare il referendum perchè, non conta quello che vuole la gente che si lascia "impressionare", conta quello che vuole lui.
Non c'è che dire, il solo titolo appropriato, dopo vent'anni è ancora quello.
L'ho finito stamattina questo libro di Eric Siblin, deciso a fare poco, anzi pochissimo in questi giorni e a riposarmi oziando e leggendo.
Le suites per violoncello è davvero una bella storia di un'opera e di un'epoca intrecciata con il racconto della vita di Bache e di Pau Casals che mi ha fatto scoprire cose che non sapevo.
Questa versione di Bella Ciao l'ho ascoltata per la prima volta al festival dei cori della Pusteria con il coro Comiter e qui c'è la loro versione registrata quel giorno in piazza a San Candido con il telefonino (una gioranata ventosa e l'audio è quello che è) e la versione degli Swingle Singers.
Ho passato alcune ore a seguire la storia di un brano "El cant dels ocells" ed è una bella storia.
Si tratta un canto natalizio catalano di origine medievale che Pau Casals ha reso celebre avendola eletta a simbolo della sua lotta contro il regime franchista e la eseguiva prima di ogni concerto.
E' famosa la sua esecuzione alle Nazioni Unite nel 1971 quando non solo la eseguì alla veneranda età di 95 anni ma fece un discorso memorabile il cui disse che la Catalogna è una delle più antiche democrazie del mondo e che fin dall' undicesimo secolo aveva la pace come tema primario (poi l'emozione lo interrompe mentre abbraccia il Segretario Generale U Thant).
Casals si rifiutò sempre di suonare in paesi che appoggiavano il regime franchista e fece due eccezioni, una all'ONU, che pur essendo a New York era in fondo "extraterritoriale" e la sede perfetta per fare il suo discorso sulla pace. (qui l'audio di quell'esecuzione) e un'altra nel 1961 dove la eseguì per il presidente Kennedy (qui l'audio).
Ne ho trovato una grande quantità di esecuzioni da quella di Casals a quella di Joan Baez, a quella dei Manheim Steamroller, di Carreras, della Montserrat Caballé di Jordi Savalls e un intero album del Canzoniere Popolare Catalano con quel solo brano eseguito da diversi gruppi musicali con un bel libro che ne racconta la storia dal 1500 a oggi, da canto natalizio che annunciava la nascita di Gesù raccontata da 32 diversi tipi di uccelli, alla sua attuale collocazione come canzone simbolo della Catalogna e della tenacia di Casals contro la dittatura.
E il 25 aprile?
Secondo me è il brano perfetto per oggi,: un canto dolce che inneggia alla pace, triste perchè ancora ci sono guerre, morti e distruzioni, triste come un esiliato può essere, ma deciso come Casals a non smettere mai la sua battaglia contro la dittatura.
Ecco qui l'esecuzione che ne è la sintesi: lui da solo, con la moglie al piano, una finestra e la dolcezza della musica.