Marmotte

Come a Matera, a Matmata andiamo a visitare le case berbere scavate nella terra argillosa, tane in cui per secoli le popolazioni si sono nascoste per sfuggire al massacro di questo o quell’invasore.
Si scorgono appena, come le tane di marmotta, bisogna salire in alto per distinguerle bene.
Non mi piace il nome francese “maison des troglodites”, mi pare ci sia del disprezzo spocchioso in quella parola.
E’ una civiltà che si è nascosta e difesa, che è scesa sottoterra per non morire, scavando tombe per evitarle.
Ora non ci sono più le sentinelle che fischiano per avvertire il pericolo, non siamo invasori, anzi veniamo a capire il segreto della marmotta che cura i mali più profondi.

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Satellite

Un piatto satellitare montato su un bidone, tutto fa ricordare “MadMax”.
Che stazioni riceverà?
Dal passato o dal futuro?

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Giardino

Deve essere per un bisogno innato di bellezza se al centro delle case berbere di Matmata c’è un giardinetto con fiori e un albero.
O forse è il monito, il segno, per ricordare che “sopra” c’è un altro mondo, fatto di frutta e erba, che c’è una certezza di un mondo migliore.

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Cimeli

Taniche di benzina dell’Afrika Korps, messi lì all’ingresso della casa come le lapidi che ricordano la battaglia di San Martino.
Altre guerre, altri tempi, stesso bisogno di non dimenticare.

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Millenni

Marina prova a macinare il grano sotto la guida attenta dell’anziana berbera.
Ci sono millenni in quei gesti, le lingue non si capiscono ma non serve.

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Frugalitá

C’è un grande senso di frugalità in ogni oggetto, c’è quello che serve.

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Domani

La carne a seccare al sole, i residui della festa del montone perchè come da noi per il maiale “non si butta via niente”, sono come uno schiaffo.
A me fanno pensare a “domani”, un gesto che preserva qualcosa per un altro momento, per quando servirà a compensare una stagione più povera o una impossibilità di altre provviste.
C’è parsimonia e preveggenza in quelle budella, c’è mito (ovviamente afrodisiaco) e quotidianità.

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Benvenuti

Ogni incontro è segnato da una stretta di mano o da quattro baci, due per giancia mentre le mani restano unite.
Non ho trovato petulanza in Tunisia ma sorrisi e ospitalità e nel migliore dei casi con un tè alla menta.

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