…"il fatto che per produrre un cambiamento qualsiasi, una grande parte delle forze e delle energie dovrebbe essere diretta a convincere e a rendere partecipi quelli che dal cambiamento sarebbero chiaramente avvantaggiati, ma che per motivi psicologici, d’abitudine, di paure e diffidenze preferiscono pensare “chi te lo fa fare”, creando così un clima di inerzia che contrasta oggettivamente ogni iniziativa di cambiamento." …
14 dicembre a Verona si parla di sicurezza informatica
Mercoledì prossimo sarò al meeting di Alba ST a parlare di sicurezza informatica.
Gli incontri organizzati da Alessio e dai suoi colleghi sono sempre di ottimo livello e non mi è stato facile trovare un modo giusto per svolgere il mio ruolo di "keynote speaker" con altrettanta levatura.
Ho optato per una versione distillata delle mie riflessioni sulla complessità seguendo la metafora delle Suites di Bach: in fondo il meeting affronta temi estremamente delicati e se non si ha una percezione vivida di quanto sia complesso il contesto in cui andiamo ad operare, sarà difficile trovare risposte adeguate.
La sfida per me sarà di trovare l'equilibrio tra ritmo della presentazione, tempo a disposizione e obiettivo da raggiungere: dopo aver ascoltato il Beethoven di Chailly, penso di potercela fare.
Performance
Sono proprio bravi!. Non dovrei dire altro di Stefano e Luca e della loro performance di stasera alla WavePhotoGallery.
Non era solo una performance sonora che accompagnava una presentazione di un lavoro dell'artista bresciano Albano Morandi, ma un esempio di come il suono può trasformarsi in musica senza bisogno di seguire gli schemi convenzionali.
Il tema era quello del "riciclo" perchè Morandi utilizza materiali di recupero per molte delle sue opere e Luca e Stefano hanno fatto lo stesso con i suoni: materiali di recupero per le tavole sonore e un intreccio con suoni presi da materiali di scarto delle loro registrazioni in studio.
Già le tavole sono delle piccole opere d'arte per come materiali sonori e non sono uniti per formare meccaniche semplici che l'elettronica poi espande.
Tutto è fatto per vibrare, frusciare, ronzare, risuonare: corde riciclate, molle, elastici, lamine, ventole di computer.
Microfoni piezoelettrici riportano il suono anche degli sfioramenti e connetori con potenziometro saldati alla bell'e meglio danno il senso della totale provvisorietà di questo "strumento.
Ma c'è nella loro esecuzione la maestria di chi sa trattare il suono come strumento e le tavole sono solo la necessaria interfaccia fisica tra le loro idee e le nostre orecchie.
Ai meccanismi da Mad Max si affiancano tutte le componenti elettroniche che manipolano il suono e lo alterano seguendo il gusto dei due musicisti che di tanto in tanto si guardano per cercare l'intesa che ogni musicista che suona in gruppo ricerca nel partner.
Particolarmente efficace l'utilizzo della Maschine su cui Luca aveva riportato i suoni registrati nello studio di Morandi e che opportunamente campionati e associati ai tasti del pad diventavano nuovi tasselli della creazione musicale.
Trattandosi di opere-evento in cui ciascuna rappresenta un elemento unico e irripetibile, ero molto impegnato a documentare per i miei due amici filmando l'evento ma le orecchie erano ben aperte e lasciavano che il suono arrivasse senza giudizi o schemi preconcepiti.
Durante l'esecuzione ero catturato dai gesti, dalle modalità di "esecuzione" in cui i suoni venivano creati e elaborati all'istante o dal computer o dalla manualità di una corda premuta, un potenziometro manovrato con la perizia di chi lo fa da sempre.
Piccole "chicche" di tanto in tanto: un suono della tromba di Marcus Stockausen presa dal materiale di registrazione di un disco di Luca che diventa una sorta di ritornello sul quale Stefano riproduce il medesimo suono premendo e rilasciando una corda.
O un momento in cui il suono campionato dei passi di Morandi nel suo studio diventano il "groove" su cui le corde da basso montate sulla tavole e fatte vibrare con l' e-bow intessono una sorta di contrappunto ritmico e timbrico.
Esperimenti come questi non sono una novità nel panorama della musica sperimentale o elettornica ma stasera si sentiva che i due interpreti sanno usare il suono puro come strumento con una maestria e un gusto che sono frutto di un lungo percorso di ricerca e l'idea guida della performance (il riciclaggio) dava un senso a tutto quello che abbiamo ascoltato.
Mi piacerebbe ora riscoltare l'esecuzione in un ambiente in cui la condizione di ascolto e di luce sia
più mirata a favorire l'ascolto: sì sto pensando a organizzare una loro esecuzione anche solo di pochi minuti al teatro della scuola.
Sono certo che tutti capirebbero e apprezzerebbero.
Ma quanto è bello
Leggo un articolo di Repubblica che parla dell'Alto Adigee ad illustrarlo c'è questa immagine: Sesto.
Anche celato dagli alberi il panorama è proprio belloInviato da iPad
Beethoven e l’innovazione
Se ho utilizzato Bach per parlare di complessità e Mahler per la motivazione forse utilizzerò Beethoven per parlare di innovazione.
Non tanto per la sua opera che certamente reggerebbe il ragionamento quanto per il nuovo disco del maestro Riccardo Chailly con l'integrale delle sinfonie uscito da poco per la Decca.
Un'edizione che recupera i tempi di metronomo indicati da Beethoven e che molti ritenevano tecnicamente impossibili e attribuibili solo alla estrosità di Beethoven che divenuto poi sordo non avrebbe potuto capire che erano impossibili …
In realtà serviva una grande orchestra come la Gewandhaus di Lipsia e Chailly ha raccolto la sfida per restituirci una versione delle sinfonie con una grinta e una potenza davvero unica.
Interessante in proposito il video con il racconto dello stesso Chailly sul sito di Grammophone, un'autorevole rivista inglese.
Anche un artista come Beethoven di cui si pensava si fosse ormai detto tutto, può essere riproposto in modo innovativo, un colosso dopo il quale Brahms riteneva fosse impossibile scrivere qualcosa di nuovo è fonte di innovazione, ingenera innovazione, ispira innovazione.
E' come se Beethoven avesse scritto della musica che solo la tecnologia e la tecnica strumentale di due secoli dopo avrebbe potuto e saputo svelare e se Haydn pare abbia detto, assistendo alla prima esecuzione dell'Eroica, "Nulla sarà più come prima", la forza rigeneratrice di questa musica era gia ben evidente fin dal primo momento.
Dove sta il segreto? Nel genio di Beethoven? Nel coraggio di Chailly? Nella bravura dei musicisti del Gewandhaus? Non lo so e forse non è questo il punto. Non si tratta di andare a cercare un'origine, una "causa prima", ogni elemento può innescare il processo se la volontà di innovare è presente in ciascuno di essi.
La risposta credo verrà solo ascoltando e forse non sarà esprimibile a parole.
Ci ha provato Carlo Boccadoro quando mi ha raccontato la sua esperienza di ascolto nel tour europeo in cui oltre alle sinfonie di Beethoven veniva eseguito un suo brano commissionato proprio da Chailly per il Gewandhaus.
Ha usato termini come fantastico, pazzesco, incredibile, energia pura (e se lo dice lui io mi fido) e stasera le ho comperate su iTunes (30$) e domani a palla, Marina permettendo, sullo stereo in macchina tornando a valle.
P.S. Con i Cloud ho comperato l'album sul portatile e l'ho ritrovato subito sull' iPhone … comodo.