Quando serve (la settimana scorsa il nostro bassista "Fa Diesìs" era assente) il nostro "tutor" dalla tastiera passa al basso.
Eclettico.
Pensieri e riflessioni non solo sulla tecnologia ma su molte cose che mi fanno pensare
Sabato pomeriggio sono in studio di Radio24 a parlare di sicurezza informatica in diretta con gli ascoltatori.
Bisogna che mi prepari, vorrei fare qualcosa di utile.
Luca Sofri, con l'acume che lo contraddistingue, ci fa capire come una non-notizia diventa un putiferio.
C'è molto da fare per imparare a convivere con la società dell'informazione, anche con quella presunta tale.
Filippo mi ha chiesto di far provare i mio violoncello a due potenziali clienti venute apposta dal Giappone e io sono stato ben felice di farlo.
Bella storia: una di loro, dilettante come me, ha voluto uno strumento di Fasser per il puro piacere di avere un oggetto che incarna la storia della musica e sia quotidiana fonte di bellezza e gioia. Come darle torto?
Il Maggini ha fatto il suo dovere affascinando le due ospiti e una nuova dedica si è aggiunta al book, ma che ci sarà scritto? Filippo mi ha promesso di farmi avere la traduzione.
34 anni fa siamo venuti qui a Sesto in viaggio di nozze (in verità un weekend la settimana successiva a quel fatidico 4 febbraio) ma era il nostro "viaggio di nozze", con tanta neve, mio papà che ci accompagnava e la felicità di avere il mondo davanti agli occhi.
Oggi siamo qui a celebrare quel giorno, a condividere di nuovo quei momenti e abbiamo ancora il mondo davanti agli occhi.
L'altro ieri è morto Bruno Bonzi, il nonno di Irene.
Di lui ho un ricordo molto speciale che me lo rende particolarmente caro:
si stava costruendo la copertura per il palco degli spettacoli alla Festa de l'Unità in Castello a Desenzano e lui dirigeva i lavori essendo un bravo impresario edile. Quando fu il momento di fissare il punto in cui i diversi tubi da ponteggio si intrecciavano al culmine mi disse "Ciapa 'na ciaf del vintidù e va su" (prendi una chiave del 22 e vai su). Sarei morto di spavento: salire a 15 metri di altezza, strisciare lungo un tubo innocenti con una chiave inglese in tasca per andare a fissare un maledetto bullone.
Sotto di me il Bruno e gli altri muratori che mi incitavano e sbeffeggiavano lo studentello (avrò avuto 21 o 22 anni) e pian piano sono arrivato a quel punto cruciale e ho stretto il bullone.
Alla fine, quando sono sceso, ero stato adottato, avevo passato il mio "rito di iniziazione" e avevo imparato a vincere una nuova paura di "non farcela".
Non me lo sono mai dimenticato e tutte le volte che devo superare un qualche ostacolo mi rivedo con le braghe corte, una chiave del 22 in tasca su quel palo che stringo il bullone e sotto il Bruno con i suoi occhi azzurri e luminosi che mi guarda e sorride.
Come previsto: pienone e bella musica.
I Magical Mystery Band sono stati molto bravi a raccontare e a suonaree la "scaletta" non era affatto banale.
In prima fila i ragazzi di Officina Sonora hanno scoperto che i papà del rock metallico erano i Beatles con Helter Skelter e che in quella musica c'è tanto da imparare.
Una chicca per fare invidia a chi va via subito: alle una, finito di smontare, i Magical Mystery Band si sono messi al pianoforte a fare alcuni brani per il loro puro piacere: una versione acustica di grande effetto.
Loro erano felici dell'esito del concerto e dell'ospitalità e noi della loro esecuzione e del racconto.