Orgoglio italiano

C’è un’interessante riflessione proposta da Luca De Biase sul fatto di essere o meno orgogliosi di essere italiani, citando un dato Eurisko che dice che il 79% degli italiani sono orgogliosi di esserlo.

Non mi piace la parola orgoglio perchè in genere sono orgoglioso delle cose di cui sono artefice e responsabile, mentre il fatto di essere nato in Italia mi pare più il frutto di una coincidenza astrale che non una scelta (e lo dice uno che è Italiano perchè l’ospedale è a San Candido, che è di qua dal confine, altrimenti nascevo a Sillian che è in Austria e sarebbe tutta un’altra storia).

Devo dire piuttosto che sono contento, molto contento di essere italiano e più viaggio e più incontro persone di varia origine e più rafforzo la mia convinzione.

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Primi due rollini

Tadrart08r2_13Mi son messo d’impegno e ho caricato in Aperture i primi due "rullini" di foto e sono abbastanza soddisfatto della mia severità nello scartare e selezionare: 900 scatti, 400 scartate, 21 con 3 stelline e caricate su Flickr.

Il dilemma di Wilko

Ero un pò che non sentivo Francesco Testa (il papà di Tommasone) ed è stato un piacere fare quattro chiacchiere e prometterci un prossimo incontro  a Torino.

Se avete voglia di riflettere "lateralmente" provate a rispondere al "Dilemma di Wilko" cliccando sull’animaletto blu che appare sulla home page del sito di Lastrego e Testa, se invece volete solo guardarvi delle belle animazioni fatevi un giro nelle varie pagine.

P.S. Secondo me Wilko ha ragione ma bisogna modificare la sua macchina.

Buon viaggio Liddy!

LiddyHo accompagnato Liddy all’aeroporto per il suo viaggio di ritorno con un lungo giro da Verona a Francoforte a Washington a Boston a San Francisco a Sidney a Melbourne.

Sono felice di averla come amica da tanti anni, da quando venne a Desenzano a insegnare alla gente a fare le pagine HTML e i CD quando nessuno sapeva cosa fossero.

Da lei ho imparato e continuo a imparare un sacco di cose non solo sull’utilizzo "umano" della tecnologia di cui è assoluta maestra, ma sull’importanza di viaggiare e di ascoltare, di capire e di apprezzare gli altri.

E’ lei che ci ha insegnato a dormire fuori dalla tenda, che puoi essere a tuo agio in Mongolia o a Sesto, che il viaggio stanca ma ne vale sempre la pena perchè, come mi diceva oggi in macchina, "We will not be the same after this trip".

Dopo una breve sosta a casa ripartirà per il Giappone e la Corea dove ha lezioni e conferenze e poi in Canada e poi ancora in Giappone e mi ha detto nel suo buon italiano: "Perchè non vieni anche tu? Magari mandi Giulio in Giappone da me e poi vieni a riprenderlo a Natale a Melbourne!"

Già, perchè no? Dal suo punto di vista il mondo è molto più piccolo di quanto ci sembra e se ci sono buoni amici all’altro capo del mondo vale davvero la pena di andarci.

Paola e Juliette

Stamattina sono stato da Paola Furioli la nostra veterinaria (da quasi 20 anni ormai) con Juliette per una visita di controllo e si è dimostrata gentile e innamorata del suo lavoro come sempre.

Abbiamo chiacchierato sullo straordinario potere che hanno i cani di agire "normalmente" quando il dolore o il malessere non li affligge e vivono come se nulla fosse, con la stessa attenzione per le persone di famiglia.

La terapia di cortisone sta certamente dando a Juliette una qualità di vita più che buona per il tempo che le resta e mi si accuccia vicino quando prendo il violoncello per gli esercizi e si alza se Marina accenna a voler uscire, anche se ha ridotto la lunghezza della camminata.

Paola mi ha mostrato le analisi che mi aveva letto al telefono e abbiamo commentato lo stato delle cose e le evoluzioni possibili con un misto di saggezza e di grande amore per gli animali che le derivano da una lunga esperienza.

Vedremo come va, intanto mi godo il fatto che quando ho chiamato Juliette per salire in macchina, sia venuta volentieri (un aiutino per salire perchè non ha l’agilità di qualche mese fa) e sembrava dicesse: "Andiamo a Sesto?". Quasi quasi ce la porto a fare ancora una bella passegiata nella neve.

Cose utili

Grande suggerimento quello che mi ha dato Damiano di portare un "inverter" che collegato all’uscita accendisigari dell’auto converte il 12 volt in 220 e permette di ricaricaricare le batterie delle macchine foto, degli ipod, dei telefonini (usati come macchina foto da qualcuno). L’ho trovato da Euronics a 40 Euro.

Salviette preumidificate (quelle per i bebè) sono state il nostro oggetto da toilette mattutina e seervono in confezione grande perchè se ne fa comunque largo uso. Non bisogna dimenticare un accendino perchè per non lasciare immondizia in giro, le salviette e i fazzolettini di carta vengono sempre bruciati.

Lampade da testa (quelle che usano anche gli scalatori, ottime quelle a led che fanno un sacco di luce e consumano poco) indispensabili per vederci mentre si cena e avere le mani libere per poter mangiare, ma anche per leggere prima di addormentarsi.

Mari
Sacco a pelo di buona qualità (leggero e che ripari bene dal freddo della notte), importante che abbia il cappuccio per proteggere in caso di vento o di folate di sabbia. Dopo le prime notti di adattamento si dorme sempre fuori dalla tenda ed è una goduria con il soffitto di stelle e il chiarore che ti sveglia al mattino.

A proposito di sacco a pelo, guardare bene l’etichetta e non fare come ho fatto io che ho guardato il peso (800 grammi) la resistenza al freddo (-6) ma non ho visto che era un modello "lady" e quindi ci stavo un pò stretto e soprattutto non ho visto che lo spazio per le gambe era minimo (tipo mummia) per cui mi sentivo un pò incastrato nei movimenti.

Cose inutili

ChecheCi sono cose inutili che ho scoperto di aver portato con me:
– le borracce per l’acqua e il disinfettante per potabilizzare (al mercato a Djanet abbiamo preso le bottiglie da un litro e mezzo di acqua minerale)

– il cappellino per il sole (abbiamo imparato a usare lo cheche (si pronuncia scesc) il turbante tipico dei Tuareg che ripara dal sole, protegge dal vento, ripara le orecchie, protegge dalla sabbia e dalla polvere e tanto dal caldo quanto dal freddo la sera. Sono quattro metri di stoffa e il segreto (che ho imparato, come si vede dalla foto che mi ha fatto Marina) è di come legarlo attorno alla testa.

– la cioccolata lindor (pessima idea tenerla nello zaino, mi si è sciolta tutta e ha macchiato giaccavento e altre cose che c’erano.

-due maglioni (ne basta uno e poi ci si cambia molto poco perchè tanto sei sempre impolverato e non è il caso di fare i fighetti)

-lamette e schiuma da barba (per dieci giorni vale la pena di lasciar perdere dato che ti "lavi" con le salviettine preumidificate e l’acqua la usi solo per lavarti i denti)

Un viaggio da consigliare

Ripensando ai nostri otto giorni nel deserto e riguardando un pò le foto stasera con Liddy  mi viene proprio da consigliare caldamente questo viaggio a tutti coloro che hanno un briciolo di spirito di avventura e la passione per la scoperta.

AlbaCerto non è adatto a chi non riesce nemmeno ad andare in campeggio o a chi non mangia se non ha la bistecca di vitello e la pasta "come la fa la sua mamma" ma se si accettano le piccole scomodità del vivere all’aria aperta c’è il grande vantaggio di vedere le stelle come le vedono i pescatori in alto mare a al mattino di avere un senso di spazio che non conosciamo più.

Il periodo ideale è da novembre ai primi di febbraio, già noi eravamo a "rischio" di tempeste di sabbia che sono ricorrenti a marzo e oltre marzo fa troppo caldo per andarci.

Raccomando assolutamente l’agenzia statale del turismo ONAT che ha organizzato il tutto e Mustapha Adel (onatassili@yahoo.fr), che è il responsabile dell’agenzia di Djanet,  èstato di una gentilezza e una ospitalità davvero encomiabili. Olte al nostro giro del Tadrart, è possibile fare altri viaggi nel deserto, dal terkking a piedi, all’escursione in cammello, alla traversata da Djanet a Tamanrasset e anche avere solo una guida e la "jeep cucina" e poi guidare il proprio 4×4 o noleggiare moto o quad per chi ha il talento per farlo.

Di corsa

Campo0Sono di corsa perchè devo assolutamente fare gli esercizi di violoncello visto che tra poco ho la lezione ma mi fa piacere che tanti amici abbiano voglia di vedere qualche immagine del viaggio.

Ecco allora al volo una foto del primo bivacco a Amais Oued.

Campo1
Questo è invece l’arrivo a Erg Admer dove ci siamo accampati per l’ultima notte

Gigi
E visto che Elena insiste ecco uno scatto "rubato" a me stesso mentre torniamo a Djanet.

Nei prossimi giorni mi metterò con più impegno a fare almeno una prima selezione anche perchè ho promesso agli altri compagni di viaggio di mettere il tutto su Flickr.

BlogNotes

BlocLeggendo i messaggi e i commenti mi ha fatto piacere scoprire che qualcuno abbia detto che "gli mancava" il mio blog e in fondo anche a me mancava l’impegno di raccontare giorno per giorno quello che succedeva, per non perderlo, per non lasciare che ogni nuova emozione cancellasse la precedente.

Avevamo portato il mac 12 pollici di Marina ma solo per fare il backup delle foto (ne abbiamo scattate 3800 sono serviti sei DVD per avere il backup) e non certo per metterci a scrivere.

L’abitudine al racconto che il blog mi ha insegnato però non l’ho persa, mi ero portato un bloc-notes con mini-matita da tenere sempre a portata di mano per annotare riflessioni (se ingrandite l’immagine leggete come si dice "cammello" in berbero) che assieme alle foto mi permettessero di dare valore a tutto quello che accadeva.

Sono note traballanti come le piste che abbiamo percorso per otto giorni ma sono contento del mio BLOG-NOTES e me lo rileggerò pian piano mentre riporterò su quello elettronico in "bella copia" le riflessioni e le immagini.