Juliette se n’è andata

Juli2Juliette se n’è andata. Accompagnarla all’eutanasia questa sera non è stato facile ma non c’era altra scelta dopo una giornata in cui aveva smesso di bere e di mangiare e in cui anche il respiro era sempre più difficile.

Ho aiutato Paola, la veterinaria, nel procedimento ed è stata l’occasione per l’ultima coccola e per sentire la serenità che tornava nel suo corpo teso e affaticato dopo queste due ultime giornate.

Adesso siamo soli in casa io e Marina e l’assenza di Juliette si fa sentire ma ci sforziamo di ricordare tutte le cose belle che abbiamo passato in questi sei anni e mezzo.

Juliette peggiora di giorno in giorno

Ogni giorno che passa il cancro prende sempre più spazio nel corpo di Juliette e il fegato comprime gli altri organi rendendole difficile e indesiderabile il mangiare.

Ieri, mi ha detto Marina al mio ritorno da Milano, sono apparsi i primi sintomi evidenti del dolore che nelle settimane scorse non si erano visti ed è corsa da Paola per farle al volo una iniezione di antidolorifico.

Stamattina, complice anche la bella giornata di sole, se ne sta in giardino ma si vede che siamo agli sgoccioli e dovrò imboccarla perchè mangi qualcosa.

Aspettiamo che domani rientri Piero e poi faremo un "consiglio di famiglia" per salutarla definitivamente.

Ristorante 13 giugno

CannoliPer concludere degnamente l’incontro al CEFRIEL, Alfonso mi ha portato a cena in un ottimo ristorante siciliano il "13 Giugno" di via Goldoni: la pasta con le sarde era una "billizza" come direbbe Montalbano e gli involtini di pesce spada e il trancio di tonno semplicemente perfetti.

Un bravo "piano man" a fare da sottofondo, una atmosfera elegante ma non esagerata e pur essendo abbastanza affollato, siamo riusciti a chiacchierare piacevolmente seza dover alzare la voce.

Commoventi i dolci alla fine: una cassata in gelato e un piatto di croccantini che abbiamo "benedetto" con un passito chiamato Abraxas in onore dei Santana che avevamo appena finito di ascoltare nell’ufficio di Alfonso.

Applausi

Un pò nervoso all’inizio con quella sala gremita di giovani ricercatori del CEFRIEL ma poi tutto è filato via liscio (quanto è durato? 50 minuti?) e quel bell’applauso sincero e caloroso alla fine mi ha proprio fatto piacere.

Anche il dibattito che è seguito mi è sembrato molto positivo: mi facevano domande sul ruolo dei talenti nelle aziendee io ho sempre cercato di rispondere ripensando davvero a quanto ho imparato dalla mia esperienza personal, senza esaltare i toni ma anzi richiamando l’attenzione sul talento che c’è in ciascuno e di come l’ingrediente della passione ci deve far perseguire il nostro "imperativo categorico".

Adesso aspetto di rivedere il DVD.

Lezioni a Milano e a Cagliari

Domani sono al Milano a rifare la conferenza sul talento agli studenti e ai ricercatori del CEFRIEL su invito di Alfonso (urka hanno messo anche l’annuncio sul sito!).
Come per un concerto ho ripassato un paio di volte la parte e fatto un backup per sicurezza: ci tengo particolarmente che vada tutto bene e che ci sia magari anche un pò di dialogo che solitamente nelle conferenze non si riesce a innescare.

Il prossimo fine settimana poi sono a Cagliari per un workshop sulla sicurezza nelle imprese con le aziende del Consorzio Cluster per Sardegna Ricerche e sarà un lavoro tosto perchè saranno 8 ore filate di "lezione" interattiva e poi un’altra mezza giornata di valutazione di possibili sviluppi. So, per esperienza, che ho molto più materiale di quanto ne servirà in effetti ma l’adrenalina che cresce con l’approssimarsi dell’evento si comincia a sentire.

La musica in testa

AlleMa che bello che è questo libro! Nonostante ieri fossi stanchissimo per aver tinteggiato tutto il giorno, ho cominciato a leggerlo e non l’ho smesso finchè non l’ho finito.

La musica in testa è una specie di autobiografia di Giovanni Allevi, che però fa riflettere sul mistero della musica e di come un ragazzo timidissimo per dare ascolto al suo talento prenda il coraggio a due mani e faccia il cameriere per poter dare un suo CD al maestro Muti o di come vada direttamente al Blue Note a New York per dire "Vorrei che mi ascoltaste" e ottiene una serata.

E’ un libro che tutti i miei amici musicisti o semplicemente appassionati di musica dovrebbero leggere perchè  nella freschezza di Allevi c’è anche una bella lezione sul rapporto tra impegno e passione e una saggia riflessione sull’errore: "L’errore è l’imprevista rottura di una serie: non è meraviglioso?"

Riporto ancora un paio di frasi dato che Allevi, oltre che diplomato in pianoforte e composizione, è anche laureato con lode in filosofia e la cosa traspare qui e là nel libro:

"La nuova Arte è semplice e immediata, ma la sua semplicità è complessità risolta, frutto di un lavoro durissimo."

"Il presente è sempre fresco e inedito, ogni secondo della nostra attuale esistenza non è stato ancora mai vissuto e ogni momento è l’occasione per creare qualcosa di nuovo."

"Il Rinascimento è anche la ritrovata fiducia nelle capacità dell’uomo nella sua sfida  ad affrontare le difficoltà del mondo, e a superarle, purchè il suo cammino sia sempre illuminato e ispirato dalla sciontilla del sogno."

Pittura fresca

Oggi la giornata è dedicata alla tinteggiatura dello studio e del bagno: siamo accampati tra gli scatoloni ma  per stasera avremo finito e domani ci dedicheremo a sistemare.

E’ uno di quei lavori che rimando per anni "lo facciamo dopo (Pasqua, le ferie, l’inizio della scuola, ecc.)" ma poi mi tocca.

Scrivo questo post su uno scatolone mentre la prima mano si sta asciugando.

Un filone comune da Lisbona a Pechino

Ho comperato su iTunes l’ultimo disco di Jordi Savall che prende spunto dalla vita di Francsco Javier, il forndatore dei Gesuiti, per seguirne il percorso attraverso la musica dei paesi da lui attraversati, dal Portogallo alla Cina.

Le similitudini di cui parlavo a proposito di musica africana tornano anche in questo disco di musica "antica" ma di grande modernità, che ci fa capire come ci siano davvero affinità profonde tra la musica spagnola e quella araba e su fino alla Mongolia.

Mi stupisco sempre quando ascolto musica araba di come sia intrisa di musica "gitana" e di come la musica spagnola sia piena di sonorità slave e orientali come se la musica avesse fatto già l’integrazione culturale molto prima di quanto stiano facendo i popoli.

Musica ancestrale

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Durante il viaggio nel deserto la musica ha avuto uno spazio importante, sia perchè in macchina uno degli autisti aveva un miniplayer che mandava in continuazione musica del Mali o musica Tuareg, sia perchè abbiamo scoperto al terzo giorno che il nostro cuoco Ismail, è stato il percussionista di un gruppo di musica berbera che ha fatto diverse tournée all’estero,  il gruppo di Othmane Baly (il musicista morto alcuni anni fa in un’incfredibile alluvione proprio a Djanet dove non piove praticamente mai) e oggi suona con il gruppo del figlio, Nabil Bali.

Ma è successo che una sera Ismail, quando noi siamo già tutti nei sacchi a pelo si mette a suonare con i bidoni vuoti in cui portiamo l’acqua.

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Musica Klezmer

Non so quanti abbiano familiarità con la musica Klezmer, la musica ebraica dell’est-europa, io la trovo molto intrigante perchè essendo una musica da ballo che accomagna feste e matrimoni, ha spesso suddivisioni "dispari"(non il nostro monotono 4/4 ma spesso ti trovi con 9/8 o con 11/8 come nell’ultimo brano che ho ascoltato oggi) che le conferiscono questa cadenza "sgangherata".

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