Spingendo la notte più in là

CalabresiMe lo avevano detto Luca e Antonio che questo libro è bellissimo e i loro consigli di lettura non sbagliano: questo "Spingendo la notte più in là" di Mario Calabresi è davvero un gran libro.

Mentre leggi ti prende un gran groppo alla gola per la delicatezza e la profondità con cui descrive il dolore e il senso di vuoto che prende chi si trova con un marito o un padre ammazzato per strada negli anni di piombo.

Nel contempo è una raccolta di storie di grande dignità e di un profondo senso di giustizia che fa riflettere sugli anni più bui della storia recente e di cui molti, me compreso, hanno vissuto in prima persona gli eventi.

Non c’è calo di tensione dall’inizio alla fine, non c’è rabbia, ma un grande respiro che non cede mai alla commiserazione e una lezione di giornalismo nello stile e nei modi con cui la storia viene raccontata.

Vorrei che i miei figli lo leggessero anche se per loro quegli anni sono "storia" e non vita vissuta come lo furono per noi, perchè non smettano di cercare la verità, di rispettare la dignità, di non giustificare mai che una ideologia offuschi fino alla follia dell’assassinio.

In fondo emerge dal racconto un’Italia a cui è bello appartenere, in cui c’è gente che ha vissuto e vive con passione il proprio impegno civile e che non smette di credere che possa esserci un altro modo di fare politica, di vivere le diversità e di costruire il futuro.

Stufa accesa

Sono tornato a Sesto stamattina e il tempo è abbastanza uggioso in compenso aiuta a leggere, a scrivere e a studiare e sono tre cose che mi va di fare.

Per farmi compagnia ho anche acceso la stufa, forse per compensare l’assenza di Juliette che era qui le altre volte che me ne stavo a Sesto da solo per un po’.

La trasferta milanese è stata davvero utile e domani devo scrivere al volo un documento che spero abbia effetto e  quindi non avro’ tempo di annoiarmi.

Che ristorante!

DuomoIn questi giorni c’è la FestaInsieme (la festa della parrocchia di Santa Maria Maddalena) a Desenzano e ci siamo stati a cena stasera: risotto di mare e trota alla barcarola per me e sardine ai ferri per Marina.

Abbiamo discusso a lungo io e Marina su chi avesse scelto il piatto migliore, il che vuol dire che erano entrambi ottimi e quindi il consiglio che vi do è: non aspettate che la festa finisca senza averci fatto un salto.

E poi con uno scenario del gtenere e con delle serate estive limpide e con il venticello…

E’ morto Randy Pausch

Mi è arrivato un messaggio dal mio amico Steve: il professor Pausch è morto.

Per chi non lo conosce, questo post di Luca Chittaro sul blog di Nova 100, ben sintetizza tutta la storia.

Il suo filmato (se non l’avete visto prendetevi due ore e guardatelo, magari con il testo italiano a fianco se l’inglese vi è ostico), il messaggio finale che lascia a suo testamento etico è davvero una lezione straordinaria e basterebbe una sola delle moltecose che il prof. Pausch dice: "Lo scopo nella vita è quello di realizzare i sogni che avevamo da bambini e poi, una volta raggiunti, aiutare gli altri a realizzare i propri".

Andata e ritorno

Domani scendo a valle: devo fare un salto a Milano nel pomeriggio per un impegno istituzionale (fare il Presidente del Clusit mi obbliga ogni tanto a fare queste cose) anche se sono stato molto in dubbio sul da farsi.

Marina sarebbe rientrata comunque perchè ha promesso a PIero di andarlo a prendere a Bologna (così gli porta un mobiletto che gli serve e giocano a orsa&cucciolo) e a questo punto facciamo un pezzo di strada assieme.

Sabato comunque rientro perchè ho un po’ di cose da fare che richiedono la pace della montagna (ho una cassetta di vecchi VHS da trasferire in digitale) ma soprattutto i ritmi lenti e lunghi di queste giornate.

Faccio buon viso a cattivo gioco e penso che al ritorno in treno comincerò la traduzione della conferenza e quindi il tempo mi passerà di volata.

Un giorno sulle scale

Non ho fatto esercizio fisico, ho studiato le scale nel senso musicale.

Per riposare dalle biciclettate e dalle camminate oggi sono uscito solo per fare la spesa del mattino e poi mi sono messo di buona lena con lo studio delle scale modali e ho fatto un lavorone, ho trascritto le prime cinque in tutti i diversi modi a computer e ne ho ricavato per ogni tonalità le strutture caratteristiche e gli arpeggi che domani mi metterò a studiare con lo strumento.

Ho anche "usato" Marina come cavia del mio grado di apprendimento (se una cosa l’ho capita allora la riesco a spiegare) e lei, santa donna, mi ha ascoltato pazientemente e mi ha detto do aver capito.

Il fascino sta nella intrinseca simmetria delle scale e degli accordi, di come si intrecciano e si legano le une agli altri e di come, una volta compreso il meccanismo, ci sia un ordine e una logica belle quanto l’armonia delle note stesse.

Adesso sono un po’ "fuso" ma domani, se al risveglio non avrò dimenticato tuttto, avrò la controprova di aver capito o quantomeno di avder iniziato a capire.

Sun Tzu

Leggendo la seconda puntata dell’intervista a Tavaroli di ieri e le reazioni forti su Repubblica di oggi mi chiedo quale sia la chiave di lettura.

Quella più semplice: se c’era il tentativo, come dice il giornalista, di far passare l’affaire Telecomm come una mascalzonata di dipendenti in malafede, i riflettori accesi stanno cambiando la prospettiva.

Per il resto non ho idea del perchè di alcune mosse ma parto dall’assunto che chi parla non parla a vanvera, che ha avuto molto tempo per riflettere e come un giocatore di scacchi fa una mossa dopo aver valutato tutte le alternative e le conseguenze.

La risposta forse è nelle pagine de L’Arte della Guerra di Sun Tzu di cui Tavaroli è profondo conoscitore, ma quale sarà l’aforisma chiave?

"Se vuoi attaccare in un punto vicino, simula di dover partire per una lunga marcia; se vuoi attaccare
un punto lontano, simula di essere arrivato presso il tuo obbiettivo. "

"Ciò che sembra confusione, in realtà è ordine; ciò che sembra viltà è coraggio; la debolezza è forza."

"La forma che vince i molti, non appare ai molti. Dopo la vittoria, la mia forma sarà palese a tutti. Prima
della vittoria, nessuno sa la forma che impiegherò."

"Se mi trovo su territorio mortale, chiarisco a tutti che non c’è alcuna via di scampo: perché è nella
natura dei soldati saper resistere quando sono circondati, combattere fino alla morte quando non c’è
alternativa, e obbedire ciecamente quando non c’è speranza. "

"Crea discordanze nello Stato avversario, semina la discordia fra i capi eccitandone la gelosia e la
diffidenza, provoca l’indisciplina, suscita motivi di scontento creando difficoltà all’arrivo dei viveri e
delle provvigioni. "

"Disturba il nemico con falsi allarmi e false informazioni; guadagna alla tua causa gli amministratori e i
governanti delle province nemiche. Ecco quel che bisogna fare con destrezza e astuzia per creare
difficoltà."

Panda Marketing

Adesso che ho un po’ di tempo a disposizione qui a Sesto mi sono riguardato tutta la nuova campagna che Simone Battiferri ha sviluppato per Telecom Argentina e ancora una volta è una sintesi di intelligenza e di buon gusto oltre che di comprensione di cosa voglia dire fare marketing in rete e CON la rete.

In due parole la campagna è la storia di una coppia di panda in crisi matrimoniale e il rischio è l’estinzione della specie per cui si invitano gli utenti a dare consigli e a mandare foto e film al blog dedicato alla coppia che in una serie di spot (sul blog di Simone ci sono tutti i filmati della serie) narra le proprie avventure fino al positivo esito finale: Beba è incinta non senza una vena ironica (Beto il maschio si vanta della propria virilità e Beba commenta "Sono stati sei secondi indimenticabili!").

Dopo la campagna del "pelato" dello scorso anno e quella del "giorno senza mutande" questa è ancora caratterizzata da elementi caratteristici che dovrebbero fare scuola: interazione con gli utenti in primo luogo, fantasia e brio nella scelta dei temi (ridendo si memorizza), lontananza del tema dal prodotto (pericoloso ma se riesce un aggancio lontano, l’impatto è più forte che vendere mele mostrando immagini di mele), soria che si evolve nel tempo e fidelizza i partecipanti.

Le nostre pubblicità delle varie telco sono melense e banali, se poi le paragoniamo a queste di Simone sembrano quelle della Pasta del Capitano (con tutto il rispetto perchè almeno quella aveva un senso).

Prima o poi ci vado in Argentina!

Attività fisica

BiciVisto che ci sono Giulio e Miki vinciamo la nostra pigrizia e andiamo in bicicletta da San Candido a Lienz.

44 kilometri quasi tutti in discesa ma comunque sempre una lavorata.

Mi domando perchè mai le selle delle bici siano così dure: che sia per mettere un po’ di sofferenza a una giornata tanto piacevole?

Per fortuna si torna in treno.

Bici_1
Ieri invece abbiamo fatto il giro di Sesto, un bel sentiero quasi tutto in piano a mezza collina con diversi punti panoramici: il più imponente ha addirittura un trono come quello della Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie.

I canederli al maso Kiniger aiutano a completare il percorso.

Un’altra storia

Grazie a Luca scopro questo primo articolo di Giuseppe d’Avanzo su Repubblica che racconta la vicenda security-Telecom dal punto di vista di Giuliano Tavaroli, uno dei principaliimputati della vicenda.

Non ho mai fatto mistero del mio punto di vista: se Giuliano, di cui ero e sono amico, ha commesso dei reati è giusto che subisca un processo e se riconosciuto colpevole che sia punito, ma il processo sommario mediatico che oltre che a crocifiggerlo serviva a fornire una versione ridicola dei fatti era e resta del tutto inacettabile.

Intorno al "caso security" gira il vortice dell’ Affare Abu Omar, della Cia che scorrazza nella fobia antiterrorismo, dei rapporti tra potere politico e grande impresa in Italia, dell’intreccio tra telecomunicazioni e indagini giudiziarie, le intercettazioni telefoniche per intenderci.

L’articolo non è una verità, quella dovrà emergere da un processo con prove ed equi diritti di accusa e difesa.

Ma inizia almeno a intravedersi una possibile versione diversa dei fatti, così come abbiamo scoperto che la strage di PIazza Fontana non era un attentato degli anarchici e che il jet dell’Itavia non è esploso in volo per un guasto.