Fater unser

Ho lavorato un po’ su questo spezzone che mi pare straordinario.

Nel luglio del ’92 eravamo all’oggiati al Passo di Montecroce e una sera Michele "Much" Happacher, il proprietario, organizza un’escursione con tutti i bambini per dormire in uno dei fienili nei prati del passo.

Abbiamo acceso il fuoco ed abbiamo giocato e mangiato tutti insieme e poi quando ormai cala la notte Michele chiede a una bambina di cantare il Fater Unser, il Padre Nostro e … non ci sono commenti se non il suggerimento di ascoltarlo in silenzio e a tutto schermo per "immergersi" il più possibile in quella situazione, immaginando di essere anche voi lì attorno al fuoco.

Dedico col cuore questo spezzone a tutti i miei amici che amano la montagna.

P.S. Sono più di due tre ore che ci lavoro per aggiustare gli inserimenti di immagini, sincronizzare e migliorare l’audio e sono due ore che ho un groppo in gola per l’emozione ma va bene così. E’ un’emozione di gioia.

Mi dai una cicca?

Uno spezzone tenerissimo: Giulio racconta la storia di Biancaneve per avere in cambio una gomma americana.

E un altro datato novembre 89 con i tre maschi che fanno il bagno e mamma riprende.

Video day

Ho passato la giornata, complice il tempo piovoso, a cominciare la conversione da VHS a digitale dei vecchi filmati di famiglia e dopo aver passato la gran parte del tempo a verificare quale tra i diversi formati di compressione fosse quello migliore, ho cominciato a convertire le prime cassette.

Ho trovato immagini molto tenere e ricordi sbiaditi o completamente scordati che il video mi riporta alla mente. Come paradigma scelgo due spezzoni da un minuto, la performance di Piero del 1992 al saggio della scuola di musica e il primo giorno di scuola materna di Giulio, teso e nervoso che cerca di scacciare l’imbarazzo facendo le facce.

Stato di paura

Leggo su Repubblica che gli italiani hanno paura, paura dei crimini, paura che la crisi economica li impoverisca, paura degli stranieri.

Mi viene in mente il bel libro di Crichton "Stato di Paura" in cui si evidenzia come la paura sia uno dei modi in cui un potere domina e tiene in scacco i suoi sudditi e se la paura si affievolisce, basta alimentarla artificialmente: piove? catastrofi annuciate e clima tropicale! non piove? estate a rischio siccità e desertificazione imminente! bipolarismo? no, paese spaccato!

Pare anche che gli italiani non sopportino l’idea di subire controlli fiscali, e "il capo" non ne ha fatto mai mistero, ed è ovvio: se hanno paura di chi gli possa portare via "la roba" poco conta se è un extracomunitario o un agente dell fiamme gialle.

E guai a dire che la crisi si risolve spendendo meno (ahhh calano i consumi, bisogna consumare di più gridano i commercianti) o combattendo l’evasione (non vogliamo mica uno stato poliziesco) o lottando contro gli sprechi (l’ onorevole Emerenzio Barbieri del PDL si è arrabbiato perchè non è giusto che i senatori viaggino in business e i deputati no, è un’ingiustizia!)  vi sentirete dire che "il problema è un altro".

Mentre faccio queste riflessioni leggo un lapidario post di Alfonso Fuggetta da Singapore che dice "Questi ci fanno il culo a capanna.", feroce al pari di una massima latina come "Vae victis!", ci dice una cruda verità senza fare tanti voli pindarici.

Sono quelli gli stranieri di cui dovremmo forse "avere paura", di quelli meglio di noi, di quelli che scommettono sul futuro, di quelli che innovano, e non dei poveracci che arrivano a Lampedusa per scappare dalla fame e dalla miseria.

Ma forse in fondo è giusto così, siamo anche noi delgi straccioni che ubriachi di berlusconismo lottiamo avidamente per difendere i nostri cenci da altri straccioni che vorrebbero portarci via il tetto di lamiera che ripara la nostra tv dalle intemperie.

Far finta di essere sani

Leggo sul blog di Fabio e ripreso da quello di Rivolta Culturale la notizia che la spiaggia d’oro e la spiaggia di Rivoltella a Desenzano non sono balneabili ma il comune mette cartelli minuscoli per non fare brutta figura.

Non deve far piacere è ovvio ritrovarsi in queste condizioni nel bel mezzo della stagione turistica ma è gravemente colpevole far finta che tutto vada bene e mettere a repentaglio la salute della gente.

Quel che è peggio è che non ci sono informazioni in altre lingue per i turisti ma forse si capisce: questi sanno (male) solo il dialetto come pretendere che scrivano in inglese o in tedesco?

Karl e Arturo

Alberto mi ha portato due belle storie: quella di suo padre Karl, 82 anni, storico e studioso di cultura sudtirolese che usa la rete tutti i giorni, e che polemizza vivacemente sui blog e quella di uno zio, Arturo che ha deciso a un certo punto della sua vita di vivere da clochard sui treni e la cui storia è entrata in un film.

La storia di Karl ha punti in comune con quella di Zio Mario, persone anziane di grande cultura ed esperienza che non ci stanno a starsene in disparte e fino all’ultimo faranno sentire la loro voce.

La storia di Arturo è una fiaba di chi dice "non ci sto" e decide di vivere un’altra vita all’interno di questa, rompendo le regole e, dato che ha studiato, è stato un personaggio pubblico, non se la sentono di rire che "è matto".

Ripenso alla strofa finale del Don Chisciotte di Guccini che Paolo "Blues" Valdemarin mi ha fatto comperare ieri:

Il "potere" è l’immondizia della
storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza… e Don Chisciotte !

Dopo 15 anni rivedo Alberto

Mi è venuto a trovare Alberto Berger, un caro amico, imprenditore dell’informatica con cui ho lavorato nei primi tempi di Siosistemi. Entrambi un pochino più grigi e con qualche chiletto di troppo ma è come se ci fossimo salutati ieri: come va con i figli? i comuni amici ci hanno tenuto in contatto comunque e il blog e la rete hanno fatto il resto.

Lui non ha smesso di pensare a come cambiare concretamente il mondo ed è impegnato fortemente nella politica locale altoatesina, mentre la sua azienda , ora con una decisiva presenza del figlio Christian, continua ad essere un punto di riferimento per l’innovazione tecnologica da queste parti.

Abbracci, un caffè, chiacchiere, ricordi e promesse. Ha anche smesso di piovere.

Adesso sì

SmarSono tornato oggi da Klaus alla Alte Saege dove fanno i kaiserschmarren più buoni della valle e ho chiesto espressamente alla signora di farmeli come si fanno in casa e non come "per i turisti", lasciandoli bruciacchiare un po’ nella pentola di ferro perchè il sapore di bruciato qui e là compensa lo zucchero a velo e "dialoga" con l’agrodolce dei mirtilli rossi.

La signora ha capito e il cuoco ha accettato: adesso sì che sono davvero eccellenti!