Un Fausto Ghirardini in grandissima forma e felice di avere finalmente uno spazio, ha inaugurato oggi la nuova sede della sua Viandanze, il laboratorio di teatro che da tanti anni si sforza di tenere viva e di sviluppare la cultura teatrale a Desenzano.
Opera difficile e doppiamente meritoria perchè, come per la Scuola di Musica, il tutto si fa sempre con pochi aiuti e il disinteresse delle pubbliche amministrazioni ma con un grande abbraccio del pubblico e di tutti i ragazzi che grazie ai suoi laboratori imparano a muoversi, imparano a stare in scena e ad esprimere le loro passioni.
Ora il nuovo spazio teatrale, ricavato in un capannoncino artigianale dismesso nella periferia di Desezano, dopo tanto lavoro si è trasformato in uno spazio caldo e accogliente e con un micro teatro che fa tanto off-Broadway e cultura underground.
Una ricchezza come una sorgente d’acquaa nel deserto, spero che questo posto si animi, viva con tutti quelli che stasera erano qui a fare festa con lui.
Blue, la nostra bernese sta crescendo a vista d’occhio e domani compie sei mesi.
Le è rimasto senza dubbio l’imprinting del luogo di nascita, una fattoria nelle alpi austriache, perchè appena può preferisce stare all’aperto al fresco. Da qualche tempo si è messa a scavare buche in cui forse vuole interrare i suoi giocattoli o semplicemente è allegra e scavare la diverte, fatto sta che il prato verde davanti a casa è diventato un mezzo disastro.
Non credo ci siano molte alternative, e devo sperare che con il tempo la sua esuberanza si contenga un pochino o forse chiederò a Laura la mia esperta di educazione canina qualche suggerimento per contenere tanta perizia mineraria o devo rinunciare, e non mi pare il caso, al prato.
Eccola soddisfatta con un pezzo di tubo dell’irrigazione automatica che ha pensato bene di staccare e di rosicchiare: mi consolo, se fa danni all’esterno non danneggia scarpe e altre cose dentro casa come ha fatto all’inizio mangiandosi una ciabatta di Marina e scavando un bel solco nel portoncino d’ingresso.
In apertura della Serata d’Ascolto ieri sera Alberto Cavoli, direttore della Scuola di Musica, ha annunciato che gli iscritti hanno superato la soglia dei cento cinquanta: davvero un grande segnale di apprezzamento e di crescita.
Io non mi stupisco più di tanto per la verità, dato il lavoro che si è fatto in tanti anni di paziente costruzione e lo sforzo di cambiamento e di rinnovamento di questi ultimi senza contare poi che a Desenzano la domanda di cultura è talmente poco soddisfatta da un’amministrazione cementizia che basta davvero poco per scaldare i cuori.
A un evento particolare come le Serate d’Ascolto, con scarsissimi mezzi per pubblicizzarle, c’erano comunque un’ottantina di persone ieri sera, segno che non è difficile vincere la noia della televisione o la pigrizia di uscire.
I Beatles dicevano "All you need is love", il solo ingrediente che serve è la passione, per quello che si fa e per relizzare quello che si vorrebbe e Alberto e gli altri insegnanti ce ne stanno mettendo tanta.
Sono contento di aver avuto Fabio KoRyu Calabrò come ospite d’eccezione alla serata sui Beatles, lui che i Beatles li ha tradotti e reincisi e cantati con il solo accompagnamento del suo ukulele, esaltandone con la semplicità di suoni elementari, la grandezza.
Oltre che un bravo musicista, sconosciuto ai più come spesso purtroppo capita agli artisti di talento, Fabio è una persona intelligente e di grande esperienza e sensibilità per cui sa subito entrare in sintonia con il pubblico e ha utilizzato la sua musica per aumentare la comprensione dell’ascolto e non per parlare di sè (Qui un assaggio di 20 secondi della sua versione di Piggies – "Maialini" che ha aperto il suo intervento).
Gli avevo chiesto di fare anche un pezzo molto difficile e "rischioso" ma che secondo me è uno dei più riusciti del suo Albume Bianco, la traduzione del doppio White Album: Good Night, il brano che chiude l’album e che i Beatles eseguono con sontuosità e un uso ampio e dolce dell’orchestra e che lui invece sintetizza ancora di più con l’uso della sola voce (perchè possiate condividerne la bellezza anche se non c’eravate, provate ad ascoltare i 30 secondi finali del brano, magari chiudendo gli occhi come ha fatto qualcuno ieri sera).
Anche per lui alla fine richieste di brani e commenti e non si è fatto pregare con "OplaQui Oplalà" e "Attraverso l’Universo" e un simpaticissimo mistone di Michelle e Let it be a temi invertiti (le parole dell’una sulla melodia dell’altra).
Mi hanno chiesto di raccontare com’è andata la mia serata d’ascolto sui Beatles e forse sarebbe più giusto chiedere a chi c’era e stava dall’altra parte della scena rispetto a me (e spero che qualcuno lo faccia commentando questo messaggio) ma comunque vi dico le mie impressioni.
Su una sola cosa sono d’accordo delle molte che ha detto il prode Cavaliere quando è sbottao affermando: "allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo" si riferiva ovviamente, come spesso fa, a se stesso e lui alle discese in campo ci è abituato.
E’ morto Michael Crichton, uno dei miei scrittori preferiti, quello di Jurassic Park, di Viaggi, di Stato di paura, l’inetore della serie E.R.
Peccato perchè aveva solo 66 anni e una talento straordinario che gli avrebbe certamente fatto scrivere ancora libri stupendi con quel suo stile meticoloso nei dettagli tecnologici e accurato nelle riflessioni scientifiche.
Non c’è dubbio, il discorso con cui Mc Cain riconsce la vittoria di Obama è un esempio di grande classe politica e umana. Inizia dicemdo "Gli americani hanno parlato e hanno parlato chiaramente, un momento fa ho avuto l’onore (si dice l’onore!) di chiamare il senatore Barak Obama e di congratularmi per essere il presidente del paese che entrambi amiamo".
Fantastico!
E poi ne tesse le lodi, e l’ammirazione per ciò che ha fatto, davvero una lezione.
Riguardo il discorso di Obama su YouTube e noto l’arte oratoria raffinata: come zittisce 85.000 persone solo con il suo fare silenzio, da manuale!
E poi come immediatamente diventa "icona", non è più il candidato, il sig. Barak Obama, diventa subito Il Presidente degli Stati Uniti, un’icona, consapevole del suo ruolo istituzionale: non sorride, non ammicca, non scherza, non parla della vittoria ma della sua gente.
Le sue parole sono semplici e chiare come è proprio dei discorsi che fanno storia, parla a braccio e guarda in tutte le direzioni e subito, come un vero vincitore, ringrazia lo sconfitto e lo onora con parole che non si sono mai sentite nella politica Italiana, incenerisce con lo sguardo i mormorii che si levano al suo nome e ne traccia un profilo eroico, che come insegnano i poemi epici esalta ancora di più la grandezza del vincitore e dice che lavoreranno assieme per il bene del paese.
Ringrazia il suo vice, ringrazia la moglie (fantastica la sequenza : "best friend, rock of our family, the love of my life, the nation’s next first lady"), promette il cucciolo alle figlie, quando parla di vittoria dice che non è la sua vittoria ma è la vittoria della gente.
(nel filmato togliete l’opzione visualizza commenti per non avere il fastidio dei link agli altri filmati)
Elenca le sfide ma subito dice "Non ho il minimo dubbio che ce la faremo", dice che ci saranno errori e che non sempre la gente sarà contenta delle sue scelte ma che sarà onesto e ascolterà specialmente quando non ci sarà accordo.
La vitoria non è il cambiamento atteso è la condizione che ci permette di cambiare. E ancora si rivolge ai principi fondanti e ribadisce che lo sforzo deve essere di unità "we are not ennemies" e dice "sento le vostre voci e avrò bisogno del vostro aiuto" e ribadisce che ci sarà una nuova leadership non basata sui soldi o le armi ma dal potere delle idee "democrazia, libertà, opportunità, speranza".
Il finale è un crescendo degno di Rossini con la storia della vecchietta di 106 anni che è andata a votare e racconta cosa ha visto ma ci sono stati tanti cambiamenti (e inizia il ritornello "yes we can" a bassa voce, senza enfasi a cui la gente risponde come una preghiera) e guarda al futuro e parla dei figli, di cosa vedranno di quali progressi saranno testimoni, a seconda di ciò che faremo noi oggi.