Riflessioni dolomitiche

DueCippi

Il sentiero che porta al Sillianer Hutte corre proprio sulla linea di confine tra Italia e Austria: volendo (e con i ragazzi lo abbiamo fatto spesso) si cammina con un piede in Austria e uno in Italia.

Guardo i cippi che segnano quella linea che vediamo sugli atlanti e che indica con precisione dove finisce la Ö (Ostereich) e dove comincia la I.

Penso alle migliaia di morti per sostare quel trattino in qui e in là di qualche millimetro: una stupidità quando guardo le montagne qui intorno che non appartengono a nessuno perchè la loro vista appartiene a tutti.

Penso al nuovo mondo che si crea con la comunicazione e la conoscenza reciproca e in cui i confini sbiadiscono come l'inchiostro di questi cippi. Certo restano le lingue e le culture ma nessuno le imprigiona in lienee tratteggiate e soprattutto non si spostano se non con i genocidii o con carneficine immonde.

Sul sentiero, un pellegrinaggio che ad ogni istante calpesta i confini e nel farlo li nega, ci sono soprattutto austriaci e tedeschi ma anche italiani e inglesi, gente che ormai quella guerra non la ricorda se non dai libri di scuola o dalle foto al museo di Sesto: si sono sparati per due anni senza spostare la linea vinti dalla forza delle Dolomiti e dell'inverno.

Dalla fine guerra, a giudicare dalla data sul cippo, ci sono voluti altri due anni di patti e accordi per decidere dove piazzare il trattino.

Sulla cima di Mont'Elmo c'è ancora la casermetta della guardia di finanza che per anni ha controllato che non si facesse contrabbando tra i paesi e che l'unificazione europea ha reso inutile. Ora è deserta da quando l'unificazione europea l'ha resa inutile eresta come monumento che ricorda ai giovani come si viveva quando si era divisi.

I cippi ora non segnano un confine ma il suo superamento.

Il premio

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Uova speck e patate con una bella hefe-weissbier è il premio meritato, in fondo siamo arrivati in poco più di un'ora.

Con una giornata così…

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Con una giornata simile era davvero un delitto rimanere in casa e siamo dandati su Mont'Elmo per fare un pezzdttino di traversata Carsica che unisce l'arrivo della funivia al rifugio Sillianer.

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Gli ultimi 200 metri sono sempre i più difficili: vedi la meta ma il tratto si fa davvero ripido, è così anche al rifugio Comici, lo faranno per aumentare l'appetito all'arrivo?

Investimenti a lungo termine: la bellezza

Parlo con il Tonmeister, mi complimento per la qualità del suo lavoro e gli chiedo quanto lavoro ci sarà poi da fare per il montaggio (tre settimane almeno) e in quanto tempo la Deutsche Grammophon può rientrare da un simile investimento, l'orchestra, la soprano, i tecnici, la sala, i viaggi, il soggiorno, per un disco raffinato di musica colta che quante copie potrà mai vendere?

Mi conferma che ci vorranno più di tre anni, forse cinque e forse mai.

Eppure se non ci fossero questi investimenti a lungo termine per preservare la bellezza di opere come queste che mondo ci troveremmo fra cinque anni?

Piccoli privilegi

Nei momenti di pausa delle registrazioni chiacchiero con i tecnici e i musicisti e imparo molte cose.

Ad esempio mi sono fatto spiegare dal tecnico audio di Deutsche Grammophon quali interfacce mi servono per registrare in alta qualità anche a livello domestico con il mio mac (per i curiosi l'oggetto chiave è questo) e poi con Francesco, il violoncellista a parlare di liutai e di strumenti e mi ha anche dato suggerimenti d'ascolto a cui stasera ho dato seguito (Le opere di Marin Marais eseguite da Jordi Savals alla viola da gamba).

A proposito di discografia, ho anche chiesto ad Andrea Marcon una discografia ragionata della stessa Venice Baroque Orchestra e, come mi aveva già suggerito il bravo Gaspar, mi ha detto di partire dalle incisioni di Vivaldi con Giuliano Carmignola al violino: "Te te ribalti" mi ha detto in dialetto.

Un Haendel passionale

DobbiacoiPhone

Una scappata veloce a Dobbiaco per ascoltare la registrazione di un'aria dall' Alcina di Haendel "Ah mio cor" che racconta le pene di un'innamorata. (qui una versione su YouTube che però non mi sembra nemmeno lontanamente quello che ho ascoltato io oggi)

Sarà che la soprano oggi aveva i capelli sciolti (rosso tiziano) e in jeans e giubbetto sembrava proprio Janis Joplin che cantava con una passione da non credere.

Approfittando della silenziosità dell' iPhone ho fatto alcuni scatti durante la registrazione:

DobbiacoiPhone (1)

DobbiacoiPhone (2)

“Benedetto” Marcello

Anche ieri ho ascoltato un paio d'ore delle registrazioni della Venice Baroque Orchestra con Patricia Petibon e i due brani in programma ieri mi hanno molto colpito per la diversità e la modernità che li caratterizza: "Come mai puoi vedermi piangere" dall'Arianna di Benedetto Marcello e "Neghittosi or voi che fate" dall' Ariodante di Haendel. (giusto per farvi un'idea potete cercare su iTunes il brano e ascoltarne i 30 secondi iniziali)

In particolare il brano di Benedetto Marcello, con la VBO che esegue la parte del flauto con i violini che esprimono una dolcezza magnifica, mi è sembrato davvero attualissimo e commentavo con il direttore Andrea Marcon che potrebbe essere un brano da SanRemo o da colonna sonora: ascoltandone i passaggi degli accordi si capisce quanta musica attuale abbia preso a piene mani i "giri" degli accordi da questi grandi compositori.

In questa versione trovata su YouTube potete capire cosa intendo facendo lo sforzo di immaginare la cantante che canti come una Mina o Giorgia (devo dire che Patricia Petibon, mette una passione tale che non ti accorgi nemmeno che sia un'opera lirica e che è ben diversa da quella stucchevole che si sente nel filmato di YouTube)

Benedetto sia Marcello!

Una nota tecnica per i miei amici "appassionati" (Mimmo e Gaspar): c'è stato un'interessante dibattito tra la Petibon e Marcon sulla scelta di registrare sia la parte A che la parte B come previsto nello spartito originale ma la Petibon ha preferito fare solo la parte A e togliendo il clavicembalo per dare al brano l'atmosfera romantica e triste che il pezzo esprime. Marcon argomentava che Marcello aveva una sua logica stringente e che forse si rivolterà nella tomba (che tra l'altro è a Brescia ho scoperto) ma ha poi accettato la scelta anche perchè il minutaggio complessivo del disco potrebbe averne bisogno.

Rientro dall’apeggio

Ieri c'era una festa particolare, il rientro dall'alpeggio: le mandrie di mucche vengono portate nelle stalle a valle per prepararsi all'inverno.

Gli esemplari più belli portano ghirlande di fiori e rami di pino ed è una processione festosa preceduta dalla banda che segna l'arrivo imminente della neve.

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Quest'anno c'erano anche figuranti in costume da contadini dell'apoca, bambini con i giocattoli ricavati da rami intagliati a raccontare un'epoca che non è poi tanto tanto lontana.

Attrazione di quest'anno il gruppo folkloristico di Terento, un paese tra Brunico e Bressanone, con banda e ballerini con i pantaloncini di cuoio che si sono esibiti nella tipica danza "a schiaffi".

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Archi in cielo

E' vero che la pioggia a volte è noiosa ma poi ci regala anche spettacoli che vale la pena di gustarsi.

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e basta un raggio di sole per scoprire un'infinità di tolìnalità di verde.

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Tone master

Dietro le quinte della registrazione lavorano 5 persone, il tecnico del suono, il tecnico della registrazione a computer, un coordinatore e due figure chiave di cui non sapevo l'esistenza: l'assistente vocale che in pratica consiglia la cantante sui passaggi, su come correggersi, su come migliorare e il Tonemeister che è il vero artefice del disco e che guida la sessione.

Il Tonemeister è un ingegnere di registrazione e sarà lui che poi dirigerà il montaggio, ma è anche un musicista che segue l'esecuzione con lo spartito in mano e ad ogni "take", ad ogni registrazione dice cosa andava bene e cosa no e fa rieseguire interi pezzi o anche poche battute fino a che il risultato non è quello desiderato. Ovviamente deve conoscere alla perfezione il brano che si sta registrando perchè interviene anche con commenti sulla qualità dell'esecuzione (più brillante, alla battuta 36 non eravate assieme, attenzione all'intonazione alla ripresa ecc.)

Anche nella musica classica la registrazione in studio avviene per fasi che poi verranno montate successivamente e per ciascun brano si fanno più take e poi registrazioni specifiche dei passaggi più difficili che verranno incastrati al posto giusto, in effetti un lavoro faticoso, circa cinque ore per tre brani e con un grado di attenzione sempre altissimo perchè lo sbaglio di uno costringe tutti a fermarsi e a rifare.

Mi ha stupito la cantante che dopo aver rifatto 6 volte un passaggio con un acuto che faceva tremare la sala è passata a registrare la parte successiva, una cadenza, in cui cantando faceva la stessa parte dei violini e dell'oboe, in pratica un gorgheggio continuo,  a una velocità mozzafiato. Era come ascoltare Ella Fitzgerald quando "svisava" dopo un assolo di Duke Ellington.